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mercoledì 27 novembre 2019

Cenando sotto un cielo diverso on the road: valorizzare il territorio ed includere ogni differenza


L’appuntamento con Cenando sotto un cielo diverso versione winter (on the road)  si avvicina.
Infatti, è previsto per domenica 1 dicembre lo street food stellato ospitato nelle stanze di una delle più belle ville napoletane: Villa Domi.

Ottantacinque professionisti della cultura del buon cibo, tra chef stellati, cuochi la cui bravura si è ampiamente espressa sul campo, dal valore acclarato e riconosciuto, maestri panificatori, pizzaioli, pasticceri e produttori locali, a configurare le strade e le geometrie del gusto che connotano un evento di beneficenza che parla il linguaggio della valorizzazione territoriale e dell’inclusione concreta. 

Spazio, poi, ad aziende alimentari d’eccellenza, cantine vitivinicole, bar tender.

Hanno già dato conferma della loro presenza Ciro Sicignano, Domenico Stile, Gianluca D’Agostino.
Come di consuetudine, l’edizione invernale di Cenando sotto un Cielo Diverso prevede anche lo svolgimento di un galà di beneficenza che si terrà il 12 dicembre presso un’altra bellissima location, ubicata nel casertano, ovvero Tenuta San Domenico.

“Vogliamo valorizzare e promuovere – racconta Alfonsina Longobardi, ideatrice del progetto, psicologa, sommelier ed esperta di food & beverage, che ha voluto coniugare il suo impegno nel sociale alla sue competenze nel mondo del food – la Campania, i territori di provenienza, la stagionalità, il lavoro dei piccoli produttori. C’è un clima familiare: la filosofia è quella di non sostituire gli chef, ma di andare ad ampliare progressivamente la squadra. Molti chef, infatti, sono presenti fin dalla prima edizione e chi, per vari motivi, non può essere presente a quella in programma, già è pronto a dare la propria adesione ad un’edizione successiva”.

In questa occasione, oltre a un parterre artistico d’eccezione, che animerà la serata, saranno protagonisti ai fornelli: gli chef stellati Danilo Di Vuolo, Giuseppe Aversa, Michele de Blasio, Michele De Leo e Raffaele Vitale; i maestri panificatori Domenico Fioretti e Filippo Cascone; e il pastry chef Marco Aliberti.

                                         (grafica a cura di Alfasistem Creative Agency)

Cenando sotto un Cielo diverso è un evento con una triplice finalità: beneficenza, valorizzazione del territorio, e corretta comunicazione delle caratteristiche d’eccellenza dei suoi prodotti (e, dunque, della buona cucina ad essi direttamente legata).

Valorizzazione delle differenze dunque, sia umane sia territorial, e inclusione, da intendersi sia come possibilità di partecipazione, fattuale e legittima, di ogni essere umano alla vita sociale sia come recupero di territori troppo spesso abbandonati all’incuria e poco conosciuti o misconosciuti, che meritano di essere inclusi, a pieno titolo, nel circuito storico-archeologico, turistico ed in quello produttivo.

La possente macchina organizzativa, che coinvolge anche personaggi del mondo dello spettacolo e professionisti del mondo della comunicazione, è stata creata dall’Associazione “Tra cielo e mare” fondata da Alfonsina  Longobardi nel marzo 2013.

La finalità è offrire sostegno alle persone con disagi psichici e di altra natura avvicinando, al contempo, le persone cosiddette “normali” a coloro  che purtroppo vivono situazioni di disagio, abbattendo la barriera della “paura” che è causa dell’incomunicabilità. Obiettivi gemellati, in maniera virtuosa, con la valorizzazione del territorio campano, sia delle sue bellezze sia del suo potenziale umano (perciò l’evento si tiene in luoghi di interesse storico – culturale e perciò coinvolge chef e produttori, in primis campani) sia dei suoi prodotti.

“Si tratta – racconta l’organizzatrice – di ragazzi schizofrenici. In loro c’è tanto impegno, tenacia, voglia di fare, forza di volontà. Fondamentale è anche la proattività dei genitori che lottano strenuamente per tutelare la dignità dei figli”.

La parola d’ordine è dunque dignità che cammina a braccetto con un altro concetto, quello di valore. Il valore di ogni essere umano, di ogni territorio e del tempo da condividere.

“Bisognerebbe -  ribadisce Longobardi – fermarsi e dedicare tempo a se stessi ed agli altri”.
Come sottolinea l’organizzatrice si tratta di un evento in cui si fondono i valori dell’inclusione sociale sul campo, della valorizzazione dei prodotti locali e del recupero di antiche tradizioni che si stanno perdendo.

“Penso ad esempio – continua l’esperta di food & beverage -  al recupero di un piatto tipico come la braciola di capra, solo per fare un esempio”.

UN CRESCENDO

La prima edizione di Cenando sotto un Cielo diverso si è svolta nel 2014 nel Castello Medioevale di Lettere, incastonato nell’incantevole cornice dei Monti Lattari.
L’evento ogni anno ha registrato un consenso sempre maggiore: oggi è divenuto uno degli appuntamenti legati al mondo della beneficenza e a quello dell’enogastronomia più grandi del centro – sud Italia.

“Siamo partiti in 13 – ricorda Longobardi -. A Lettere, nell’ultima edizione estiva, eravamo in 130, all’insegna di un grande lavoro di squadra. La nostra forza è rappresentata proprio dall’unione, dalla fidelizzazione, dall’essere una famiglia, il cui nucleo primario è costituito dalle stesse persone, cui si sono aggiunti progressivamente sempre nuovi professionisti e dal clima di collaborazione che regna. Si va avanti e si cresce tutti insieme. Nessuno è lasciato indietro: da soli non si va da nessuna parte ed infatti ogni partecipante sente quest’evento un po’ suo”.

Coinvolti, per dare una mano, anche i ragazzi de La locanda degli amori e… Sapori. 
“Questa realtà, a conduzione familiare – spiegano gli organizzatori – nasce dalla volontà di alcuni genitori di ragazzi affetti dalla sindrome di down, pieni di voglia e di capacità di fare, di dare un futuro sereno ai loro figli”.

Due le mission della prossima edizione dell’evento: raccogliere il denaro necessario all’acquisto di giochi da donare durante il periodo natalizio ai bambini ospedalizzati presso il Santobono Pausilipon (obiettivo ormai storico dell’edizione invernale di Cenando sotto un Cielo Diverso) e presso l’ospedale Monaldi, in particolare per il reparto di cardiochirurgia pediatrica, diretto da Guido Oppido, e per quello di nefrologia pediatrica. I regali verranno rigorosamente consegnati da Babbo Natale ed i reparti allietati dai sorrisi della clownterapia. Senza dimenticare il sostegno ad alcune case famiglia ed il prosieguo della raccolta fondi per la costituzione di un laboratorio ludico-didattico per persone affette da sindromi schizofreniche.

Le mission perseguite sono accomunate dalla riscoperta di valori profondi, quelli della cura delle relazioni che, come ribadisce la psicologa, nell’epoca contemporanea è spesso offuscata dall’abuso della tecnologia, che anziché contrarre tempi e distanze fisiche finisce per allontanare, facendo dimenticare l’importanza di un incontro autentico e di un tocco lieve, che sa farsi carezza leggera e mano salda che sostiene.

Antesignana del concept di Cenando sotto un Cielo diverso è stata la Serata Magie D’Autunno con Slow Food del 2013.

A partire da questa edizione l’associazione “Tra Cielo e Mare” si avvale anche dell’affiancamento del dott. Ciro Langella, ricercatore in ambito medico nel campo della Nutraceutica – ossia del food quale principale arma di prevenzione e salute -, e ideatore e fondatore del progetto SANA FOOD (realizzato nel 2017), la prima rete di aziende alimentari di eccellenza italiane, di operatori del food (chef, mense, nutrizionisti, etc.), e di istituzioni pubbliche e private (università, strutture sanitarie, scuole, realtà legate al benessere e allo sport, etc.) che hanno come obiettivo comune la costituzione di un paniere di “alimenti per la salute”.

Perché la cucina italiana è anche uno strumento di health prevention , ovvero di prevenzione della salute.

Altra novità di quest’anno sarà un momento dedicato all’arte, che si svolgerà l’1 dicembre, grazie alla perizia di  Davide Montuori, noto writer napoletano, che realizza quadri utilizzando le mille sfumature del vino. L’artista realizzerà un quadro in estemporanea e metterà all’asta le sue prime opere realizzate in wine art. 

Il ricavato sarà devoluto per gli scopi sociali dell’evento di beneficenza. Banditore d’eccezione sarà l’attrice Annalisa Insardà, nota per il suo impegno nel settore antimafia.

Testimonial della kermesse sono Floriana Messina – ex concorrente del Grande Fratello, ed oggi presentatrice, influencer, e nominata dai tifosi napoletani madrina della loro squadra del cuore – e l’attore Francesco Albanese. Durante le due serate interverranno numerosi personaggi legati mondo della musica e dello spettacolo, come il cantautore Michele Selillo ed il modello e attore Nicola Coletta.

“E’ la società che crea la disabilità – evidenzia Alfonsina Longobardi -. Ritengo che il gesto del donare sia davvero bello. Io ho voglia di realizzare cose belle senza retropensieri, con gioia ed emozione piena, ponendomi obiettivi importanti: infatti, chi tiene le cose per sé non va da nessuna parte”.

Evento Facebook: qui
Lista chef aderenti: qui

martedì 2 luglio 2019

Cenando sotto un cielo diverso: dieci candeline tra gusto d'autore e solidarietà

Prima dell'esordio ufficiale delle Universiadi, c'è stata una vera e propria "Olimpiade", con un intento profondamento educativo. Una staffetta del gusto, dei sapori e della solidarietà. Un passaggio di mano tra conoscenze, competenze ed abilità, ai fornelli ma non solo.

Si tratta dell'evento enogastronomico benefico Cenando sotto un cielo diverso, ideato dalla psicologa e sommelier Alfonsina Longobardi, che quest'anno ha spento le sue dieci candeline.


A duettare i sapori, la bellezza e  l'originalità delle composizioni e degli impiattamenti, che fanno assomigliare le pietanze ed opere d'arte. Il diktat è quello relativo alla valorizzazione territoriale, in un sapiente e gustoso melting pot di sensazioni ed emozioni, in un viaggio sensoriale che ha saputo dare risalto a realtà locali diversificate, che, all'insegna di sacrificio ed artigianalità, ogni giorno esistono e resistono, gemellati con il territorio d'appartenenza.


Obiettivo comune: gettare le basi per un laboratorio ludico per pazienti schizofrenici.
 
Non a caso “Il rispetto della diversità passa attraverso il buon gusto” è stato il claim di questa decima edizione che si è svolta domenica 30 giugno presso il Castello di Lettere, che ancora una volta si è confermato suggestiva location. 

Centotrenta professionisti dell’enogastronomia (chef, pizzaioli, pasticcieri, maestri panificatori, produttori) hanno allestito altrettante postazioni trasformando la roccaforte medievale in un borgo del gusto. 
Tra le proposte culinarie c’erano: piatti classici della tradizione napoletana come il “ciurillo imbuttunat e fritto” cucinato da “I dottori del fritto” (fiore di zucca fritto in olio extra vergine di oliva, imbottito con ricotta, basilico, provola di Agerola e ciccioli di maialino nero casertano); piatti tradizionali della regione Campania leggermente rivisti come gli spaghetti di riso alla Nerano (con fonduta di provolone del Monaco, cipolla rossa di Tropea caramellata e tartare di tonno, una ricetta dello chef Marco Nitride); la pizza nella sua versione più golosa, ovvero la montanara, che Aniello e Nicola Falanga hanno farcito con ricotta arricchita con gelsi e lavorata con menta, pepe e zeste di limoni del Vesuvio e spolverata con briciole di tarallo napoletano; pietanze dal profumo e dal sapore di mare come il salmone marinato allo zenzero con yogurt di bufala, aneto e lime, scarola riccia, ravanello e lampone, una ricetta dello chef Nunzio Spagnuolo al timone delle cucine del Rada di Positano; prodotti antichi come il “Panis Pompeii” di Carmelo Esposito, un pane dolce che veniva preparato dagli antichi romani per le occasioni importanti oppure mangiato a colazione; il cioccolato sottoforma di sofisticata pralina con ganache al nocino e ganache al cioccolato bianco racchiuse in un guscio fatto di cioccolato fondente e al caramello (la “Noce delle Streghe”, una creazione di Gianna Micco che si è classificata terza al concorso “Miglior pralina 2019”); la golosa torta del pasticciere Raffaele Caldarelli, una dolce miniatura del Castello di Lettere. 


Tante le special guest intervenute all’evento, tra le quali: Luigi Libra, cantautore napoletano il cui primo disco “Terra Viva” è un inno alla “Campania Felix”; Luca Volpe, l’unico mentalista italiano ad essere riconosciuto a livello internazionale nonché volto televisivo di molti programmi in onda sulle reti Rai; Michele Selillo, promessa della musica napoletana reduce dalle partecipazioni come protagonista a spettacoli teatrali e musicali diretti e organizzati da Gianfranco Gallo (come ” Quartieri Spagnoli”) e a spettacoli e varietà dove si è esibito con nomi quali Caterina De Santis, Lucia Cassini, Saverio Mattei, Rosario Ferro e tanti altri; Nicola Coletta, modello e attore attualmente impegnato in un progetto radiofonico di Radio Studio Emme. 



“Quest’anno “Cenando Sotto un Cielo Diverso” spegne 10 candeline – afferma Alfonsina Longobardi, ideatrice ed organizzatrice dell’evento -, in virtù di questa maturità anche l’obiettivo della manifestazione è diventato più importante: a partire da quest’edizione raccoglieremo i fondi necessari all’avvio di un laboratorio ludico – didattico per malati schizofrenici che sarà molto probabilmente allocato a Sant’Antonio Abate”.

Hanno collaborato alla realizzazione dell’iniziativa: la show girl Ida Piccolo, che ha animato la serata intervistando ospiti e chef; il giornalista Antonio D’Addio in veste di direttore artistico; la delegazione campana della Fondazione Italiana Sommelier. Oltre all’associazione “Tra Cielo e Mare”, fondata da Alfonsina Longobardi, le altre associazioni coinvolte nel progetto sono: Disabili di Gragnano, L’Aliante, Abili alla Vita.



Il mio percorso enogastronomico 
Così come in molti parchi tematici è previsto un braccialetto per accedere al Paese dei balocchi, qui un braccialetto color lilla, calice al collo, ci ha trasportato in un tour del gusto e delle meraviglie con il rotolo di calamaro cotto al forno, frullato e steso, ripieno di baccalà e spinaci. Una cucina resa fusion dall'aggiunta degli azuki verdi, dai micro ortaggi e dalla tapioca. Parola degli chef Salvatore Spuzzo, Alessandro Carella e Pietro Rota di Villa Alma Plena di Casagiove.
Dallo chef Stefano Cavaliere della Trattoria Alici come prima (Cetara) un misto di fagioli con pesto di alici su un letto di crostini fritti.
Un panino alla curcuma, ed il suo gemello alla rapa rossa, farciti con un filetto di tonno dalla copertura croccante ai semi di sesamo (tataki di tonno), nati dalle mani degli chef Rosario Consalvo e Gianluca Centomani della posillipina Villa imperiale.

Ed ancora gli spaghetti di riso alla Nerano (con fonduta di provolone del Monaco, cipolla rossa di Tropea caramellata e tartare di tonno, una ricetta dello chef Marco Nitride); il salmone marinato allo zenzero con yogurt di bufala, aneto e lime, scarola riccia, ravanello e lampone, una ricetta dello chef Nunzio Spagnuolo al timone delle cucine del Rada di Positano.
Si torna poi ai panini con il panino Bao farcito con carne di maiale, e lupini (di terra) che ne aumentano la croccantezza del partenopeo ristorante Tre Piani con lo chef Carlo Spina.
Il Black Cod glassato alla scapece con riflessi di burrata, tarallo alle mandorle e chips di zucchine del ristorante Marea.
Il baccalà  con alghe e  albicocche del Ristorante San Cristoforo.

Dai paesi vesuviani, ed in particolare da San Giuseppe, arriva la pasta mista con spuma di impepata di cozze, peperoncini verdi di fiume e granella di mandorle del Ristorante Mamma Elena.
Il babà al vino e pesche gustose di Tommaso di Palma dell'Impasta  Bistrot di San Giorgio a Cremano. 
Ed ancora il tonno crudo con copertura di mozzarella e pomodoro. Il pane all'acqua di mare. La pizza pasquale ricoperta, tra le altre, di borragine e scarola. Il tonno, poi, ridiventa protagonista e si adagia su un letto di verdurine. La sfoglia di riso con un prosciutto nostrano ed una spruzzata di aglio e cipolla o ricoperta da una rivisitazione del risotto zucchine e gamberetti.
Sul versante dei vini ce n'è davvero per tutti i gusti ed i palati, ma mi ha conquistata lo spumante rosè dei Tre Mori.
Per chiudere in bellezza un amaro, leggero e gustoso, prodotto con erbe e radici, targato Amaro del rosso ed un freschissimo liquore alla mela annurca. 

 
Ph. Gianni Cesariello

sabato 6 ottobre 2018

Otello: dramma della gelosia e celebrazione della solidarietà di genere

Otello rappresentato al calar del sole nella cornice del Castello Lancellotti di Lauro (AV), dalla Compagnia Controtempo Theatre, è sicuramente un dramma, una tragedia, della gelosia, della maldicenza, dell'intrigo ordito alle spalle, del dubbio che si insinua tra le paure, ma è anche un ritratto tracciato con le tinte della solidarietà di genere, della sorellanza femminile.



La rappresentazione, in formula itinerante, permette di compiere una visita attraverso il parco e le sale del castello, capace in un attimo di riportare indietro lo spettatore a secoli, costumi ed usanze passate.



E' lì che incontriamo per la prima volta Iago e Roderigo. Iago si presenta subito come il deus ex machina di tutta la vicenda, colui che ordisce intrighi, il genio ammantato di candore ma corroso dalle peggiori intenzioni.

Colui che apparentemente è al servizio altrui, in un rango da alfiere che gli è inviso, ma che in realtà non serve nessuno se non il proprio utile e la propria cupidigia.

 Come lo stesso Iago rivela, Roderigo è solo una pedina, uno stolto, nelle sue mani, di cui egli muoverà i fili. Fili capaci di sconvolgere le vite di molti, alimentando, subdolamente paure, fragilità, demoni interiori, debolezze e spettri.



In mezzo a questa platea maschile le donne si aggirano, ora candide, ora più smaliziate, di quella consapevolezza che nasce dall'esperienza di vita e dal dolore, all'insegna della solidarietà di genere.



Sono loro a disegnare il profilo di un orizzonte più terso, di un riscatto possibile. Sono loro viatico di riappacificazione e di chiarimento, di verità anche a costo della vita.



Infatti, Desdemona morirà ,abbracciando il suo destino di sventura, proclamando la sua innocenza e avvertendo il marito del fatto che sia contro natura uccidere per amore. Emilia, pur di difendere l'onore della sua signora e di ristabilire il giusto ordine delle cose, si schiererà contro il marito, sbugiardandolo, e per mano sua troverà la morte.



Nella morte le due donne si ritroveranno unite e complici come in vita, vicine nelle anime come nei corpi adagiati sul letto.

Una scena che ricorda, nelle atmosfere, i quadri di Artemisia Gentileschi che rinviano all'uccisione del tiranno  Oloferne.



In quei dipinti Giuditta, che abbia un espressione furente, sadica o quasi divertita, trova nella propria fantesca una compagna,  una complice, un'alleata. La forza muscolare delle due donne, di per sè insufficiente a travalicare  quella dell''uomo, si unisce in un  tutt'uno per fare giustizia della barbarie, così come sembrerebbero essere in connessione le  menti muliebri, rivolte verso lo stratagemma  e l'astuzia, capaci di diminuire la lucidità dell'uomo.



Anche se in questo caso la situazione è rovesciata, ed è l'anima femminile ad avere la meglio sulla violenza e la ferocia maschile, anche attraverso l'inganno, parrebbe essere identica la solidarietà femminile che permea la scena, fino alle estreme conseguenze.

Nella vicenda narrata la fanno da padrone anche altri temi molto attuali, come lo stereotipo che annichilisce ogni forma di diversità e si traduce in pregiudizio e paura.

Infatti Otello è il Moro di Venezia, lo straniero ed il diverso per eccellenza. Tenuto per il suo rango militare ma anche disprezzato per la sua diversità che per molti sembrerebbe essere sinonimo di inferiorità e di conseguenza di "usurpazione" di un ruolo e di riconoscimenti  che spetterebbero ad altri in nome di caratteristiche ascritte di razza.




E proprio l'idea che il suo sembiante provochi diffidenza e paura, finanche repulsione, persino in sua moglie, è la miccia che, innescata a dovere, fa poi esplodere la vampa di una gelosia distruttiva.





La formula itinerante, con la quale lo spettacolo è proposto, permette di immergersi totalmente nelle suggestioni del luogo ed anche di interagire in qualche modo con gli attori. La recitazione ed il pathos sono intensi.



Una prova magistrale che ha saputo stregare il pubblico.


** foto di Cristiana Carotenuto
 

martedì 12 giugno 2018

Cenando sotto un cielo diverso: la valorizzazione del territorio è servita

Superare le difficoltà lanciando il cuore oltre l'ostacolo, per raggiungere l'obiettivo di includere la diversità.

Questo il motivo ispiratore che ha unito e spinto all'azione il team che ha collaborato, ognuno in base alle sue competenze, alla realizzazione dell'ottava edizione del galà benefico Cenando sotto un cielo diverso ospitato dal Parco Archeologico del Castello di Lettere ed in programma per la serata del 24 giugno.

"L'obiettivo - spiega l'ideatrice ed organizzatrice Alfonsina Longobardi dell'Associazione Tra Cielo e Mare - è la valorizzazione delle bellezze culturali, la promozione del territorio e il contrasto al disagio. E' necessario aprire le braccia al disagio".

Un triplice obiettivo che ha permesso allo splendido Castello di Lettere di uscire dal cono d'ombra dove era relegato, per splendere alla luce del sole, grazie anche alla neonata attribuzione della denominazione di sito archeologico.

"Per l'edizione estiva - continua l'art director - siamo arrivati ben all'ottava edizione. Molte manifestazioni, purtroppo, sono costrette a fermarsi alla seconda o alla terza edizione a causa degli ostacoli che si frappongono sulla loro strada. In questo caso è stata premiata ed ha vinto la tenacia, unita alla determinazione. Mentre l'edizione estiva sigla un duraturo gemellaggio con il Castello di Lettere, quella invernale è in formula itinerante, on the road".

In questa manifestazione, come evidenzia l'organizzatrice, culminano gli sforzi e l'impegno che si snodano lungo tutto l'arco di un anno, volti a "scovare" luoghi della Campania da valorizzare e attività nascenti ed emergenti da promuovere, che si affiancheranno a quelle degli chef stellati.

Molti ragazzi "a rischio", provenienti da varie associazioni, affiancheranno gli chef.

In quest'ottava edizione estiva nevralgica la collaborazione, siglata per la prima volta, con la Soprintendenza, e la raccolta fondi a favore dell'A.O.R.N. Santobono - Pausilipon, unico polo pediatrico per l'assistenza e la ricerca di tutto il Centro - Sud e centro di riferimento d'eccellenza per tutto lo Stivale.

"Siano molto grati di questa opportunità - spiega Carmine Pecoraro, direttore del Reparto di Nefrologia Pediatrica e Dialisi -. Attualmente stiamo lavorando alacremente per riuscire ad ottenere il riconoscimento ufficiale di Istituto di Ricovero e Cura (IRCCS). L'ecografo che attualmente utilizziamo è stato frutto di una precedente donazione, ma adesso ne occorrerebbe uno più avanzato e di ultima generazione, per allargare gli orizzonti dell'esame obiettivo e guardare dentro al corpo.  Il nostro prossimo, obiettivo, infatti, è avviare un centro trapianti partenopeo e poter effettuare i trapianti a Napoli. Attualmente seguiamo già oltre 150 bambini trapiantati. Inoltre siamo accreditati come Centro di ricerca per le malattie rare nefrologiche".

Grandi progetti crescono dunque.


Anche quello relativo alla valorizzazione archeologica e culturale del Castello di Lettere.

Nel 2015, infatti, si avvia il nuovo progetto di valorizzazione della struttura, che ne prevede il restauro ultimato nel 2016.

"Abbiamo speso totalmente il finanziamento concessoci - ribadisce l'architetto Paola Marzullo - ed abbiamo realizzato il progetto nei tempi previsti dalla Regione Campania. Il Castello, che attualmente è stato riconosciuto Parco Archeologico, rappresenta un'eccellenza paesaggistica, archeologica, culturale ed enogastronomica per tutti i Monti Lattari. Da soli, però, non si va da nessuna parte. In tal senso è stata nevralgica la partnership con la Parco Archeologico di Pompei".

Attraverso la fase attuale, che sta realizzando scavi importanti, gli addetti ai lavori si propongono di realizzare il Polo Museale del Mediterraneo che, come evidenzia la Marzullo, costituirà la memoria storica dell'area, con l'obiettivo di creare un indotto che faccia dialogare la parte scientifica, archeologica e culturale con quella ludica, attraverso eventi di spessore com'è, appunto, Cenando sotto un Cielo diverso.

In cantiere, secondo quanto ribadiscono i referenti, anche un altro progetto ambizioso. con il fine di "realizzare qualcosa di meraviglioso dal punto di vista storico e storiografico: la valorizzazione della parte antica", da realizzarsi attraverso la partnership con  l'Università di Macerata e quella delle Cicladi.

"Ho voluto e creduto fortemente in questa squadra coesa al femminile - dice il sindaco Sebastiano Giordano -. Per realizzare questo progetto abbiamo ottenuto un finanziamento europeo da due milioni di euro. L'obiettivo è quello di portare Lettere fuori da confini geografici angusti, dando vita a eventi dentro e fuori il Castello. Nel 2016, il Ministro ha dichiarato Il Castello di Lettere un grande attrattore turistico di rilievo nazionale".

Dopo l'inaugurazione della prima sala, quella medievale, ora il percorso è costellato da numerosi obiettivi: è necessario superare i confini ed andare oltre l'ostacolo.

Confini che devono diventare ponti per realizzare anche processi di inclusione concreti, con strumenti idonei, come ribadisce il sindaco di Lettere.

"Vivere un momento o una condizione di disagio - evidenzia Giordano - non dev'essere motivo di esclusione. Un'inclusione concreta è l'obiettivo che un amministratore deve perseguire nei confronti di una cittadinanza che ha deciso di metterlo a capo di una comunità".

Lo strumento per realizzare questo fine ambizioso è quello della valorizzazione territoriale.

"Il turismo è la prima fonte idonea a sostenere lo sviluppo economico e sociale - ribadisce Elvira Pentangelo, assessore al Turismo del Comune di Lettere - che permetta di reagire alla crisi socio-economica e consenta di contrastare i momenti di difficoltà. Un turismo destagionalizzato e non mordi e fuggi. Lettere può e dev'essere l'asse trainante per lo sviluppo di tutto il territorio dei Monti Lattari, in particolare per Castellammare di Stabia, onde consentire alla città una fioritura occupazionale, economica, sociale e civile, che passi attraverso le direttrici della valorizzazione culturale, artistica ed enogastronomica".

Cenando sotto un cielo diverso riunisce sotto la propria egida oltre 90 addetti alla ristorazione, tra panificatori, pizzaioli e chef, che allieteranno, con le loro pietanze, i palati degli ospiti presenti al galà del 24 giugno, capitanati dallo chef stellato Michele De Leo.

Tra questi, lo chef  Lello Iovine della Tenuta Iovine - Produzione Vini in Campania, maestri del Gragnano

"Per noi - dice - azienda vuol dire famiglia. Produciamo vini da quattro generazioni, a partire dal 1890".

Fiore all'occhiello per l'azienda Iovine un Gragnano frizzante, prodotto dalle uve della zona doc della Penisola Sorrentina che comprende Gragnano, Castellammare e Pimonte. Un vino il cui gusto è esaltato se servito freddo.

A fargli eco Raffaele Lamura del Poggio delle Baccanti.

"Per il vino la diversità non esiste. Il vino è il più grande testimonial di un territorio, poiché il suo gusto è legato al tipo di uva utilizzato, le cui caratteristiche dipendono dal terreno specifico della zona. Ecco perché proprio al vino dev'essere demandata la difesa del territorio stesso".

Pronto a far conoscere le loro bontà a metri zero, poiché frutto di un processo di auto-produzione, anche il team della Masseria Gabriele.

"Siamo un'attività giovanissima - racconta Raffaele Ingenito - aperta da circa un anno. Siamo pronti a farvi assaggiare le nostre leccornie".






giovedì 27 febbraio 2014

Per costruire la speranza: gesti concreti

In questo blog ho scelto di raccontare storie di speranza e coraggio, di forza e determinazione.

Grazie a quel qualcosa in più che caratterizza molti progetti e persone che li animano che operano  nonostante le difficoltà esistenziali e contestuali incontrate sul cammino.

Come molti di voi sapranno anche per gli uffici stampa che seguo ho scelto questo filtro.

Leonardo De Lorenzo, batterista partenopeo, rappresenta un esempio di questo coraggio e di come la musica possa essere veicolo di determinazione ed alleviare le pene dell'animo.

Proprio per questo ha scelto di suonare in luoghi simbolo di quest'ottica.

Non importa la capienza. Importa soprattutto lo spirito, l'atmosfera, la mission, il cuore che batte aL di sotto delle tavole del palco su cui si regge una struttura.

Ecco perchè Leonardo De Lorenzo ha scelto di suonare nella grande festa della musica che è stato il concerto sociale svoltosi venerdì scorso 21 febbraio presso il teatro Puccini di Firenze, promosso ed organizzato dai Mediterranea Group.

Un arcobaleno di note e generi, uniti dalla comune volontà di raccogliere fondi a favore della ricotruzione di Città della Scienza, affinchè possa risorgere ogni giorno di più al pari di un'araba fenice.

Le tesi su quel rogo si sono sprecate. Si è persino parlato di un incendio appiccato a bella posta per incassare i soldi dell'assicurazione.

O c'è chi ha detto che una struttura che sta in una città ormai allo sbando ed è mal gestita in fondo non poteva che fare una fine del genere, emblema del fatto che siamo alla frutta.

Poi si è fatto riferimento, anche in maniera a volte tendenziosa, ai debiti, agli insoluti, allo scontento dei lavoratori. Si è messo più d'una volta il dito nella piaga tra tanti se e ma.

Una cosa è certa però: quelli di Città della Scienza, science center partenopeo di levatura internazionale, non si sono arresi ed hanno cominciato a ricostruire quel luogo e la città di Napoli, e non solo, ha risposto con espressioni e gesti concreti di solidarietà

E questo è uno di quei gesti: limpidi, forti, diretti, allegri, come il cielo di una fredda ma pulita giornata di fine febbraio.




IL BILANCIO

Grande successo, con un teatro pieno ed un pubblico caloroso, per Leonardo De Lorenzo ed il suo Pictures Quintet il 21 febbraio scorso presso il teatro Puccini a Firenze, dove ha suonato, assieme ad altre band, nell'ambito di un concerto sociale promosso dai Mediterranea Group, per raccogliere fondi a favore della ricostruzione di Città della Scienza.

“Accoglienza cordiale, vera, onesta – racconta Leonardo De Lorenzo -  una disponibilità sempre pronta, e se è vero che a Firenze mi sono sentito sempre a casa, questa volta mi sono sentito in famiglia”

Tanti i musicisti che hanno aderito a quest’iniziativa, bravissimi nella loro specificità, dal talento elevato.



Elevati anche gli standard qualitativi assicurati dal gruppo organizzativo, che ha permesso la realizzazione dell’evento. Evento cui sono intervenuti anche molti rappresentanti istituzionali.

IL NUOVO APPUNTAMENTO

Altra realtà che ha incrociato più volte il cammino di Leonardo De Lorenzo è l'Auditorium Bianca D'Aponte ed adesso tocca a questo gemellaggio venerdì 28 febbraio, alle ore 21.30 (via Nobel 2, Aversa, Ce, www.biancadaponte.it).

Un luogo caro a Leonardo De Lorenzo, che sceglie di tornarvi con il suo Pictures Quintet per una serata speciale all’insegna della musica indipendente e della valorizzazione dei talenti.

Una musica libera ed al di fuori delle logiche “soffocanti” dello show business.





Venerdì 28 febbraio, però, Leonardo De Lorenzo, con la sua formazione in quintetto, esordirà con un progetto sonoro autonomo.

Fa tristezza pensare che a soli 23 anni una giovane vita venga spezzata. Fa tristezza anche se non si ha avuto modo di conoscerla personalmente, di condividere sorrisi di stringere mani.

Fa tristezza perchè è come se fosse stato messo un punto di fine periodo dove proprio non doveva andarci, perche non c'entrava nulla.

Fa tristezza per tutti i sogni, le speranze i progetti che potevano e DOVEVANO  essere trasformati in altrettanti obiettivi.

Fa tristezza per la gioia di vivere di una giovane, che nel caso di Bianca si esprimeva molto anche attraverso lo strumento della musica.

“Sono diversi anni che conosco Gaetano D’aponte e la sua storia – racconta
Leonardo - . È una persona per bene che fa tanto per veicolare la cultura e promuovere la musica in particolare. Ho suonato diverse volte all’auditorium Bianca D’Aponte ma sempre come gregario, mentre con un mio progetto è la prima volta. Sono semplicemente contento di poterlo fare, perché da Gaetano mi sento a casa e potrò incontrare dopo tanto tempo dei vecchi amici”.

Un luogo, dedicato alla memoria ed al talento di Bianca, figlia di Gaetano e musicista di rara sensibilità, e caratterizzato da un’atmosfera calda, familiare ed accogliente, ricavato da una grande sala seminterrata.

E' così che alla tristezza, al dolore, al senso di debito verso il mondo e verso Dio, al vuoto ed alla rabbia possono essere sostituiti sentimenti come la speranza, la tenacia, il coraggio, la caparbietà, la voglia di non arrendersi, la propositività.

Un punto di riferimento per tutti i talenti campani e non solo, dato che qui confluiscono artisti emergenti e non , provenienti da tutta Italia. Un esempio di come da un dolore immenso e dalle macerie del proprio cuore, con coraggio e tenacia, si possa far emergere qualcosa di buono ed apportatore di speranza e rinnovate possibilità, non solo per se stessi ma per tutta la collettività, aprendosi anziché chiudersi al mondo.


 La formazione che accompagnerà Leonardo De Lorenzo sarà il “Pictures Quintet”.

“Con questo quintetto – racconta ancora il batterista -  proponiamo la musica del mio secondo cd “Pictures” e tanta altra mia musica estrapolata da altri miei lavori, oltre a qualche cover di brani famosi”. Sul palco, per esprimere le sonorità proprie del progetto artistico di De Lorenzo, lo storico Ivano Leva al pianoforte, amico da tanti anni e collaboratore insostituibile. Una collaborazione le peculiarità artistiche di entrambi si fondono ed alternano in una perfetta alchimia sonora.

Poi c’è Luciano Bellico, alto sassofonista di grande tecnica e cultura, dal fraseggio elegante.

Ed ancora Federico Luongo, un collega ed amico sempre disponibile e puntuale che suona “spaventosamente bene”!.

Infine Sasà Brancaccio, che dona al gruppo un apporto fondamentale, con il suo sound e con la capacità di amalgamare insieme i vari elementi.

Associato alla location esiste anche un omonimo premio, di cui è direttore artistico Fausto Mesolella,  istituito per dare alle giovani cantautrici, in particolare, che compongono in italiano o in un dialetto italiano “un’opportunità per emergere nel mondo della musica”, mettendo tutte in condizioni di pari opportunità ed offrendo accoglienza gratuita.

Per creare un momento di incontro e di confronto, e fornire loro una vetrina indipendente.



Quindi l’appuntamento di venerdì 28 febbraio contiene in sé un doppio appuntamento.

Con un autore completo (e la sua band in una simbiosi perfetta), fautore di un ritmo avvolgente e raffinato, creato con un sapiente equilibrio nota dopo nota, curato e “sudato” e la storia di riscatto di Terra di Lavoro ma anche con  una storia di dolore trasformata dal’amore in un’occasione di crescita e sviluppo del proprio talento e delle proprie potenzialità.

Contributo di partecipazione: 10 euro

Per maggiori informazioni e prenotazione obbligatoria: Auditorium Bianca D’Aponte
Via Nobel, 2 Aversa (Ce)
Contatti  telefonici:  336 694666 - 335 7665665 - 335 538393


Ed ora qualche assaggio di gustose alchimie in musica:

http://youtu.be/vzTRklbixL4

http://youtu.be/rndcEMaAZIo

http://youtu.be/ksmslQZQhsM