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venerdì 15 febbraio 2019

La mia vita senza parole: quando una malattia si umanizza

Tra poco meno di un'ora, alle ore 12 di venerdì 15 febbraio 2019, verrà inaugurata la sede partenopea del Centro NeMO, centro di ricerca sulle malattie neuromuscolari, ubicato nell'ospedale Monaldi.

Non a caso oggi scelgo di parlare di un libro che ha, tra i suoi meriti, quello di travalicare l'immaginario confine, la barriera fittizia ed illusoria, ma forse rassicurante, nella dalettica noi-loro


La mia vita senza parole scritto da Antonio Tessitore in collaborazione con il giornalista Mario Pepe, la cui scrittura conferisce al libro uno stile asciutto ma coinvolgente (Pironti Editore), è la seconda opera  del presidente AISLA (Associazione italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) di Caserta ed arriva dopo il racconto dei frammenti di vita e di lotta quotidiana, coagulati in un grumo duro di dolore e speranza, raccolti da Antonio nel testo Ogni volta che chiudo gli occhi. Sogni e incubi di un leone nella gabbia della SLA, realizzato in collaborazione con il giornalista Pietro Cuccaro.



"Il mio secondo libro - spiega Tessitore -  nasce dal mio desiderio di capire me stesso attraverso il racconto degli altri che mi hanno conosciuto e che hanno avuto a che fare con me. Nel mio primo libro mi ero raccontato, passando dalla mia vita prima della malattia a quella che mi sono trovato a dover affrontare e affronto ancora. Essere qui a poter raccontare ancora una volta le mie emozioni e il mio vissuto attraverso gli occhi degli altri è per me sprone per proseguire nella mia lotta contro la sla per me e per gli altri e per incentivare la ricerca".
Le atmosfere iniziali, quelle di quando Antonio incontra per la prima volta la Sla, mi hanno ricordato quelle dei dialoghi e delle interazioni tra il protagonista e la strega suadente dai capelli verdi della pellicola  Benvenuti a Marwen,  che ho visto rdi recente.

La Sla, infatti, viene descritta come una donna seduttiva, maliarda ed apparentemente dolce all'inizio, che in maniera subdola si insinua nella vita di Antonio, quasi senza che lui se ne renda conto, dando solo pochi segnali, per poi rivelarsi dura ed impositiva, riducendolo al silenzio ed immobilizzandolo sotto il suo peso. Una fidanzata non desiderata ed arrogante.

Il libro nasce dall'impulso fornito da Antonio stesso a chi lo ha conosciuto, affinchè egli racconti le tracce di quell'incontro con lui e con la malattia stessa.

Ne nasce un dialogo a due voci, che testimonia di come la forza e la tenacia di Antonio abbiano cambiato la percezione che i suoi interlocutori hanno della malattia che, per i più, arrivava, in un indefinito prima, solo come un'eco lontana proveniente dai mass media.


Grazie ad Antonio ed alle sue battaglie a favore del miglioramento della qualità di vita dei pazienti, la malattia non è più una macchia sfocata sullo sfondo, o la silloge di informazioni frammentate e monotone provenienti da uno schermo, ma si incarna in un corpo e in uno sguardo, prende le forme di un individuo, si umanizza, accorcia le distanze tra il noi ed il loro.

Antonio Tessitore la racconta attraverso il suo rapporto con gli esperti, con il mondo della ricerca, con l'universo del sociale, con quello dei caregivers. Anche il suo compleanno diviene occasione di ulteriore scambio di idee e di progettualità possibili, in mezzo ai sorrisi ed ai respiri un po' più lunghi.

"Il mio - continua Antonio - È un testo anche divulgativo, visto che contiene interviste a medici esperti nel trattamento dei pazienti affetti da sla. Questo è un contributo di conoscenza utile sia a chi è ammalato sia per chi vuole saperne di più su questa malattia".
Attraverso le parole di Antonio e quelle di chi, per diverse ragioni e con innumerevoli obiettivi condivisi, lo ha conosciuto o anche solo incrociato, si delinea un universo di difficoltà, ma anche di possibilità. Di dolore ma anche di tenacia e speranza.

Il  libro di Antonio diviene anche una sorta di vademecum su come procedere nell'interazione con la malattia, dopo la diagnosi, cercando di anticipare le mosse di una progressione che schiaccia il senso del presente e del futuro, invece di farsi cogliere del tutto inermi e impreparati.

Diviene una sorta di antidoto al senso di smarrimento e di solitudine, di isolamento, quando, proprio malgrado, gli altri possono finire per allontanarsi e la persona stessa si sente scissa e troppo lontana da quello che era e dalla vita che avrebbe voluto per sè e per i suoi cari.
Grazie anche alle interviste con i medici, infatti, chi legge, che sia paziente, familiare, caregiver o semplice spettatore dell'esistenza altrui, sa che, anche se a piccoli passi, la ricerca sta procedendo e riesce ad avere le prime nevralgiche informazioni, venendo a conoscenza degli esperti cui potersi rivolgere e dell'esistenza di una realtà associativa. Una consapevolezza che può rivelarsi utile a nutrire la speranza.
Anche questo libro costituisce un piccolo tassello nella scalata, faticosa ma tenace, della ricerca.
Non mi resta che augurarvi buona lettura, una lettura intensa, dolorosa, a tratti paralizzante, ma che ha il merito di aprire finestre sulla vita degli altri, creare ponti e strade di contatto.


domenica 25 marzo 2018

Pharmaelle, parola d’ordine: perseverare nell’eccellenza


Adrenoleucodistrofia, fibrosi cistica, obesità grave e gravissima.
Per alcuni sono parole, spesso astruse e di difficile comprensione, ma per centinaia di persone sono condizioni con cui convivere ogni giorno e che impongono tante rinunce: alle possibilità concrete di scelta, di mobilità, di opportunità relazionali.


Per questo c’è chi cerca di accompagnare queste persone in un processo progressivo, ma costante, anche se non privo di difficoltà, di miglioramento possibile della qualità di vita.
Pharmaelle.  E’ questo, infatti, il nome di un’azienda farmaceutica, la cui nuova sede è a Villarbasse (To), che sin dai suoi albori, nel 2013, si è proiettata con forza e coraggio nel panorama nazionale, con idee all’insegna dell’innovazione, coniugando due tipi di competenze: quella chimico-farmaceutica e di gestione manageriale e quella legale.
Il primo passo è quello di creare una squadra di lavoro appassionata e determinata. Questo vuol dire che, come in un puzzle in cui è necessario, affinché il disegno sia suggestivo, che tutte le linee e le sfumature di colore combacino, anche in questa squadra appare fondamentale selezionare le “tessere” giuste, affinché ogni talento sia valorizzato e posizionato nel posto più opportuno.
“Questo lavoro di selezione – spiega il Ceo Roberto Vico – non dev’essere limitato solo alla fase di start up, ma deve seguire tutte le fasi di sviluppo e di espansione di un’azienda, perché è necessario continuare ad attrarre talenti. E’ un circuito virtuoso: l’azienda, infatti, deve credere nelle proprie risorse e le risorse, progressivamente inserite, devono credere nell’azienda, sposandone operato ed obiettivi di crescita e sviluppo”.


Parlano, a loro volta, il linguaggio dell’eccellenza i fornitori scelti e le partnership strette, di calibro sovranazionale. Quella con la Alpiflor e quella con Vitux, produttrice della matrice lipidica che, con un’esclusiva internazionale, è protagonista del complesso vitaminico Effeci Vitadek, nella cosiddetta formulazione jelly, indicato per i pazienti con fibrosi cistica, per supplementare la loro alimentazione con vitamine liposolubili ad elevata biodisponibilità. Ed ancora il sostegno all’Associazione Italiana Adrenoleucodistrofia ed all’universo dei pazienti, attraverso la fornitura di Aldixyl e di OILife, ma anche il supporto alla squadra dei Lions Rugby di Bologna che, attraverso uno sport sano ed affrancato da stringenti logiche di mercato, educano le giovani generazioni, all’importanza di un corretto stile di vita, comprese, ad esempio quelle dei bambini e degli adolescenti affetti da fibrosi cistica, per i quali lo sport è fondamentale, al fine di migliorare le prestazioni polmonari e cardio-respiratorie, ma anche per favorire l’espulsione degli accumuli bronchiali.
L’azienda cerca di ottenere il miglior risultato possibile, coniugando l’esigenza del medico di mantenere un risultato costante nel tempo e quelle dei pazienti di avere il miglior prodotto possibile in termini di efficacia, nel rispetto dei loro bisogni e ritmi di vita, con un costo contenuto, sostenibile anche dal Sistema Sanitario Nazionale.


Arriva così la somministrazione sublinguale della vitamina B12, destinata a tutti coloro che non riescono ad assimilarla o hanno scelto di non mangiare più determinati cibi che la contengono. Una platea ampia, che va dai pazienti bariatrici, sottoposti ad un’operazione di riduzione dello stomaco, a coloro che hanno optato per un’alimentazione vegana.
“La somministrazione sublinguale – spiega Diego Cavrenghi, direttore scientifico Pharmaelle – rispetto a quella iniettiva intramuscolare, peraltro dolorosa, permette al paziente di rispettare i suoi ritmi di vita. E’ facile, non invasiva e veloce. In questo modo coloro che non sono più in grado di assimilare la B12, o coloro che non vogliono assumerla attraverso alcuni cibi, possono salvaguardare il proprio benessere neurologico”.
Infatti, la mancata assunzione di vitamina B12, a lungo termine crea scompensi metabolici e danni neurologici.
Per questo, la formulazione sublinguale, unica sul mercato, contiene entrambi i metaboliti attivi: la metilcobalamina e la cianocobalamina, per un effetto completo, che agisca su tutte le vie metaboliche.


La metilcobalamina, infatti, svolge un ruolo essenziale nel mantenere livelli adeguati di funzionamento nel sistema nervoso, immunitario e circolatorio. La adenosilcobalamina, l’altro metabolita attivo contenuto, invece, nella cianocobalamina, agisce nella sintesi della mielina e nel metabolismo di lipidi, proteine e grassi.
“La metilcobalamina – ribadisce il direttore scientifico – contribuisce significativamente alla formazione dei globuli rossi ed agisce alla radice contro le anemie legate alle carenze di ferro, permettendo di ripristinarne livelli adeguati in maniera stabile”.
Dato che, parafrasando Shakespeare, è nelle tempeste che si riconosce il nocchiero e di tempeste, nelle sue varie fasi di espansione, se ne potrebbero incontrare molte, i vertici traghettano l’azienda attraverso numerose “perturbazioni”, facendo lavorare insieme variegati talenti e dirigendo il lavoro di squadra verso gli obiettivi di tutela della salute programmati, in delicato ma fondamentale equilibrio tra le relazioni interne, che è necessario tutelare, e quelle esterne, che è necessario coltivare e sviluppare.


 Il filosofo d’Holbach sottolinea come le passioni non vadano soppresse, anzi: è una passione utile allo sviluppo collettivo della società a metterne in fuga un’altra, potenzialmente nociva. E’ quello che mira a fare la Pharmaelle, mettendo il profitto, che permette di avere un bacino di risorse da poter utilizzare in maniera continua e strutturata, al servizio della qualità di vita dei pazienti.
“Il nostro obiettivo – continua Vico – è la soddisfazione delle esigenze dell’utente-paziente. Questo è il miglior modo per valorizzare l’immagine dell’azienda e la sua responsabilità d’impresa. Infatti, un utente-paziente ‘accolto’ e preso in carico si farà portavoce di un passaparola legittimamente positivo”.
L’azienda farmaceutica Pharmaelle si pone al crocevia tra diversi interessi. Diktat: non tradire mai il suo impegno etico che mette al centro il miglioramento della qualità di vita di ogni essere umano, cercando di trovare il punto d’incontro tra i medici, che sono i suoi primi interlocutori e che poi dovranno con consapevolezza, sulla base di una più ampia e profonda conoscenza delle diverse patologie, prescrivere i supporti farmaceutici ed alimentari più adeguati, ai pazienti. Il trait d’union, dunque, è un piano terapeutico individualizzato e personalizzato, che metta al centro dell’attenzione la qualità dell’esistenza del paziente.


“I medici in tal senso – evidenzia Vico – hanno un ruolo di intermediazione fondamentale perché, avendo un contatto ed un’esperienza quotidiana con i pazienti ed i loro problemi, possono indicarci le esigenze fondamentali di questi ultimi. Lo sviluppo chimico del farmaco chiude il cerchio, ma questa fase di confronto appare d’importanza nevralgica, nell’intero processo ideativo”.
Un cammino delicato, com’è delicato lo sguardo rivolto ai pazienti, il ruolo di intermediazione con il segmento clinico ed il momento in cui, inevitabilmente, bisogna fare i conti con un contesto produttivo e socio-economico caratterizzato da non poche difficoltà. Un percorso dove la stella polare è costituita dall'obiettivo di “perseverare nell’eccellenza”, migliorando il proprio operato, un passo dopo l’altro.

