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martedì 4 settembre 2018

Blandizzi, tra musica e parole, emoziona al Maschio Angioino

 Come un buon bicchiere di vino, le emozioni vanno fatte decantare, affinché diventino limpide, sprigionino tutto il loro sapore e si imprimano per sempre nella memoria, partendo da quella corporea, che registra le vibrazioni proprie di luoghi e situazioni.




Così è accaduto per il concerto di Lino Blandizzi, svoltosi nella serata di martedì 28 agosto al Maschio Angioino. Una serata mite rischiarata dalle stelle e allietata dal refolo degli ultimi scampoli d'estate.




Lino saluta il pubblico, più tardi dirà che si è alimentato della loro gioiosa energia partecipativa, per poi aprire il concerto con  Fuori dal mondo. 

Continua con Tutto quello che mi resta, Vieni donna del sud, Dirti ti amo, La musica che gira intorno, omaggio ad Ivano Fossati, Siamo lontani e Se tu non credi in me. 




All'improvviso sul palco irrompe tutta la forza dei canti che richiamano la storia del Regno di Napoli, della lotta, della ribellione, delle radici e del riconoscimento identitario, attraverso il duetto con il rapper/beatmaker Tueff  e il brano Brigante pe' ammore, che si rifà all'intensità della canzone Briganti se more del gruppo  Musicanova. 




Non può mancare una struggente parentesi dedicata a Napoli ed alle sue Sirene che ancora ne sono protagoniste, con la loro malia, ma anche con il degrado di quella figura mitologica morente e putrescente. 




Al capoluogo partenopeo sono, infatti, dedicati i brani Per la mia città, Vierno Vattenne, unica poesia in lingua partenopea di Luigi Compagnone, musicata da Lino, allievo di Sergio Bruni, e Il buongiorno del caffè, che mette al centro la calda bevanda scura, sinonimo di aggregazione, condivisione e conforto, una rassicurante pacca sulla spalla in un momento di sconforto. 




A seguire Nessuno è più diverso, brano dedicato alla valorizzazione ed alla legittimazione delle differenze che albergano in ognuno di noi, al di là della specifica condizione esistenziale e sociale; E non è facile; Abbiccì, dolce filastrocca e nenia per far addormentare i bambini, scelta da Hachette come viatico per insegnare la lingua italiana in Francia.  Non voglio più vedere il mare, che narra le tragedie di chi intraprende la via del mare in cerca della salvezza dalle torture e dalla guerra, con la speranza di una vita migliore, ma da quello stesso mare finisce per essere inghiottito. Siamo alla frutta, narrazione della fine di un amore ma anche ricordo di tutti i momenti vissuti pienamente.






 Gran epilogo con Da noi in Italia che vuole essere un'ironica e acuta provocazione rispetto all'andazzo proprio di questo "benedetto assurdo Belpaese", rifacendosi alle parole di Guccini, che strizza l'occhio, nelle atmosfere del videoclip, alle sagaci stilettate di denuncia trasfuse in musica di Rino Gaetano.





Nelle canzoni di Blandizzi, la musica si gemella con le parole, divenendo una forma globale e coinvolgente di poesia. 

Un gemellaggio ulteriormente sancito dalla presenza della musica e delle parole del cantautore partenopeo, quale accompagnamento e supporto, alla presentazione di numerosi libri.

Per questo, i rappresentanti di Guida Editore, Homo Scrivens e Cento Autori hanno voluto ulteriormente sancire questo circuito virtuoso facendo omaggio a Blandizzi di una targa.

Adesso affidiamo alle parole del cantautore partenopeo il racconto di come nascono le emozioni, che raccontano le mille sfumature del cuore umano, che trasfonde in musica.





D. Quali sono le sfumature dell'amore che tu canti?

R. Quello che inizia e finisce, la gioia, la sofferenza, quello che attraversa l’anima e ti strugge con forti emozioni, senza troppi toni smielati.

D.Come si declina e si snoda l'amore nelle tue canzoni sociali?

R. In un percorso interiore, in quella profonda umanità che può salvare dalla disperazione e che invece sembra che il mondo abbia perduto. Un senso di umanità che quindi appare necessario ricercare e far rivivere andando verso gli altri, per incontrarli all'insegna della condivisione, e non ponendosi al di sopra di loro, in un'immaginaria e distorta gerarchia.

D. Quali sono i temi sociali a te più cari?

R. La violenza sulle donne, l’enorme movimento dei migranti dall’Est e dal Sud del pianeta, la pedofilia,il cambiamento climatico che altera la biodiversità, la valorizzazione delle differenze, affinché non vengano stigmatizzate come diversità e marchi impressi a fuoco nell'esistenza, la scarsità d’acqua, classificabile come il rischio numero uno tra quelli che attanagliano il nostro pianeta.

D. Stai preparando il nuovo disco: quali differenze sonore ci saranno rispetto ai precedenti?

R. Sto sperimentando nuove sonorità in una forma più contaminata, in una ricerca stilistica d’avanguardia, un sound Electro Pop Folk.

D. Com'è composta la formazione che ti accompagna?

R. Nei live in chiave acustica, sono accompagnato da un violoncellista, un organettista, un percussionista, un chitarrista e qualche special guest.

D. Hai in programma di ampliarla?

R. Sicuramente: è tutto in un continuo evolversi.

D. Tu canti l'amore, ma stiamo vivendo un'epoca dove le emozioni sembrano avere sempre meno spazio. Come se ne può uscire secondo te?

R. L’amore nasconderà sempre un tesoro senza tempo che cercheremo ovunque e in ogni cosa, in nuovi orizzonti, in nuovi modi di vedere… Io non smetterò mai di cercarlo, soprattutto nel mio canto, in ciò che sento, nel mio perdermi nella musica. Si può uscire da questa epoca che viviamo, da questo plastico stato, ascoltando il canto di quell’uccellino che l’altra sera al concerto univa il suo canto al mio. Lo so… è poco figo, non spacca! Ma io vivo semplicemente di emozioni e mi godo buon cibo e buon vino.

*foto di Pippo by Capri

sabato 7 luglio 2018

Cenando sotto un cielo diverso: gusto e solidarietà al Castello di Lettere


Metti una sera d'estate a cena in un posto incantato: un castello sottratto all'incantesimo di una strega cattiva, chiamata degrado ed abbandono, grazie all'opera di una fata buona, che porta il nome di riqualificazione e valorizzazione territoriale.

Metti un lavoro di squadra, ed uno scambio ed una condivisione di competenze, che non si è arreso di fronte alle difficoltà.

Questo è il lavoro fatto nei confronti del Castello di Lettere (ora divenuto Parco Archeologico).

Metti un vento fresco che accarezza il viso ed un panorama che toglie il fiato.



Metti un'acropoli, entrando nella quale si possono gustare inedite combinazioni di ingredienti del territorio, in un accostamento inusitato ed originale di aromi e consistenze.

Scendendo nell'agorà, nella piazza, attraverso scale e viottoli, eccoci immersi nel vociare e negli odori provenienti da  svariate leccornie, gustose rivisitazioni della tradizione, tra carni, formaggi, pasta e innumerevoli delizie.

Sulla terrazza, poi, sarà la volta dei dessert: guarniti con golose confetture e al cucchiaio, tripudio di dolcezza, degna nota di sapore a conclusione di una serata buonissima nei gusti elargiti a piene mani, ma che ha saputo anche far bene all'anima.



“Si può essere diversamente felici! – esclama Alfonsina Longobardi, ideatrice ed organizzatrice di “Cenando sotto un Cielo Diverso” – Una persona affetta da un disagio deve vivere a pieno la propria vita, al di là del fatto che la malattia sia guaribile definitivamente o meno. L’associazione 'Tra Cielo e Mare' è nata proprio con lo scopo di garantire la felicità a tutti coloro che normalmente la società considera disagiati”, quindi infelici”. 



“Attraverso l’inserimento lavorativo di persone con disabilità, oppure attraverso il coinvolgimento di anziani affetti da malattie degenerative in attività ricreative, od ancora con l’acquisto di un macchinario che può aiutare l’operato dei medici– spiega Alfonsina – si possono garantire il miglioramento dello stile di vita delle persone coinvolte e, quindi, farle sentire appagate”. 

“’Cenando sotto un Cielo Diverso’ ci aiuta a credere fermamente che tutto questo è realizzabile! Ringrazio tutti coloro che ci sostengono sempre, e chi domenica sera ha scelto di festeggiare la vita con noi, in uno scenario meraviglioso, ovvero quello del Parco Archeologico del Castello di Lettere, in compagnia di oltre 90  chef che hanno aderito al nostro progetto, garantendoci già che la loro presenza per l’edizione invernale dell’evento”, conclude l’organizzatrice.


Domenica sera, 24 giugno, attraverso l’evento “Cenando sotto un Cielo Diverso”, grazie alla solidarietà delle centinaia di persone che hanno partecipato alla serata, sono stati raccolti fondi che serviranno all’acquisto di un ecografo che sarà donato al reparto di nefrologia dell’ ospedale Santobono Pausilipon di Napoli.

Scopo: poter valersi di uno strumento di diagnosi sempre più all'avanguardia. 

La raccolta fondi continuerà a novembre, in occasione dell’edizione invernale dell’evento, in formula "on the road", con l'intento di scoprire e valorizzare di volta in volta numerose realtà poco conosciute della Campania Felix.



Testimonial della serata l’attore Francesco Albanese che ha allietato gli avventori con esilaranti interventi. Presente anche il cantante Antonio Zeno che ha intonato un brano del suo album di esordio, “Il mio cuore nella musica”.

Oltre 90 gli chef, maestri panificatori, pizzaioli, pasticcieri e artigiani del gusto che hanno contribuito, ognuno con un piatto creato appositamente per l’occasione, a rendere memorabile questo evento che altro non vuole essere se non un grande gesto di solidarietà.



IL MIO PERSONALE PERCORSO NEI SAPORI

Premetto che da golosa, di quella golosità che vuole immergersi in ogni sapore per fare un viaggio nei saperi e nella maestria che vi è alle spalle, avrei voluto assaggiare tutto e davvero tutto avrebbe meritato, per la bellezza della presentazione, la bontà, la capacità di rivisitare la tradizione o di presentare accostamenti inediti ed impensati.

