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sabato 19 novembre 2022

Bathroom: un dialogo con le proprie paure più profonde al Tram di Port'Alba

Una donna dialoga con sé stessa allo specchio, nell'intimità del suo bagno. E' questo lo scenario dello spettacolo Bathroom, andato in scena al Tram di Port'Alba fino a domenica 13 novembre. 

Un'intensa Valeria Impagliazzo scrive e interpreta il dilemma dei dilemmi, apparentemente scontato nella sua quotidianità. Ma che sa scavare in profondità. 




"Non volevo raccontare una storia lineare, bensì offrire uno spaccato dell'esistenza di questa donna che si trova sola nella notte e fa i conti con le sue ansie quotidiane e le sue paure, tra cui l'abbandono, lo spaesamento e lo sradicamento". 

 Questa è la storia di un di una relazione interrotta, ma anche del desiderio di ritrovare se stesse pur se nella solitudine. 

Non ci sono né vittime ne carnefici anche se la protagonista nei cerca quasi ossessivamente uno, per trovare una ragione alla sua sofferenza. 

Un pensiero ossessivo che ritorna in loop anche quando regna una calma apparente e che irrompe nella quotidianità della protagonista - intenta a farsi la ceretta a passarsi la crema sul corpo - sotto forma di un rumore sospetto, proveniente dall'esterno.




 Un altro segnale proveniente dall'esterno è  rappresentato dal trillo dei messaggi mandati da un'amica, che forse sta vivendo una situazione simile a quella che la protagonista ha appena reciso. 

" Il mio spettacolo, che ha la forma di un monologo - sottolinea l'autrice - è frutto di osservazioni costanti dirette e indirette dalle quali ho dedotto che la nostra generazione si trova al centro di relazioni sbilanciate, generate da una adultità negata e da una profonda immaturità emotiva". 

C'è una donna in scena che racconta la sua storia, ma il messaggio risulta universale, perché la paura dell'abbandono e il senso di sradicamento che ne segue appartengono sia alle donne sia agli uomini. 

A fare da complemento narrativo al monologo ci sono le musiche sonorizzate dal chitarrista e compositore Pasquale Ruocco che rappresentano un vero e proprio tappeto musicale con cui le parole di Valeria sono costantemente in dialogo e in interazione. 

Pasquale Ruocco rappresenta il punto di vista maschile, all'insegna della complementarietà. Da Caliente Caliente a Forte forte forte, passando per Rumore, le canzoni di Raffaella Carrà fanno compagnia e confortano la protagonista, in maniera molto tenera. 

" Ho quasi una sorta di malattia per Raffaella Carrà - sottolinea la Impagliazzo -. Un'antesignana di alcune tendenze profondamente contemporanee, capace di affrontare temi difficili con femminilità, eleganza e inusuale erotismo. Sulla scena, come evidenzia l'attrice, ha dovuto trovare la sua misura. Lo spettacolo, infatti, mette in scena stati d'animo spesso contraddittori e appare necessario non farsene fagocitare, "mantenendo la barra dritta" e il giusto distanziamento. Un equilibrio molto difficile e faticoso. 




La conclusione segna il passo di un finale aperto, teso tra un legittimo desiderio di essere indipendente nell'autodeterminarsi e una sorta di resa all'idea di non essere ancora pronta a proiettarsi all'esterno, duellando nell'agone di incontri carnali multipli senza senso. Il teatro Tram si conferma uno spazio off che ha accettato la sfida di portare sulla scena temi difficili e delicati, all'insegna della professionalità a 360 gradi, rifuggendo qualunque tipo di dilettantismo. 

Il prossimo appuntamento con Bathroom sarà  il 28 e il 29 gennaio 2023 al teatro Civico 14 di Caserta. Nel frattempo Valeria continua a formare alacremente giovani leve - tra etica e estetica - nel suo laboratorio teatrale di Scafati. 

venerdì 21 ottobre 2022

Nevrotika 7-8-9: accettarsi per rinascere

 Com'è una persona nevrotica?