Per maggiori informazioni: www.pharmaelle.com


martedì 6 maggio 2014

Nata viva: il coraggio di ribellarsi ad un destino predeterminato

C'è chi si trova "proiettato" nel mondo ed invece di scegliere la propria vita ed il proprio percorso decide di lasciarsi portare dalla corrente, o lasciarsi vivere  "a come viene", alla meno peggio.

C'è invece chi comincia il proprio percorso con delle  difficoltà accessorie, con delle "barriere all'ingresso", che gli impedirebbero di scegliere dove voler andare e chi essere, ma quel qualcuno proprio non ci sta e con determinazione e forza preferisce "scegliere di essere nel mondo".

Perchè autodeterminarsi è un diritto di tutti, in quanto essere umano,  e non basta respirare per vivere... anzi tra vivere e sopravvivere c'è una bella differenza.



Zoe Rondini, autrice del libro Nata viva, edito dalla Società Editrice Dante Alighieri ha con sè il coraggio di  compiere una scelta, non sempre facile ma sicuramente consapevole.

A fare la differenza sin da subito nella sua vita sono purtroppo i cinque minuti che tolgono il respiro in negativo.

Un'anossia di appena cinque minuti , un danno al cervello e la vita cambia, si complica... 

E' a quel punto che bisogna fare una scelta tra lasciarsi schiacciare dalle difficoltà, da una scelta che sembra imporcisi da parte delle circostanze o reagire e lottare per far emergere la propria essenza.

Ecco perchè Zoe sceglie con Nata viva di condividere il suo percorso esistenziale negli anni... il libro stesso è una sfida...



"Crederci fino in fondo - racconta Zoe (pseudonimo dell'autrice)  - diventa sfida quando gli obiettivi non sono utopici. Avere grandi bbiettivi ma raggiungibili e lottare giorno per giorno ci aiuta a raggiungere importanti traguardi"

Il libro racconta delle sfide ma anche delle sconfitte e delle amarezze, delusioni e ferite quotidiane. 

Perchè è anche e soprattutto attraverso la sofferenza che si approda alla consapevolezza di sè e si compie un percorso di concreta crescita.

Sulla strada sono tanti gli ostacoli per riuscire ad "incontrare" il proprio sè più autentico. 

Più "tosti" degli ostacoli fisici, delle barriere architettoniche, sono le barriere pscologiche ed emotive, le chiusure del cuore e della mente di alcuni interlocutori.

"Non ho avuto molti problemi con le barriere architettoniche - continua l'autrice -  bensì con quelle culturali delle persone che non volevano capirmi ed aiutarmi (nel capitolo della scuola soprattutto).
Ma chi si sente veramente capito negli anni dell'adolescenza? Per questo Nata viva è un libro adatto a tutti: ai cosiddetti normali ed amche chi non ritiene di essere incluso nel concetto di "NORMALITA'.".



Per riflettere insieme, per condividere pensieri ed emozioni, per sostenere in un percorso, per far sentire meno soli, quando la solitudine ed il senso di spaesamento interiore e sociale sembrano dilagare fino ad inghiottire la speranza.

La chiave di volta è l'amore: innanzi tutto quello per se stessi che poi esonda e si proietta all'esterno, permettendo di amare davvero l'altro da sè.

Amore da intendersi come un fiume, un flusso continuo, in grado di unire e di superare le differenze. 

Ma anche un amore che si traduce in  desiderio di esplorazione corporea, in voglia di contatto.

"L'amore - ribadisce Zoe -  è un aspetto della vita comune a  tutti, disabili e non. 

Tutti ci innamoriamo, ci eccitiamo, abbiamo impulsi e desideri. Forse l'amore e la sessualità ci rendono uguali nell'essere unici. Io, ad esempio, Io ho amato, sono stata non corrisposta, amata, delusa, desiderata e di nuovo innamorata. 

Non mi rassegno agli stereotipi della donna oggetto, del disabile asessuato o continuamente voglioso… è per questo che nel mio portale www.piccologenio.it faccio sentire la mia voce con articoli su questa importante tematica. Solo che ancora siamo culturalmente lontani dal superare certi tabù".



Perchè quelle differenze, che rendono il corpo diverso, a volte disarmonico e sgraziato per chi ha una disabilità grave o gravissima, troppo spesso fanno ancora paura e creano distanze incolmabili.

Innanzi tutto tra la voglia di autoesplorazione e conoscenza corporea rivolta verso se stessi e la possibilità effettiva di poter dar corso a questo desiderio a causa di gravi limitazioni funzionali, che inficiano a monte la possibilità di una reale intimità.

Si è prigionieri di un "corpo disobbediente" come lo definisce Mina Welby, che frustra e limita il rapporto innanzi tutto con se stessi, prima ancora che con un possibile partner.

"Proprio per questo, la figura professionale dell'assistente sessuale (attualmente la proposta di legge popolare è in discussione al Senato) rappresenta una figura importante, già riconosciuta in molti Paesi europei cosiddetti evoluti. 

In Italia abbiamo ancora moti pregiudizi e false credenze, freni moralistici e rigidità indondate. Questa figura è, invece, ben vista da molte persone con disabilità e dalle loro famiglie. In presenza di una disabilità cognitiva o motoria grave questa figura professionale potrebbe veramente aiutare. 

In caso di una disabilità più lieve queste terapiste dell'amore non dovrebbero sostituirsi ad un rapporto di coppia".

Dicevamo che l'amore scaturisce innanzitutto da quello per se stessi, riverbero di quello per la vita. 

Ecco perchè, paradossalmente, si può nascere vivi o essere morti emotivamente pur respirando. 



"Il mio amore per la vita - dice Zoe - nasce certamente dall'amore che si ha per gli altri e per se stessi, ma molto fa l'affetto e l'educazione ricevuta. La spinta ad 'amare' in ogni senso deriva dal  non accontentarsi e cercare di fare il massimo anche quando gli altri intorno fanno il 'minimo sindacale'. Se parlo così non è per buonismo o dottrine religiose: penso sia solo un piccolo trucco per vivere più sereni",

 Sull'onda del suo amore per la vita e della sua Determinazione Zoe non si arrende e persegue, dunque, i suoi obiettivi di vita.

Quali? Zoe li enuncia con una semplicità che incanta, facendo sorridere di alcuni rovelli mentali ed emotivi che ci rendono vittime e progionieri.

"Far conoscere Nata viva a sempre più persone. Portare a termine un'altra pubblicazione. Trovare un lavoro soddisfacente ed avere una vita sentimentale, affettiva e relazionale buona".


sabato 8 marzo 2014

Primo soccorso: la sicurezza è vita


Ve lo ricordate quando alle Superiori la Scuola richiedeva il certificato di sana e robusta costituzione (ora idoneità fisica) per poter svolgere le attività di educazione fisica?

Un passaggio vissuto spesso dagli studenti come una scocciatura formale ed invece importantissimo perchè al medico sportivo tocca il delicato compito di valutare o stato di salute della persona, la sua possibilità di fare determinati sforzi ed alla fine, nell'ambito di un quadro generale, di indirizzare il paziente all'attività fisica più adatta e compatibile con la sua struttura fisica.

Ancora oggi questo è un aspetto trascurato da molte strutture sportive ed anche dagli stessi interessati che fanno sport per passione a livello amatoriale.

Basti pensare che, come ricordano gli esperti, in molti tornei intersociali la figura del medico sportivo, obbligatoria per legge, risulta nei fatti presente solo sulla carta.

Il risultato sono danni, di varia entità, da un livello lieve ad uno medio grave, a carico del nostro organismo, con ferite, lesioni, strappi, e simili, fino ad arrivare potenzialmente alla morte per un per un arresto cardiocircolatorio.

Per riflettere su queste tematiche  e delineare un preciso quadro di riferimento ed una nuova strada percorribile, sabato 8 marzo a partire dalle ore 9.00 si svolgerà un seminario informativo sulla nevralgicità del primo soccorso nelle attività sportive.

Ad organizzarlo Tangram srl, Riamed, centro SMS con il patrocinio del Comune di Napoli e dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II.

Location il Circolo Nautico Posillipo (via Posillipo, 5).

"Quanto è importante essere preparati ad intervenire durante manifestazioni sportive a fronte di incidenti e malori, anche gravi? Quali sono i nuovi obblighi nella legislazione Regionale in linea con quanto disposto dalla legge Balduzzi (legge 189 dell'8 novembre 2012 e recentemente oggetto di una nuova interpretazione i cui effetti entreranno in vigore dal gennaio 2015? 

A questa ed a tante altre domande mira a rispondere il seminario informativo odierno, strutturato su tutta la giornata.

Presupposto di questi interventi: in Italia ogni anno muoiono almeno 8 atleti secondo gli esperti, mentre in Campania vi è la maglia nera del numero di infortuni nelle strutture sportive.

Questo denota una profonda lacuna culturale sia per quanto riguarda le tecniche dui primo soccorso in caso di taglio, ustione , colpo di calore e simili (il primo soccorso può essere effettuato da qualunque operatore sportivo dall'allenatore ad un tecnico in possesso di idonea abilitazione BLS-d riconosciuta a livello europeo ) sia nell'ambito del pronto soccorso, le cui manovre possono essere messe in atto solo da un medico.

Nella prima parte del seminario, quindi, (mattina) verrà affrontato il versante del primo soccorso, mentre nel pomeriggio quello del pronto soccorso, di cui è protagonista il massaggio cardiaco, a tutti gli effetti strumento un salvavita.






GLI ESPERTI A CONFRONTO


Ne parlano il Dott. Enzo Marra, noto commercialista, faro di centinaia di società sportivo dilettantistiche della regione che tratterà della sicurezza negli impianti sportivi attraverso i nuovi obblighi della legislazione regionale; il Dott. Maurizio Marassi (promotore di questo momento di riflessione-azione) medico sportivo, pilastro del DOOA Posillipo, che chiarirà gli aspetti relativi alla tutela sanitaria degli sportivi e la Legge Balduzzi, il Dott. Lucio Gagliardi tratterà l’asepsi e le ferite da taglio, il Dott. Ferdinando di Lauro il valore dell’ECG, il Dott. Guglielmo Lanni i traumatismi osteoarticolari, la Dott.ssa Annamaria Meterangelis, campionessa di basket e psicologa dello sport analizzerà la psicologia del soccorritore, il Dott. Giovanni Vivona dell’AOU Federico II, esperto in anestesia e rianimazione e medicina dello sport concluderà con un approfondimento sul primo soccorso, importanza ed uso di un defibrillatore, rianimazione cardiorespiratoria e ciclo della vita.

LE TAPPE IMPRENSCINDIBILI

Come ribadiscono a più riprese gli esperti avere a disposizione un defibrillatore è fondamentale  perché può salvare la vita. Presupposto  la presenza di personale competente addestrato al primo soccorso, e la visita medico-sportiva, quale necessario mezzo di prevenzione.

Affinchè, dopo il verificarsi di tragici incidenti anche letali, non si parli di tragedia annunciata e non pesi sulla coscienza collettiva e professionale il peso di un evento evitabile, di cui in qualche modo si diviene, per incuria e leggerezza, corresponsabili.

Il Seminario vedrà tra gli altri la partecipazione di specialisti del settore medico sportivo, dirigenti delle principali federazioni sportive, aziende specializzate nella comunicazione via internet, nella formazione,nella fornitura di ortopedia e medicali, nonchè fisioterapisti, studenti universitari, e quanti intendano approfondire tematiche culturali di pubblica utilità. 

IL PRIMO SOCCORSO

"Per primo soccorso  - chiarisce Andrea Ritondale della Riamed si intendono tutte quelle manovre che si eseguono su persone "a terra" per mantenerle in vita in attesa dell'arrivo del 118 ( viene definita catena della sopravvivenza).Tali manovre possono essere eseguite anche da operatori non medici, ma formati opportunamente ed in possesso di certificazione Bls- d".

ln base alla consapevolezza nata da diversi fatti di cronaca, si pensi ad esempio al caso del calciatore Morosini solo per fare un esempio, il livello di sicurezza sui campi non e' cambiato molto, purtroppo, testimonianze degli addetti ai lavori alla mano.

 Come viene da più parti sottolineato, la strada da percorrere e' ancora lunga ma sia le istituzioni che gli addetti ai lavori stanno cercando di creare attraverso congressi come questo la cultura del defibrillatore e del  primo soccorso per trasmettere la consapevolezza e la competenza su  come comportarsi quando una persona e' in arresto cardiaco e sull'utilizzo del defibrillatore stesso perchè "il tempo a disposizione per far sì che la persona non subisca danni irreversibili è veramente poco".


"La legge regionale sullo sport, la numero 18 del 25 novembre 2013 - spiega Enzo Marra -  dal primo gennaio 2015, per il riconoscimento della qualifica di istruttore, prescrive la frequenza ed il superamento di un corso di formazione di PSS (Pronto Soccorso Sportivo). Dunque tutti gli istruttori sportivi della Campania debbono, alla luce  della nuova normativa regionale, conoscere ed aggiornarsi sulle tecniche di primo soccorso in considerazione di probabili incidenti che possono accadere sui campi di pallavolo, nei centri sportivi o in palestra". 

Nevralgico anche il decreto Balduzzi che, in termini di responsabilità medica impone l'obbligo dal gennaio 2015 di affiancare al corso in Pronto soccorso Sportivo anche uno che abiliti all'uso del defibrillatore semiautomatico e alla sua manutenzione.



Alla conoscenza delle manovre più idonee va affiancata una consapevolezza ed una prontezza d'azione a livello emotivo e psicologico.

"E' necessario - rincara la dose Annamaria Meterangelis psicologo dello sport/staffa Pallanuoto Posillipo e psicoterapeuta - avere consapevolezza del ruolo edelle possibili emozioni in gioco. Inoltre, imparare ad integrarsi con gli altri soccorritori  favorendo il percorso migliore nell'attesa del responsabile della sicurezza.  Questo si traduce in un'adeguata comunicazione tra i soccorritori 'laici' ed i professionisti nonchè nei confronti dell'assistito".

Ne consegue un clima di maggiore tranquillità, secondo quanto ribadisce la Meterangelis, che permette di intervenire tempestivamente senza sprecare tempo ed evita che si concretizzi il rischio del verificarsi di quel fenomeno che gli psicologi chiamano "passività collettiva", dove ognuno pensa che ci pensi qualcun altro a soccorrere colui che si è sentito male ed alla fine nessuno fa nulla.


CONTRO I RISCHI MORTALI: PREVENIRE

Michela Mancini vicepresidente della Coalizione italiana contro la pena di morte, ricorda come la Coalizione abbia patrocinato un'iniziativa della Riamed, (Società leader in Campania per la fornitura di  prodotti e servizi in ambito elettromedicale, ospedalieri e del benessere) svoltasi l'11 ottobre scorso,  in occasione della  undicesima Giornata Mondiale contro la Pena di Morte.

Coalit  dal 1997 opera a livello nazionale in favore della legalità, della cittadinanza attiva, dei diritti,ma soprattutto a tutela della vita in tutte le sue forme.

Tale giornata ha permesso di donare al Nuovo Quarto Calcio per la Legalità un defibrillatore Cardiac Science mod G3 per cardioproteggere lo stadio Giarrusso di Quarto.

"Scopo primario della donazione a favore della squadra e dei tifosi tutti - chiavisce la civicepresidente Coalit - è  stato quello di ridurre il numero di morti dovuti ad un Primo Soccorso inadeguato durante i  primi 4/5 minuti immediatamente successivi ad un arresto cardiaco in attesa del Pronto Soccorso del 118. Perché anche la mancanza di questo macchinario in ogni luogo di pubblica affluenza è Pena di Morte!"


IL PORTALE MIO TERAPISTA.IT

Si tratta di un portale, nato l'8 ottobre 2011, voluto e realizzato grazie alla preziosa,professionale consulenza e collaborazione di fisioterapisti , medici sportivi, preparatori atletici,ed operatori del benessere.

Il portale  ambisce a diventare il Portale italiano dei terapisti, ideato e realizzato per coloro che operano nel settore della FKT, Medicina dello Sport, cura degli anziani, dei diversamente abili e dei bambini, ma anche un Portale pensato per creare momenti di scambio e di informazione con i pazienti e con tutti gli utenti interessati alla materia.
Lo scopo e sottolineare la nevralgicità della relazione di fiducia che  si instaura tra medico e paziente (che dev'essere implementata e nutrita), e di conseguenza  quella relazione che gli ideatori del portale vorrebbero si instaurasse tra gli utenti e la piattaforma stessa perché  MioTerapista diventi ogni giorno di piùquella  piazza virtuale  nella quale ogni potenziale paziente potrà ricercare il suo terapista, trovare le migliori strutture mediche sportive e della formazione, acquistare prodotti  e servizi di FKT e di Benessere e dialogare con esperti, informandosi su problematiche personali e professionali e sulle novità legislative.