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lunedì 9 dicembre 2019

La nuova lista dei vini dell'Archivio Storico: valorizzazione territoriale e visione internazionale


L’Archivio Storico, esclusivo locale ubicato nel cuore pulsante del quartiere Vomero dedito al recupero ed alla valorizzazione dell’enogastronomia di epoca borbonica, tra tradizione e sapiente innovazione, arricchisce, con tocchi da maestro, la propria lista dei vini, ma anche dei cocktail rinforzati. Questi ultimi vengono resi ancora più arditi con preparati handmade, ridistillati “in casa”, grazie ad un innovativo macchinario, il Rotavapor, versione contemporanea di un alambicco e di un laboratorio da apprendista stregone del gusto e della creatività.



“E’ stato fatto tutto per arrivare a questo – racconta il bar manager Salvatore D’Anna - . La lista ora potrà essere ampliata a piacimento. Si potrà inserire una pagina per ogni novità ideata e realizzata. Via libera, dunque, a riduzioni e sciroppi”.



Nasce così il gin con cardamomo, tè rosso, zenzero, lavanda e camomilla, il campari distillato al caffè e la vodka al biscotto nocciole e cioccolato, capaci di conciliare, all’insegna di un sapore buono che sa stregare, le qualità officinali ed il lato edonistico.

“Nel processo di recupero e valorizzazione delle tradizioni borboniche in cucina – continua D’Anna – lavorare con il vino è molto facile. Vi è, infatti, l’aspetto campestre e bucolico e, sul piano agricolo, la raccolta e la selezione delle uve. Per ideare i cocktail vi è una vera e propria ricerca sociale che incrocia le istanze proprie di un american bar e quella di valorizzazione delle tradizioni borboniche, tema del locale, come nel caso degli erboristi della scuola di Salerno e, più in generale, un’analisi incentrata su come si viveva e su cosa piaceva maggiormente a quell’epoca”.



L’Archivio, dunque, si fa portavoce di antiche tradizioni, spontanee ed orali.

Attenzione alla qualità, al gusto ed all’ambiente dato che il locale punta allo zero waste.
“Nella lavorazione non si hanno scarti – continua il bar manager – bensì si recupera tutto. Da una parte, ad esempio, si ha la vodka, dall’altra lo sciroppo al biscotto. Idem dicasi per le arance ed il distillato all’arancia”.



Il Rotavapor attua una doppia lavorazione e così facendo riesce ad abbattere i costi, innalzando al contempo la qualità degli sciroppi, visto che sono privi di addensanti e parti gommose.
Un lavoro coeso e di squadra con la brigata della cucina.



“L’Archivio Storico – sottolinea Tommaso Luongo, delegato provinciale dell’Associazione Italiana Sommelier (AIS) per Napoli – è molto più di un luogo dove si mangia e si beve: è un progetto. In esso è insita un’idea del vino contemporanea, che guarda alla nostra terra, ma con con un occhio rivolto verso le produzioni  del mondo, senza confini e barriere, tenendo conto dell’impatto del cambiamento climatico”.



Una nuova sezione della lista è dedicata ai cosiddetti vini a piede franco, figli di vigneti secolari, che hanno resistito agli attacchi dannosi della fillossera.
Poi i vini da vitigni Piwi, che resistono alle malattie fungine, coltivati in condizioni difficili ed estreme, rispondendo in maniera naturale alle esigenze proprie della vite, senza ricorrere a sintesi chimiche.

Senza dimenticare la Francia, con vini, bianchi rossi e rosati, ricompresi in un’unica fascia di prezzo ed in un’unica offerta.


Spazio, poi, alla sezione dedicata alle bollicine, con una carta internazionale nella sua volontà, come ribadisce Luongo, di attraversare gusti e sensibilità.

“Più in là – continua il delegato provinciale AIS per Napoli – intendiamo realizzare percorsi esperienziali, piccole lezioni didattiche, per conoscere un territorio in maniera profonda. Un vero e proprio viaggio nel bicchiere, per conoscere tutte le sfumature di uno stesso vigneto”.



Tra uno spumante di Falanghina Rosso Vermiglio ed un bianco, un Bronner delle Dolomiti, abbinati a gustosi panini salsiccia e friarielli, in una raffinata variante del classico street food e ad una spigola su crema di funghi porcini,  Luca Iannuzzi, ideatore, gestore e patron dell’Archivio Storico, evidenzia: “L’Archivio Storico è un luogo dove ho cercato sempre di portare innovazione, all’insegna della sinergia tra cucina, vini e cocktail. Con questa nuova carta l’orizzonte si allarga: non più , infatti, una versione chiusa , ispirata solo alla tradizione borbonica e meridionale, bensì una visione internazionale, sulla scorta di quanto già facevano i Borbone, commerciando con tutto il mondo”.


**Le foto relative a Salvatore D'Anna al Rotavapor ed al laboratorio, con distillati e concentrati, sono di Simone La Rocca. Le foto degli ambienti dell'Archivio Storico e dei vini sono di Cristiana Carotenuto

venerdì 21 febbraio 2014

Musica dal vivo e gusto partenopeo al Museo del Sottosuolo di Napoli

Ho chiamato questo blog crederci è potere... Già perchè un vecchio adagio recita che Volere (volli sempre volli fortissimamente voli... ) è potere e perchè mi ricordo sempre che per le leggi della fisica e per la loro conformazione anatomica i calabroni non potrebbero volare ma loro non conoscono la fisica però sanno che desiderano volare e così... si librano in aria e sfrecciano veloci...

Una storia di coraggio e tenacia è quella del Museo del Sottosuolo, gestito da un associazione, La Macchina del Tempo, che sta regalando bellezza e sicurezza alla Città di Napoli, anche se non tutti lo sanno.

Bellezza perchè attraverso le spedizioni di speleologia urbana l'associazione ha scoperto piccole e grandi testimonianze di vita ed identità terrritoriale e scorci di insospettata e rara suggestione (si pensi al ritrovamento dei fucili che presumibilmente servirono ad organizzare le quatro giornate di Napoli ed alla scoperta del vano dotato di nicchie di un antico ipogeo greco - romano).

Tutela perchè le esplorazioni ipogee servono anche a monitorare lo stato delle cavità ed a segnalare tempestivamente agli uffici preposti fenomeni sospetti come percolamenti ed infiltrazioni, in maniera tale che le autorità competenti possano intervenire e che non si debba più, mai più, parlare di tragedia annunciata. 

Il buono stato di salute del sottosuolo, insomma, tutela quello della città che vive in superficie.

Poi c'è un altro percorso quello di un ragazzo, Mario Romano, nato e cresciuto nei quartieri, in quella Spaccanapoli vociante ed a tratti eccessiva, ma ricolma e traboccante di vita.

Mario non si arrende ad un destino già scritto, lui non vuole usare le sue mani per fare il manovale nè cedere ai richiami della malavita organizzata, così le mani le piazza su una chitarra, e prima da autodidatta, poi studiando al conservatorio, trasforma il suo sogno in un obiettivo concreto, a suon di passione e sacrifici quotidiani. 

Coagula intorno a sè un gruppo di musicisti, tutti provenienti da aee off limits della campania, le cosiddette aree a rischio, e crea una band (che di volta in volta si presenta in formazione diversa). i Quartieri Jazz.

Caparbio, tenace e battagliero studia e sperimenta, si guarda intorno, esce dalle regole canonizzate, dai ritmi di New Orleans arriva a quelli suonati in Sud Amertica, in Africa, nell'Europa Centrale, nella malinconica Provenza.

Nasce così un genere nuovo. Filiazione del jazz manouche esso ha in sè molto di più: si tratta del cuore partenopeo con una pulsazione tutta mediterranea.

Mario Romano tiene così a battesimo il neapolitan jipsy jazz.

Ed oggi?

Due realtà così tenaci e coraggiose non potevano non incontrarsi, unite dall'amore per la città e dall'obiettivo di farla emergere dal limbo in cui troppo spesso affonda.

Incontratisi una volta l'alchimia è scattata e si rinnova progressivamente.

Ecco perche, dopo la tappa londinese presso il prestigioso Club Roof Gardens al 99 di Kensington High Street (di cui è event manager ed organizzatore Craig Nightingale per conto del prestigioso marchio di lusso Virgin Limited Edition) il viaggio di Mario Romano Quartieri Jazz fa di nuovo scalo al Museo del Sottosuolo di Napoli (piazza Cavour, 140).

Dopo aver portato un pezzo di Napoli, delle sue atmosfere, del suo cuore caloroso, nella Londra multietnica, in uno dei più prestigiosi club della city, rinsaldando antichi legami e creandone di nuovi alimentati dalla musica e da un comune sentire, i Mario Romano Quartieri Jazz suoneranno nella loro città natia.
Il giorno da appuntare sull’agenda è sabato 22 febbraio alle ore 21.00.

Si preannuncia un’alchimia tra sapori e suoni.

Infatti, il Museo del Sottosuolo, gestito dall’associazione speleo archeologica culturale La Macchina del Tempo, presieduta da Luca Cuttitta, è sede del primo esperimento di Museo del Vino ubicato nelle viscere della terra partenopea all’interno dello spazio dell’area ristoro realizzata dal Wine Bar Scagliola di Nicola Scagliola e Pasquale Brillante.

Il Wine Bar Scagliola è main partner del Museo del Sottosuolo e cura il versante enogastronomico degli  eventi con degustazione di vini, cocktail e prodotti tipici serviti da barman Aibes e Sommelier Ais.
Reduci dal successo londinese i Mario Romano Quartieri Jazz torneranno nelle viscere della terra partenopea in trio, con Mario Romano alla  chitarra manouche, Gianluca Capurro alla classica e Ciro Imperato basso.  

Ancora una volta il Museo del Sottosuolo mescolerà la sua atavica energia vitale, custodita nelle spesse pareti di tufo giallo, con il calore sprigionato dalle note di questa band che affonda le radici nei vicoli di Napoli ma si proietta verso il resto del mondo.

Un caleidoscopio di note che miscela elementi di latin jazz, bossanova, flamenco, rumba, fado e bolero. 

L’armonia affonda le sue radici nell'universo variegato del jazz con una pulsazione ritmica che emerge dal cuore del Mediterraneo. 
Il linguaggio dell'improvvisazione, poi, è quello tipico del jazz manouche, sprigionato da una chitarra dalla forma asimmetrica e dalle corde ben tese che danno vita ad un accompagnamento serrato definito “pompe”. 

I PERCORSI MUSICALI SI INTRECCIANO A  QUELLI DEL GUSTO

Nella serata del 22 febbraio si potranno centellinare da un tintinnante calice di vetro, serviti da barman Aibes e sommelier Ais, i frutti di due importanti vitigni autoctoni della Campani, Falanghina e Aglianico dell'azienda Santacosta.


I vini degustati di volta in volta, tra cui un’etichetta dedicata proprio al Museo del Sottosuolo di Napoli, sono i preziosi tesori custoditi  all’interno del Museo del Vino, partito in via sperimentale.
L’obiettivo è di creare una cantina di vini campani nelle viscere della terra, per far conoscere e diffondere i tanti vitigni autoctoni presenti nella nostra regione e la loro storia.

Un’esposizione delle più importanti etichette prodotte a livello territoriale riunite e valorizzate in un progetto di esposizione permanente a 25 metri sottoterra.

Un’alchimia di flavour di Aglianico e Piedirosso, Falanghina, Greco, Fiano ,Coda di volpe.  Ed  ancora Pallagrello (o Pallarello) Asprino, Catalanesca, Casavecchia, Tintore,  Biancolella.

I PERCORSI ENOGASTRONOMICI

Sono in programma percorsi enogastronimici e sensoriali “a tema” che abbinano vini a prodotti tipici e tradizionali. Percorsi sensoriali e di degustazione studiati per diversi tipi di target. I primi partiranno già dalla fine di febbraio.

Al Museo del Sottosuolo di Napoli, grazie alla partnership con il Wine Bar Scagliola, storia e sapori si fondono per raccontare la peculiare identità  del capoluogo partenopeo, tra passato e presente, in un modo diverso e unico.

Un crescente numero di case vitivinicole hanno accettato con piacere la sfida portando pregiati vini ad invecchiare nel caveau del Museo del Sottosuolo. 


Napoli, patrimonio dell’umanità da far scoprire ai visitatori sotto un duplice aspetto: enogastronomia e bellezza di tesori storico-artistici inediti, fantastici e romantici custoditi e celati una città parallela ed invisibile.

Atmosfere magiche, poi, con le proiezioni di filmati e foto in 3D realizzati in collaborazione con  l’International team photo 3D La Salle di cui La Macchina del Tempo è partner con i propri autori.

Per condividere le suggestioni sonore direttamente da Londra:


Ed ecco la dolce intensità di Cammen:

http://www.youtube.com/watch?v=rgLZqan66ek                               

La  serata di musica live + calice di vino prevede una quota di partecipazione di 12 euro

Per maggiori informazioni e prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti

Piazza Cavour, 140 – 80137 | Napoli
booking@ilmuseodelsottosuolo.com (indicando un nome e cognome di riferimento, un numero di cellulare valido un’e-mail di contatto ed il numero totale dei partecipanti)















Per maggiori informazioni sulle attività, i percorsi e le visite al Museo del Sottosuolo: