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domenica 6 marzo 2022

Il coraggio di Ofelia raccontato da Viola Di Caprio al Tram di Port'Alba

 Ofelia, protagonista de La risposta di Ofelia di e con Viola di Caprio vive una situazione claustrofobica e sarà in scena al Tram di Port'Alba fino a stasera, domenica 6 marzo, alle 18:00.

Isolata in una stanza del castello di Amleto vorrebbe vivere, scoprire, capire, amare... ma tutto questo sembra inesorabilmente esserle precluso.


 

Da forze esterne, che complottano, tramano e decidono per lei, cercando di muoverla come una pedina. E da forze che si agitano dentro di lei, boicottandone il conato di indipendenza... per paura, senso di inadeguatezza o semplicemente perchè il suo essere delicata e pura cozza ed è poco funzionale al mondo circostante.

Così lei si muove con un casco da speleologo che la aiuta a sondare il buio e una corda, che diviene al contempo limite, che la supporta nell'orientarsi, ma non riesce a fare il passo decisivo, che la porti definitivamente fuori da lì. Ci prova e riprova, ma poi si ritrae spaventata e attonita.

“La risposta di Ofelia nasce per un workshop di fotografia di scena, si delinea attraverso le sole battute originali di Shakespeare rese insieme a dei movimenti, per creare qualche variazione utile ai fotografi – spiega Viola Di Caprio che con La risposta di Ofelia è al suo secondo testo originale -.  Inizio a pensare a uno spazio per il personaggio; intanto a Napoli trovo, per caso, il costume adatto (in quel negozio, a piazza Trieste e Trento, ce ne sono ancora tanti, di tanti colori!). Mentre Ofelia studia e gioca con le battute e la sua danza, arriva marzo 2020 e il workshop di fotografia viene annullato. Ofelia resta in casa con me in lockdown, ci facciamo compagnia, immaginando le sue stanze, la sua condizione, il suo percorso non detto, fino alla risoluzione finale, e cerchiamo un’altra voce, ad aggiungersi e a sporcare il meraviglioso sound shakespeareano, fatta di assurda immaginazione”.

Il personaggio di Ofelia ormai respira di vita propria, condivide l'isolamento con Viola e le cammina al fianco, in attesa di mostrarsi al pubblico.

L'occasione arriva quando lo spettacolo viene selezionato al Roma Fringe Festival 2021 e debutta nella Capitale, al Piccolo Eliseo, in un teatro ancora senza pubblico.


 

"Con l'artificio narrativo del casco dotato di luce - racconta Viola - volevo anche far vedere, mentre avanzavo verso il palco nel teatro vuoto,  l'assenza così stridente degli spettatori".

Mentre Ofelia resta chiusa nel suo micromondo, dialogando con i fiori, i cui significati le sono stati lasciati in eredità dalla madre morta prematuramente - il ranuncolo, la viola del pensiero, simbolo di una dolcezza intensa ma effimera e transeunte, il ciclamino, la margherita, le orchidee - il mondo irrompe violentemente a squarciare la sua intimità.

Prima il principe danese, discinto e sofferente, si presenta a lei durante la notte. In seguito giunge lo spirito della madre-fata, che la protegge e la incita a vivere e a non consumarsi fino a scomparire, cancellando le tracce del suo passaggio su questa terra. Poi la regina Gertrude, volgare e sguaiata, ma vitale, che la esorta a vivere senza sensi di colpa la carnalità "a carrettate".

Personaggi autonomi, sospesi tra questo mondo e l'altrove - dove si racconta che le anime dei trapassati giochino a dadi e dove ben presto arriverà Polonio con la sua ansia di comando - ma anche, forse, istanze conflittuali che si agitano all'interno dell'anima e del corpo della stessa Ofelia.

"Alla fine Ofelia - racconta Viola - è sotto scacco - rinnegata da un mondo che non le concede davvero la possibilità di scegliere, privata della possibilità di un amore puro e sincero, non può far altro che astrarsi da questo contesto di senso e significato, sottraendosi alla sua violenza. Infatti dopo la morte del padre crollerà tutto il suo universo. Tutto precipita, ma lei non si fa corrompere... non si incattivisce".

Così, come una sirena, dopo un breve volo, si immerge nelle acque e affonda, continuando a cantare strofe di vecchie canzoni confortanti.


 

Viola Di Caprio interpreta magistralmente tutti i personaggi, cambiando stili e timbri. Manipola con coraggio il testo shakesperiano. Ne sporca il sound, ma allo stesso tempo rimane fedele al suo spirito e al suo "sangue" contemporaneo e criptico,

domenica 24 marzo 2019

Il coraggio di guardare avanti: fotografia della crisi, tra dolore e speranza

Il coraggio di guardare avanti. E' questo il nome del cortometraggio scritto, diretto ed interpretato da Diego Macario, presentato  lo scorso 21 marzo al cinema Plaza.

In dieci minuti è condensato il dramma di un imprenditore virtuoso, che porta avanti le attività di un'impresa sana godendo della fiducia dei clienti e dei vari stakeholder .



Ma ad un tratto nuvole scure, cariche di pioggia e di cattivi presagi, si addensano all'orizzonte. Spira forte il vento della crisi e gli strali di questa bufera non risparmiano nessuno.

"Raccontare tutto in dieci minuti non è facile - spiega l'attore e regista -. La crisi, cominciata agli inizi degli anni 2000, travolge tutto e tutti. Nel corto sono trattati diversi aspetti. Si accenna anche al fenomeno delle tangenti, ai soldi che è necessario dare agli 'amici' per poter lavorare tranquilli".

Una tempesta che non travolge e distrugge solo la vita professionale, ma investe anche la sfera personale e familiare, troncando legami, apparentemente solidi, ispirati a sentimenti di fiducia e credibilità.

"Il protagonista - continua Macario - racconterà anche di quando è stato costretto a licenziare i propri dipendenti e di come si sia amaramente reso conto dei voltafaccia: ormai tutti gli oppongono, proprio malgrado, un no, gli dicono che non è più possibile".



Di fronte ad un muro di rifiuti e di impossibilità sopraggiunte, il protagonista è assalito da pensieri suicidi, mentre le spire della disperazione lo avvolgono, spingendolo su una strada pericolosa e sdrucciolevole di non ritorno.

Ma ecco che, tra le nuvole temporalesche, si fa spazio un raggio di sole: quello della speranza e del coraggio di non darsi per vinti.

"La speranza trova sempre posto: non a caso il corto si chiama Il coraggio di guardare avanti. Ci vuole quella che possiamo definire fortuna, ma anche e soprattutto la determinazione di cambiare prospettiva e vita. Nel caso del protagonista, ciò è reso possibile dalla sua passione per il teatro, che egli trasforma in un lavoro".

Traendo ispirazione dalla vicenda autobiografica di Diego Macario, il corto è realizzato in collaborazione con l'associazione Angeli della Finanza, che sostiene, offrendo assistenza e supporto psicologico, famiglie ed imprenditori in difficoltà (per conoscere le attività dell'associazione clicca qui) e con il patrocinio morale del Comune di Napoli. Tutto è reso più intenso dalle musiche di Luigi Scialdone, già premio Raffaello per la colonna sonora di Gatta Cenerentola. A tratteggiare gli scenari della crisi anche gli attori Marilù Armani (che, durante la presentazione, ha letto alcune toccanti testimonianze di persone disperate che si sono rivolte ad Angeli della Finanza), Carmine Imbimbo, Nino de Santis e Paolo Perrotta, che hanno offerto la loro amichevole partecipazione.

L'espediente narrativo è quello che vede il protagonista affacciarsi al balcone e, in attesa di ristorarsi con il sapore ed il profumo di una tazzina di caffè, raccontare l'accaduto ad un vicino.

Le atmosfere strizzano l'occhio a quelle della scena "del caffè" che vede protagonista il professore interpretato da Eduardo De Filippo in Questi fantasmi, che Diego Macario ha voluto omaggiare, ricordando l'umorismo pirandelliano, dal retrogusto profondamente amaro, del grande maestro del teatro non solo partenopeo, ma italiano.



Macario, mentre parla, guarda l'orizzonte reso plumbeo da una pioggia copiosa ed insistente. Solo alla fine riuscirà ad avere la meglio il sole, simbolo di speranza e di una rinascita possibile, rischiarando l'orizzonte ed il futuro.

Per vedere il trailer clicca qui

Per vedere l'intervista (con videoriprese a cura di Bruno Ciniglia) clicca  qui



LO SCENARIO DELLA CRISI

I numeri del primo semestre del 2018 descrivono un fenomeno drammatico, che non parla solo  il linguaggio dei massimi sistemi, dei flussi economici e finanziari, ma che descrive soprattutto la disperazione di imprenditori e famiglie la cui vita è sospesa su un baratro.

Nove aziende chiuse in un anno e 350 suicidi di imprenditori.

"Il nostro scopo associativo - spiega Domenico Panetta, presidente e fondatore - è quello di offrire uno spiraglio di luce a chi è in una difficoltà tale da non percepire alcuna via d'uscita. Questo si è  tradotto, tra il 2015 e il 2018, in 7 suicidi evitati, circa 1300 persone aiutate, e 1500 richieste di aiuto giunte durante gli eventi, via telefono ed e-mail. Prima di agire, l'associazione richiede l'estratto conto della famiglia, così da sincerarsi della veridicità di quanto affermato nelle e-mail".




Il problema, secondo Panetta, risiede nella mancanza di una sana educazione finanziaria, che cominci dalle scuole primarie.

Ai ragazzi dovrebbero essere trasmesse, poi, non solo nozioni teoriche ma anche pratiche.

"Spesso - continua Panetta - vengono venduti ai clienti prodotti finanziari inadatti alle loro esigenze, che fanno solo budget per l'istituto bancario e finanziario".

Uno dei settori imprenditoriali più colpiti è quello dell'edilizia, come evidenzia Federica Brancaccio  presidente dell'Acen, l'Associazione dei Costruttori Edili di Napoli, che negli ultimi dieci anni ha subito durissime ripercussioni e che tuttora non sembra assistere a reali segnali di ripresa. 

Il settore, a conti fatti, ha perso circa il 30% delle imprese, secondo gli addetti ai lavori, e 700mila posti di lavoro.

"Il tessuto economico italiano - spiega la presidente Acen Napoli - si è sempre retto e si regge tuttora, seppur malamente, sulla piccola e media impresa, spesso a conduzione familiare. Sono queste, infatti, che nelle loro azienda ci mettono la faccia ed i loro beni, persino la casa. In questi ultimi anni si sono favoriti i grossi gruppi finanziari: attualmente si fanno i conti con i cosiddetti crediti deteriorati, vale a dire che le banche devono liberarsi di tutti quei crediti che non abbiano alte possibilità di rientro".




Come fare, dunque? Secondo i rappresentanti di categoria, i gruppi bancari svendono questi crediti dal destino molto incerto a fondi speculativi, perlopiù esteri, che, a ben vedere, sono assistiti dallo Stato.

"Si tratta per la maggior parte - continua Brancaccio - di crediti assistiti da garanzie reali, il che vuol dire case e palazzi, cui corrispondono vite in difficoltà. La nostra proposta, per ora rimasta inascoltata, è stata quella di spostare l'asse dalle garanzie di Stato dai fondi speculativi ai piccoli e medi imprenditori. Siamo riusciti ad ottenerlo, purtroppo, solo per quei crediti non ancora in sofferenza, ma che risulta possano incorrere in un alto rischio di sofferenza".

Gli addetti al settore, evidenziano come i provvedimenti politici di lungo respiro siano diretti alla salvaguardia dei grandi gruppi finanziari.

"Non è nostra intenzione - ribadisce la presidente Acen Napoli - criminalizzare le grandi imprese, ma di fatto, da noi non ce ne sono. Quelle che, comunque, sono a rischio fallimento verranno salvate dallo Stato, ma a valle c'è tutto il microcosmo delle imprese piccole e medie, dei fornitori, che attualmente sono in grande difficoltà e che naufragheranno".

A farle eco Angelo Pisani, presidente di Noi Consumatori, autore, assieme a Massimiliano Toriello, del libro Rottamati e scudati: "Nell'economia reale ciò che conta è l'attenzione posta in merito alla pressione fiscale ed alle imposte che crescono. Quel che è certo è che occorre vigilare ed intervenire ai primi campanelli d'allarme,senza aspettare di cadere nel baratro. Esempio virtuoso  è quel che è accaduto nel quartiere Vomero, dove è nato un tavolo di vigilanza sulla rivalutazione degli immobili. Quando vi è un debito occorre guardare subito all'interno dello stesso, per capire se nasce dall'errata applicazione di una legge o dalla riduzione della capacità reddituale".



Secondo gli addetti ai lavori, all'interno del tessuto economico e sociale occorre che gli sportelli antiusura e le associazioni antiracket facciano fronte comune.

UNA GUERRA INVISIBILE CHE SI COMBATTE SUL FRONTE FINANZIARIO ED ECONOMICO

Non usa mezzi termini Francesco Amodeo, autore del libro inchiesta, vittima di un destino di censura, Matrix Europea.

"Il fallimento europeo e dell'euro è frutto delle azioni di gruppi ed organizzazioni di natura finanziaria - dice - . Si sta assistendo ad una vera e propria macelleria sociale, dove le Costituzioni vengono imbavagliate e modificate ad hoc, onde consentire un cambiamento deliberato del sistema economico, con uno spostamento di potere dal popolo e dalle democrazie alle tecnocrazie finanziarie. Uno svuotamento delle sovranità nazionali a favore del rafforzamento della finanza speculativa e delle oligarchie finanziarie".

Secondo quanto sottolineato con forza da Amodeo la crisi è un affare molto vantaggioso per le grandi multinazionali, che vedono il costo del lavoro abbassarsi vertiginosamente.

"Si tratta di organizzazioni ufficiali, ma che lavorano, di fatto, a porte chiuse - ribadisce Amodeo - come nel caso della Commissione trilaterale, che hanno letteralmente cambiato il sistema economico, togliendo potere alle democrazie e ai popoli. Si tratta di un golpe finanziario: nei loro documenti è possibile leggere, ad esempio, che le Costituzioni, di per sè troppo democratiche, non sono sempre applicabili. Queste organizzazioni comprano titoli di Stato stranieri ed i loro investimenti vengono salvati da un utilizzo ad hoc dei Trattati, delle misure di salvaguardia e del meccanismo di vigilanza preventiva e di quello di stabilità europei".


 **Le foto relative all'evento e le videoriprese sono a cura di Bruno Ciniglia

giovedì 19 luglio 2018

La pecora rosa: il coraggio di assumersi la responsabilità di una scelta

La Pecora Rosa, di Carlo Misaki Ditto (lo potete trovare alla Libreria Mondadori o su Amazon qui), è un romanzo che possiamo leggere su due livelli.


Quello contenutistico, che ci comunica l'idea di una consapevolezza raggiunta progressivamente

Una consapevolezza. che quindi lo rende contenutisticamente maturo; e quello della forma e dello stile, che appare incerto, immaturo, acerbo, tale da inciampare e cadere spesso o di fermarsi a un soffio dal precipizio degli errori di scrittura più grossolani.

Ma la forza di questo libro sta nella sincerità con cui vengono raccontate le fasi della vita di Claudio, alterego dell'autore,


"E' tutto autobiografico - spiega Carlo Ditto -. Ho cambiato solo i nomi per proteggere la privacy delle persone che si sono incarnate nei personaggi. Per il resto è tutto vero: sia le persone che le situazioni".


LA STORIA


Carlo sta per compiere  30 anni e, assieme ad un caro, amico, decisamente sopra le righe, rispetto al quale nel corso del libro si susseguono momenti di vicinanza e zuffe fisiche ed emotive, si appresta a festeggiare questo traguardo. Lo "taglierà" assieme amici vecchi e nuovi, attorniato da semplici comparse e persone significative. E con il suo amore.


Ecco perchè decidere di raccontare al lettore, e di ripercorrere dentro di sè, il patchwork di esperienze,di vita belle e brutte, ma sempre significative nella sua peculiare rielaborazione emotiva,  che l'ha condotto fin lì.


