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domenica 5 dicembre 2021

Le vie del gusto: valorizzare il territorio per ripartire

 Tutte le Vie del gusto portano alla valorizzazione dei prodotti territoriali. 

Lo sa bene Carmela D'Avino, direttrice de Il Mediano che, dopo la fase più dura e difficile legata al Covid, ha deciso di dare un segnale forte di ripartenza con una serata presentata dalla vulcanica giornalista Sonia Sodano. 

Tra i prodotti del territorio premiati spicca il nettare degli dei ricavato dall'l'uva catalanesca, tipica del monte Somma, riconosciuto Igt, prodotto dall'omonima azienda di Francesco Mosca, dal colore giallo paglierino che sfuma nel dorato. 

Un bianco che rivela di avere il carattere deciso di un rosso, capace di accompagnare piatti strutturati, e che meriterebbe di entrare in liste di calibro internazionale, al pari dell'ischitano Valpolicella. 
A evidenziarne le caratteristiche organolettiche la sommelier e giornalista Maria Consiglia Izzo.
E poi il pomodoro del piennolo, quello vero, frutto di processi selettivi e di un rigoroso disciplinare, coltivato dall'azienda agricola Don Camillo. Un packaging eco e bio (cartone e vetro riciclabili), rispettoso dell'ambiente, che strizza l'occhio al mondo della chimica, richiamando alcuni elementi della tavola periodica, e dell'arte.
 
Lo chef, Ciro Molaro di Tenuta San Sossio, location dell'evento, per far degustare il vero sapore di questa gustosa e puntuta ciliegina rossa, ha preparato uno spaghetto fuori programma che è andato a completare il già vasto e variegato menu della serata. 
 
Un'entree dai sapori di bosco, tra melanzane, patate, pomodorini e formaggio fresco, a farcire una parmigiana, uno sformatino di patate, un panino, definito bollino colorato, dalle mille sfumature di gusto e una bruschetta. Un risotto a base di castagne e zucca, frutti tipici dell'autunno, un'arista, insaporita con funghi e un sughetto alle castagne, e, come dessert, un cannolo da comporre con ricotta, gocce di cioccolato e granella di pistacchio.

 
 
"Il desco - spiega il prof. Carmine Cimmino, storico del territorio - induce a pensare e costituisce una sorta di libro. Nel quadro dedicato a suo padre, Guttuso rappresenta un uomo intento a mangiare un piatto di pasta, con aria assorta ma anche famelica. Infatti, compie un gesto come a proteggerlo. La stessa protezione che ha offerto alla sua famiglia, consentendole di sopravvivere e di mettere il piatto a tavola, attraverso il suo duro lavoro. Un duro lavoro rappresentato dalle sue mani grandi, sporche e callose.
 

Il libro del cibo, come lo definisce Allende, parla di usi, costumi e tradizioni. E anche la serata ha dato spazio a arte e musica, premiando la voce, l'intensa interpretazione e la carriera di Gianni Conte. 

Per lui un busto della maschera di Pulcinella, offerto da Idee Regalo di Rachele Terracciano, simbolo di un territorio che nasconde dietro un moto di allegria le sue ferite, cercando con fatica di far emergere le sue potenzialità, nonostante le brutture e l'incuria che lo attanagliano.

venerdì 25 gennaio 2019

Archivio storico: un incontro tra i sapori in un ambiente dall'atmosfera suggestiva

Cucina Borbonica “di classe” all’Archivio Storico di Napoli
Lo chef stellato Pasquale Palamaro firma il nuovo menù del ristorante


Se è vero che il cibo è un aggregatore di persone, anche se di culture diverse, è altrettanto vero che la cucina napoletana lo fa ancora di più! Questa importante funzione del cibo era già nota all’epoca dei Borbone, quando sia “O’ Scarpariello” (il ciabattino) che il “Monzù” (il cuoco di corte) preparavano i pasti utilizzando ingredienti comuni ma in ambienti diversi (il primo per strada, il secondo nelle spaziose cucine patrizie).
 Infatti gli ingredienti più conosciuti sono essenzialmente quelli semplici e genuini, che venivano poi maggiormente elaborati per le pietanze destinate ad imbandire le tavole dei nobili. 
Coesisteva, quindi, una cucina assai raffinata che si era sviluppata soprattutto grazie ai Borbone, che favorirono una fusione fra la cucina napoletana e quella francese concretizzando dei risultati spettacolari e di gran gusto.  
E’ dedicato alla cucina napoletana borbonica il ristorante dell’”Archivio Storico”, locale napoletano che omaggia la cultura borbonica in ogni suo angolo: le sale principali sono dedicate ai Re Borbone delle Due Sicilie Carlo, Ferdinando I, Francesco I, Ferdinando II  e Francesco II (con le rispettive Regine) ed all’ultimo pretendente al trono, l’erede legittimo, Sua Altezza Reale il Principe Carlo di Borbone, Duca di Castro e Gran Maestro di tutti gli Ordini Dinastici. 
Da  più di un anno il locale – tra i più frequentati di Napoli, essendo tra l’altro collocato in uno dei quartieri più inn della Città, ovvero il Vomero – divulga un patrimonio culinario che Luca Iannuzzi - ideatore del progetto, attento conoscitore della storia del Regno delle Due Sicilie e Cavaliere di Merito del Sacro Militare ordine costantiniano di San Giorgio -  ha riscoperto indagando nei testi dell’epoca e riproposto con l’ausilio di professionisti del gusto del calibro di Pasquale Palamaro, chef stellato che ha firmato il nuovo menù “di classe” dell’Archivio.

Il menù
4 antipasti, 5 primi piatti, 6 secondi, due zuppe, 4 dolci, due menù degustazione: tutte pietanze ispirate alla cucina napoletana di corte, riscoperte nei testi che parlano della storia dei Borbone e sapientemente reinterpretate dallo chef. Ad esempio la “Parmigiana”, piatto le cui origini sono contese da  Napoli, Parma e Sicilia: l’etimologia del nome deriverebbe dal termine siciliano “parmiciana” (le parmiciane sono le aste di legno che sovrapposte formano le persiane); tuttavia la ricetta di questo piatto è contenuta nel “Cuoco Galante” di Vincenzo Corrado (1733), che utilizzava le zucchine come ingrediente principale,  e poi ripresa Ippolito Cavalcanti che utilizzava invece le melanzane per assemblare la pietanza. 
Perciò nel menù dell’Archivio questo piatto diventa “Parmigiana di melanzane vista nell’Orto di Ippolito Cavalcanti”. Altro esempio, le zuppe: in particolare durante il regno di Ferdinando I si diffusero molto le zuppe di mare essendo il re goloso di pesce, che pescava egli stesso nelle acque sotto Posillipo; tuttavia questo piatto era spesso anche sulle tavole dei più poveri, veniva preparato con il pesce rimasto invenduto dai pescatori.

 Inoltre presso la corte borbonica era in uso uno gnocco realizzato con mandorle tritate, latte e mollica di pane (gli gnocchi di patate arrivarono solo dopo le importazioni di patate dall’America; furono Alessandro Volta a portare la nuova ricetta nei salotti del re e Vincenzo Corrado a convincere i Borbone a investire nella diffusione della coltura del tubero per sfamare la popolazione dopo la carestia della rivoluzione del 1799). 
Dunque, la zuppa di “mare” e gli gnocchi di patate sono due capisaldi della tradizione napoletana che formano un connubio perfetto nel piatto ideato dallo chef Palamaro, ovvero la “Zuppa di scampi con gnocchi di patate ripieni di mozzarella”. Ancora, un altro esempio di  ingrediente comune alla cucina di corte e a quella popolare: il pollo. Il “Pollo alla Marengo” (che nel menù dell’Archivio diventa “Pollo ruspante e gamberi rossi laccati su mais piccante ed erbe amare “) era un ricco e prelibato secondo piatto, le cui origini risalgono al 1800 quando Napoleone Bonaparte sconfisse l’esercito austriaco a Marengo e chiese a Dunand, il suo cuoco, di creargli un piatto che fosse buono e nutriente. 
Non avendo materie prime a disposizione, improvvisò una pietanza con ciò che riuscì a reperire nelle vicine campagne: un pollo, dei gamberi di fiume, qualche pomodoro, delle uova, del pane raffermo e del cognac. Napoleone, soddisfattissimo, richiese questo piatto a Dunand dopo ogni battaglia e divenne per il condottiero un portafortuna.