Il mio viaggio e cominciato con un gustoso rotolo di mozzarella autoprodotta in maniera casereccia, ripiena di tonno e pan di spagna del ristorante Il Principe.

E' continuato con un pacchero al vino rosso ripieno di ricotta frollata.

Ed ancora un'invitante pasta alla genovese con polpessa del Ristorante Mamma Elena.

I gustosi panini farciti, una vera e propria sinfonia di sapori, del ristorante Nonna Nannina di Gianpaolo Zoccola (che inaugurerà giovedì 19 giugno alle 20.00 a San Cipriano Picentino, Sa).


Un gustoso tris di maccheroni, a creare un insalata di pasta fredda, conditi con golose bontà, in un accostamento di morbidezza e croccantezza grazie ad un maccherone soffiato e fritto.

Crostini golosi con su adagiate sfoglie aromatiche di guanciale. Per continuare: costolette morbide e succose al punto giusto, frutto di una sapiente brace.

Il tutto innaffiato da un calice di rosso di Lacryma Christi del Vesuvio e da un gustoso tocco di bianco, con un bicchiere di Catalanesca del Monte Somma della Cantina Poggio Ridente.


Ed ancora i saporiti formaggi targati Gargiulo: dalle trecce di fiordilatte, al sapido formaggio stagionato, passando per caciotte e provolone.

Ma attenzione, ci avvisano, bisogna partire dal sapore  più delicato, per poi permettere che il  piccante del provolone si faccia avanti, con il suo retrogusto, e concludere il viaggio nel sapore con la saporosità più decisa a disposizione, per evitare che che gli uni "invadano" e coprano gli altri.

Per concludere il mio percorso uno stuzzicante dolce al cucchiaio, insaporito e reso esotico grazie alle note fruttate del mango.


Hashtag ufficiale: #cenandosottouncielodiverso

Foto a corredo di Leo Cremano

martedì 12 giugno 2018

Cenando sotto un cielo diverso: la valorizzazione del territorio è servita

Superare le difficoltà lanciando il cuore oltre l'ostacolo, per raggiungere l'obiettivo di includere la diversità.

Questo il motivo ispiratore che ha unito e spinto all'azione il team che ha collaborato, ognuno in base alle sue competenze, alla realizzazione dell'ottava edizione del galà benefico Cenando sotto un cielo diverso ospitato dal Parco Archeologico del Castello di Lettere ed in programma per la serata del 24 giugno.

"L'obiettivo - spiega l'ideatrice ed organizzatrice Alfonsina Longobardi dell'Associazione Tra Cielo e Mare - è la valorizzazione delle bellezze culturali, la promozione del territorio e il contrasto al disagio. E' necessario aprire le braccia al disagio".

Un triplice obiettivo che ha permesso allo splendido Castello di Lettere di uscire dal cono d'ombra dove era relegato, per splendere alla luce del sole, grazie anche alla neonata attribuzione della denominazione di sito archeologico.

"Per l'edizione estiva - continua l'art director - siamo arrivati ben all'ottava edizione. Molte manifestazioni, purtroppo, sono costrette a fermarsi alla seconda o alla terza edizione a causa degli ostacoli che si frappongono sulla loro strada. In questo caso è stata premiata ed ha vinto la tenacia, unita alla determinazione. Mentre l'edizione estiva sigla un duraturo gemellaggio con il Castello di Lettere, quella invernale è in formula itinerante, on the road".

In questa manifestazione, come evidenzia l'organizzatrice, culminano gli sforzi e l'impegno che si snodano lungo tutto l'arco di un anno, volti a "scovare" luoghi della Campania da valorizzare e attività nascenti ed emergenti da promuovere, che si affiancheranno a quelle degli chef stellati.

Molti ragazzi "a rischio", provenienti da varie associazioni, affiancheranno gli chef.

In quest'ottava edizione estiva nevralgica la collaborazione, siglata per la prima volta, con la Soprintendenza, e la raccolta fondi a favore dell'A.O.R.N. Santobono - Pausilipon, unico polo pediatrico per l'assistenza e la ricerca di tutto il Centro - Sud e centro di riferimento d'eccellenza per tutto lo Stivale.

"Siano molto grati di questa opportunità - spiega Carmine Pecoraro, direttore del Reparto di Nefrologia Pediatrica e Dialisi -. Attualmente stiamo lavorando alacremente per riuscire ad ottenere il riconoscimento ufficiale di Istituto di Ricovero e Cura (IRCCS). L'ecografo che attualmente utilizziamo è stato frutto di una precedente donazione, ma adesso ne occorrerebbe uno più avanzato e di ultima generazione, per allargare gli orizzonti dell'esame obiettivo e guardare dentro al corpo.  Il nostro prossimo, obiettivo, infatti, è avviare un centro trapianti partenopeo e poter effettuare i trapianti a Napoli. Attualmente seguiamo già oltre 150 bambini trapiantati. Inoltre siamo accreditati come Centro di ricerca per le malattie rare nefrologiche".

Grandi progetti crescono dunque.


