mercoledì 30 marzo 2011

L'ecocucina. Degli ortaggi non si butta nulla


Cosa cuciniamo oggi? Timballo di pasta? Arrosto di maiale? No. Bucce di banana al curry. O ancora risotto alla buccia d’arancia. Ma si possono inventare gustose ricette anche con le bucce di kiwi, i baccelli dei fagioli, o gambi dei carciofi e le radici dei cipollotti. Uno scherzo? No è la tendenza del momento: l’ecocucina (che speriamo resti sulla cresta dell’onda a lungo). Ossia una cucina da gourmet ottenuta risparmiando e tutelando l’ambiente.
Foglie esterne della verza, buccia di zucca e tanto altro. Con l’ecocucina si risparmia perché delle verdure si usa veramente ogni parte, ci si diverte a sperimentare nuovi ingredienti e si aiuta l’ambiente.
Da più parti, infatti, gli esperti ricordano che le risorse naturali sono in rapido esaurimento, e che l’ecosistema è al colasso.
Solo qualche esempio della differenza rispetto alla cucina tradizionale? Nella versione “old” delle ricette si può arrivare a buttare fino 50% del peso del carciofo e fino al 55% della parte bianca degli asparagi. Nella versione offerta dall’ecocucina foglie, gambi di carciofi e scarti degli asparagi diventano base per gustose ricette.
Ecologico e dietetico anche il modo di cucinare proposto.
Si tratta di una cottura al vapore lenta, ottima per far rosolare le parti fibrose e più dure dei vegetali ottenuta utilizzando la… lavastoviglie!
Basta scegliere la ricetta in base al tipo di lavaggio a 50, 60 o 70 gradi
Il lavaggio eco consente una cottura a bassa temperatura (50° - 55° C). Il lavaggio normale una cottura a media temperatura (60° - 65° C). Mentre la possibilità di una cottura ad alta temperatura (70° - 75° C) arriva con il lavaggio intensivo.
Per non far entrare i cibi in contatto con acqua sporca e detersivi basta chiuderli in vasetti di vetro o sacchetti sottovuoto, chiusi ermeticamente. In un’ottica “salvambiente” i sacchetti possono essere riutilizzati più e più volte lavandoli bene e facendoli asciugare all’aria.
Si possono cucinare anche carne e pesce oltre che ortaggi, ma le verdure impattano molto meno sull’ambiente (un impatto inferiore anche della metà). Per dare un tocco di sapore in più possono essere utilizzati ingredienti semplici e facilmente reperibili in una dispensa come farina, spezie e cipolle..
La filosofia di vita che dà vita a questo tipo di modo di cucinare implica: la scelta di alimenti biologici e stagionali, coltivati da sé, acquistati direttamente dal produttore o attraverso i Gas (Gruppi di acquisto solidale). Il rifiuto all’uso di pesticidi e la preferenza rivolta a verdure a chilometri 0, cioè frutto delle terre locali (senza immettere nell’ambiente gas inquinanti per il trasporto da un luogo all’altro). In più imballaggi ridottissimi.
Per chi proprio non riuscisse a superare una certa reticenza nei confronti dalla lavastoviglie, può comunque scegliere di usare la tradizionale pentola a pressione, che permette di risparmiare acqua ed energia.

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