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martedì 16 giugno 2020

Acquerello: un incontro di sapori ed esperienze affacciati sul Vesuvio, tra terra e cielo

Acquerello. Il nome può riferirsi ad una serie di alchimie e sintonie possibili. A tratti impensate ed a tratti magiche. Innanzi tutto la collocazione. Il ristorante lounge bar, infatti, è ospitato in un centro commerciale, quello delle Pendici ad Ercolano in via Sacerdote Benedetto Cozzolino, 86.

Marc Augè parlava di questi luoghi come macroaree spersonalizzate ed anonime, i cosiddetti non-luoghi, ma questo nucleo di aggregazione è, invece, una perla nascosta, che non ti aspetti, raffinata ed accogliente, con una terrazza sospesa su un panorama mozzafiato: il mare che lancia uno sguardo languido al Vesuvio pronto a tingersi con i colori del tramonto, in un abbraccio carico di desiderio.

E' come la pentola d'oro dei folletti posta ai piedi dell'arcobaleno o il tesoro dei pirati sotterrato e, poi, svelato o, ancora, un diamante puro che viene nutrito nel buio della terra e rimane celato allo sguardo.



A caratterizzarlo un mix di adeguate distanze, che addirittura, nel momento ideativo, hanno preceduto la fase coattiva del distanziamento sociale, per assicurare il giusto grado di comfort, privacy ed intimità ai commensali, senza abdicare ad uno squisito senso di accoglienza e di condivisione.

Poi il gusto, quello che avvolge e vizia le papille gustative, senza scontentare mente e cervello: una sapiente miscellanea di sapori, odori, consistenze e tradizioni culturali e culinarie. Un ponte teso tra Oriente e Occidente, tra food & beverage.

Acquerello e anche mistione di competenze che si declinano alla voce gioco di squadra. Gli ideatori, i fratelli Stefano e Luigi Irollo, cui si aggiunge la mano del loro papà, con la loro propositività contagiosa e coraggiosa. La brigata di cucina, capitanata da Antonio Borrelli. Il personale di sala coordinato dal maitre Gianluigi Dattero e dal sommelier Michele Fontanella. La direzione spetta a Damiano De Luca.

Una sintesi di accoglienza e professionalità, qualità della cucina e del servizio con prestazioni tecniche di alta resa.

Per chi voglia vivere l'esterno magnifico della terrazza ma è freddoloso, e non ami il freschetto serale, in arrivo plaid e copertine per coccolarlo. Per garantire il distanziamento sociale, ma anche per abbattere l'impatto ambientale (zero spreco di carta, soprattutto tenendo conto dell'aggiornamento costante dei menù, atto a valorizzare la stagionalità degli ingredienti) il ricorso al QR code e a dispositivi elettronici collegati direttamente con il registratore di cassa. Sul fronte del servizio un gemellaggio tra quello all'italiana, al piatto, e quello alla francese con l'utilizzo di carrelli da portata.

Un connubio che consente di ottenere un servizio altamente attento e personalizzato, capace di  ritrovare il gusto dell'andar lenti, come direbbe il sociologo Franco Cassano, per gustare sapori, inebriarsi di odori ed effluvi; apprezzare croccantezze e consistenze; ripulire il palato con vini di nicchia e cocktail energizzanti, che diventano accompagnamento di metà pasto e non solo aperitivo o bicchierino della staffa.



"Acquerello è un progetto sospeso sull'orlo del lockdown - spiega Stefano Irollo -  bloccato da un fulmine a ciel sereno. Abbiamo voluto trasformare regole e canoni da rispettare in un ulteriore modo per far star bene i clienti e convertire un momento assurdo in un'opportunità".

Un momento difficile che, secondo i fratelli Irollo,  può tramutarsi in uno strumento utile a "disciplinare" i clienti più irruenti ed a trasmettere le regole del buon vivere e dell'educazione civica.

"Abbiamo tanta strada da fare - continua Luigi Irollo - e da perfezionare, ma altresì, abbiamo buone intenzioni ed un ottimo potenziale".

A ribadirlo è lo chef Antonio Borrelli che sottolinea come appaiano centrali per crescere insieme l'ambizione e il tendere sempre al miglioramento, attraverso un gioco di squadra tra la parte imprenditoriale, la cucina e la sala.

"Il cibo e gli ingredienti - spiega - non vanno manipolati troppo. Occorre puntare sui metodi di cottura, di varia natura, sui processi di fermentazione, su ingredienti come tonno, cipolla, maionese, sull'affumicatura alla mela annurca e su quella nota di freschezza capace di fare la differenza".

