“This is not what it is”, di e
con Marco Sanna e Francesca Ventriglia è un progetto prodotto da Meridiano
Zero, collettivo di artisti nato nel 1995 in Sardegna, che rappresenta
uno dei tre capitoli di “B-tragedies - trilogia shakespeariana trash”.
Dopo Macbeth e Amleto, questa volta la coppia artistica, che cura ogni aspetto dell'opera, dalla scrittura alla regia, per finire alla recitazione, si confronta con Otello, in un'operazione teatrale e comunicativa coraggiosa, portata sul
palco del Teatro Tram di Port'Alba da ieri, venerdì 15 febbraio, a
domenica 17 febbraio.
Una rappresentazione che parla del senso di sradicamento di una generazione, della voglia di distinguersi, ma anche del bisogno, che diventa un diktat, di confondersi nella massa, per appartenere a qualcosa ed a qualcuno, per avere una possibilità di esistere e di integrarsi, per confondere e mischiare le proprie ferite e le proprie ambizioni con quelle degli altri, ma anche per sentirsi finalmente guardati e visti.
Ma anche e soprattutto per avere una reale possibilità da giocarsi fino in fondo e non sentirsi ingabbiati in un destino "inevitabile", perchè già scritto e deciso dalle logiche del sistema.
I due protagonisti, non a caso, sono bloccati sull'isola di Cipro, perchè è l'unica scelta possibile, nel tentativo di trovare l'idea giusta per rispondere ai requisiti richiesti dall'ennesimo bando ed avere così la loro occasione di visibilità e riscatto professionale ed esistenziale.
In un carosello paradossale, tra velleità artistiche, in primis quella di voler creare una nuova drammaturgia, e l'acuta consapevolezza del loro scarso talento e del fatto che il pubblico premi ed "osanni" la superficialità, la comunicazione vuota e l'assenza di momenti pensanti, lo spettacolo procede alternando un linguaggio alto, che prende le mosse da Shakespeare,ed espressioni più triviali proprie dei reality show e della cronaca scandalistica.
"In questa trilogia - spiegano Marco Sanna e Francesca Ventriglia - non ci sono grandi elementi di continuità, se non, forse, che si tratta di alcune tra le tragedie shakespiane più conosciute dal grande pubblico e per la possibilità, in qualche modo legata ad una scelta inconcia, di poter lavorare sull'elemento della coppia".
Così, secondo quanto ribadiscono i protagonisti, in Addà passà a nuttata, che si ricollega al Macbeth, la coppia costituita da Macbeth e Lady Macbeth presenta delle similitudini, addirittura paraddosali e ridicole nella loro tragicità, con quella costituita da Rosa e Olinda, protagonisti della tragica vicenda della strage di Erba.
Una coppia unita fino all'inverosimile, legata da un rapporto morboso, come testimoniano gli atti del processo, detenuta in un luogo che assume le caratteristiche alienanti ed impersonali di un "non luogo".
Menti contorte per le quali le vicende sanguinose accadute sono reinterpretate alla luce di un'ottica deviata, del tutto soggettiva e priva di qualunque obiettività, tale da scadere nel più bieco ed ottuso psicologismo.
"In questo modo - continuano i due attori - anche il riferimento alle tragedie shakesperiane diventa un puro pretesto. Nel caso della vicenda di Olindo e Rosa, ed in parallelo nella coppia del Macbeth, i due finiscono per comandarsi a vicenda, incapaci di ricordare bene il proprio passato".
Secondo le parole dei protagonisti, il loro Amleto in versione trash, ribattezzato Search and Destroy , è più un'operazione rock & roll, di cui è protagonista un Amleto che è ormai stanco di ripetere sempre lo stesso copione ed è convinto di essere giunto alla fine del numero di repliche possibili a lui assegnate.
Rimasto solo ed isolato sulla scena, abbandonato dagli altri personaggi, che si rifiutano di recitare e restano ai margini e dietro le quinte, Amleto si sente invadere da un senso di inevitabile fine.
