Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta arte. Mostra tutti i post

domenica 19 maggio 2024

La dodicesima notte al Tin: il successo di un'anima rock che rievoca gli anni '80


Il Tin - Teatro Instabile di Napoli -  diretto da Gianni Sallustro, è l'incarnazione del motto che recita che "crederci è potere".

Mette in scena un programma di spettacoli di elevatissima qualità e riesce a crescere e a evolvere senza ricorrere a fondi pubblici, grazie  all'impegno quotidiano di uno staff coeso e altamente professionale.
A  maggio è stata protagonista La dodicesima notte di William Shakespeare, che segna la conclusione anche della stagione 2023/2024. Questo viaggio si è concluso con un sold out.
 

 

Il pubblico ha dimostrato di apprezzare particolarmente questa nuova versione della piece shakesperiana, riadattata attraverso la regia di Gianmarco Cesario.

Si tratta di una commedia degli equivoci e degli errori, con il classico scambio di persona, ma c'è molto di più: in maniera avanguardistica, vengono affrontati temi come quello della parte maschile e di quella femminile insite in ogni persona, gettando le basi per il riconoscimento dell'identità gender fluid.
 
"Shakespeare - evidenzia Cesario - ha affrontato nelle sue opere tutta una vasta gamma di sentimenti umani e di molti fenomeni sociali come quello che oggi definiamo femminicidio, che alla sua epoca era conosciuto come uxoricidio, il patricidio, la violenza, il semitismo e l'antisemitismo, la bisessualità. Ha dato spazio alle varie espressioni dell'amore, non perchè avesse una sensibilità particolarmente avvertita rispetto alla sua epoca, che pure era quella di un'Inghilterra relativamente libertaria e sopra le righe. Lui si limitava a riportare sulla scena quello che vedeva succedere socialmente attorno a lui, miscelato con alcuni frammenti della sua esperienza personale: il matrimonio con una donna più grande; la morte di un figlio annegato in un fiume; l'amore improvviso per un giovinetto, seguito dal ritorno dalla moglie".
 

 

L'opera, secondo quanto sottolinea Gianni Sallustro, si ispira ai canoni della tradizione,  in particolare a quelli della commedia dell'arte, con i suoi tipi fissi - i giovani, i vecchi e gli zanni, cioè il servo astuto e quello credulone.

I vecchi sono attaccati ai beni materiali e sono esplosivi e carnali nell'espressione dei loro sentimenti e dei loro smanie. Al contrario,  i giovani sono implosivi,meditativi ed efebici, nobili nell'aspetto e nell'animo.

 

I vecchi adottano una recitazione grottesca e macchiettistica, sopra le righe, mentre i giovani ne hanno una molto più naturale, lineare, pulita e, in qualche modo cinematografica.

Sulla scena i giovanissimi attori dell'Accademia vesuviana di teatro e cinema sono bravi ed entusiasti, affiancati da attori di grande calibro e vis drammatica.
 

 

Gianni Sallustro interpreta Malvolio, il primo maggiordomo della casa della contessa Olivia.

Di umili natali, cerca disperatamente di affrancarsi dalla sua condizione subordinata e sogna un futuro di gloria e ricchezza. Sempre con la puzza sotto il naso, fustiga i costumi altrui. Il suo interprete, supportato dal regista, ha voluto conferire al personaggio un'ulteriore coloritura e profondità, facendogli percorrere una parabola psicologica. Vittima della sua vanità, che lo fa camminare in bilico tra amore e follia, una volta scoperto l'inganno, egli perderà ogni velleità e apparirà un uomo amareggiato, svuotato, deluso, affranto. La sua minaccia di vendicarsi appare poco convinta, come un'arma spuntata, e abbandona il palco ignorato da tutti.
 

 

Il suo alterego femminile è Maria, la nutrice di Olivia, interpretata dalla bravissima Nicla Tirozzi, che esercita verso quest'ultima un ambivalente spirito materno, fatto di protezione e di un legame simbiotico e controllante.

Se Malvolio rimane vittima delle sue fantasie di vanagloria, che lo fanno divenire protagonista di uno spietato inganno messo in atto da Maria e dal resto della servitù, la donna, alternando "bastone e zuccherino" sa esercitare un grande potere personale, utilizzato non solo per punire l'austero maggiordomo, ma anche per farsi sposare da  sir Tobia, nobile dedito al vizio dell'alcol, per nascondere la sua mancanza di coraggio dietro un'apparenza goliardica.
 