Ne nasce un sapiente equilibrio tra tradizione ed un tocco di innovazione, incastonato nella bellezza del territorio vesuviano, da cui Antonio Borrelli, assieme alla sua brigata di cucina, trae gli ingredienti base dei sui piatti, pensati per rispettare e valorizzare il naturale alternarsi delle stagioni ed i doni della terra e del mare.

A stupire il palato non sono solo i piatti, sapientemente accompagnati da calici di nicchia, ma anche i soft drink, frutto della maestria del bar manager Elpidio dell'Aversano.

"Noi cerchiamo - racconta - sentori e rivisitazioni di classici, per esaltare il piatto, pulire il palato ed accompagnare il pasto".

Lo scopo è quello di accontentare tutta la fascia di clientela, dai gusti davvero diversificati.

IL MENU

L'Entree di benvenuto prepara il palato alle successive leccornie.

Da una parte abbiamo i panini al limone, che concentrano tutto l'odore e il sapore di questo agrume, rigorosamente preparati dallo chef.  Dall'altra la pagnotta multicereali e le schiacciatine, un mix di croccantezza e morbidezza da intingere in olio toscano dell'Azienda agricola Ornellaia, a basa acidità, con un retrogusto dolce e fruttato.

-Il cubo di tonno rosso glassato all'amarena su cialda soffiata al nero di seppia.
-Il sashimi di spigola, concasse’ di pomodoro ramato, maionese all’aglio, gel di pomodoro, consomme’ di acqua pazza e fresella sbriciolata, che richiama la panzanella.
Se il metodo di preparazione allunga lo sguardo verso l'Oriente e le sue tradizioni, all'insegna della cucina fusion, il taglio è squisitamente italiano.

L'abbinamento è con un Fiano doc dell'azienda agricola La Matta di Salerno. Si tratta di un vino bio spumantizzato, a fermentazione naturale direttamente in bottiglia con metodo ancestrale, preparato tra l'ultima luna e la luna nuova. A questo vino non filtrato, che quindi appare torbato, vengono aggiunti accortamente lieviti e zuccheri per farlo fermentare più velocemente.



-Il tataki di tonno rosso affummicato, maionese al lime, cipolla di tropea fermentata, fagiolini croccanti, polvere di origano e chips di wasabi.
-Le linguine alla scapece, menta glaciale, fiore cristallizzato e crudo di scampo.
In abbinamento un Verdicchio Classico superiore dei Castelli di Jesi, un nettare dal colore giallo paglierino, il solo bianco tanninico. La nota olfattiva è caratteristica, ma delicata. Il gusto è secco, corposo, compatto ed armonioso.

-Il filetto di pesce azzurro, salsa tiepida allo zafferano, sfoglia di cipollotti dell’agro-nocerino e insalatina di ceci.
In abbinamento il cocktail studiato dal bar manager Elpidio Dell’Aversano: è il Golden Sea. Un agrumato, capace di pulire la sapidità del palato, con una nota fresca e raffinata. Una versione sofisticata della limonata, dal gusto piacevolmente più carico, in grado di immergere gli astanti nei ricordi d'estate.



- La degustazione di piccola pasticceria: un bon bon che è un esplosione di sapore tra latte di bufala e limone. Per proseguire con una poesia, di formato più grande, ricoperta al mango. Ed ancora, un babà carico di tradizione, con la bagna al rum che rende il tutto morbido ed inzuppato al punto giusto, senza "affogarlo", rendendolo molliccio. 
In chiusura di sapori (che potrebbe essere anche apertura... ad ognuno la scelta delle sue tappe del gusto) una coda d'aragosta scrocchiarella, farcita con una panna così delicata, leggera e gustosa da essere una carezza per lo stomaco ed il palato.

In abbinamento un Pedro  Ximenez Fernando De Castilla, un passito in grado di fidelizzare, creando un'alleanza imperitura, anche i più allergici alle note alcoliche di fine pasto.

Se dovessi definire queste pietanze direi che hanno molte storie da raccontare. Li definirei piatti di relazione. Quelli che fanno dialogare ingredienti e competenze. Quelli vivi e pieni di passione, che non hanno ceduto alla routine del mestiere e ai ritmi di una quotidianità stanca, da catena di montaggio.
Quelli creati da coloro nei cui occhi e nel sorriso, che li accompagna nella fase di ideazione, di realizzazione e nel servizio,  puoi leggere il sacrificio, la rinunce ma anche la sfida, la voglia di sperimentare e di farcela, rimaste vive e vivide o rinate, come un'araba fenice, nonostante le difficoltà.