Anche i personaggi di This is not what it is (Non è quello che è) sono tesi tra la loro solitudine ed il desiderio di integrarsi, di essere riconosciuti, di entrare nel gruppo di coloro che contano, ma finiscono per rimanere sempre ai margini, sul ciglio dell'occasione giusta, che non arriva mai, ma che a loro sembra spesso di lambire.
Rifacendosi alle parole di Marco e Francesca, i due sono combattuti, ma sanno che se non si è integrati nel sistema si è meno di un'ombra, e ciononostante sono troppo folli ed alienati per volere davvero qualcosa.
"La nostra - evidenziano Marco e Francesca - è una generazione letteralmente colta di sorpresa, una generazione schiacciata ed appiatita, che oggi si vede sorpassare da quelli che sono arrivati dopo".
L'antidoto quale potrebbe essere, secondo i due attori?
"Crearsi delle nicchie e continuare ad innamorarsi del proprio mestiere. Tra il cosiddetto grande teatro e quello delle cantine, non esiste più uno spazio intermedio, quello del teatro di sperimentazione, dell'underground, un spazio prezioso che in passato ha salvato il teatro italiano. Il mondo dell'alternativo va scomparendo".
Quello che rimane, forse, è un un sentimento di alienazione e scissione, un senso di inadeguatezza frammisto al bisogno di trovare un legittimo spazio espressivo.
Una condizione capace di creare una continua tensione verso una meta, un obiettivo, che continua inesorabilmente a sfuggire non appena gli si avvicina, arrivando quasi a sfiorarlo con la punta delle dita, prigionieri dell'illusione di avercela finalmente fatta... anche a costo di rinunciare a se stessi.
** Foto di Roberta Causin
Un blog nato per farvi appuntare l'attenzione su alcuni aspetti della realtà sociale economica e perchè no? dell'anima...attraverso le mie parole. E per assaporare gioie e dolori, confortandoci e confrontandoci, sempre e comunque. Perchè il confronto è la chiave di un reale sviluppo...
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sabato 16 febbraio 2019
mercoledì 14 febbraio 2018
Storie di Francesca Di Martino: nella sua personale dimensione pubblica e privata di persone illustri
Da venerdì 23 febbraio all’11 marzo l’appuntamento sarà all’AMStudio Art Gallery in via Massimo Stanzione, 10 (Napoli) con la mostra Storie, personale di Francesca Di Martino.
Quelle dell’esistenza di personaggi noti, addirittura illustri, che hanno popolato e popolano l’immaginario delle persone comuni.
“Quando scelgo di rappresentare – spiega l’artista - attraverso la mediazione della pittura, il volto di un personaggio pubblico, devo necessariamente confrontarmi con quello che è il bagaglio delle relative immagini esistenti accessibili e per propria natura “pubbliche”. Il privato, in quanto tale e per fortuna, resta nella sfera del supposto, del pesunto tale, dell’idefinito che serba in se il suo fascino , il suo eterno mistero”.Un anelito a comprendere, a disvelare i moti più lievi dell’anima, a “sentire” le emozioni di chi, troppo spesso, per il suo ruolo pubblico, deve recitare un compione.Ma l’anelito rimane una supposizione, mai un’aletheia, un velo sollevato del tutto. La luce gettata su tali moti dell’anima è soffusa. La porta rimane socchiusa ed il tentativo di “sbirciare” rimane tale.Lo sguardo è discreto, quasi affettuoso, nel rispetto di ciò che appartiene all’intimità di ogni individuo e che lui stesso, e solo lui, può scegliere con chi condividere, in piena consapevolezza.Sono dieci le opere in esposizione, oli su tela, tra ritratti iconici e autoritratti realizzati nel corso di un decennio. In quei volti raffigurati vi è un palpabile scambio emotivo, capace di catapultare lo spettatore nella dimensione psicologica del personaggio dipinto.