 

Gianmarco Cesario, supportato nella decodifica delle sfumature dell'opera di Shakespeare da Gianni Sallustro, dona a questa piece un'anima rock, particolarmente moderna, coraggiosa e all'avanguardia, affrancandola dal rischio della mera ripetizione della tradizione. La trasporta negli anni ottanta - in in cui per la prima volta, come spiega il regista, sono caduti i rigidi steccati distintivi tra i due generi - e la illumina con luci psichedeliche e costumi colorati e iridescenti, ognuno dei quali, realizzati da Melissa De Vincenzo, ricorda una popolare icona pop -  rock: da Freddie Mercury a Cindy Lauper, passando per Prince e Loredana Bertè.
 

 

Quando l'inganno è svelato e il mistero soluto, l'amore può finalmente essere vissuto alla luce del sole e in maniera legittima. Ma ci sono dei grandi esclusi, che vengono letteralmente abbandonati. Si tratta di Valentino, la guardia del corpo del duca Orsino, la cui dedizione va ben oltre il semplice affetto e del comandante Antonio, che non cela il suo amore per Sebastian. Un sentimento che lo spinge a tornare in una città nemica e a mettere in pericolo la sua stessa vita.

L'amarezza è inevitabile ma, come ricorda Feste il folle, la vita è così: giorni di pioggia, per alcuni, si rivelano giorni di sole e di letizia per altri.
 

 

I giovani salgono sulle spalle di giganti attoriali di lungo corso, generando un vortice di passione, di allegria e di riflessione che cattura il pubblico, che li applaude a scena aperta. 

I protagonisti
 

Adattamento e regia: Gianmarco Cesario

Sul palco: Gianni Sallustro, Nicla Tirozzi, Alessandro Cariello, Davide Cariello, Nancy Pia De Simone, Vincenza Granato, Luigi Guerra, Noemi Iovino, Domenico Liguori, Carlo Paolo Sepe,Tommaso Sepe, Salvatore Ciro Tufano, Gennaro Zannelli.

Luci e audio: Marcello Radano

Costumi: Melissa De Vincenzo.

Aiuto regia: Maria Crispo e Lucia Saviano.

Produzione: Talentum production e Accademia vesuviana del teatro e del cinema di Gianni Sallustro in collaborazione con il Teatro Instabile Napoli.

Le foto sono state fornite dall’ufficio stampa.

lunedì 13 aprile 2020

In viaggio con Internettuale tra tour virtuali e film da vedere e rivedere


1   Internettuale, un nome, che designa un percorso di ideazione, scrittura e condivisione, nato dalla crasi tra la parola internet, uno strumento che, nel suo uso positivo, ha ampliato gli spazi ed i modi di espressione del pensiero e della creatività indivividuale e collettiva (questo periodo di quarantena ce ne sta dando un'ulteriore prova), contraendo al contempo tempi e distanze fisiche, e il vocabolo intellettuale, da intendersi come la capacità di divulgare in maniera affascinante, coinvolgente e mai banale, scontata o noiosa.

     L'idea è venuta a Mariano Cervone, che oggi cura il coordinamento generale di un polo museale partenopeo. 
    
     

      Figlio delle periferie, di quella Scampia troppo spesso balzata agli onori (o disonori) della cronaca per fatti che si tingono di nero, quest'ultimo rivendica, invece,  la forza propulsiva delle periferie, che non significano solo marginalità, emarginazione e degrado, ma che possono assurgere, attraverso un'adeguata operazione di valorizzazione ed emancipazione dai retaggi più deteriori, a incubatore di idee, talenti e iniziative di riscatto territoriale, grazie alla loro ricchezza sociale ed antropologica, che le rende custodi di usi e tradizioni e di una memoria storica importante. 

       



     Internettuale rappresenta un microsmo, in continua espansione grazie a passione, cura dedizione e profusione di competenze, che si dipana attraverso i mille volti, le strade ed i vicoli della cultura, quella vissuta in prima persona e raccontata, con emozione ed all'insegna della condivisione, da Mariano, ma anche e soprattutto quella meno nota, conosciuta e acclamata. 
     
    Quella che vive e respira piano e che dev'essere assolutamente riscoperta, vissuta e valorizzata. 

     Un'anima palpitante che si è fatta conoscere attraverso la forza amplificatrice delle piattaforme social.

     



    Questa Pasquetta, dunque, ben lungi dall'essere oziosa e statica, può tradursi, tra un'aperitivo in videochiamata con gli amici e una rilassante ora di sole goduta sul balcone o passata affacciati alla finestra, in una preziosa occasione per conoscere più da vicino, ed in anteprima, Gli Scavi di Pompei, l'Hermitage di San Pietroburgo, la mostra dedicata al genio pittorico di Raffaello e tante altre bellezze del Belpaese e del mondo.

    Ad  una certa ora, poi, sedetevi comodi: si alzi il sipario dei piccoli e grandi teatri o inizino le proiezioni cinematografiche, a delineare un percorso che si snoda attraverso varie tappe geografiche e dell'anima.

    Adesso passiamo la parola a Mariano per descriverci il suo viaggio nella genesi e nell'evoluzione della sua idea progettuale.


     D. In quale momento storico della tua vita nasce Internettuale?

R. Mi ha sempre accompagnato l’idea di un blog in cui parlare di arte e cultura, ma l’ho realizzato solo qualche anno fa, quando il desiderio di scrivere e farmi leggere era tale, che avere un posticino mio nel web è diventata una vera e propria esigenza. Così, qualche anno fa, iniziai a scrivere di getto, senza una vera e propria linea editoriale, ma guidato solo dalla mia passione.

      D.    Quali passi hanno condotto a idearlo?

R. Tutto parte dalla registrazione del dominio. All’inizio è solo un gioco, “internettuale”, un nome come tanti. Poi, a mano a mano che scrivi post, cominci ad avere piccoli riscontri: un like, un commento, una mail, l’affetto di chi ti legge. E così inizi a pensare che potrebbe diventare qualcosa di più, quel sogno nel cassetto che per anni hai tenuto nascosto. 

D. Com’è struttura?
 
R. È suddiviso in sezioni: i lettori possono sfogliarlo scegliendo gli argomenti di loro interesse, come arte, eventi e mostre, letteratura oppure fare una comune ricerca per keywords. Immagino il sito, www.bloginternettuale.it come un pianeta intorno al quale faccio ruotare i satelliti dei social come twitter e instagram dove i lettori, o follower come si definiscono, trovano contenuti come foto e video.

 

D. Come decidi quali temi trattare?

Seguo molto l’istinto. Parto dal presupposto che se un argomento mi incuriosisce può interessare anche i potenziali lettori. Generalmente preferisco parlare di ciò che vedo e visito personalmente, come mostre e musei. Prediligo anche luoghi poco noti, aneddoti, curiosità e amo molto parlare di Napoli, la mia città. Non c’è una vera e propria linea editoriale, piuttosto una linea della passione a guidarmi. 

D. Con quali altri progetti di vita e di lavoro lo condividi?

R. Mi occupo del coordinamento generale di un polo museale napoletano. Quindi il lavoro e le mie passioni confluiscono nel mondo dell’arte, e ciò mi aiuta a scovare argomenti di cui trattare. Lavorare in un ambiente culturale, in cui si realizzano grandi mostre d’arte e si ha la possibilità di incontrare tanti professionisti del settore, ti consente di guardare al mondo della cultura, e dell’arte naturalmente, anche con uno sguardo critico.



D. Ai tempi del Covid 19, Internettuale è diventato ancora di più un punto di riferimento tra tour virtuali e proposte di film che aiutino a viaggiare con la fantasia. Quali altri temi hai intenzione di affrontare in questo periodo specifico?

R. Proprio ieri ho parlato dell’origine della Pastiera. In un momento come questo i lettori hanno bisogno di evasione e di un modo di “fare cultura” che coniughi informazione e intrattenimento, una sorta di infotainment all’americana. È per questo motivo che mi propongo di trattare ancora argomenti che aiutino a sognare, visitare luoghi con la fantasia, a pensare ad un “dopo”, quando la quarantena finirà e potremo via via scoprire di nuovo il mondo che ci circonda. 

D. Internet ed intellettuale: che impatto hanno le nuove tecnologie sulla genesi dell’arte, sulla sua fruizione ed in generale sulla nostra identità, sulle relazioni e sul tempo libero?

R. Già quando facebook è entrato a far parte delle nostre vite quindici anni fa, le relazioni personali sono profondamente cambiate: prima gestivamo i nostri rapporti attraverso “squilli”, SMS e telefonate, poi da condivisioni, like e commenti. Oggi on-line ci sono infinite possibilità di comunicare: fotografie, messaggi, video che hanno giocoforza influenzato anche il mondo dell’arte. Le opere, le mostre, i musei sono usciti dalle sale espositive per arrivare direttamente sui nostri smartphone, tablet e PC e ciò contribuisce alla creazione di un modo più immediato di fare cultura, che può e deve affascinare anche, e forse soprattutto, i più giovani e giovanissimi.





D. Chi è per te un intellettuale, come potrebbe essere caratterizzato oggi?

R. Un intellettuale per me è un uomo come Alberto Angela, che ammiro da sempre, e a cui mi ispiro. È a lui che credo somigli, o dovrebbe somigliare, un intellettuale, a chi fa divulgazione scientifica spiegando cose diverse tra loro e anche molto complesse in modo facile, affascinando gli altri e suscitando in loro la voglia di scoprire ancora.

D. Qualche consiglio per passare la Pasquetta all'insegna della cultura, tra tour virtuali e cinema?

Ce n'è davvero per tutti i gusti, per chi voglia perdersi, per ritrovarsi davvero, tra le strade ed i vicoli della cultura nostrana ed internazionale. Qui, se vi va, qualche spunto:











lunedì 23 dicembre 2019

Napoli e la bellezza in mostra tra sacro e profano


Popolo d'amore o popolo di libertà avrebbe chiesto Luciano De Crescenzo? I Napoletani sono, si sa, un popolo d'amore: quindi a noi piace il presepe: lo ribadisce anche Eduardo quando chiede al figlio, con stizza e delusione crescente, "T' piace o' presepe?"

Anche se tutto sommato nemmeno l'albero con le sue luci ed i suoi addobbi è disdegnato, perchè i Partenopei, in bilico tra un pastore e un omino di latta, ci stanno bene, così come mantengono il giusto equibrio tra spiritualità cristiano-cattolica e pagana, come testimoniato dall'antropologo Ernesto De Martino nel suo Sud e magia, dove analizza gli usi ed i riti legati al malocchio ed alla jettatura (o Jattura).

Nei prossimi giorni, dunque, spazio ad un bel bagno rilassante, da veri uomini d'amore che danno valore al tempo della condivisione e del benessere.

Dopo, però, prendetevi il vostro giusto  tempo per visitare l'esposizione di arte presepiale Natale è a Napoli, dedicata a quella forma di artigianato tipico che affonda le radici nel '700 e trova una forma espressiva in ogni casa, con una tradizione secondo la quale al presepe, alla sua struttura, ai suoi personaggi, alle casette ed al laghetto con l'acqua che zampilla, si lavora tutto l'anno, con uno zelo che si trasmette di padre in figlio.

Arte presepiale al cubo, è il caso di dire: trasposta non solo in oggetti d'artigianato di raffinata fattura, ma anche in immagini, proposte in una doppia versione: una mostra a latere, a cura di Rosario Morisieri, fortemente voluta dal prorettore dell'Ateneo Federiciano, Arturo De Vivo, dedicata agli antichi mestieri partenopei: non solo maestri artigiani, ma anche legatori, pizzaioli, orologiai, gli stessi fotografi, e tanto altro. Tre è il numero perfetto, che porta fortuna, e tre sono le opere che ogni autore in mostra espone. Sono ritratti anche gli artisti intenti nella realizzazione dei loro pezzi unici ispirati all'arte del presepio. 



Location il Real Museo Mineralogico in via Mezzocannone, 8, che annovera questa doppia esposizione tra le attività che il Centro Musei dell'Ateneo federiciano organizza per le festività natalizie. 

Fino al 5 gennaio 2020, dunque saranno esposte le opere di alcuni maestri di arte presepiale in perfetta armonia con le forme, i colori, i riflessi magici, dei minerali esposti pemanentemente in quegli spazi, a  memento delle ere passate, presenti e future. 
 
Opere in mostra di: Tiziana D'auria, Antonio Esposito, Pasquale Manzo, Claudio Cuomo,  Vincenzo e Gianluca Sorgente, Carmine Menna, Vincenzo Canzanella, Guglielmo Muoio, Marcello Aversa, Gianni Sinno, Sergio Pinfildi, Sofia Fer ed i fotografi Annunciata Romano, Federico Righi, Angelo Moscarino, Teresa Spagnoletti, Salvatore De Rosa, Giulia Morrica, Imma Auriemma, Francesca Fratta, Roberto Palmieri, Antonella Dini.

Per i visitatori una bella sorpresa: la possibilità di portare con sè un pezzetto di quella magia e di regalarla per augurare un sereno Natale: saranno infatti donate delle cartoline, realizzate grazie alla collaborazione tra il Comune di Napoli, l'Ateneo Federiciano ed il Centro Museale delle Sciene Naturali e Fisiche.

A realizzare gli scatti il fotografo Bruno Ciniglia.

"Gli scatti che fermano la magia e la bellezza di questi pezzi d'artigianato - dice - sono stati realizzati nel mio studio prima dell'allestimento".

IL PERCORSO

Quest'anno l'arte di Bruno Ciniglia ha avuto vari significativi momenti in cui fare mostra di sè.

Tra i vari snosi tematici, si è conclusa il 12 novembre scorso la V Edizione del Napoli Expó Art Polis

"Lo scatto relativo a 5 persone che rappresentano i 5 continenti - spiega Ciniglia - era esposto nel formato di 100cm x 200cm. Tra le oltre 200 opere realizzate attraverso varie tecniche e linguaggi, tra pittura, scultura e fotografia, proprio la mia, con mio grande onore e con immensa gioia, è stata scelta come fotografia rappresentativa del tema dell’Expo’ e utilizzata, di conseguenza, per il comunicato stampa della rassegna d’arte del Mediterraneo. In base a questa pregnante rappresentatività, è stata poi pubblicata su numerose testate giornalistiche a carattere regionale e nazionale, a corredo del racconto dell'esposizione. Il messaggio che volevo lanciare con questa foto, che ha trovato una lettura speculare e sincronica da parte dei visitatori era: Mille colori, Napoli Città dell’accoglienza. ".

L'autore ribadisce come lo scatto alluda a cinque continenti, cinque etnie, cinque ideologie. Napoli/Italia/Europa è incarnata dalla giovane ragazza che domina la fotografia e accoglie, con sguardo autorevole ma sereno, gli altri cinque continenti, compreso il continente americano che, con fare dubbioso altero e ipercritico, di sufficienza, osserva il resto del mondo. Sullo sfondo si nota sollevarsi un fumo colorato, che non a caso riproduce i colori dei cerchi olimpici: quindi i colori inclusi in tutte le bandiere delle nazioni.





Particolarmente amata ed apprezzata una piccola chicca: La rosa mille colori, stampata nel formato 20cm x 20cm e incorniciata con  passa passepartout 50cm x 50cm, contornata da una cornice bianca in legno massello.

"Incuriosiva tutti - continua il fotografo -  in quanto credevano fosse un dipinto. In realtà era una  fotografia stampata su un supporto serio, ovvero, carta Hahnemühle museum fine art Rag matte, che dava una forte sensazione di profondità data dall’elevato contrasto ottenuto dal tipo di illuminazione, utilizzato in studio per la realizzazione, dall’elevata qualità prodotta dalla Pentax 645z e dall’obiettivo macro Pentax 120mm (parliamo di medio formato digitale)".

Il senso di accoglienza è trasmesso dal dialogo tra i vari colori che caratterizzano la rosa, integrandosi armoniosamente tra loro, e che avvolgono nel loro abbraccio protettivo il bocciolo che pian piano si apre all’esterno rendendosi completamente disponibile. Un inno alla vita è rappresentato, come evidenzia lo stesso autore, dalle goccioline di rugiada che delicatamente bagnano i petali del fiore, abbeverandolo.



"La qualità ed il pregio di questa fotografia - continua Ciniglia - sono state riconosciute pienamente dal pubblico. Non a caso è stata venduta al Pan al costo di 500 euro. Una visitatrice e suo marito se ne sono innamorati e l’hanno acquistata durante il finissage".

Oltre che a Napoli Expo' Art Polis, svoltasi al Palazzo delle Arti di Napoli, Bruno Ciniglia è stato presente, con le sue opere, anche alla mostra Mare Nostrum, ospitata nei suggestivi scorci di Castel dell'Ovo.



Duplice veste, da autore e tutor di giovani leve, per un'altra esposizione, ubicata nel Complesso monumentale di San Domenico Maggiore: I colori dell'Inclusione, caratterizzata da ben 133 foto, realizzate da 49 fotografi.

"Assieme ad altri sei valenti colleghi abbiamo supervisionato il lavoro di sette gruppi composti da sei fotoamatori che, con il loro intuito, la loro passione e la nostra guida, hanno realizzato dei progetti formati da 3 fotografie legate tra loro da una storia o un tema comune, che narrano le variegate vie dell'inclusione".

mercoledì 8 maggio 2019

Dimora dell'Artista: cura dei dettagli nel cuore antico di Lecce


Di esempi del fatto che crederci è potere, in un’epoca dove spesso la speranza rischia di cedere il passo alla disperazione ed al vuoto progettuale, laddove la crisi economico-finanziaria morde, ce ne sono tanti e molti provengono da un Sud dove le bellezze paesaggistiche, culturali, storiche ed archeologiche e  la propositività si impastano con criticità ataviche, con (e contro) le quali solo l’impegno, la competenza e la capacità di ripensare il proprio percorso esistenziale permettono di confrontarsi.



Ne è dimostrazione un B&B situato nel cuore antico di Lecce, città maestosa e magica definita come la Firenze del Sud, costruita con una pietra talmente bianca e brillante da rivaleggiare con la luce solare, di cui assorbe e riflette i raggi fulgidi. Una piazza così centrale, quella dedicata a Sant’Oronzo, che si suole dire che tutte le strade portino a lei, così come, per altri versi ed in altri luoghi, tutte le vie portano nell’urbe eterna: Roma.



Nel cuore della piazza troneggiano i resti dell’Anfiteatro Romano, che richiama alla memoria millenni di storia ed all’interno del quale si percepisce il respiro profondo di un tempo antico.
In città, poi, da una parte occhieggia il Castello di Carlo V, da poco restituito a nuova vita e reso fruibile al pubblico. Dall’altra, la maestosità della chiesa dedicata a San Matteo, vero e proprio trionfo del Barocco leccese. 



Ed ancora, la Basilica di Santa Croce, con la sua facciata, attualmente in fase di ristrutturazione, che sembra impreziosita da un elaborato, ma delicato, ricamo all’uncinetto.

Un B&B dal sapore raffinato, allestito per garantire un comfort high level, associato ad uno stile ricercato, quello post-industriale che richiama gli anni ‘60.



Il suo nome ne suggerisce l’unicità e l’atmosfera bohemien: si tratta, infatti, della Dimora dell’Artista, di cui è titolare Gaetano Corlianò assieme a Massimo Meo.

Un’avventura, quella all’interno dell’ambito della ricettività turistica, iniziata circa due anni fa, quando Gaetano, assieme al suo amico Massimo, si imbatte in uno stabile ottocentesco, di gran pregio, situato in via Federico D’Aragona.

Gaetano e Massimo per 30 anni si sono dedicati, anima, corpo e cuore, ai supermercati della grande distribuzione (GDO) e quell’esperienza nevralgica e pluriennale, di lunghissimo corso, decidono di portarla con sé ed utilizzarla in questa nuova impresa, avviata all’insegna della valorizzazione del territorio, delle sue bellezze e delle potenzialità insite proprio nel segmento della ricettività turistica.



“L’esperienza della grande distribuzione – spiega Gaetano – è stata importantissima, perché mi ha permesso di acquisire e di padroneggiare l’utilizzo delle tecniche di marketing, che ci hanno permesso di fare il nostro ingresso sul mercato, nonché di assumere consapevolezza e dimestichezza nella gestione del rapporto con i clienti, un pubblico eterogeneo che abita anche l’ambiente  turistico. 

Per grande distribuzione, infatti, si intende un ambiente di circa 1000 metri dove il contatto umano appare basilare, tale da sviluppare l’atmosfera tipica di una casa e di una famiglia. Mentre nell’ipermercato, date le dimensioni, il cliente è ridotto ad un oggetto, nel supermercato si ha modo di parlarci, di conoscerlo bene e di potergli dispensare consigli mirati”.



L’immobile ottocentesco, situato nel cuore del centro storico, sembra avere davvero le carte in regola e così i due amici, divenuti soci in affari, danno il via alla ristrutturazione e innovano soprattutto nell’arredamento, lasciando intatto il fascino discreto ed elegante dell’edificio.



“L’architetto – continua Corlianò -  si è molto divertito nell’immaginare e realizzare il design degli interni. Abbiamo, infatti, deciso di ispirare lo stile all’industria degli anni ’60, facendo dialogare antico e moderno industriale. Questo per diversificare il nostro B&B dagli altri: così abbiamo lasciato intatti i muri del palazzo storico, modificando perlopiù gli arredi e l’immensa scala d’ingresso, che attualmente non è più costituita da pietra leccese, bensì è realizzata in ferro”.



L’INCOMING


Il flusso di turisti che si recano nel Salento e scelgono di farsi coccolare dalle atmosfere de La Dimora dell’Artista sono per il 40% Italiani e per il 60% stranieri, provenienti da tutto il mondo, in particolare da Francia, Inghilterra, Polonia e Romania (sono proprio questi ultimi a chiedere spesso i servizi extra-lusso e top), senza dimenticare gli Americani.




Tanti i pacchetti proposti: dai tour a zonzo attraverso il Salento, ai pranzi in agriturismo, passando per le degustazioni di vini dal flavour intenso e le gite a Matera con i suoi sassi e le sue mille suggestioni e sfumature.  Con l’approssimarsi della stagione estiva, inoltre, è allo studio la possibilità, fattasi sempre più concreta, di offrire un servizio-navetta per recarsi a mare sia sul versante adriatico sia su quello ionico e la stipula di convenzioni con alcuni lidi balnari.




“Lo scopo – evidenzia Corlianò – è favorire la conoscenza del territorio. Gli stranieri, in generale, si affidano in maniera totale, sin da subito, alle nostre proposte, mentre gli Italiani, inizialmente, sono più diffidenti e propensi al ‘fai da te’, ma poi finiscono per incuriosirsi e per lasciarsi conquistare dai nostri suggerimenti e non rimangono mai delusi da ciò che offriamo”.

UNA NUOVA AVVENTURA 

A marzo del 2019, poi, Gaetano, assieme a Massimo e a sua moglie Ornella, decide di lanciarsi in un ulteriore sfida ricettiva grazie alla scoperta di una nuova struttura “davvero bellissima”, questa volta situata in via Gorizia, a poca distanza da Porta Rudiae, la porta più antica tra i quattro ingressi alla città (ci sono anche Porta Napoli, Porta San Biagio e Porta San Martino). Nasce così la Dimora dell'Artista II.




“Si è trattato di un progetto la cui realizzazione si è rivelata più veloce e meno impegnativa, a livello strutturale. Ovviamente tutte le fasi di start up risultano molto laboriose ed implicano un momento, della durata di circa un anno, caratterizzato da quella che potremmo definire come sofferenza iniziale sistematica. Infatti, per farsi conoscere, è necessario offrire tutto ciò che offrono gli altri, ma spesso anche molto di più, a prezzi concorrenziali. Nella fase iniziale, particolarmente importante risulta il patrimonio di buone recensioni che si riesce a capitalizzare, corrispondente ai feedback lasciati da altrettanti clienti soddisfatti, la cui eco viene amplificata attraverso le condivisioni e l’utilizzo dei social network”.




Attenzione, però, ammonisce il titolare: quello compiuto sulle piattaforme create per far conoscere ai clienti le strutture ricettive esistenti, le loro peculiarità ed i servizi offerti,  è un lavoro costante, certosino e multitasking, cioè compiuto contemporaneamente su più realtà multimediali, su cui è indispensabile operare: da Booking ad Expedia, passando per Airbnb, visto che ogni strumento presente sulle intricate vie del web ha le sue specificità, indispensabili per intercettare una certo tipo di clientela, in giro per il mondo.