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mercoledì 29 gennaio 2020

Gaetano Genovesi e Cipajo: l'arte della pizza incontra l'anima strong del panino


Secondo il disciplinare internazionale stilato dall'associazione Verace pizza napoletana, questa leccornia dedicata alla regina Margherita, dopo la cottura nel forno a legna, deve avere un aspetto tondeggiante, un diametro non maggiore di 35 cm, essere morbida, leggera e digeribile, ma anche fragrante, ed avere un cornicione di massimo 1-2 cm, gonfio e privo di bruciature.
Lo sa bene Gaetano Genovesi, degno figlio d'arte di suo padre Antonio, che fu il primo ad esportare la pizza in Oriente, facendola conoscere in Giappone. 

Fedele alla tradizione, ma desideroso di sperimentare e di creare nuove contaminazioni e gemellaggi, Gaetano, con l'anima e la creatività instancabile di un vero scugnizzo, ha lanciato una nuova sfida:  quella di far incontrare l'arte della pizza con quella del panino.
Dalle mani sapienti e dall'estro di uno dei pizzaioli più noti d'Italia è nato il panino “Mommò”, figlio di una sapienza ed esperienza antiche e consolidate e di un'imprenditoria partenopea giovane e frizzante.





Così da lunedì 3 febbraio nel menù di Cipajo Pub & Grill (via Franscesco Morosini, 44 - Napoli, quartiere Fuorigrotta) sarà possibile ordinare questa nuova pietanza.

Il “Mommò” punta decisamente sulla valorizzazione delle eccellenze territoriali (ed in questo mutua le provienienze dop, doc ed igp della pizza) con ingredienti nostrani, rigorosamente prodotti in Campania, tant’è vero che è farcito da una cheese steak di maialino nero casertano in cbt (cottura a bassa temperatura) al pepe rosa e provolone del Monaco, con cotoletta di provola dei Monti Lattari,  zucca stufata e fogliolina di mentuccia fresca. Il tutto avvolto in un bun ai pomodori secchi con 4 tipi di semi in superficie: papavero, lino, quinoa e sesamo.



Raccoglie competenze ed esperienze maturate nel tempo lentamente, così come la pizza che ha bisogno di tempo per lievitare, ma allude ad uno stile di vita smart, come smart è questa nuova alleanza del gusto: non a caso la pizza la si può mangiare anche sciuè sciuè nella sua versione "a portafoglio".

Ma ce ne sarà davvero per tutti i gusti, tra mari e monti: a partire dal baccalà fritto rivisitato, passando per la provola di Agerola e la classica scarola, proposta in una nuova versione, fino ad arrivare  ai crocchè, cavallo di battaglia partenopeo, in taglia mignon dove "uno tira l'altro ed un altro ancora". 



Infatti, la nuova creazione si inserisce nel menù che prevede tra i tanti panini il Verdebaccalà (con baccalà fritto, reso croccante da una particolare impanatura, ed esaltato dalla crema di scarola e dal patè di olive nere), il Papapollo (con burgher di “Figlie di Apollo” su un letto di insalata iceberg, provola di Agerola e patate al forno ricoperte da dressing caesar), il Panzer (con hamburger di Marchigiana da 180 gr, provola di Agerola, prosciutto cotto vellutato, bocconcini di crocchè di patate e crema di parmigiano. 


Tra i dolci spicca il panettone di Capri, omaggio all'isola dell'amore, che lo chef Pasquale Rinaldo, volto della trasmissione “La prova del cuoco” su RaiUno, ha creato in partnership con Cipajo. 


Completano il tutto una vasta gamma di vini, tra rossi e bianchi, e birre, tra artigianali e alla spina.

«Sono molto contento di aver realizzato questa collaborazione con dei giovani imprenditori del nostro territorio. Abbiamo provato a creare un qualcosa di diverso rispetto al solito ma al tempo stesso gustoso, genuino e all’altezza della situazione» spiega Genovesi, titolare dell’omonima pizzeria in via Alessandro Manzoni 26/i. 