"Questo romanzo - evidenzia l'autore - ha costituito  una sorta di sfogo terapeutico. Sono riuscito a liberarmi da alcune zavorre ed a curare numerose ferite. A prendere le distanze da numerosi avvenimenti ed a interpretarli diversamente. A ricostruire un filo logico e soprattutto emotivo".



Quando Claudio comincia a narrare la sua storia ha 29 anni ma parte da molto prima e i frammenti vengono ricomposti solo quando Carlo, l'autore, ne trova la forza, perchè "le ferite sono state già curate. E' stata una sorta di pratica clinica per fare pace con se stessi, per chiudere un capitolo. Per andare davvero avanti e investire sul se stesso adulto, tra lavoro e carriera".

Nella ricostruzione del suo percorso di consapevolezza sulla sua identità sessuale  Carlo/Claudio parte dalla fine e torna indietro, riannoda i fili della memoria e della sua stessa esistenza. Nella consapevolezza che la pecora nera di una famiglia sia più "giustificata", in fondo di una pecora rosa.

Nel racconto l'autore non tace nulla e torna indietro, ai primi anni di scuola ed alle angherie verbali, psicologiche ed emotive, sull'onda delle minacce di punizioni divine, funzionali alla creazione del senso di colpa, di una suora.

Spererei - continua Ditto - che oggi la situazione sia un po' migliorata. All'epoca gli insegnanti erano i primi a ridere quando si manifestava una diversità di opinione e modi di essere".






Carlo Misaki Ditto racconta così di un'Italia ipocrita e di quello che accade in una famiglia perbene quando si scopre di avere un figlio omosessuale. Della vergogna e del senso di colpa con cui si cerca di scendere a patti, scacciandolo.

Racconta di quel bullismo che permeava le aule scolastiche e la quotidianità, anche se non ci si rendeva neanche conto che alcune azioni avessero quel nome e quell'essenza, ma di come venisse ercepito come "una cosa da niente", di cui ridere. Racconta del difficile percorso verso una reale presa di consapevolezza di sè, capace alla fine di rendere più sereni, e della transizione verso un'identità più vera.

LO STILE DI SCRITTURA

La forma è quella del diario. I pensieri che girano nella testa e quelli espressi esondano e vanno fuori dagli argini. Parimenti anche le parole vergate sulla pagina bianca vanno fuori margine e fuori rigo, invadono gli spazi che dovrebbero essere lasciati liberi. Una pagina affollata, così come lo sono la mente e il cuore.

Claudio in tutto il libro insegue l'amore, quello per se stesso e quello per un partner. Lo cerca ovunque: nelle chat, nei locali, a feste bizzarre ed improbabili, tra amici che si rivelano nemici... Lo insegue, lo sfiora, ed alla fine lo trova...
In questo "lungo fatale inseguimento d'amore", come Lo definirebbe Louisa May Alcott,fa degli errori palesi e per renderli ancora più palesi, e grossolani, Carlo/Claudio li riporta sulle pagine, nero su bianco, li rende evidenti. 






AMARSI UN PO'

Ed alla fine l'amore arriva. Arriva quello per se stesso e per un'altra persona. Arriva quando Claudio ha il coraggio di assumersi la responsabilità di una scelta. Giunge quando lui arriva a volerlo dire in famiglia, perchè in quel contesto si sente finalmente protetto ed a quel contesto relazionale sente di appartenere, di farne parte.

"Per un lungo periodo - sottolinea l'autore - ho tenuto chiuse dentro di me alcune idee molto forti, com'era forte il dolore che provavo. Attraverso questo libro quelle idee, e quelle emozioni, sono state diluite e decantate, supportate nell'espressione e legittimate ad esistere, a livello sia collettivo sia sociale".

Il risultato è stato che questo libro è divenuto un minicult, come ci racconta Ditto stesso, pur tra inevitabili polemiche da parte di chi lo accusa di sfruttare e strumentalizzare il movimento gay.

A testimoniare, però, la voglia di condivisione e di rispecchiamento, di riconoscersi e di esprimere se stessi, ci pensano le oltre 2300 copie vendute ed uno spettacolo teatrale in via di costruzione.



giovedì 27 febbraio 2014

Per costruire la speranza: gesti concreti

In questo blog ho scelto di raccontare storie di speranza e coraggio, di forza e determinazione.

Grazie a quel qualcosa in più che caratterizza molti progetti e persone che li animano che operano  nonostante le difficoltà esistenziali e contestuali incontrate sul cammino.

Come molti di voi sapranno anche per gli uffici stampa che seguo ho scelto questo filtro.

Leonardo De Lorenzo, batterista partenopeo, rappresenta un esempio di questo coraggio e di come la musica possa essere veicolo di determinazione ed alleviare le pene dell'animo.

Proprio per questo ha scelto di suonare in luoghi simbolo di quest'ottica.

Non importa la capienza. Importa soprattutto lo spirito, l'atmosfera, la mission, il cuore che batte aL di sotto delle tavole del palco su cui si regge una struttura.

Ecco perchè Leonardo De Lorenzo ha scelto di suonare nella grande festa della musica che è stato il concerto sociale svoltosi venerdì scorso 21 febbraio presso il teatro Puccini di Firenze, promosso ed organizzato dai Mediterranea Group.

Un arcobaleno di note e generi, uniti dalla comune volontà di raccogliere fondi a favore della ricotruzione di Città della Scienza, affinchè possa risorgere ogni giorno di più al pari di un'araba fenice.

Le tesi su quel rogo si sono sprecate. Si è persino parlato di un incendio appiccato a bella posta per incassare i soldi dell'assicurazione.

O c'è chi ha detto che una struttura che sta in una città ormai allo sbando ed è mal gestita in fondo non poteva che fare una fine del genere, emblema del fatto che siamo alla frutta.

Poi si è fatto riferimento, anche in maniera a volte tendenziosa, ai debiti, agli insoluti, allo scontento dei lavoratori. Si è messo più d'una volta il dito nella piaga tra tanti se e ma.

Una cosa è certa però: quelli di Città della Scienza, science center partenopeo di levatura internazionale, non si sono arresi ed hanno cominciato a ricostruire quel luogo e la città di Napoli, e non solo, ha risposto con espressioni e gesti concreti di solidarietà

E questo è uno di quei gesti: limpidi, forti, diretti, allegri, come il cielo di una fredda ma pulita giornata di fine febbraio.




IL BILANCIO

Grande successo, con un teatro pieno ed un pubblico caloroso, per Leonardo De Lorenzo ed il suo Pictures Quintet il 21 febbraio scorso presso il teatro Puccini a Firenze, dove ha suonato, assieme ad altre band, nell'ambito di un concerto sociale promosso dai Mediterranea Group, per raccogliere fondi a favore della ricostruzione di Città della Scienza.

“Accoglienza cordiale, vera, onesta – racconta Leonardo De Lorenzo -  una disponibilità sempre pronta, e se è vero che a Firenze mi sono sentito sempre a casa, questa volta mi sono sentito in famiglia”

Tanti i musicisti che hanno aderito a quest’iniziativa, bravissimi nella loro specificità, dal talento elevato.



Elevati anche gli standard qualitativi assicurati dal gruppo organizzativo, che ha permesso la realizzazione dell’evento. Evento cui sono intervenuti anche molti rappresentanti istituzionali.

IL NUOVO APPUNTAMENTO

Altra realtà che ha incrociato più volte il cammino di Leonardo De Lorenzo è l'Auditorium Bianca D'Aponte ed adesso tocca a questo gemellaggio venerdì 28 febbraio, alle ore 21.30 (via Nobel 2, Aversa, Ce, www.biancadaponte.it).

Un luogo caro a Leonardo De Lorenzo, che sceglie di tornarvi con il suo Pictures Quintet per una serata speciale all’insegna della musica indipendente e della valorizzazione dei talenti.

Una musica libera ed al di fuori delle logiche “soffocanti” dello show business.





Venerdì 28 febbraio, però, Leonardo De Lorenzo, con la sua formazione in quintetto, esordirà con un progetto sonoro autonomo.

Fa tristezza pensare che a soli 23 anni una giovane vita venga spezzata. Fa tristezza anche se non si ha avuto modo di conoscerla personalmente, di condividere sorrisi di stringere mani.

Fa tristezza perchè è come se fosse stato messo un punto di fine periodo dove proprio non doveva andarci, perche non c'entrava nulla.

Fa tristezza per tutti i sogni, le speranze i progetti che potevano e DOVEVANO  essere trasformati in altrettanti obiettivi.

Fa tristezza per la gioia di vivere di una giovane, che nel caso di Bianca si esprimeva molto anche attraverso lo strumento della musica.

“Sono diversi anni che conosco Gaetano D’aponte e la sua storia – racconta
Leonardo - . È una persona per bene che fa tanto per veicolare la cultura e promuovere la musica in particolare. Ho suonato diverse volte all’auditorium Bianca D’Aponte ma sempre come gregario, mentre con un mio progetto è la prima volta. Sono semplicemente contento di poterlo fare, perché da Gaetano mi sento a casa e potrò incontrare dopo tanto tempo dei vecchi amici”.

Un luogo, dedicato alla memoria ed al talento di Bianca, figlia di Gaetano e musicista di rara sensibilità, e caratterizzato da un’atmosfera calda, familiare ed accogliente, ricavato da una grande sala seminterrata.

E' così che alla tristezza, al dolore, al senso di debito verso il mondo e verso Dio, al vuoto ed alla rabbia possono essere sostituiti sentimenti come la speranza, la tenacia, il coraggio, la caparbietà, la voglia di non arrendersi, la propositività.

Un punto di riferimento per tutti i talenti campani e non solo, dato che qui confluiscono artisti emergenti e non , provenienti da tutta Italia. Un esempio di come da un dolore immenso e dalle macerie del proprio cuore, con coraggio e tenacia, si possa far emergere qualcosa di buono ed apportatore di speranza e rinnovate possibilità, non solo per se stessi ma per tutta la collettività, aprendosi anziché chiudersi al mondo.


 La formazione che accompagnerà Leonardo De Lorenzo sarà il “Pictures Quintet”.

“Con questo quintetto – racconta ancora il batterista -  proponiamo la musica del mio secondo cd “Pictures” e tanta altra mia musica estrapolata da altri miei lavori, oltre a qualche cover di brani famosi”. Sul palco, per esprimere le sonorità proprie del progetto artistico di De Lorenzo, lo storico Ivano Leva al pianoforte, amico da tanti anni e collaboratore insostituibile. Una collaborazione le peculiarità artistiche di entrambi si fondono ed alternano in una perfetta alchimia sonora.

Poi c’è Luciano Bellico, alto sassofonista di grande tecnica e cultura, dal fraseggio elegante.

Ed ancora Federico Luongo, un collega ed amico sempre disponibile e puntuale che suona “spaventosamente bene”!.

Infine Sasà Brancaccio, che dona al gruppo un apporto fondamentale, con il suo sound e con la capacità di amalgamare insieme i vari elementi.

Associato alla location esiste anche un omonimo premio, di cui è direttore artistico Fausto Mesolella,  istituito per dare alle giovani cantautrici, in particolare, che compongono in italiano o in un dialetto italiano “un’opportunità per emergere nel mondo della musica”, mettendo tutte in condizioni di pari opportunità ed offrendo accoglienza gratuita.

Per creare un momento di incontro e di confronto, e fornire loro una vetrina indipendente.



Quindi l’appuntamento di venerdì 28 febbraio contiene in sé un doppio appuntamento.

Con un autore completo (e la sua band in una simbiosi perfetta), fautore di un ritmo avvolgente e raffinato, creato con un sapiente equilibrio nota dopo nota, curato e “sudato” e la storia di riscatto di Terra di Lavoro ma anche con  una storia di dolore trasformata dal’amore in un’occasione di crescita e sviluppo del proprio talento e delle proprie potenzialità.

Contributo di partecipazione: 10 euro

Per maggiori informazioni e prenotazione obbligatoria: Auditorium Bianca D’Aponte
Via Nobel, 2 Aversa (Ce)
Contatti  telefonici:  336 694666 - 335 7665665 - 335 538393


Ed ora qualche assaggio di gustose alchimie in musica:

http://youtu.be/vzTRklbixL4

http://youtu.be/rndcEMaAZIo

http://youtu.be/ksmslQZQhsM