“L’umanizzazione di una icona – continua Francesca - decostruita e riproposta in veste privata, è un ambizioso divertissement, ma non è il fine in sé quella riproposizione; non anela uno squarcio di verità. Quello che ricerco nell’irripetibilità di un volto è una aspirazione a quella verità. La carica emozionale primordiale, quella istintuale che si avverte quando ci presentano una persona per la prima volta… Quella specie di scossa elettrica che sentiamo nella mano e che ci percuote le braccia fin su la colonna vertebrale.. E’ quello che cerco di riportare in pittura”.
Una pittura fortemente espressionista, i cui segni vengono fuori da una pennellata grintosa e impulsiva, affiancata da corposi impasti di materia distesi a colpi di spatola. Il ritratto è una costante nella produzione di Francesca, è la sua ispirazione e il suo banco di prova. Nel ritrarre personaggi famosi come Diego Armando Maradona, Marilyn, Sofia Loren, Obama, la pittrice ci restituisce un’immagine che sigilla l’unione tra il mito e l’uomo in una veste privata.Così facendo, inoltre, Francesca Di Martino getta un ponte tra due universi, i cui attori, principali e comprimari, possono diventare entrambi protagonisti del ritratto ed in questa possibilità sembrerebbero poter riscoprire sentimenti, emozioni e, alla fine, una natura umana profondamente condivisa, al di là delle condizioni socio-economiche ed esistenziali apparentemente e fattualmente diverse.“Quando ritraggo persone a me accessibili – evidenzia ancora l’artista - è piu semplice poichè posso studiarle, fotografarle, affidarmi a differenti informazioni, uditive, financhè tattili ed epidermiche. Con persone difficilmente raggiungibili posso soltanto scandagliare, nell’oceano iconografico, un sorriso, una smorfia, una ruga, il più possibilmente aderente all’idea che ho di lei/lui”.
La Galleria
Dopo l’esperienza positiva maturata in seno all’Art Point BP Med, la galleria della Banca popolare del Mediterraneo, i collettivi con l’associazione culturale La Fenice e la direzione artistica del progetto ODCEC - Cultura Energia Economia, Antonio Minervini, artista e gallerista, decide di aprire un suo spazio espositivo per dare visibilità alle risorse del territorio, in un quartiere, Il Vomero, che nel secolo scorso fu teatro di una grande rinascita culturale a Napoli. AM Studio si propone come luogo di confronto tra le arti. Dunque, non solo visual art ma anche letteratura, performance, dibattiti e uno studio di comunicazione per la promozione di eventi e realtà creative.
L’artista
Francesca Di Martino, classe 1977, si laurea in Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha al suo attivo la partecipazione a differenti esposizioni collettive, concorsi e performance. Diverse anche le mostre personali: “Uccidi il tuo maestro” (2011), nello spazio letterario Caffè dell’Epoca di Napoli; “Dentro e fuori di me” (2015), all’interno della rassegna “Facciamo i conti con l’arte”, nella sede della Banca Popolare del Mediterraneo; “Manga p’a capa” (2015) per la rassegna “Human portraits”, alla Fonoteca di Napoli; Dècade al museo civico di Agerola (2017). È presente alla “Biennale del Fumetto nell’Arte” alla Passpartout Gallery di Milano. Partecipa al NAF Napoli Arte Fiera, alla mostra D’Oltremare. E ancora, al collettivo “Un Eco per tutti”, a cura di Linda Irace e Tony Stefanucci, al Museo Archeologico Nazionale di Napoli; alla 19h Generative Art Conference GA2016 “Empathize with my Gaze” di Firenze. Le sue opere sono presenti nel Museo a cielo aperto di Diamante e in differenti collezioni d’arte private.
AMStudio Art Gallery
Via Massimo Stanzione 10 - NapoliDal 23 febbraio al 11 marzoOrari e giorni: dal lunedì al venerdì, ore 16-20; il sabato ore 10-13Info e contatti: Antonio Minervini minervini@studioaml.it - 392 0860931Alessandro Minervini: a.minervini.work@gmail.com – 393 4714198
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