Torna a chiederselo Fabiana Fazio nell'ultimo capitolo della sua trilogia dedicata al disturbo ossessivo-compulsivo. Siamo al capitolo 7-8-9 di Nevrotika , messo in scena al Civico 14 di Caserta.




La persona nevrotica è ingabbiata in pensieri - definiti intrusivi - che si insinuano nel suo cervello senza che lo voglia davvero e ritornano in maniera fissa e ricorrente, fino ad anestetizzare le coscienze, pur di non sentire il dolore che ne è la vera causa. 


Questi pensieri generano delle azioni che il malcapitato si sente spinto a ripetere all'infinito per sfuggire all'ansia nata dallo scenario apocalittico prospettato dall'idea intrusiva. A livello razionale quell'azione sembrerebbe essere la scelta più opportuna per eliminare il pericolo, ma finisce per rinchiudere la persona in una gabbia definita coazione a ripetere, in cui si rincorrono sempre gli stessi gesti.

Fabiana suggerisce, rifacendosi a Watzlawick, di adattarsi al proprio disturbo.
Un passaggio strategico rappresentato in scena dallo sfociare dei diversi comportamenti nevrotici in una danza fluida, energica e gioiosa.

"Non si tratta - spiega Fabiana - di sottrarsi al processo terapeutico, ma di accettarsi in toto e di ammettere di avere un problema".
In questo modo si creano i presupposti per un vero e proprio processo di rinascita, dove sia possibile reincollare i pezzi.




Nevrotika è  un vero e proprio inno al riconoscimento, al rispetto e alla valorizzazione delle proprie legittime fragilità, come sottolinea la stessa autrice, in scena assieme a Valeria Frallicciardi e Giulia Musciacco.



Solo questo riconoscimento, infatti, permette di passare dal rendersi ostinatamente infelici e artefici di una vita impossibile a una consapevolezza salvifica.
L'opera si articola, in un certo qual modo, in monologhi giustapposti, a costituire un finto dialogo che rappresenta una conversazione patologica tra patologie.

Sapiente l'uso dei registri stilistici, con una cifra narrativa prevalente che affida all'ironia, con picchi di comicità, a volte ostinatamente indotta,  il racconto di queste esistenze segnate dal dramma, a sfatare il mito che il riso appartenga solo agli spettacoli comici.
 
Ora rimaniamo in attesa e in ascolto dei prossimi appuntamenti: per ora si sa solo che Fabiana sta lavorando a un nuovo spettacolo che debutterà tra gennaio e febbraio 2023.


In sintesi

NEVROTIKA VOL.7-8-9

una produzione ETCetera Officine Culturali

scritto e diretto da Fabiana Fazio

con Fabiana Fazio, Valeria Frallicciardi, Giulia Musciacco

movimenti coreografici Cecilia Lupoli

assistente alla regia Marianna Pastore

disegno luci e allestimento Angela Grimaldi

aiuto scene Barbara Veloce

costumi Alessandra Gaudioso


Ph. Pino De Pascale

martedì 5 maggio 2020

Gli interventi alla laringe: quando la nostra identità è in pericolo occorre affidarsi a figure altamente specializzate


La voce è un tassello importante dell’identità.   

L’idea di non sentirla più nostra, dunque, non solo ci atterrisce per la percezione, fondata, di un vero attacco frontale alla nostra struttura identitaria, ma anche perché siamo consapevoli che, se siamo costretti a fare i conti con questa possibilità, siamo entrati in una spirale esistenziale delicata e complessa, capace di metterci a dura prova su più fronti.




In tal senso, appare necessario ed opportuno affidarsi a figure altamente specializzate che seguiranno ed accompagneranno il paziente nelle varie fasi, supportandolo, consigliandolo e non facendolo sentire isolato. 

Fare i conti con un qualsiasi tipo di protesi esogamica o interna non è semplice, ma figure esperte di supporto possono aiutare il paziente a sviluppare un progressivo sentimento di accettazione.

In tal senso, la Campania presenta delle realtà pubbliche di eccellenza, anche se, secondo quanto riferiscono gli addetti al settore, nella regione ed in tutta Italia è davvero difficile reperire strutture pubbliche nei cui team siano all’attivo logopedisti. In prima linea, quale eccellenza, vi è il reparto di Otorinolaringoiatria dell’Ospedale del Mare.

Attenzione ai campanelli d’allarme. Se si registrano alterazioni della voce, afonia o disfonia, fastidi persistenti alla gola, meglio effettuare una laringoscopia.

Ora passiamo la parola alla dott.ssa Giuseppina Mirra, presidente della Società Italiana Foniatria e Logopedia (Sifel), che si occupa della riabilitazione di voce e deglutizione nel paziente oncologico in presenza di tumori della laringe**.

D. Quali sono gli interventi possibili quando si riceva una diagnosi di carcinoma alla laringe?

R. Quando ci troviamo di fronte a tumori della laringe,  diverse sono le opzioni di intervento riabilitativo che dipendono dallo  stadio del carcinoma e dal tipo di intervento che viene praticato. Infatti, di  fronte a un carcinoma laringeo in  stadio precoce la riabilitazione è subordinata al tipo di trattamento che può essere chirurgico, attraverso la microchirurgia laser, oppure radioterapico.  Il trattamento riabilitativo e gli outcome vocali sono sicuramente condizionati dall’estensione dell’atto chirurgico e gli outcome vocali, comunque, dopo l’intervento e il trattamento soddisfano i criteri di sufficienza  per una comunicazione verbale.
I problemi sorgono quando si abbia a che fare con un carcinoma laringeo in stadio avanzato. In questo caso, si interviene prevalentemente con la chirurgia e le opzioni chirurgiche possono essere di due tipi: o viene praticata una laringetomia parziale ricostruttiva o una liringectomia totale. Il trattamento logopedico riabilitativo, ovviamente,  cambierà a seconda dell’intervento chirurgico effettuato.
  Con la laringectomia parziale la chirurgia preserva parti della laringe e tende a preservare le funzioni legate al distretto: la funzione fonatoria e quella deglutitoria. Mentre la chirurgia salva la vita al paziente e salva queste funzioni, la logopedia recupera le funzioni che sono state preservate e agisce, questa volta, sulla qualità di vita del pazienti.


      Con le laringectomie totali, la chirurgia rimuove completamente la laringe. Gli indirizzi più attuali prevedono contestualmente all’atto chirurgico l’applicazione di una protesi tracheo-esofagea che produce una voce sostitutiva  chiaramente non paragonabile a quella fisiologica, ma assolve anche questa volta la funzione fonatoria e comunicativa. Il paziente anche in questo caso viene seguito ed accompagnato dal logopedista.


D. Quali sono le strutture di riferimento che praticano questo tipo di approccio e questo tipo di intervento in Campania?

R. E’ una chirurgia davvero particolare e molto delicata. Un’eccellenza è rappresentata dall’ORL dell’Ospedale del Mare diretta dal prof. Giuseppe Tortoriello, anche perché il problema dopo questi interventi, oltre che un a chirurgia che dev’essere di eccellenza, è  il trattamento riabilitativo, perché se salviamo la vita dobbiamo anche garantire la qualità di vita e purtroppo in Campania in maniera particolare, ma in tutta Italia, la figura del logopedista è poco rappresentata nelle strutture pubbliche. In particolare in Campania, purtroppo, esistono i centri di riabilitazione accreditati con il Servizio Sanitario Nazionale, ma comunque non ci aiutano con questo tipo di i pazienti, che sono pazienti complessi e ad alto rischio. Alcuni, dopo la laringectomia parziale ricostruttiva necessitano di un trattamento speciale per la deglutizione, perché il cibo può dirigersi verso le vie aeree e causare una polmonite ab ingestis e la morte del paziente. Si tratta dunque di un trattamento da effettuare in ospedale con figure altamente specializzate: purtroppo in Campania ci sono pochi logopedisti nelle strutture ospedaliere. Quello che noi facciamo in reparto, oltre che seguirli con trattamento chirurgico e farli seguire dal logopedista, in questo caso da me, fino a completa remissione. Sono sempre e costantemente monitorati e questo è un servizio che, in linea generale, non si trova solitamente in Italia. Io ad esempio, attualmente sto seguendo pazienti che sono stati operati un anno fa e li accompagnerò fino a quando non risolvono tutti i problemi: sono pazienti che hanno le protesi fonatorie, che danno problemi, necessitano di sostituzione. Noi li accompagniamo costantemente.