** Si ringrazia per le foto condivise Giuseppe De Carlo

mercoledì 29 gennaio 2020

Gaetano Genovesi e Cipajo: l'arte della pizza incontra l'anima strong del panino


Secondo il disciplinare internazionale stilato dall'associazione Verace pizza napoletana, questa leccornia dedicata alla regina Margherita, dopo la cottura nel forno a legna, deve avere un aspetto tondeggiante, un diametro non maggiore di 35 cm, essere morbida, leggera e digeribile, ma anche fragrante, ed avere un cornicione di massimo 1-2 cm, gonfio e privo di bruciature.
Lo sa bene Gaetano Genovesi, degno figlio d'arte di suo padre Antonio, che fu il primo ad esportare la pizza in Oriente, facendola conoscere in Giappone. 

Fedele alla tradizione, ma desideroso di sperimentare e di creare nuove contaminazioni e gemellaggi, Gaetano, con l'anima e la creatività instancabile di un vero scugnizzo, ha lanciato una nuova sfida:  quella di far incontrare l'arte della pizza con quella del panino.
Dalle mani sapienti e dall'estro di uno dei pizzaioli più noti d'Italia è nato il panino “Mommò”, figlio di una sapienza ed esperienza antiche e consolidate e di un'imprenditoria partenopea giovane e frizzante.





Così da lunedì 3 febbraio nel menù di Cipajo Pub & Grill (via Franscesco Morosini, 44 - Napoli, quartiere Fuorigrotta) sarà possibile ordinare questa nuova pietanza.

Il “Mommò” punta decisamente sulla valorizzazione delle eccellenze territoriali (ed in questo mutua le provienienze dop, doc ed igp della pizza) con ingredienti nostrani, rigorosamente prodotti in Campania, tant’è vero che è farcito da una cheese steak di maialino nero casertano in cbt (cottura a bassa temperatura) al pepe rosa e provolone del Monaco, con cotoletta di provola dei Monti Lattari,  zucca stufata e fogliolina di mentuccia fresca. Il tutto avvolto in un bun ai pomodori secchi con 4 tipi di semi in superficie: papavero, lino, quinoa e sesamo.



Raccoglie competenze ed esperienze maturate nel tempo lentamente, così come la pizza che ha bisogno di tempo per lievitare, ma allude ad uno stile di vita smart, come smart è questa nuova alleanza del gusto: non a caso la pizza la si può mangiare anche sciuè sciuè nella sua versione "a portafoglio".

Ma ce ne sarà davvero per tutti i gusti, tra mari e monti: a partire dal baccalà fritto rivisitato, passando per la provola di Agerola e la classica scarola, proposta in una nuova versione, fino ad arrivare  ai crocchè, cavallo di battaglia partenopeo, in taglia mignon dove "uno tira l'altro ed un altro ancora". 



Infatti, la nuova creazione si inserisce nel menù che prevede tra i tanti panini il Verdebaccalà (con baccalà fritto, reso croccante da una particolare impanatura, ed esaltato dalla crema di scarola e dal patè di olive nere), il Papapollo (con burgher di “Figlie di Apollo” su un letto di insalata iceberg, provola di Agerola e patate al forno ricoperte da dressing caesar), il Panzer (con hamburger di Marchigiana da 180 gr, provola di Agerola, prosciutto cotto vellutato, bocconcini di crocchè di patate e crema di parmigiano. 


Tra i dolci spicca il panettone di Capri, omaggio all'isola dell'amore, che lo chef Pasquale Rinaldo, volto della trasmissione “La prova del cuoco” su RaiUno, ha creato in partnership con Cipajo. 


Completano il tutto una vasta gamma di vini, tra rossi e bianchi, e birre, tra artigianali e alla spina.

«Sono molto contento di aver realizzato questa collaborazione con dei giovani imprenditori del nostro territorio. Abbiamo provato a creare un qualcosa di diverso rispetto al solito ma al tempo stesso gustoso, genuino e all’altezza della situazione» spiega Genovesi, titolare dell’omonima pizzeria in via Alessandro Manzoni 26/i. 

L’intuizione di legare queste due realtà è venuta a Stefano Siviero, giovane creativo che sviluppa idee e contenuti per il web.

 «Ho provato a creare questa sinergia qui per qui, perché credo molto nelle energie positive che lascia la mia terra. Tutto è nato da una riflessione sui social network che hanno praticamente distrutto ogni tipo di distanza, spezzando in maniera drastica i tempi. È vero che i social, utilizzati bene, sono produttori di legami ed opportunità anche se spesso ci spingono a vivere con dei ritmi poco umani. Ed è vero anche che in un attimo potrebbero cambiarti la vita. Siamo tutto ciò che postiamo, nel bene e nel male. Chiaramente mi affascinano le storie di ragazzi che con sacrifici riescono a raggiungere massimi livelli grazie all’appoggio di questa rete immensa di canali virtuali. A fronte di chi vorrebbe raggiungere tutto e subito. 


Ecco l’ispirazione al nome del panino “Mommò” che in italiano si traduce “adesso”, “ora” pronto ad unire le realtà del territorio rispettando i valori di tempo, dedizione e talento».

“Not just another Pub”, recita il claim di Cipajo, un format che unisce cibo, passione e gioventù. 

Un luogo di aggregazione e amore per il proprio territorio. Oltre al locale di Fuorigrotta, Cipajo è presente anche a Giugliano, in Via S. Giovanni a Campo 8, e a Frattamaggiore in Via Padre Sosio del Prete, 26/28.

mercoledì 18 luglio 2018

Te le do io le bollicine: alchimia tra gusto e bellezze naturali al Nabilah

Una serata svoltasi in riva al mare, uno specchio d'acqua calmo e placido, di fronte al quale ogni dolore pare acquietarsi, come cantano i poeti, sotto lo sguardo vigile, e al contempo ammaliante, di imponenti scogliere.
Acqua marina sulla quale si riflette la luce, generando intensi bagliori.

Ma anche  salata e "saporita", che con il calore assunto al tramonto sembra ricordare l'appetitosa acqua di cottura della pasta.
Sembra dunque studiato ad arte questo connubio tra natura e cultura enogastronomica.
Quasi che l'essere umano, la natura e gli dei benevolenti si fossero messi d'accordo per creare un connubio dalle atmosfere magiche, un'alchimia di sapori e consistenze frutto di un gradito invito a tavola.
Un invito a cena all'insegna delle bollicine abbinate a piatti gustosissimi, in un gemellaggio virtuoso di reciproca esaltazione dei sapori.
La bollicina, infatti, (che sia champagne, spumante o prosecco), si sa, fa da paciere a tavola. 
Le bolle sono un ottimo accompagnamento a “tutto pasto”, e si abbinano particolarmente bene alla pasta in quanto effervescenza e sapidità compensano la tendenza dolce presente nell’amido. 



In occasione della decima edizione di “Te le do io le Bollicine”, evento svoltosi lunedì 16 luglio al Nabilah (prestigioso beach club napoletano), cinque chef stellati hanno deliziato gli oltre 1200 appassionati wine lover accorsi proponendo loro primi piatti a base di pasta pensati appositamente per essere accostati alle bollicine protagoniste della kermesse.
Ecco le loro cinque proposte preparate con la pasta dei pastifici gragnanesi appartenenti alla rete di imprese “La Selezione”:
-        Chef Pasquale Palamaro (Ristorante Indaco) – “Te le do io le lumachine”, piatto dedicato all’evento composto da lumachine mantecate con crema di alici fresche, zucchine alla scapece e polvere di patata viola acida;

-        Chef Lino Scarallo (Palazzo Petrucci) - Fusilloni con melanzane affumicate, calamari e limone;

-        Chef Domenico Iavarone (Josè Restaurat) - Rigatone con gazpacho di pomodoro, olive, capperi e ombrina marinata;

-        Chef Luciano Villani (Locanda del Borgo) – Mezze maniche con cozze, limone e pepe rosa;

-        Chef Marianna Vitale (Sud Ristorante) – “O’ Puveriello a Tokio”, originale reinterpretazione degli “spaghetti alla puveriello”.
L’evento, che quest’anno ha registrato un ulteriore incremento di consensi, viene organizzato da dieci anni dall’Associazione Italiana Sommelier (delegazione di Napoli) e dal Nabilah per festeggiare a suon di cin cin la chiusura dell'anno di attività dell’AIS.


TRA UNA DEGUSTAZIONE E L'ALTRA
Un gustoso cocktail di benvenuto a suon di spritz. 

Un antipasto verace e robusto a base di trippa. 

Ed ancora, tra le varie portate ed accostamenti proposti, le degustazioni a base di formaggi, promosse dall'ONAF, l'Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori di Formaggio (con diversi livelli di stagionatura,  caratterizzati da flavour variegati. Da quelli più delicati a quelli decisi; da quelli dalle consistenze cremose a quelli più compatti. Un minuetto di sapori del territorio, condiviso con capocollo, salame e mortadella odorosa.

Spazio, poi, ad un croccante cannolo ripieno di crudo di sgombro su un letto di cappuccino caprese, ideato dallo chef Alessandro Moraco della Locanda del Testardo.

A seguire un crudo di triglia di fango alla livornese messo a punto dal Ristorante Mamma Elena che gioca su colori ed emulsioni in grado di fare il verso e riprodurre l'habitat tipico dell'ingrediente principale.

Un brindisi con uno spumante, prodotto da vigneti autoctoni italiani, dal colore dorato.

Ai banchi del food si sono alternate, in base ai diversi orari, numerose specialità, in una sorta di staffetta del gusto.

Per concludere questo viaggio nei sapori, ecco giungere gustosi crocchè, figli della più autentica tradizione partenopea, fritti al momento e serviti bollenti e fragranti, "scrocchiarelli" al punto giusto.

Food 
Oyster Experience a cura di Vincenzo Supino
Old Friends
Tarallificio Tonino
Malafronte Panificio
Olio Guglielmi

ONAF Napoli con i formaggi della famiglia BUSTI e i salumi LEVONI 
Carmasciando
Tempio dei formaggi

 



Kuma 65
La Locanda del Testardo
La Fescina
Liv Bistrot
Mamma Elena
Le Lune Bistrot
Il Falangone
Maria Rosaria canò
Masseria Guida
Masseria Alaia

Locanda Rei 
Mosè a Ridosso
La Playa

Chef Stellati
Palazzo Petrucci* con Lino Scarallo
Sud Ristorante* con Marianna Vitale
La Locanda del Borgo Aquapetra* con Luciano Villani
Indaco* con Pasquale Palamaro

Josè Villa Guerra 






Area street food
Chamade
Macelleria Hamburgheria Da Gigione
Da Pasqualino
Happy Hours
Caseari Cautero

Casa de Rinaldi

Olio e pomodoro 

 Dessert
Sweet Emotions
Pasticceria Lisita
Kiwi SunGold Zespri

Wine
Banco d'Assaggio PROPOSTA VINI
Una selezione di bollicine da uve autoctone italiane, dalle Alpi alla Sicilia
Metodo Classico:
Rosè Brut S-ciopét – Pelaverga – Castello di Verduno
Bianco Dosaggio Zero – Erbaluce, Timorasso, Cortese, Moscato – Erpacrife
Groppello Brut Nature Paxtibi Bianco dal Nero – Zuliani
Blanc de Sers Brut Nature – Vernaza, Valderbara, Nosiola – Casata Monfort
Vernaza Belle – Pravis
Raboso Rosato Brut Redentor – Tessère
Pignoletto Millesimato 1877 – Lodi Corazza
Lambrusco di Modena – Paltrinieri
Pas Dosé Dalnero – Montepulciano, Sangiovese – Strologo
Vinudilice – Alicante Grecanico, Minnella – I Vigneri
Nerello Mascalese Rosé Extra Brut – Murgo
Metodo Martinotti:
Timorasso Terre di Libarna Colli Tortonesi Brut - Poggio
Prosecco Superiore Brut Conegliano Matiù – L'Antica Quercia
Ribolla Gialla Brut – Komjanc
Metodo Familiare:
Schiava Belle Frizzante Sui Lieviti – Francesco Poli
Silvo Frizzante Sui Lieviti – Varietà resistenti – Villa Persani
Naturalmente Frizzante Sui Lieviti – Glera – Casa Belfi
Roncaie Frizzante Sui Lieviti – Garganega – Menti
Boschera Colli Trevigiani Frizzante Sui Lieviti – Zanon Eros
Z Frizzante Sui Lieviti – Vermentino – Quartomoro




Banco dedicato
Bellavista, Foss Marai, Fontanafredda

Banco d'assaggio collettivo
Cantine Carputo, Franciacorta Turra, Ca' del Bosco, Tenuta Cavalier Pepe, Cantine del Mare, Cantine Astroni, Contratto, Ferghettina, Montelvini, Feudi di San Gregorio, Fontanavecchia, Piatti, Sella&Mosca, Vino&Design, Cava Segura Viudas, Braida, Dogliotti, Cantine Iovine 1890, Capri Moonlight, Balter Trento DOC, Domaine D' A - Blanquette



Ph. Paola Tufo