La nuova drink list: tra le new entry anche il “Babà Punch”
Inverno. Un ambiente elegante, un’atmosfera calda, e un cocktail “rassicurante” (che emana i profumi e sprigiona i sapori della nostra terra) sono gli ingredienti giusti per accendere le serate napoletane. La nuova drink list dell’Archivio Storico, ad opera di Salvatore D’Anna, bar manager della struttura, è pronta a riscaldare tutti i palati della città e ad alleviare dalle fatiche che il freddo e i frenetici ritmi lavorativi impongono.
Una drink list in parte diversa dalle precedenti, il cui filo conduttore è l’energia dei sapori della tradizione. Cocktail pensati per raccontare a chi li degusta (in orario aperitivo domenicale, cena settimanale e post-cena) la storia, la cultura, le tradizioni della Napoli Borbonica e di quella moderna. Tra questi il “Babà Punch” ottenuto con Rum Jamaicano, Rum Speziato, Oleo Saccarhum, Pisto mix, succo di limone, the, cannella, arancia. Il punch è da sempre una presenza fissa della drink list dell’Archivio Storico. 
Questa versione partenopea della nota bevanda alcolica è nata da un’osservazione di Salvatore D’Anna che, curiosando nelle cucine del locale (che oltre ad essere premium bar, è anche ristorante) ha notato delle similitudini  tra la preparazione della bagna per il babà dell’Archivio Storico (il “Lazzarone”) e le tecniche di preparazione del punch.  “Ho da sempre avuto una grande ammirazione per la pasticceria e per i maestri pasticcieri napoletani – spiega il bar manager -, ho colto così l’occasione al volo e ho cercato di replicare il piacere che si prova nel gustare un babà al rum in questo punch. Qualche piccolo aggiusto qua e là (ad esempio far riposare zucchero e scorzette di agrumi insieme), la scelta del mix di rum (quello jamaicano si deve sentire) e della tipologia giusta di the, l’utilizzo delle spezie usate per insaporire i dolci della pasticceria napoletana come il pisto, e il Babà punch è pronto!”.
Altre new entry della drink list del locale - ispirate dai sapori, dalla cultura e dalla storia di Napoli - sono:
-        Il “Crisommola Negroni” con Jin  Aperol, Vermouth dry, liquore all’albicocca, Orange bitters;

-        L’”Espresso fizz” con Rum chiaro, liquore al caffè, zucchero, succo di limone, soda al caffè espresso;

-        Il “San Gennaro” con Scotch Whisky, Islay single malt whisky, Porto Rosso, Cherry brandy, succo d’arancia;

-        Il “Piennolo” con Vodka e Bloody Mary mix mediterraneo.

Pasquale Palamaro
Lo chef Pasquale Palamaro, nato nella splendida isola di Ischia nel 1978, era destinato alla qualifica di “stellato” sin agli esordi della sua carriera: vanta, infatti, importanti collaborazioni con nomi illustri del panorama culinario, italiano ed internazionale, come gli chef stellati Aimo e Nadia, Ugo Alciati, Alfonso Iaccarino, Antonino Cannavacciuolo, Anthony Genovese. 
Uno scambio continuo che ha portato il giovane chef a consolidare la sua cucina come specchio gustativo del territorio in cui vive, ovvero il meridione d’Italia. Il 2013 rappresenta, per la carriera dello Chef Palamaro, una pietra miliare: viene, infatti, insignito dell’ambita stella Michelin grazie al suo encomiabile lavoro presso l’”Indaco”, il ristorante dell’Albergo della Regina Isabella per cui è Executive Chef.