L’intuizione di legare queste due realtà è venuta a Stefano Siviero, giovane creativo che sviluppa idee e contenuti per il web.

 «Ho provato a creare questa sinergia qui per qui, perché credo molto nelle energie positive che lascia la mia terra. Tutto è nato da una riflessione sui social network che hanno praticamente distrutto ogni tipo di distanza, spezzando in maniera drastica i tempi. È vero che i social, utilizzati bene, sono produttori di legami ed opportunità anche se spesso ci spingono a vivere con dei ritmi poco umani. Ed è vero anche che in un attimo potrebbero cambiarti la vita. Siamo tutto ciò che postiamo, nel bene e nel male. Chiaramente mi affascinano le storie di ragazzi che con sacrifici riescono a raggiungere massimi livelli grazie all’appoggio di questa rete immensa di canali virtuali. A fronte di chi vorrebbe raggiungere tutto e subito. 


Ecco l’ispirazione al nome del panino “Mommò” che in italiano si traduce “adesso”, “ora” pronto ad unire le realtà del territorio rispettando i valori di tempo, dedizione e talento».

Not just another Pub”, recita il claim di Cipajo, un format che unisce cibo, passione e gioventù

Un luogo di aggregazione e amore per il proprio territorio. Oltre al locale di Fuorigrotta, Cipajo è presente anche a Giugliano, in Via S. Giovanni a Campo 8, e a Frattamaggiore in Via Padre Sosio del Prete, 26/28.

venerdì 5 luglio 2019

Leonardo e la colomba: poesia ed incanto al teatro Trianon

Leonardo e la colomba, andato in scena lunedì scorso, 1 luglio, al teatro Trianon-Viviani, il cosiddetto Teatro del Popolo, nell'ambito del Napoli Teatro Festival, strizza l'occhio alla capacità inventiva e visionaria di Leonardo Da Vinci, con le sue macchine, ma il vero protagonista è il suo omonimo Leonardo da Mirano (però!) ed il suo entourage, costituito dalla mamma chioccia, orgogliosa del figlio, dall'amica Colomba che, come si ha modo di vedere, ha già imparato a volare e dallo zio Orazio, abile tuttofare, dedito a risolvere i problemi dell'allegra combriccola.



 
Il consiglio iniziale, prima che le quinte si aprano, è quello di "rilassarsi, perchè si tratta di un viaggio ad alto contenuto onirico".

La stessa raccomandazione di quando si sale in aereo e ci si allaccia le cinture, pronti a guardare le cose da un'altra prospettiva, da sopra le nuvole, pieni di incanto e di meraviglia.

Ed anche per questo lavoro le tre parole chiave potrebbero essere: magia, poesia e tocchi sapienti di comicità.



I dialoghi sono ridotti al minimo, visto che, come sottolinea il regista olandese Ted Keijser, già autore di “CIRK il Teatro del circo” replicato per quasi dieci anni e approdato con successo sul palcoscenico del Piccolo Teatro Studio di Milano, "perchè parlare quando si può vedere?".

Si tratta infatti di uno spettacolo dove teatro e circo si incontrano ad un crocevia e dove le parole sostengono, accompagnano e fanno da cornice alla levità delle acrobazie e dei giochi aerei degli artisti circensi. 



La voce che descrive quanto accade è quella di Emanuele Pasqualini, che cura anche la direzione artistica e organizzativa, definito scherzosamente dal regista come l'Alberto Angela della situazione, per la sua capacità di guidare gli spettatori alla scoperta dei misteri dello spettacolo. 

"Non è solo difficile far dialogare linguaggi diversi - sottolinea Ted - ma anche e soprattutto le persone che vengono da percorsi artistici molto dissimili. La maggior parte di loro non aveva mai lavorato insieme ed io stesso non li conoscevo. Per gli artisti circensi, ad esempio, è stato difficile calarsi in un ambito teatrale-attoriale".

Ad incontrarsi sono stati la compagnia veneta Pantakin Circoteatro e la partenopea Baracca dei Buffoni, attiva nell’ambito del teatro di strada e popolare.
 
A creare una forte alchimia ed un clima empatico sei settimane vissute gomito a gomito, in simbiosi, condividendo davvero tutto.

Come sottolinea il regista, lo spettacolo è partito da una microidea iniziale e poi ognuno l'ha arricchito di un tassello, come quello del marchingegno.



"Io chiedo tanto - evidenzia Keijser - ma propongo anche tanto e se percepisco che un'idea non è fruttuosa e non viene vissuta bene, se non funziona, sono pronto a cambiare gioco. Quello che voglio è suscitare emozioni viscerali, di quelle che toccano lo stomaco. Mi piace il lavoro fisico: per pensare ci sarà tempo, eventualmente, dopo".

Perchè, come ribadisce Ted, non si tratta di recitare bensì di improvvisare, per trasportare il pubblico in un mondo diverso, per arrivare al non conosciuto, abbandonando il noto.

In tal senso, anche quello che inizialmente potrebbe apparire un intoppo, può rivelarsi nevralgico, perchè, alla fine, gestalticamente, potrebbe emergere qualcos'altro di impensato.

Assieme agli artisti si construisce un'atmosfera rarefatta e magica, che avvolge letteralmente il pubblico, facendo sì che lo spettatore  vada oltre lo specchio di Alice e acceda, attraverso un armadio immaginario, ad una dimensione parallela, come accade nella pellicola Le cronache di Narnia.

"Nessuno deve recitare - spiega il regista - bensì deve giocare sia individualmente sia in gruppo".

In questo modo sul palco, sospeso tra cielo e terra,  emergono i caratteri dei vari artisti: c'è chi ha bisogno di controllare tutto; chi è rigido e disciplinato e chi, ancora, abbisogna della spinta degli altri per lasciarsi guidare nel gioco.

Diversi tipi psicologici che, nello spettacolo, si amalgono dando vita ad una "qualità emergente", in grado di trasfigurare gli oggetti di uso comune, quelli che alcuni definirebbero "robaccia", facendoli diventare altro: biciclette, sgabelli, ruote, scale, secchi sgangherati, vecchie cornici.



Tutto si rivela in grado di creare l'incanto e la meraviglia.

Un'arte a tutto tondo che non ha intenti educativi ma che, per il suo intrinseco modo di essere, incarna  una grande lezione applicativa del pensiero creativo nell'affrontare i problemi che quotidianamente la vita pone, conducendo ad insperate scoperte, ma anche di apprendimento cooperativo, dove il gruppo svela la sua autentica forza.

"Il pubblico - continua Ted - a volte va un po' forzato ad immergersi in nuove esperienze che, per la scarsa familiarità, inizialmente potrebbero apparirgli noiose, ma poi, facendo esperienza in vivo... Eccolo lì l'incanto".

Un incanto che, come sottolinea il regista, racchiude la poesia delle piccole cose, che si dischiude nuovamente a chi, bombardato da troppi stimoli, ha perso la capacità di guardare e vivere con intensità. 




Un insight, una rivelazione fulminante di bellezza...

Probabilmente, la prossima tappa del viaggio artistico di Ted Keijser sarà in Belgio dove parteciperà ad un progetto che fonde i sorrisi dei clown ed il contrasto al burn-out, la sindrome da demotivazione.

Insomma... Le emozioni belle si impastano con l'arte capace di prendersi cura dell'anima.

Un'arte che ha il sapore lieve ma intenso dell'umiltà, capace di andare a braccetto da una parte con il genio e dall'altra con una profonda umanità.

IL TEAM

IDEAZIONE E REGIA DI TED KEIJSER
 
CON LAURA BERNOCCHI, ORAZIO DE ROSA, BENOIT ROLAND, SIMONE ROMANÒ, EMANUELE PASQUALINI

 
IDEAZIONE COSTUMI PINA SORRENTINO

 
ASSISTENTE ALLA PRODUZIONE IRENE SILVESTRI

 
DIREZIONE ARTISTICA E ORGANIZZATIVA EMANUELE PASQUALINI

 
RESPONSABILE ORGANIZZATIVO E TECNICO PER LA CAMPANIA ORAZIO DE ROSA

 
RESPONSABILE AMMINISTRATIVO FLAVIO COSTA

 
UFFICIO STAMPA GABRIELLA GALBIATI

 
COPRODUZIONE PANTAKIN CIRCOTEATRO, LA BARACCA DEI BUFFONI, OPERAESTATE FESTIVAL DI BASSANO

 
CON IL SOSTEGNO DI FONDAZIONE CAMPANIA DEI FESTIVAL – NAPOLI TEATRO FESTIVAL ITALIA.

martedì 9 maggio 2017

Sanità campana tra speranze di rinnovamento e venti di bufera

Ieri, lunedì 8 maggio, ben 490 giovani medici napoletani hanno giurato di assistere con coscienza e nel rispetto dell'etica i loro pazienti.

Con loro anche la vecchia guardia, coloro che hanno festeggiato ben 60 anni dalla laurea.

Location il teatro Augusteo, gremito con i suoi 1300 posti riempiti da genitori e parenti, coloro che hanno sostenuto, emotivamente ed economicamente, il percorso formativo ed umano di queste nuove speranze della medicina. A coadiuvarli gli amici.

"Perchè - come hanno ricordato i rappresentanti dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli, con in prima linea Silvestro Scotti - si va avanti insieme. Si fa parte del gruppo".

Un richiamo alla centralità dell'ambito relazionale, innestato sulle dinamiche riconoscimento e rispecchiamento reciproco, che permetterebbero al medico di riconoscersi nell'altro e di riconoscerne le fragilità e l'umanità, non riducendolo a un numero e ad una mera patologia. L'ascolto empatico, infatti, è alla base della costruzione di un autentico rapporto medico- paziente basato, basato sulla consapevolezza che anche chi è affetto dalla medesima patologia ha una storia, un vissuto e un'emotività diverse, che nessun essere umano è omologabile ad un altro, nè tantomeno intercambiabile. 
Parole d'ordine di questa giornata,dunque, umanizzazione, rispetto della privacy e della segretezza professionale, competenza, personalizzazione del percorso di cura, nazionalizzazione della sanità regionale, sinergia pubblico/privato a favore di un'erogazione di servizi di elevato livello e di miglioramento dei LEA, i livelli essenziali di assistenza.


Un mestiere nevralgico, quello del medico, dall'alta valenza professionale e sociale, che consta di tre componenti fondamentali. Sapere, il livello più propriamente nozionistico, saper fare, coniugando conoscenza e professionalità, e saper essere con umanità ed empatia ricordandosi che si hanno di fronte persone piene di paura fragilità ma anche di speranza di riappropriarsi del futuro, come hanno ricordato i rappresentanti dei camici bianchi.

A ricordare l'importanza dell'ascolto empatico e di un mestiere che non diventi mai mestiere ma che conservi la sua "anima" di missione al servizio del paziente, attraverso un'interazione ad alta "carica" empatica ed umana, è stato il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.


Popolato da maggiori ombre il discorso di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, che ha ricordato come la Sanità Campana arranchi, a causa dei 5 miliardi di debiti, che hanno portato al commissariamento ed all'obbligo di adozione di uno stringente piano di rientro, con vincoli di contabilità coattivi che si sono tradotti in un'inevitabile abbassamento degli standard dei servizi erogati.

E' un panorama oscuro quello prospettato dal governatore De Luca.

Tredicimila unità di personale in meno rispetto ai bisogni sanitari e assistenziali rilevati.
Tra un miliardo e 600.000  e 1 miliardo e 700.000  di risorse in meno rispetto a quelle disponibili per le altre regioni. Come si arriva a questo "ammanco" forzato è presto detto. Con il nuovo sistema contabile, che obbliga le regioni a rispettare i vincoli di bilancio, non appare più possibile indebitarsi, a meno di non dover far fronte ad eventi eccezionali, avvenuti per causa di forza maggiore. Inoltre vi è una stima preventiva dei bisogni assistenziali in base ad una serie di parametri. Da ciò discende che, mentre con il precedente sistema contabile chi più spendeva (e si indebitava) aveva diritto a chiedere sempre maggiori risorse, anche per tamponare i buchi, oggi a vedersi premiare, sono le cosiddette "regioni virtuose", soprattutto quelle che si dimostrano particolarmente capaci di risparmiare.

 Altro tasto dolente per i cittadini: il piano di rientro, dovuto ad una condizione di pre-dissesto, impone di fissare le aliquote di varie tasse e contributi al tetto massimo: qui si veda la voce ticket, sui medicinali e sulle ricette, bollo auto (+ 10%) e Irap e Irpef tra i più elevati. 

Passiamo alla seconda voce che contribuisce indirettamente a sottrarre risorse alla sanità campana. Servizi meno efficienti e abbassamento "forzoso" della qualità globale delle prestazioni  alimentano una vera e propria fuga dalla Campania, un flusso di persone che sceglie giocoforza di farsi curare in altre regioni o all'estero, come sottolinea lo stesso De Luca.

Il bilancio disastroso di questi viaggi della speranza si aggira intorno ai 250-300 milioni di euro. A ciò si aggiunge, quale ulteriore fattore di debolezza, che si riflette sulla qualità dei servizi, l'accantonamento necessario per "parare i colpi" di eventuali contenziosi giudiziari.
Una sanità per molti, troppi, versi in affanno che si traduce in 3-4 anni in meno nell'aspettativa di vita rispetto alla media nazionale.

Ulteriori punti oscuri sono costituiti dall'età media dei medici, che si aggira attorno ai 60 anni e un turn-over bloccato, che non lascia spazio alle nuove leve,a partire dall'accesso, davvero arduo e non per mancanza di competenze in ingresso, alle specializzazioni. A completare un quadro a tinte fosche lunghe lista d'attesa per l'erogazione delle prestazioni specialistiche. Un esempio? Fino a qualche tempo fa il periodo di "vuoto", intercorrente tra una frattura al femore e l'operazione sfiorava i 15 giorni. Altra ombra: l'eccesso di parti cesarei che sfondava il tetto del 95%. 

A fronte del bilancio negativo imperante il governatore campano fa intravedere una luce tenue in fondo al tunnel, che parla il linguaggio dell'innalzamento dei LEA, dello sblocco del turn-over, il che si tradurrebbe in nuova linfa in termini di competenze e aggiornamento e in uno spazio adeguato per quei 490 medici che su questo percorso hanno investito risorse a 360 gradi. Ed ancora: la possibilità di abbattimento dei tempi d'attesa. A testimoniare l'impegno messo a frutto dalla Regione Campania sembrerebbe esserci un dato incoraggiante: il passaggio dai 15 giorni necessari per ricevere un'operazione per frattura del femore alle 36 ore, in linea con la media europea, come ribadito dal governatore regionale.

Altro obiettivo ambizioso presente nell'agenda delle priorità: creare una rete di servizi territoriali, per far fronte alle urgente, rete per ora del tutto assente. Le principali dovrebbero essere quelle relative a: politrauma, materno infantile, ictus e infarto del miocardio .

"Bisogna creare - ribadisce De Luca - nuovi pronto soccorsi e dar vita a presidi territoriali autorevoli".

Ma i tasti dolenti non sono finiti: continua, infatti la lunga e tormentata saga dell'Ospedale del Mare, dove sarebbero dovuti confluire tutti i piccoli ospedali del centro storico, diventati sempre più simili a rami secchi.

Una volta di più il numero uno della Regione Campania ne annuncia il completamento, ma sembra di sentire una battuta di un film trasmesso troppe volte. Infatti, benchè il presidio ospedaliero risulti sostanzialmente ultimato già da un anno (lì'11 maggio 2016), attualmente sono fruibili  solo i reparti di radiologia, radioterapia e dialisi, inaugurati lo scorso dicembre.

Quando l'ospedale entrerà in funzione a pieno regime dovrebbe comunque portare una boccata d'ossigeno, sia a livello assistenziale, sia per un preannunciato parziale sblocco del turn-over, con l'assunzione, in totale, di ben 2mila nuovi dipendenti nel settore della sanità pubblica.

Altro obiettivo: pagare con regolarità i conti "in sospeso" (e non certo a livello metaforico) con la sanità privata che lavora in convenzione ed attrarre investimenti privati, giocando la partita sul tavolo della competenza e della trasparenza degli obiettivi, delle azioni concrete e dei conti.


Di bisogni insoddisfatti e di "affanni" per i pazienti parlano anche gli esponenti del segmento odontoiatrico.

Infatti, solo il 5-6 per cento della popolazione sembrerebbe ricorrere alle opportune cure dentistiche, facendo riferimento alle strutture pubbliche. 

Il resto si affida, nel bene e nel male, al settore privato. In linea generale solo il 20% della popolazione che abbisogna di prestazioni dentistiche si fa curare. Il restante 70-80% non può, soprattutto per ragioni di ordine economico. 

Percentuali tali da far assimilare, parola di camici bianchi, la situazione campana a quelle più "esposte" e "a rischio"del continente africano.

In Campania, a conti fatti, sussistono tre grandi obiettivi nel segmento dentistico: un' odontoiatria pubblica, d'urgenza e sociale.

Obiettivi che a detta di De Luca, sembrano oggi più vicini o verso cui si è quantomeno fortemente orientati ed a cui si sta lavorando alacremente.

Ma, puntuale, scatta la polemica tra il primo cittadino partenopeo, Luigi De Magistris, e il governatore campano.

De Magistris, infatti, in un'intervista apparsa, tra gli altri, su "Il Mattino" e "Repubblica", sottolinea come in realtà non si sia fatto niente per risanare e migliorare il livello della martoriata sanità campana, come si continuino a fare solo proclami senza passare alle vie di fatto e si sia ormai giunti alla preannunciata inaugurazione n. 3, in programma per fine anno, dell'Ospedale del Mare.

Il rischio paventato, insomma, sembrerebbe essere che il presidio ospedaliero divenga per molti versi un ospedale fantasma, che rischia di allungare la lunga fila delle opere pubbliche incompiute, almeno parzialmente. 

Gli obiettivi, insomma, secondo l'ex pm, apparirebbero tutt'altro che vicini ed i propositi tutt'altro che concreti, soprattutto se si considera la lunga scia di arresti e scandali che continuano a imperversare in Regione.

Una lunga scia di frecciate e dichiarazioni dure anche se tra i due sembra ancora mancare all'appello un incontro diretto, che sembrerebbe essere stato più volte richiesto dal primo cittadino.

E poi ci sono loro: i nuovi medici. Per loro che hanno giurato con solennità di adempiere al loro mandato con scrupolosità, e per i pazienti che assisteranno, l'aspettativa e quella di riuscire ad erogare prestazioni che ridiano speranza e rispettino la dignità e l'umanità del paziente.

Loro, tesi tra il vecchio giuramento di Ippocrate, risalente al V secolo a.C, ed il nuovo, approvato nel 2014. pronti a servire la loro missione con scrupolo e secondo coscienza, senza discriminazioni e non perseguendo il proprio, bensì l'interesse degli assistiti.

Tra la primigenia versione del giuramento e la nuova parrebbe essere teso un sottile e tenace filo rosso: simile è l'ethos, anche se fra quelle righe aleggia l'eco di temi caldi e controversi come quelli del testamento biologico o del suicidio assistito.

Chiudo parafrasando quanto avevo riportato all'inizio: per vincere occorre fare gruppo e squadra. La speranza è che la squadra dei pazienti e dei neo medici riesca a riportare una vittoria che ha il sapore di un futuro all'insegna della tutela della dignità.