Anche quello relativo alla valorizzazione archeologica e culturale del Castello di Lettere.

Nel 2015, infatti, si avvia il nuovo progetto di valorizzazione della struttura, che ne prevede il restauro ultimato nel 2016.

"Abbiamo speso totalmente il finanziamento concessoci - ribadisce l'architetto Paola Marzullo - ed abbiamo realizzato il progetto nei tempi previsti dalla Regione Campania. Il Castello, che attualmente è stato riconosciuto Parco Archeologico, rappresenta un'eccellenza paesaggistica, archeologica, culturale ed enogastronomica per tutti i Monti Lattari. Da soli, però, non si va da nessuna parte. In tal senso è stata nevralgica la partnership con la Parco Archeologico di Pompei".

Attraverso la fase attuale, che sta realizzando scavi importanti, gli addetti ai lavori si propongono di realizzare il Polo Museale del Mediterraneo che, come evidenzia la Marzullo, costituirà la memoria storica dell'area, con l'obiettivo di creare un indotto che faccia dialogare la parte scientifica, archeologica e culturale con quella ludica, attraverso eventi di spessore com'è, appunto, Cenando sotto un Cielo diverso.

In cantiere, secondo quanto ribadiscono i referenti, anche un altro progetto ambizioso. con il fine di "realizzare qualcosa di meraviglioso dal punto di vista storico e storiografico: la valorizzazione della parte antica", da realizzarsi attraverso la partnership con  l'Università di Macerata e quella delle Cicladi.

"Ho voluto e creduto fortemente in questa squadra coesa al femminile - dice il sindaco Sebastiano Giordano -. Per realizzare questo progetto abbiamo ottenuto un finanziamento europeo da due milioni di euro. L'obiettivo è quello di portare Lettere fuori da confini geografici angusti, dando vita a eventi dentro e fuori il Castello. Nel 2016, il Ministro ha dichiarato Il Castello di Lettere un grande attrattore turistico di rilievo nazionale".

Dopo l'inaugurazione della prima sala, quella medievale, ora il percorso è costellato da numerosi obiettivi: è necessario superare i confini ed andare oltre l'ostacolo.

Confini che devono diventare ponti per realizzare anche processi di inclusione concreti, con strumenti idonei, come ribadisce il sindaco di Lettere.

"Vivere un momento o una condizione di disagio - evidenzia Giordano - non dev'essere motivo di esclusione. Un'inclusione concreta è l'obiettivo che un amministratore deve perseguire nei confronti di una cittadinanza che ha deciso di metterlo a capo di una comunità".

Lo strumento per realizzare questo fine ambizioso è quello della valorizzazione territoriale.

"Il turismo è la prima fonte idonea a sostenere lo sviluppo economico e sociale - ribadisce Elvira Pentangelo, assessore al Turismo del Comune di Lettere - che permetta di reagire alla crisi socio-economica e consenta di contrastare i momenti di difficoltà. Un turismo destagionalizzato e non mordi e fuggi. Lettere può e dev'essere l'asse trainante per lo sviluppo di tutto il territorio dei Monti Lattari, in particolare per Castellammare di Stabia, onde consentire alla città una fioritura occupazionale, economica, sociale e civile, che passi attraverso le direttrici della valorizzazione culturale, artistica ed enogastronomica".

Cenando sotto un cielo diverso riunisce sotto la propria egida oltre 90 addetti alla ristorazione, tra panificatori, pizzaioli e chef, che allieteranno, con le loro pietanze, i palati degli ospiti presenti al galà del 24 giugno, capitanati dallo chef stellato Michele De Leo.

Tra questi, lo chef  Lello Iovine della Tenuta Iovine - Produzione Vini in Campania, maestri del Gragnano

"Per noi - dice - azienda vuol dire famiglia. Produciamo vini da quattro generazioni, a partire dal 1890".

Fiore all'occhiello per l'azienda Iovine un Gragnano frizzante, prodotto dalle uve della zona doc della Penisola Sorrentina che comprende Gragnano, Castellammare e Pimonte. Un vino il cui gusto è esaltato se servito freddo.

A fargli eco Raffaele Lamura del Poggio delle Baccanti.

"Per il vino la diversità non esiste. Il vino è il più grande testimonial di un territorio, poiché il suo gusto è legato al tipo di uva utilizzato, le cui caratteristiche dipendono dal terreno specifico della zona. Ecco perché proprio al vino dev'essere demandata la difesa del territorio stesso".

Pronto a far conoscere le loro bontà a metri zero, poiché frutto di un processo di auto-produzione, anche il team della Masseria Gabriele.

"Siamo un'attività giovanissima - racconta Raffaele Ingenito - aperta da circa un anno. Siamo pronti a farvi assaggiare le nostre leccornie".






sabato 23 dicembre 2017

La ragazza della fontana: crescere per diventare se stessi

Un paese di provincia "malridotto", un campo da calcio, gli amici, un ciclo di vita che si chiude ed i sogni da "quasi" adulto che sembrano fare capolino.
E' questo lo sfondo su cui si muove la vita del protagonista del romanzo La ragazza della fontana di Antonio Benforte, edito da Scrittura & Scritture.

Il protagonista fa i conti, in quell'estate afosa della sua adolescenza, con la diversità: quella delle emozioni che, con veemenza, si avvicendano dentro se stessi, rendendo fragili ed insicuri, in questa delicata fase di transizione, ma anche desiderosi di proiettarsi nel futuro; quella di un corpo che si trasforma diventando "altro" rispetto a quello  cui si era abituati e la diversità di orizzonti cui si aspira, che irrompe con prepotenza nelle aspettative di chi è ancora nell'età giusta per sognare e per immaginarsi un futuro possibile tutto da costruire.
E poi c'è l'altro da sè, che un po' affascina, un po' fa paura, rappresentato dal signore con il cappello, chiamato, il Capitano, un po' strambo e sgangherato, che guida un'auto sgangherata che sembra fargli il verso, quasi fosse una sorta di suo alterego, e che, nel suo capello, sembra custodire gelosamente mille segreti.
Uno di questi misteri potrebbe rappresentare la soluzione del giallo che comincia con il ritrovamento, nei pressi della fontana del paesino, da parte del gruppo di amici di cui fa parte il protagonista, del corpo di una ragazza morta.
Un romanzo che Antonio definisce non autobiografico, bensì frutto del suo percorso e delle esperienze vissute, che hanno fatto maturare in lui consapevolezze importanti, tali da condurlo ad essere la persona che è adesso e da trasfondersi nella sua scrittura, rendendolo capace di inventare mondi.
Ora passiamo la parola all'autore, per farci addentrare nel mondo letterario, ma verosimile, da lui creato, che si dipana attraverso una scrittura appassionata, semplice ed immediata, che ha un solo scopo (non premeditato): quello di far incontrare due universi. Quello creato dallo scrittore e quello del lettore.




Mi racconti la gestazione de la ragazza della fontana?


La prima parte de La ragazza della fontana l'ho scritta nel 2010. Si trattata soltanto di un abbozzo, una specie di soggetto da sviluppare. A quei tempi lavoravo in una casa editrice indipendente, a Milano, passavo molto tempo a leggere, editare e correggere i libri degli altri e quindi la ragazza della fontana, che ai tempi aveva un altro titolo, non trovò uno sviluppo ulteriore. Ero come bloccato. Solo dopo l'esperienza in casa editrice, a partire dalla fine del del 2013, ci ho rimesso di nuovo mano. E così, da gennaio a maggio 2014 ho ultimato il progetto. L'ho fatto leggere ad amici e proposto a qualche editore, e alla fine Chantale ed Eliana l'hanno accolto nella loro splendida famiglia


Qual è il sottile filo rosso che lega le vite dei protagonisti?


Senza svelare troppo della trama, c'è un sottile filo che lega le vite del ragazzino protagonista del romanzo, del Capitano e di Rebecca, la ragazza della fontana. E' un sottile filo che significa scoperta dell'ignoto e accettazione del diverso, dell'altro. Il sottile filo rosso che lega le vite dei protagonisti è il desiderio di andare al di là delle apparenze. Questo desiderio metterà in moto tutte le vicende e le evoluzioni nei personaggi del romanzo. 



C'è un intreccio ed in alcuni punti una sovrapposizione tra esistenza letteraria e la tua biografia personale?


Se intendi chiedermi se questo romanzo è autobiografico, ti dico di no. Nulla di quello che ho scritto l'ho vissuto in prima persona, di sicuro però tutto quello che ho vissuto è servito a rendermi l'uomo che sono ora, e influenza la mia scrittura e le mie storie. 


C'è una particolare scelta stilistica e linguistica?


Non mi sono posto tante domande mentre scrivevo questo libro. La storia è venuta fuori da se e ho voluto soltanto farlo in modo semplice e diretto. Spero di esserci riuscito. 



Quale è il messaggio che vorresti arrivasse trasversalmente ai tuoi lettori?


Con La ragazza della fontana ho voluto raccontare una storia di emarginazione, di accettazione del diverso, di amicizia e di crescita personale, tra mille difficoltà. Sono tutti temi che affrontiamo nella vita di tutti i giorni, con i quali ci confrontiamo continuamente. Il messaggio che vorrei arrivasse leggendo questo libro è quello scritto egregiamente dalle editrici nella presentazione del libro: "Ci vuole coraggio a essere se stessi, ma solo allora si comincia a vivere davvero".

martedì 18 marzo 2014

Il Vocabolario Sociale: le parole che tutelano i diritti

Ci vorrebbe più delicatezza nei confronti di quello che è importante per gli altri. Invece la gente di solito misura tutto sul proprio metro: quello che non fa male a me non fa male a nessuno. Quello che non è importante per me non è importante per nessuno. Ci vorrebbe più tenerezza, più cura, per ciò che non è nostro. (Fausto Maraldi).

Potrebbe cominciare da questa considerazione la riflessione sull'importanza di "parlare bene", dove per parlare bene non si intende un linguaggio forbito ed elegante nè corretto grammaticalmente (anche se una buona grammatica non guasta naturalmente) ma un uso consapevole delle parole che rispetti i diritti di coloro le cui storie, i cui frammenti di vita, vengono raccontati.


Parte da questa esigenza la creazione di un "Vocabolario sociale" (edito da Gesco), presentato giovedì scorso, 13 marzo, presso il Palazzo Reale partenopeo, nell'ambito del primo incontro destinato all'aggiornamento dei giornalisti della Campania (sia pubblicisti che professionisti).






Il convegno “Terzo settore e comunicazione sociale: parole e azioni che includono. Il Vocabolario sociale per una nuova deontologia dell’informazione” è organizzato dall’Agenzia cittadina del terzo settore e dal gruppo di imprese sociali Gesco nell’ambito delle attività del portale Napoli Città Sociale del Comune di Napoli, in collaborazione con l’Agenzia di stampa Redattore Sociale e con l’Ordine dei Giornalisti della Campania.

Le parole sono il primo baluardo a difesa dei diritti, come sottolinea il sociologo Fabio Corbisiero, e segnano l'evoluzione della società, il cambiamento di atteggiamento (e la relativa ricaduta comportamentale) nei confronti di determinati gruppi e sottogruppi, soprattutto di quelli a maggior rischio di esclusione e di marginalizzazione.

Un cambiamento che può essere solo di facciata, secondo quella che gli psicologi sociali chiamano acquiescenza, in base ad una moda, ad un'etichetta, ad un finto buonismo o all'adozione di uno stile "politically correct".

O può altresì costituire un cambiamento sociale epocale, segnando il passo di una reale e profonda "conversione" a livello individuale e  collettivo.

Le parole sono il primo avamposto a difesa dei diritti, dicevamo, e segnano il trionfo della consuetudine, del è opportuno comportarsi così a livello collettivo, su cui in seguito si edificheranno le fondamenta del diritto positivo.

Le parole difendono i diritti, o li negano, prima ancora che ci sia la formalizzazione delle leggi, quindi.

Arrivano prima della 104/92 e della Convenzione Onu del 2007 (ratificata in italia a fine 2009) a sottolineare che è importante lottare per una reale integrazione delle persone con disabilità in ogni settore della vita.

Prima del 196/2003 e successive modifiche ed integrazioni a difendere il diritto alla privacy ed a trattare con delicatezza l'intimità delle persone.

Prima della 190/2012 a trovare il coraggio e la dignità di  urlare a gran voce che bisogna dire no alla corruzione ed all'ottica clientelare  nel settore pubblico e non solo).

Di questo dovrebbero essere consapevoli tutti coloro, in prima linea i giornalisti, che delle parole hanno fatto il loro pane quotidiano.




Così come dovrebbero essere consapevoli, come viene sottolineato da più parti, che le parole che si sceglie di utilizzare non sono mai neutrali, ma portano con sè, marxianamente, tutta una sovrastruttura culturale, la propria immagine del mondo, cui è impossibile sfuggire, al di là di una sedicente "pretesa" di oggettività assoluta, come sottolinea il giornalista Francesco Romanetti.

Le parole sono "pietre" e come tali possono far male.

Ci si dovrebbe rendere conto che ci si sta muovendo su un territorio delicato e "scivoloso", quando una conversazione, sin dalle prime battute si trasforma in un attacco verso specifiche categorie, come sottolinea Nicola Blasi, curatore del Dizionario sociale assieme a Fabio Corbisiero ed alla giornalista Ida Palisi.

Un vocabolario che lungi dall'essere una matita blu e rossa delle cose che si dicono o che non si dicono vuole semplicemente essere uno strumento volto ad indicare nuove strade possibili per guardare al mondo ed all'altro da sè.

Nato da un sondaggio lanciato sul portale www.napolisociale.it in cui veniva chiesto ai lettori in merito a quale temi sentivano il bisogno di un approfondimento e maggiori spiegazioni il Vocabolario sociale  si snoda attraverso il significato attualizzato di alcuni termini divisi per macrocategorie (nella top list disabilità, immigrazione, omosessualità e differenze di genere), ma esamina anche il percorso compiuto dalle parole, con un excursus storico, e rintraccia anche i principali riferimenti di legge che l'hanno accompagnato come spiega Ida Palisi, che aggiunge come all'uso di specifiche parole corrisponda l'assunzione di profili di responsabilità nevralgici. 

Perchè con l'uso di alcune parole anzichè di altre si indirizza il tipo di comportamento verso alcune categorie.


A redigere il Vocabolario sociale i giornalisti Alessandra Del Giudice, Raffaella R. Ferrè, Luca Romano ed il sociologo Raffaele Masolino.




La sensibilità verso l'altro, l'apertura ad un dialogo vero e completo, dovrebbe guidare la scelta delle nostre parole anzichè la coercizione legata a leggi imposte dall'alto come ribadisce Patricia Bianchi, docente di Linguistica Italiana presso l'Università Federico II.

Perchè, e in questo gli studi sull'importanza delle Human Relations sono maestri, qualsiasi controllo, per quanto capillare, verrà evaso se coloro che dovrebbero assoggettarvisi non credono nei suoi principi ispiratori.


Naturalmente, visto che solo gli stupidi non cambiano idea, si è sempre in tempo per modificare, anche in maniera profonda e sostanziale il proprio universo di senso di riferimento.


Le parole, dunque sono i compassi che misurano l'ampiezza del mondo nel quale ci muoviamo, che permettono o negano l'accesso a vari ambiti, al pari di come fanno le barriere architettoniche nelle strutture urbane.


Sono le parole che permettono ad un individuo d prendere forma nella mente dell'interlocutore in maniera veritiera ed equilibrata o che altresì lo schiacciano in una categoria "a tenuta stagna".





Come succedeva (ed ancora succede spesso) per le persone con disabilità i cui attributi sociali, come ricorda Giampiero Griffo, responsabile della Sezione sulla Diversità della Biblioteca Nazionale di Napoli, sono: un po' sciancate (quindi è meglio che la persona vada 'piano piano'), con disabilità lieve, grave o gravissima (da questo dipende l'essere in carico o meno ad un istituto) e titolari o meno di pensione di invalidità (e qui si aprirebbe tutto un altro capitolo sulla questione relativa ai veri ed i falsi invalidi)

Non resta quindi che tenere il Vocabolario sulla propria scrivania, o sul proprio desktop, anche solo per fugare alcuni dubbi interpretativi che spesso possono trasformarsi in vere e proprie questioni esistenziali.


Per scaricarlo gratuitamente: http://www.napolicittasociale.it/portal/files/documenti/vocabolario-sociale.pdf

venerdì 28 febbraio 2014

La rivincita di Tommy: la forza di vivere con consapevolezza di sè

Dopo "Il Canto stonato della Sirena", Monica Florio, scrittrice e giornalista partenopea, torna a parlare di temi delicati e spinosi, di dolore e speranza, con il romanzo illustrato "La rivincita di Tommy,  una storia di bullismo omofobico".

Qui l'ottica però è invertita, o meglio è diversa la fase della vita e l'impatto che questa presa di consapevolezza ha su una coscienza ancora in formazione, in cammino verso la maturità. 

In una fase delicata dove il pregiudizio, la discriminazione, la chiusura mentale che scatena la violenza (più psicologica che fisica), frutto  della paura dell'altro da sè, può gravemente ledere la  voglia di vivere e  intaccare l'equilibrio  emotivo di un giovane virgulto (e i  casi di cronaca ne sono testimoni).

"Nelle mie storie - racconta l'autrice -  sono sempre protagoniste le realtà che sono oggetto di emarginazione come l’handicap, l’omosessualità. il disadattamento. Nel 'Canto stonato della Sirena' ho raccontato la condizione di chi, non più giovane, si scopre omosessuale e il timore dei giudizi altrui. 

Nel romanzo illustrato 'La rivincita di Tommy' è in primo piano, invece, l’atteggiamento omofobo della gente".

Il romanzo è  pubblicato dalla casa editrice Medusa nella collana Focus Attualità (9.20 €)

Il libro è uno strumento che invita ad una riflessione profonda generatrice di un reale processo di integrazione che passi attraverso l'accettazione della natura  degli altri e la tolleranza.

Una riflessione su cosa possa nascondere un atteggiamento di estrema rigidità e chiusura. 

Cosa stiamo rifiutando davvero:  l'altro o una parte di noi stessi? 

Cosa  ci fa davvero paura? Che l'incontro autentico con l'altro, spogliato dalle caratteristiche dell'individuo massa e ricondotto ad essere umano, possa far crollare il castello di certezze e  di paletti su cui molti basano le fondamenta della propria vita, del  quotidiano tran tran e del quieto vivere?

Che  quella  normalità, frutto dell'aderenza all'asse normativo vigente e derivante  dell'accanita difesa del  "faccio  così perchè si è sempre fatto", dalla consuetudine  e dalla  familiarità  di  una  visione del mondo, riveli di essere traballante e  di avere piedi d'argilla e una struttura a maglie larghe e poco  solide?

"L’omosessualità - continua Monica -  rappresenta solo un modo di essere, mentre il rifiuto di un orientamento sessuale alternativo denota il disagio di chi è represso".

Perchè un frammento di Tommy c'è  in ognuno di noi. 

Nelle  nostre fragilità,  insicurezze, paure, crisi esistenziali  e  di identità.

Nell'aver bisogno, in certi momenti dell'accettazione della  gente, anche a costo di sacrificare la nostra essenza, della ferita di fronte alla mancanza di amore, nel nascondere, anche a noi   stessi, alcune verità.




Tommy è un tredicenne timido e dall’aspetto asessuato, un adolescente i cui problemi relazionali scaturiscono non tanto dal suo carattere quanto dall’ostilità dell’ambiente, scolastico e familiare, che lo circonda.

Non   dimentichiamo che  il nostro sè, che costituisce  il nucleo della nostra identità, secondo   gli  addetti  ai lavori scaturisce dall'interazione tra  quello che noi pensiamo di noi stessi e quello che  pensano gli altri e che ci comunicano anche attraverso atteggiamenti ed  azioni.

E' il frutto di  una danza, di continue ridefinizioni e aggiustamenti.

Ma se ci dicono che non  è giusto, corretto,  opportuno essere in un certo modo ecco che scatta il tabù ed il relativo senso di  colpa, in grado di far sentire sbagliati  in torto, in difetto.

Nel caso di Tommy si tratta di una danza, ahinoi, sgraziata e  dissonante con persone che non sanno, o non vogliono, chiusi nelle loro gabbie mentali, stare al suo passo.

Diego e Luca, i  due bulletti della classe, che lo vessano quotidianamente e lo umiliano deridenolo davanti a  tutti.

I professori  che fingono di ignorare lo stato  delle  cose  ed in  questo diventano conniventi  e carnefici a  loro  volta, vittime e co-autori al contempo di un ambiente stantio, rigido, chiuso nelle sue logiche, resistente oltremodo al cambiamento.

Poi i genitori soffocati da una campana di vetro di perbenismo.

De Andrà cantava nel suo Cirano "Se c'è come voi dite un Di dell'Infinito... guardatevi nel cuore... l'avete già tradito..."

La madre  preferisce fare  finta di niente ed intima al figlio di non uscire per non far vedere agli altri "la lettera scarlatta" che lo  marchia e lo rende diverso.

Lo condanna, giorno dopo giorno,  ad  una  lenta  ma inesorabile morte  sociale.

Pietro, il padre, rivede nel  figlio i propri fantasmi, le vittime  che lui stesso in gioventù ha vessato, e così invece di tendergli una mano la ritrae, lasciando che Tommy affondi nel baratro della solitudine.

Diceva Pasolini in una lettera ai  genitori "Io sono sempre lo  stesso figlio, con le stesse qualità. Allora perchè non mi amate più?"

Così Tommy decide di salvarsi da solo, costruendo e ricostruendo la sua autostima e la fiducia in se stesso con piccoli ma tenaci passi.

Imparando a  non vergognarsi di sè, a camminare a testa alta alla luce del sole, a gridare quando gli fanno male per far capire fino in fondo agli altri si possa distruggere un altro essere umano.

In questo processo, dato che  nessuno  può salvarsi completamente da solo, verrà aiutato da due amici: Alessia, suo alterego e completamento, sua coetanea, e Gabriele, molto più grande, che metterà a sua disposizione il bagaglio della sua esperienza.




"Credo che ognuno di noi  -  ribadisce Florio  -  abbia delle difficoltà, comprensibili,  ad accogliere quella parte di sé che può essere fonte di problemi. Per Tommy è la femminilità che si manifesta attraverso la sua dolcezza e femminilità".

Esprimendo  un'opinione più  ampia sul tema e sull'epoca che stiamo vivendo l'autrice sottolinea che il fatto che si parli di omosessualità più spesso che in passato non può essere che positivo benché esista nei confronti dei gay un fastidio che si cela dietro il politicamente corretto. L’omosessualità viene tollerata se non è esibita dal soggetto ma, quando i gay escono allo scoperto, scatta l’omofobia.

In un film molto  bello si  parlava dei "Figli  di  un Dio  Minore" e questo atteggiamento è duro a morire, al di là  di alcune  aperture mentali.

Spesso  si continua a  ragionare come  coloro che sono dalla parte giusta della  barricata e che dall'alto della posizione giusta possono concedere qualcosa a quelli  sbagliati. A patto che non si facciano troppe concessioni.

Non sia mai i "diversi" fossero troppo visibili ed "uguali" nei diritti ed in quello che è concesso loro fare o non fare.

Una volta un saggio disse che troppo spesso a ben vedere si può fare tutto, ed a farlo sono soprattutto i cosiddetti perbenisti, i censotri della morale.

C'è un diktat però: l'importante è che la facciata rimanga integra, che non si sgretoli.... Pena il diventare  reietti.

Spesso capita che chi si è visto negare per troppo tempo il  diritto ad esistere e ad essere se stesso poi lo affermi con forza, con fervore e con  un  griso e venga tacciato  di esibizionismo.

" A differenza di molti intellettuali e scrittori - raconta ancora  Monica -   non sono ostile al Gay Pride, né mi irrita  il pensiero di qualche manifestante truccato in modo vistoso. E’ un momento in cui i gay scendono in piazza e ognuno lo fa a modo suo, eccessivo o misurato che sia. Come sempre si dà molta importanza alle apparenze, dimenticando che le manifestazioni non sono proprio una serata di gala, tutti tirati a lucido e con l’abito migliore. Forse le critiche al Gay Pride, a cui peraltro partecipano oggi tanti eterosessuali, sono un voler prendere ulteriormente le distanze da chi, nel bene e nel male, ha il coraggio  di esprimere il proprio modo di essere in barba alle convenzioni. "
   
Il fuoco più forte della polemica, poi, si accende attorno al tema delle adozioni.

Anche su questo abbiamo chiesto a Monica il suo parere.

"Non sono contraria alle adozioni da parte di coppie omosessuali. D’altra parte, non è che la famiglia tradizionale, tra divorzi e separazioni 'in casa', si sia dimostrata infallibile. Solo il tempo può attestare, a mio avviso, il reale funzionamento delle famiglie atipiche."

Affinchè  ognuno possa vivere, un giorno non lontano, con piena libertà spirituale e sociale, e nel pieno rispetto di se stesso e degli altri, la vita a modo proprio.