Il mio percorso degustativo  
Metti una sera all’Archivio Storico dove, sull’onda del glorioso periodo borbonico,  lo chef stellato Pasquale Palamaro, ha ideato un menù dove si incontrano cucina aristocratica partenopea e piatti della tradizione popolare e contadina, legati ai frutti ed alle delizie della terra.

Eh sì, perché Napoli, città stretta nell’abbraccio, a volte confortante, a volte periglioso, del mare, non mette in tavola, e di tavola da re si tratta, solo specialità di mare, ma attinge a piene mani anche ai doni della terra.
Nel mio percorso mangereccio ho cominciato con un soft drink: il “Crisommola Negroni” con Jin  Aperol, Vermouth dry, liquore all’albicocca, Orange bitters.



A seguire un’ entrée di parmigiana di melanzane vista nell’orto di Ippolito Cavalcanti , fatta con  cubetti fritti di melanzana ricoperti con una glassa nera di melanzana stracotta, guarniti con salsa di mozzarella, salsa di pomodoro e crumble di friselle fritte.



In un gustoso doppio, in tavola anche l’Anitrello di alici in velo d’ovi su salsa verde, composto da palline di alici ripiene di zucchine, mozzarella e menta. A completare il tutto una doppia salsa: di zucchine e latte, e di acciughe, capperi e cetrioli. Il tutto accompagnato da chips di acciughe essiccate

Le alici, infatti, come recita il menù, diviso in sezioni, che non si limita ad elencare i piatti, ma offre anche una spiegazione degli ingredienti utilizzati, di altissima qualità, e ne spiega origini e preparazione tradizionale, che affonda le radici in usi antichi, sono un pesce azzurro, povero ma ricco di tanti elementi utili alla salute.


Per continuare, all’insegna di perizia, creatività e sapidità, con i tortelli ripieni di crema di  provolone del Monaco DOP,  su letto di purea di zucca lunga piena di Napoli e perle di tartufo , in cui questo prezioso elemento è “raggomitolato”, tale da ricordare il caviale, accompagnati con semi di zucca e tartufo nero.

Poi spiedini di verdure di stagione, tagliate in maniera tale da esaltarne la consistenza e donar loro il giusto mix di morbidezza e croccantezza. Dalla zucca ai broccoli un tripudio di sapori dell’orto, esaltati da un tocco di spezie.

Per concludere in bellezza due dolci tipici della tradizione pasquale partenopea più autentica e verace: una Nuvola di pastira storica, costituita da una sfera di pan di spagna ripiena con crema di pastiera, panne e purè al mandarino, articolato in tre sapienti e gustosi innesti, dove il tipico sapore asprigno del mandarino incontra la dolcezza di crema e panna.

E una pizza di crema e amarene, fatta con una cialda farcita di crema gialla, dove si incontrano, ballando un valzer del gusto, il sapore del limone e della vaniglia, e una glassa di zucchero, che richiama la scioglievolezza della mozzarella fusa e le amarene che occhieggiano ai pomodorini del piennolo per forma e colore.

L’atmosfera è soffusa, rischiarata dalla luce delle candele,  la cui cera si scioglie e scivola lungo i colli delle raffinate bottiglie che le contengono, per poi coagularsi e formare, in maniera del tutto naturale, un'affascinante composizione artistica, un'arabesque di sapienti intrecci e sovrapposizioni.

Tutte le sale sono arredate con mobilio e quadri che ricordano il periodo storico proprio del Regno di Napoli e del Regno delle due Sicilie. 


Un viaggio nel tempo e nei fasti di un Regno potente ed avanguardistico che si conclude con un percorso nei sapori, altrettanto ricco e suggestivo, capace di viziare il palato e di far riscoprire sapori dimenticati o di farli apprezzare in una veste inedita.

Ph. Paola Tufo (tranne quella della carta dei vini, dell'Anitrello di alici e della candela  rossa in bottiglia).

mercoledì 18 luglio 2018

Te le do io le bollicine: alchimia tra gusto e bellezze naturali al Nabilah

Una serata svoltasi in riva al mare, uno specchio d'acqua calmo e placido, di fronte al quale ogni dolore pare acquietarsi, come cantano i poeti, sotto lo sguardo vigile, e al contempo ammaliante, di imponenti scogliere.
Acqua marina sulla quale si riflette la luce, generando intensi bagliori.

Ma anche  salata e "saporita", che con il calore assunto al tramonto sembra ricordare l'appetitosa acqua di cottura della pasta.
Sembra dunque studiato ad arte questo connubio tra natura e cultura enogastronomica.
Quasi che l'essere umano, la natura e gli dei benevolenti si fossero messi d'accordo per creare un connubio dalle atmosfere magiche, un'alchimia di sapori e consistenze frutto di un gradito invito a tavola.
Un invito a cena all'insegna delle bollicine abbinate a piatti gustosissimi, in un gemellaggio virtuoso di reciproca esaltazione dei sapori.
La bollicina, infatti, (che sia champagne, spumante o prosecco), si sa, fa da paciere a tavola. 
Le bolle sono un ottimo accompagnamento a “tutto pasto”, e si abbinano particolarmente bene alla pasta in quanto effervescenza e sapidità compensano la tendenza dolce presente nell’amido. 



In occasione della decima edizione di “Te le do io le Bollicine”, evento svoltosi lunedì 16 luglio al Nabilah (prestigioso beach club napoletano), cinque chef stellati hanno deliziato gli oltre 1200 appassionati wine lover accorsi proponendo loro primi piatti a base di pasta pensati appositamente per essere accostati alle bollicine protagoniste della kermesse.
Ecco le loro cinque proposte preparate con la pasta dei pastifici gragnanesi appartenenti alla rete di imprese “La Selezione”:
-        Chef Pasquale Palamaro (Ristorante Indaco) – “Te le do io le lumachine”, piatto dedicato all’evento composto da lumachine mantecate con crema di alici fresche, zucchine alla scapece e polvere di patata viola acida;

-        Chef Lino Scarallo (Palazzo Petrucci) - Fusilloni con melanzane affumicate, calamari e limone;

-        Chef Domenico Iavarone (Josè Restaurat) - Rigatone con gazpacho di pomodoro, olive, capperi e ombrina marinata;

-        Chef Luciano Villani (Locanda del Borgo) – Mezze maniche con cozze, limone e pepe rosa;

-        Chef Marianna Vitale (Sud Ristorante) – “O’ Puveriello a Tokio”, originale reinterpretazione degli “spaghetti alla puveriello”.
L’evento, che quest’anno ha registrato un ulteriore incremento di consensi, viene organizzato da dieci anni dall’Associazione Italiana Sommelier (delegazione di Napoli) e dal Nabilah per festeggiare a suon di cin cin la chiusura dell'anno di attività dell’AIS.


TRA UNA DEGUSTAZIONE E L'ALTRA
Un gustoso cocktail di benvenuto a suon di spritz. 

Un antipasto verace e robusto a base di trippa. 

Ed ancora, tra le varie portate ed accostamenti proposti, le degustazioni a base di formaggi, promosse dall'ONAF, l'Organizzazione Nazionale degli Assaggiatori di Formaggio (con diversi livelli di stagionatura,  caratterizzati da flavour variegati. Da quelli più delicati a quelli decisi; da quelli dalle consistenze cremose a quelli più compatti. Un minuetto di sapori del territorio, condiviso con capocollo, salame e mortadella odorosa.

Spazio, poi, ad un croccante cannolo ripieno di crudo di sgombro su un letto di cappuccino caprese, ideato dallo chef Alessandro Moraco della Locanda del Testardo.

A seguire un crudo di triglia di fango alla livornese messo a punto dal Ristorante Mamma Elena che gioca su colori ed emulsioni in grado di fare il verso e riprodurre l'habitat tipico dell'ingrediente principale.

Un brindisi con uno spumante, prodotto da vigneti autoctoni italiani, dal colore dorato.

Ai banchi del food si sono alternate, in base ai diversi orari, numerose specialità, in una sorta di staffetta del gusto.