D. Quali sono i campanelli d’allarme che dovrebbero indurci a fare un controllo?

R. I campanelli d’allarme sono tutte le modificazioni della voce: mutato andamento della voce, episodi di afonia, cali di voce, disfonia ricorrente, fastidi alla gola che il paziente può presentare, Di fronte a questa sintomatologia, il paziente deve praticare una laringoscopia a fibre ottiche e può rivolgersi presso le strutture di foniatria dei policlinici, alla foniatria dell’Università Luigi Vanvitelli, il servizio di foniatria ed audiologia che funziona molto bene. In generale, il paziente deve rivolgersi a un foniatra o a un otorino sul territorio che farà questo esame, e vedrà se ci sono problemi in tal senso. Basta pagare il ticket: non si tratta di un esame molto oneroso  le liste d’attesa non sono lunghissime.


D. Quali sono le conseguenze dell’assenza della voce?

R. Un grosso impatto psicologico sul paziente, perché sappiamo bene che la voce viene percepita come parte integrante della propria identità e personalità: il paziente si sente  deprivato di questo aspetto e necessita imprescindibilmente di un approccio riabilitativo dove il riabilitatore - logopedista si prenda cura anche di questo aspetto.


** Giuseppina Mirra è presidente della Società Italiana Foniatria e Logopedia (Sifel), professore a contratto per il corso di laurea in logopedia dell’Università Vanvitelli, logopedista presso il reparto di Otorinolaringoiatria (Orl) dell’Ospedale del Mare. Si occupa della riabilitazione di voce e deglutizione nel paziente oncologico in presenza di tumori della laringe.


lunedì 4 dicembre 2017

Bambola di stracci: la forza ed il coraggio di essere se stessi

Quanto le relazioni possono salvarci o al contrario distruggerci?
Quanto l’amore, la voglia ed il bisogno di accettazione possono essere strumenti di riscatto o al contrario di “ricatto” emotivo ed esistenziale?

Quanto la forza nasconde ed incorpora la fragilità e, in maniera complementare, la più grande fragilità può rivelare un’anima d’acciaio insospettata che dimostra a se stessa di saper reagire alla sofferenza e “ricostruirsi”?

Quanto si ha davvero la possibilità e la libertà, all’interno dei vincoli imposti dall’agone sociale, di scegliere chi si vuole essere per diventare davvero se stessi?

Ad interrogarsi su queste dinamiche di valorizzazione o, in maniera diametralmete opposta, di svilimento di sé, è Pasquale Ferro nel suo Bambola di stracci edito dalla società cooperativa ilmondodisuk, e-magazine e casa editrice attiva in città dal 2008, anno della crisi emergenziale dei rifiuti.
Il progetto di crowdfunding SOS Partenope fa tappa alla Fondazione Banco di Napoli (palazzo Ricca, via Tribunali 213), mercoledì 6 dicembre 2017, alle 17.00, nella sala Marrama, per presentare l’ultima fatica letteraria di Pasquale Ferro.



LA STORIA
Barbara è bella tanto da fare innamorare tutti. Persino la natura. E, paradossalmente, ama un uomo che non accetta il suo modo di essere "donna". Barbara affronta il mondo, vaga per le città e per i quartieri alla ricerca della sua libertà di esprimersi al femminile. Anche quando tocca il fondo e diventa una barbona, sotto i portici del Real Teatro di San Carlo, combatte per la propria sopravvivenza e per suoi sogni. Qual è il suo più vivo desiderio? L'amore, perché, come ciascuno di noi, ha bisogno di questa parola, prescindendo da tutto e da tutte le lingue che la maltrattano, la usano, se ne approfittano. Barbara lotterà contro la sua famiglia. Lo farà in nome della sua stessa sopravvivenza. Con le uniche armi che possiede: bellezza, scaltrezza, forza. Raccontando un universo che potrà sembrare inverosimile, attraverso personaggi conosciuti nei suoi percorsi. Bambola di stracci, troverà finalmente la pace o il grande amore? Ma chi è veramente Barbara? La risposta è nelle pagine di questo romanzo breve di Pasquale Ferro dove la realtà si mescola alla fantasia.
“Cerco sempre di filtrare la realtà attraverso la fantasia – spiega l’autore - . Barbara , bambola di stracci, l’ho conosciuta davvero, 40 anni fa al San Carlo, durante la prima di  Tosca con Placido Domingo. Adesso è divenuta la protagonista carnale nel romanzo appena pubblicato che è anche denuncia di un falso perbenismo. L’obiettivo è rendere visibili le donne transessuali”.
Leggendo la storia di questa moderna bambola di stracci, figlia dell’attuale  “società liquida” e di un’identità sessuale liquida e cangiante non ho potuto non pensare alla storia di o’ Barone, barbone partenopeo chi le Fede’n’Marlen, Federica Ottombrino e Marilena Vitale, hanno dedicato la canzone O’ mele, quel miele che, in nome della condivisione  e del rispecchiamento reciproco, della comprensione delle reciproche fragilità e dei nervi scoperti, può curare le ferite dell’anima.
Perché, anche se ognuno deve trovare in sé la forza di rialzarsi e di riscoprire le radici della propria reale identità, a partire da quella di genere, a partire dalla quale costruire e ricostruire il senso della propria esistenza, nessuno si salva da solo.


LA PRESENTAZIONE ED IL CONNUBIO VIRTUOSO
Il saluto introduttivo è affidato a Paolo Di Lauro (Meridonare). Con l’autore interverranno: Paolo Valerio (Università di Napoli Federico II), Antonello Sannino (Arcigay Napoli) e Paola Silverii (Associazione VerginiSanità). Modera, Donatella Gallone. Letture a cura di Antonella Stefanucci.
Obiettivo di SOS Partenope: diffondere una nuova immagine di Napoli, smantellando i luoghi comuni, attraverso la traduzione e la stampa del “Dictionnaire amoureux de Naples” dello scrittore e editore
Jean-Noël Schifano. L’idea di collegare la presentazione del nuovo libro di Ferro al progetto di crowdfunding nasce da un’unica prospettiva: mostrare la vera e multiforme identità di Napoli, attraverso i suoi luoghi, la sua storia ma anche i suoi talenti.
E Pasquale Ferro è un talentuoso autore di teatro e di libri, impegnato in temi sociali di forte impatto, dall’usura all’omofobia, uno dei pochi autori napoletani tradotto in Russia. Già in corso la traduzione russa anche per “Bambola di stracci”, una storia ispirata da una vicenda vera, come tutti i testi scritti da Ferro, scrittore al di fuori di ogni regola.

L’AUTORE

Pasquale Ferro debutta nella scrittura con Gli odori dei miei ricordi (Atman edizioni 2000). Seguono, Genny Flowers (Suklibri 2002) Mercanti di anime e di usura (Ancora del Mediterraneo 2005), La luna esiste? (Luciano editore 2009), Una radura verde smeraldo (Istituto Italiano di cultura di Napoli 2010), Macedonia e Valentina, ‘O curaggio d’’e femmene (ilmondodisuk 2014). Tra i numerosi riconoscimenti, il premio Libero Bovio 2012 per I racconti di un cane camorrista, inedito in Italia e pubblicato in lingua russa nel 2013. Da alcuni titoli sono state tratte pièce di successo, messe in scena anche per le scuole.


LA MOSTRA

 “SOS Partenope. 100 artisti per il libro della città” è la mostra itinerante realizzata, in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Napoli grazie alla donazione di circa 140 artisti italiani e stranieri per finanziare la traduzione e la pubblicazione del libro “Dictionnaire amoureux de Naples” di Jean-Noël Schifano lanciata dalla società cooperativa ilmondodisuk. Obiettivo: diffondere l’autentica immagine di Napoli in quasi 600 pagine. Terminata la prima parte della campagna di crowdfunding (con la raccolta di 10,540 euro sulla piattaforma Meridonare), che ha permesso di raggiungere il primo traguardo (acquisire i diritti di pubblicazione della casa editrice Plon e tradurlo), si dà vita ora alla seconda per impaginare, stampare e diffondere il volume che in italiano sarà “Dizionario appassionato di Napoli”.  Ora l’esposizione è proposta, in parte, nel suggestivo scenario dell’acquedotto augusteo del serino fino al febbraio 2018.
L’ASSOCIAZIONE VERGINISANITÀ
L’Associazione VerginiSanità nasce nel 2010 con l'intento di promuovere la realizzazione di progetti integrati finalizzati al recupero ed alla riqualificazione del contesto urbano dell'area del Borgo dei Vergini e della Sanità: tutela, valorizzazione e recupero del patrimonio ambientale ed architettonico quali strumenti per migliorare la vivibilità, la sicurezza e la crescita sociale. Nel 2014 ha preso in gestione i locali in via Arena Sanità, con l'obiettivo di promuovere e valorizzare il sito archeologico presente nei locali sottostanti, portato alla luce e all'attenzione della comunità scientifica.
Nell'ottobre 2015 è stata presentata alla stampa, in accordo con la competente soprintendenza archeologica, la scoperta e l'identificazione di un tratto dell’Acquedotto Augusteo del Serino, un'infrastruttura di epoca romana tra le più imponenti del mondo antico.
Due ponti-canale affiancati, riconducibili a quelli meglio conosciuti dei Ponti Rossi, sono stati rinvenuti nei locali sotterranei del Palazzo Peschici-Maresca, di proprietà dell'Arciconfraternita dei Pellegrini. Le prime ipotesi di studio hanno trovato le più ampie conferme, sia da fonti letterarie che da indagini dirette. La successione di pilastri e arcate in laterizi e tufo costituisce un’evidenza archeologica di eccezionale interesse per ubicazione, complessità e peculiarità costruttive, pur rappresentando quantitativamente meno di un millesimo del percorso totale dell'Acquedotto, che si sviluppa per circa 100 km, dalle sorgenti del Serino fino alla Piscina Mirabilis a Miseno.

https://www.meridonare.it/progetto/sos-partenope2




venerdì 28 febbraio 2014

La rivincita di Tommy: la forza di vivere con consapevolezza di sè

Dopo "Il Canto stonato della Sirena", Monica Florio, scrittrice e giornalista partenopea, torna a parlare di temi delicati e spinosi, di dolore e speranza, con il romanzo illustrato "La rivincita di Tommy,  una storia di bullismo omofobico".

Qui l'ottica però è invertita, o meglio è diversa la fase della vita e l'impatto che questa presa di consapevolezza ha su una coscienza ancora in formazione, in cammino verso la maturità. 

In una fase delicata dove il pregiudizio, la discriminazione, la chiusura mentale che scatena la violenza (più psicologica che fisica), frutto  della paura dell'altro da sè, può gravemente ledere la  voglia di vivere e  intaccare l'equilibrio  emotivo di un giovane virgulto (e i  casi di cronaca ne sono testimoni).

"Nelle mie storie - racconta l'autrice -  sono sempre protagoniste le realtà che sono oggetto di emarginazione come l’handicap, l’omosessualità. il disadattamento. Nel 'Canto stonato della Sirena' ho raccontato la condizione di chi, non più giovane, si scopre omosessuale e il timore dei giudizi altrui. 

Nel romanzo illustrato 'La rivincita di Tommy' è in primo piano, invece, l’atteggiamento omofobo della gente".

Il romanzo è  pubblicato dalla casa editrice Medusa nella collana Focus Attualità (9.20 €)

Il libro è uno strumento che invita ad una riflessione profonda generatrice di un reale processo di integrazione che passi attraverso l'accettazione della natura  degli altri e la tolleranza.

Una riflessione su cosa possa nascondere un atteggiamento di estrema rigidità e chiusura. 

Cosa stiamo rifiutando davvero:  l'altro o una parte di noi stessi? 

Cosa  ci fa davvero paura? Che l'incontro autentico con l'altro, spogliato dalle caratteristiche dell'individuo massa e ricondotto ad essere umano, possa far crollare il castello di certezze e  di paletti su cui molti basano le fondamenta della propria vita, del  quotidiano tran tran e del quieto vivere?

Che  quella  normalità, frutto dell'aderenza all'asse normativo vigente e derivante  dell'accanita difesa del  "faccio  così perchè si è sempre fatto", dalla consuetudine  e dalla  familiarità  di  una  visione del mondo, riveli di essere traballante e  di avere piedi d'argilla e una struttura a maglie larghe e poco  solide?

"L’omosessualità - continua Monica -  rappresenta solo un modo di essere, mentre il rifiuto di un orientamento sessuale alternativo denota il disagio di chi è represso".

Perchè un frammento di Tommy c'è  in ognuno di noi. 

Nelle  nostre fragilità,  insicurezze, paure, crisi esistenziali  e  di identità.

Nell'aver bisogno, in certi momenti dell'accettazione della  gente, anche a costo di sacrificare la nostra essenza, della ferita di fronte alla mancanza di amore, nel nascondere, anche a noi   stessi, alcune verità.




Tommy è un tredicenne timido e dall’aspetto asessuato, un adolescente i cui problemi relazionali scaturiscono non tanto dal suo carattere quanto dall’ostilità dell’ambiente, scolastico e familiare, che lo circonda.

Non   dimentichiamo che  il nostro sè, che costituisce  il nucleo della nostra identità, secondo   gli  addetti  ai lavori scaturisce dall'interazione tra  quello che noi pensiamo di noi stessi e quello che  pensano gli altri e che ci comunicano anche attraverso atteggiamenti ed  azioni.

E' il frutto di  una danza, di continue ridefinizioni e aggiustamenti.

Ma se ci dicono che non  è giusto, corretto,  opportuno essere in un certo modo ecco che scatta il tabù ed il relativo senso di  colpa, in grado di far sentire sbagliati  in torto, in difetto.

Nel caso di Tommy si tratta di una danza, ahinoi, sgraziata e  dissonante con persone che non sanno, o non vogliono, chiusi nelle loro gabbie mentali, stare al suo passo.

Diego e Luca, i  due bulletti della classe, che lo vessano quotidianamente e lo umiliano deridenolo davanti a  tutti.

I professori  che fingono di ignorare lo stato  delle  cose  ed in  questo diventano conniventi  e carnefici a  loro  volta, vittime e co-autori al contempo di un ambiente stantio, rigido, chiuso nelle sue logiche, resistente oltremodo al cambiamento.

Poi i genitori soffocati da una campana di vetro di perbenismo.

De Andrà cantava nel suo Cirano "Se c'è come voi dite un Di dell'Infinito... guardatevi nel cuore... l'avete già tradito..."

La madre  preferisce fare  finta di niente ed intima al figlio di non uscire per non far vedere agli altri "la lettera scarlatta" che lo  marchia e lo rende diverso.

Lo condanna, giorno dopo giorno,  ad  una  lenta  ma inesorabile morte  sociale.

Pietro, il padre, rivede nel  figlio i propri fantasmi, le vittime  che lui stesso in gioventù ha vessato, e così invece di tendergli una mano la ritrae, lasciando che Tommy affondi nel baratro della solitudine.

Diceva Pasolini in una lettera ai  genitori "Io sono sempre lo  stesso figlio, con le stesse qualità. Allora perchè non mi amate più?"

Così Tommy decide di salvarsi da solo, costruendo e ricostruendo la sua autostima e la fiducia in se stesso con piccoli ma tenaci passi.

Imparando a  non vergognarsi di sè, a camminare a testa alta alla luce del sole, a gridare quando gli fanno male per far capire fino in fondo agli altri si possa distruggere un altro essere umano.

In questo processo, dato che  nessuno  può salvarsi completamente da solo, verrà aiutato da due amici: Alessia, suo alterego e completamento, sua coetanea, e Gabriele, molto più grande, che metterà a sua disposizione il bagaglio della sua esperienza.




"Credo che ognuno di noi  -  ribadisce Florio  -  abbia delle difficoltà, comprensibili,  ad accogliere quella parte di sé che può essere fonte di problemi. Per Tommy è la femminilità che si manifesta attraverso la sua dolcezza e femminilità".

Esprimendo  un'opinione più  ampia sul tema e sull'epoca che stiamo vivendo l'autrice sottolinea che il fatto che si parli di omosessualità più spesso che in passato non può essere che positivo benché esista nei confronti dei gay un fastidio che si cela dietro il politicamente corretto. L’omosessualità viene tollerata se non è esibita dal soggetto ma, quando i gay escono allo scoperto, scatta l’omofobia.

In un film molto  bello si  parlava dei "Figli  di  un Dio  Minore" e questo atteggiamento è duro a morire, al di là  di alcune  aperture mentali.

Spesso  si continua a  ragionare come  coloro che sono dalla parte giusta della  barricata e che dall'alto della posizione giusta possono concedere qualcosa a quelli  sbagliati. A patto che non si facciano troppe concessioni.

Non sia mai i "diversi" fossero troppo visibili ed "uguali" nei diritti ed in quello che è concesso loro fare o non fare.

Una volta un saggio disse che troppo spesso a ben vedere si può fare tutto, ed a farlo sono soprattutto i cosiddetti perbenisti, i censotri della morale.

C'è un diktat però: l'importante è che la facciata rimanga integra, che non si sgretoli.... Pena il diventare  reietti.

Spesso capita che chi si è visto negare per troppo tempo il  diritto ad esistere e ad essere se stesso poi lo affermi con forza, con fervore e con  un  griso e venga tacciato  di esibizionismo.

" A differenza di molti intellettuali e scrittori - raconta ancora  Monica -   non sono ostile al Gay Pride, né mi irrita  il pensiero di qualche manifestante truccato in modo vistoso. E’ un momento in cui i gay scendono in piazza e ognuno lo fa a modo suo, eccessivo o misurato che sia. Come sempre si dà molta importanza alle apparenze, dimenticando che le manifestazioni non sono proprio una serata di gala, tutti tirati a lucido e con l’abito migliore. Forse le critiche al Gay Pride, a cui peraltro partecipano oggi tanti eterosessuali, sono un voler prendere ulteriormente le distanze da chi, nel bene e nel male, ha il coraggio  di esprimere il proprio modo di essere in barba alle convenzioni. "
   
Il fuoco più forte della polemica, poi, si accende attorno al tema delle adozioni.

Anche su questo abbiamo chiesto a Monica il suo parere.

"Non sono contraria alle adozioni da parte di coppie omosessuali. D’altra parte, non è che la famiglia tradizionale, tra divorzi e separazioni 'in casa', si sia dimostrata infallibile. Solo il tempo può attestare, a mio avviso, il reale funzionamento delle famiglie atipiche."

Affinchè  ognuno possa vivere, un giorno non lontano, con piena libertà spirituale e sociale, e nel pieno rispetto di se stesso e degli altri, la vita a modo proprio.