Per concludere questo viaggio nei sapori, ecco giungere gustosi crocchè, figli della più autentica tradizione partenopea, fritti al momento e serviti bollenti e fragranti, "scrocchiarelli" al punto giusto.

Food 
Oyster Experience a cura di Vincenzo Supino
Old Friends
Tarallificio Tonino
Malafronte Panificio
Olio Guglielmi

ONAF Napoli con i formaggi della famiglia BUSTI e i salumi LEVONI 
Carmasciando
Tempio dei formaggi

 



Kuma 65
La Locanda del Testardo
La Fescina
Liv Bistrot
Mamma Elena
Le Lune Bistrot
Il Falangone
Maria Rosaria canò
Masseria Guida
Masseria Alaia

Locanda Rei 
Mosè a Ridosso
La Playa

Chef Stellati
Palazzo Petrucci* con Lino Scarallo
Sud Ristorante* con Marianna Vitale
La Locanda del Borgo Aquapetra* con Luciano Villani
Indaco* con Pasquale Palamaro

Josè Villa Guerra 






Area street food
Chamade
Macelleria Hamburgheria Da Gigione
Da Pasqualino
Happy Hours
Caseari Cautero

Casa de Rinaldi

Olio e pomodoro 

 Dessert
Sweet Emotions
Pasticceria Lisita
Kiwi SunGold Zespri

Wine
Banco d'Assaggio PROPOSTA VINI
Una selezione di bollicine da uve autoctone italiane, dalle Alpi alla Sicilia
Metodo Classico:
Rosè Brut S-ciopét – Pelaverga – Castello di Verduno
Bianco Dosaggio Zero – Erbaluce, Timorasso, Cortese, Moscato – Erpacrife
Groppello Brut Nature Paxtibi Bianco dal Nero – Zuliani
Blanc de Sers Brut Nature – Vernaza, Valderbara, Nosiola – Casata Monfort
Vernaza Belle – Pravis
Raboso Rosato Brut Redentor – Tessère
Pignoletto Millesimato 1877 – Lodi Corazza
Lambrusco di Modena – Paltrinieri
Pas Dosé Dalnero – Montepulciano, Sangiovese – Strologo
Vinudilice – Alicante Grecanico, Minnella – I Vigneri
Nerello Mascalese Rosé Extra Brut – Murgo
Metodo Martinotti:
Timorasso Terre di Libarna Colli Tortonesi Brut - Poggio
Prosecco Superiore Brut Conegliano Matiù – L'Antica Quercia
Ribolla Gialla Brut – Komjanc
Metodo Familiare:
Schiava Belle Frizzante Sui Lieviti – Francesco Poli
Silvo Frizzante Sui Lieviti – Varietà resistenti – Villa Persani
Naturalmente Frizzante Sui Lieviti – Glera – Casa Belfi
Roncaie Frizzante Sui Lieviti – Garganega – Menti
Boschera Colli Trevigiani Frizzante Sui Lieviti – Zanon Eros
Z Frizzante Sui Lieviti – Vermentino – Quartomoro




Banco dedicato
Bellavista, Foss Marai, Fontanafredda

Banco d'assaggio collettivo
Cantine Carputo, Franciacorta Turra, Ca' del Bosco, Tenuta Cavalier Pepe, Cantine del Mare, Cantine Astroni, Contratto, Ferghettina, Montelvini, Feudi di San Gregorio, Fontanavecchia, Piatti, Sella&Mosca, Vino&Design, Cava Segura Viudas, Braida, Dogliotti, Cantine Iovine 1890, Capri Moonlight, Balter Trento DOC, Domaine D' A - Blanquette



Ph. Paola Tufo


venerdì 21 febbraio 2014

Musica dal vivo e gusto partenopeo al Museo del Sottosuolo di Napoli

Ho chiamato questo blog crederci è potere... Già perchè un vecchio adagio recita che Volere (volli sempre volli fortissimamente voli... ) è potere e perchè mi ricordo sempre che per le leggi della fisica e per la loro conformazione anatomica i calabroni non potrebbero volare ma loro non conoscono la fisica però sanno che desiderano volare e così... si librano in aria e sfrecciano veloci...

Una storia di coraggio e tenacia è quella del Museo del Sottosuolo, gestito da un associazione, La Macchina del Tempo, che sta regalando bellezza e sicurezza alla Città di Napoli, anche se non tutti lo sanno.

Bellezza perchè attraverso le spedizioni di speleologia urbana l'associazione ha scoperto piccole e grandi testimonianze di vita ed identità terrritoriale e scorci di insospettata e rara suggestione (si pensi al ritrovamento dei fucili che presumibilmente servirono ad organizzare le quatro giornate di Napoli ed alla scoperta del vano dotato di nicchie di un antico ipogeo greco - romano).

Tutela perchè le esplorazioni ipogee servono anche a monitorare lo stato delle cavità ed a segnalare tempestivamente agli uffici preposti fenomeni sospetti come percolamenti ed infiltrazioni, in maniera tale che le autorità competenti possano intervenire e che non si debba più, mai più, parlare di tragedia annunciata. 

Il buono stato di salute del sottosuolo, insomma, tutela quello della città che vive in superficie.

Poi c'è un altro percorso quello di un ragazzo, Mario Romano, nato e cresciuto nei quartieri, in quella Spaccanapoli vociante ed a tratti eccessiva, ma ricolma e traboccante di vita.

Mario non si arrende ad un destino già scritto, lui non vuole usare le sue mani per fare il manovale nè cedere ai richiami della malavita organizzata, così le mani le piazza su una chitarra, e prima da autodidatta, poi studiando al conservatorio, trasforma il suo sogno in un obiettivo concreto, a suon di passione e sacrifici quotidiani. 

Coagula intorno a sè un gruppo di musicisti, tutti provenienti da aee off limits della campania, le cosiddette aree a rischio, e crea una band (che di volta in volta si presenta in formazione diversa). i Quartieri Jazz.

Caparbio, tenace e battagliero studia e sperimenta, si guarda intorno, esce dalle regole canonizzate, dai ritmi di New Orleans arriva a quelli suonati in Sud Amertica, in Africa, nell'Europa Centrale, nella malinconica Provenza.

Nasce così un genere nuovo. Filiazione del jazz manouche esso ha in sè molto di più: si tratta del cuore partenopeo con una pulsazione tutta mediterranea.

Mario Romano tiene così a battesimo il neapolitan jipsy jazz.

Ed oggi?

Due realtà così tenaci e coraggiose non potevano non incontrarsi, unite dall'amore per la città e dall'obiettivo di farla emergere dal limbo in cui troppo spesso affonda.

Incontratisi una volta l'alchimia è scattata e si rinnova progressivamente.

Ecco perche, dopo la tappa londinese presso il prestigioso Club Roof Gardens al 99 di Kensington High Street (di cui è event manager ed organizzatore Craig Nightingale per conto del prestigioso marchio di lusso Virgin Limited Edition) il viaggio di Mario Romano Quartieri Jazz fa di nuovo scalo al Museo del Sottosuolo di Napoli (piazza Cavour, 140).

Dopo aver portato un pezzo di Napoli, delle sue atmosfere, del suo cuore caloroso, nella Londra multietnica, in uno dei più prestigiosi club della city, rinsaldando antichi legami e creandone di nuovi alimentati dalla musica e da un comune sentire, i Mario Romano Quartieri Jazz suoneranno nella loro città natia.
Il giorno da appuntare sull’agenda è sabato 22 febbraio alle ore 21.00.

Si preannuncia un’alchimia tra sapori e suoni.

Infatti, il Museo del Sottosuolo, gestito dall’associazione speleo archeologica culturale La Macchina del Tempo, presieduta da Luca Cuttitta, è sede del primo esperimento di Museo del Vino ubicato nelle viscere della terra partenopea all’interno dello spazio dell’area ristoro realizzata dal Wine Bar Scagliola di Nicola Scagliola e Pasquale Brillante.

Il Wine Bar Scagliola è main partner del Museo del Sottosuolo e cura il versante enogastronomico degli  eventi con degustazione di vini, cocktail e prodotti tipici serviti da barman Aibes e Sommelier Ais.
Reduci dal successo londinese i Mario Romano Quartieri Jazz torneranno nelle viscere della terra partenopea in trio, con Mario Romano alla  chitarra manouche, Gianluca Capurro alla classica e Ciro Imperato basso.  

Ancora una volta il Museo del Sottosuolo mescolerà la sua atavica energia vitale, custodita nelle spesse pareti di tufo giallo, con il calore sprigionato dalle note di questa band che affonda le radici nei vicoli di Napoli ma si proietta verso il resto del mondo.

Un caleidoscopio di note che miscela elementi di latin jazz, bossanova, flamenco, rumba, fado e bolero. 

L’armonia affonda le sue radici nell'universo variegato del jazz con una pulsazione ritmica che emerge dal cuore del Mediterraneo. 
Il linguaggio dell'improvvisazione, poi, è quello tipico del jazz manouche, sprigionato da una chitarra dalla forma asimmetrica e dalle corde ben tese che danno vita ad un accompagnamento serrato definito “pompe”. 

I PERCORSI MUSICALI SI INTRECCIANO A  QUELLI DEL GUSTO

Nella serata del 22 febbraio si potranno centellinare da un tintinnante calice di vetro, serviti da barman Aibes e sommelier Ais, i frutti di due importanti vitigni autoctoni della Campani, Falanghina e Aglianico dell'azienda Santacosta.


I vini degustati di volta in volta, tra cui un’etichetta dedicata proprio al Museo del Sottosuolo di Napoli, sono i preziosi tesori custoditi  all’interno del Museo del Vino, partito in via sperimentale.
L’obiettivo è di creare una cantina di vini campani nelle viscere della terra, per far conoscere e diffondere i tanti vitigni autoctoni presenti nella nostra regione e la loro storia.

Un’esposizione delle più importanti etichette prodotte a livello territoriale riunite e valorizzate in un progetto di esposizione permanente a 25 metri sottoterra.

Un’alchimia di flavour di Aglianico e Piedirosso, Falanghina, Greco, Fiano ,Coda di volpe.  Ed  ancora Pallagrello (o Pallarello) Asprino, Catalanesca, Casavecchia, Tintore,  Biancolella.

I PERCORSI ENOGASTRONOMICI

Sono in programma percorsi enogastronimici e sensoriali “a tema” che abbinano vini a prodotti tipici e tradizionali. Percorsi sensoriali e di degustazione studiati per diversi tipi di target. I primi partiranno già dalla fine di febbraio.

Al Museo del Sottosuolo di Napoli, grazie alla partnership con il Wine Bar Scagliola, storia e sapori si fondono per raccontare la peculiare identità  del capoluogo partenopeo, tra passato e presente, in un modo diverso e unico.

Un crescente numero di case vitivinicole hanno accettato con piacere la sfida portando pregiati vini ad invecchiare nel caveau del Museo del Sottosuolo. 


Napoli, patrimonio dell’umanità da far scoprire ai visitatori sotto un duplice aspetto: enogastronomia e bellezza di tesori storico-artistici inediti, fantastici e romantici custoditi e celati una città parallela ed invisibile.

Atmosfere magiche, poi, con le proiezioni di filmati e foto in 3D realizzati in collaborazione con  l’International team photo 3D La Salle di cui La Macchina del Tempo è partner con i propri autori.

Per condividere le suggestioni sonore direttamente da Londra:


Ed ecco la dolce intensità di Cammen:

http://www.youtube.com/watch?v=rgLZqan66ek                               

La  serata di musica live + calice di vino prevede una quota di partecipazione di 12 euro

Per maggiori informazioni e prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti

Piazza Cavour, 140 – 80137 | Napoli
booking@ilmuseodelsottosuolo.com (indicando un nome e cognome di riferimento, un numero di cellulare valido un’e-mail di contatto ed il numero totale dei partecipanti)















Per maggiori informazioni sulle attività, i percorsi e le visite al Museo del Sottosuolo: