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mercoledì 20 novembre 2019

Block Boutique Bar: raffinatezza informale ed un viaggio multisensoriale racchiusi in un cocktail su misura, mai scontato


Imbarcarsi sulla nave di antichi marinai o di pirati per solcare i mari del gusto, utilizzando tutti e cinque i sensi, e per conoscere altre culture, usi, costumi  e tradizioni, attraverso lo spazio ed il tempo.

Ma anche fare il proprio ingresso in un laboratorio di chimica, dove si coniugano e si miscelano sapientemente estro, creatività, inventiva, ma anche precisione millimetrica, misurata in grammi.

Tutto questo è il Block Boutique Bar.

Come sottolinea il barman Fabrizio Masecchia “non esiste una seconda buona occasione per fare una prima buona impressione”.



Quindici anni nel settore, creatività e competenza, precisione millimetrica nelle dosi, misurata in grammi, per dar vita a qualcosa che abbia un gusto nuovo ed inimitabile, capace di incuriosire, ingolosire e di decifrare, interpretandoli, i gusti e le esigenze del cliente.

Perché, come sottolinea il team del Block Boutique Bar, “il motivo di esistere del bancone e di chi lavora” è quello di traghettare il cliente in isole inesplorate di odori, consistenze, sapori, sensazioni visive e tattili.

ESPERIENZA E COMPETENZA E CREATIVITA' PER UNA CULTURA DEL BUON BERE

Ma attenzione: il cliente va viziato e coccolato, guidato in un’esperienza multisensoriale unica, ma non assecondato a tutti i costi. A fare la differenza, secondo la filosofia del Block Boutique Bar, sono la professionalità consolidata ma in continua trasformazione ed evoluzione, le competenze profuse, gli ingredienti di elevatissima qualità e la forte impronta identitaria che caratterizza il locale.

“Il nostro target – continua Fabrizio – è composto per l’80% da chi non è un profano del mondo del beverage, almeno non del tutto, interessato a conoscere ed a sperimentare la filosofia del buon bere mixato. I nostri clienti sono caratterizzati da una mentalità curiosa e non rigida, con un’apertura al dialogo, un confronto ricercato e stimolato. Privilegiamo, tendenzialmente, i piccoli gruppi, in maniera tale da avere la possibilità di offrire la ‘giusta’ esperienza”.



Un locale, la cui avventura è cominciata undici mesi fa, caratterizzato da una disinvolta eleganza e ricercatezza, che non cede, però, ai rigori di una formalità ingessata, ma dove ognuno, che sia giunto qui al seguito del passaparola o perché si trovava a passare e si è incuriosito, può sentirsi accolto ed esprimersi pienamente. Un’equilibrata sintesi tra un’elevata qualità, incarnata in un’atmosfera easy, e l’universo della cultura street.

Fabrizio Masecchia, Remo Minopoli e Alessandro Squarzoni, si sono incontrati proprio lungo le strade della street art, incrociando così i loro destini umani e professionali.
“Siamo dei writers – racconta Fabrizio – e ci siamo incontrati nell’ambito della rassegna dedicata a street art e graffiti Back to the Style”.



Il resto lo ha fatto l’amore per la loro terra e la valorizzazione costante e tenace dei rapporti umani, costantemente alla base delle loro scelte.

Loro che della loro terra conoscono il grido di dolore, dato che vengono da quartieri veraci, cuore pulsante della Napoli popolare, come il Rione Traiano e Pianura, ma che non si sono arresi ad un destino già scritto, ma hanno inseguito un sogno con testardaggine, trasformandolo in un obiettivo concreto.

“Cambiamo drink list ogni quattro mesi – raccontano – anche per incentivare il cliente a tornare per scoprire e sperimentare, incuriosendosi. All’insegna della valorizzazione dei rapporti umani è anche il connubio proposto tra cocktail ed arte, poiché diamo spazio agli artisti emergenti che hanno sposato il progetto”.



IL CONNUBIO CON L'ARTE  
In questa drink list tocca a Luigi Tirino che racconta come sia affascinato dall’arricchimento nato dal connubio tra sperimentazione e conoscenza di culture altre.
La sua è una forma d’arte estemporanea, creata al momento, la stessa logica che ispira i cocktail, sia quelli in lista sia quelli che il team crea ogni sera “su misura” per i vari clienti. Solo dopo ci si pone l’eventuale domanda su come riprodurli.

Luigi disegna senza bozzetto ed ha messo a disposizione i suoi sketchbook, dove trova casa l’espressione libera della sua personalità, quella che l’ha spinto ad imparare e ad approfondire l’arte dei metalli, nelle più disparate applicazioni e a collaborare con personalità del calibro dell’architetto Nicola Pagliara e dell’architetto e designer Riccardo Dalisi.



Le sue opere che coniugano arte e meccanica, nella continua ricerca di forme più armoniose e leggere, come si legge nell’incipit al menù, fanno innamorare collezionisti ed arredatori.

UN'ESPERIENZA MULTISENSORIALE 

Un viaggio, quello proposto dal Block Boutique Bar, all’insegna del gusto, dove sperimentare tutti gli odori e i sapori.

Odori e sapori capaci di sovvertire, come sottolinea Masecchia, rifacendosi alle parole di un noto chef, il concetto di solido, tradizionalmente associato al cibo, e quello di liquido, riconducibile ai drink. 

Questi concetti nei drink del Block Boutique Bar vengono ripensati e rimescolati.
Basti pensare all’elemento base di uno special drink targato Block Boutique Bar, che è l’ananas grigliato, associato alla cannella.

“Di solito siamo abituati a pensare all’ananas come ad un succo – spiega Fabrizio – non ad un ananas cotto, che è, invece , tipico della cultura messicana.  Nei cocktail, lo stadio liquido è solo quello finale. 



C’è innanzitutto una fase visiva, che comincia sin da quando si entra nel locale e ci si sente avvolti da un certo tipo di atmosfera. Poi c’è un primo impatto olfattivo, proveniente dagli effluvi della frutta, dal mix di odori che aleggiano nell’ambiente. Poi c’è l’impatto tattile, con il caldo o il freddo del bicchiere. 

Poi un nuovo impatto olfattivo quando si avvicina il bicchiere al naso. Un insieme di odori caratteristici che ci può proiettare indietro nei ricordi o metterci davanti a qualcosa che non ci aspettavamo o ancora stupirci perché pensavamo già di sapere cos’era ed invece si rivela tutt’altro”.
Il cocktail, dunque, diviene metafora della vita, in grado di sradicare certezze, aprendoci al nuovo ed all’inaspettato, inducendoci ad andare oltre le apparenze, grazie alla ricerca di “un ingrediente insolito o servito in base ad un accostamento inusitato”.

Soltanto alla fine si arriva ad accostarsi al cocktail attraverso il senso del gusto ed allora il viaggio è davvero completo: si può così apprezzare la stagionalità della materia prima a Km 0, il rispetto del territorio,  la valorizzazione del commercio e delle piccole produzioni locali, ma anche nazionali ed internazionali.

“Per la frutta, ad esempio – raccontano Fabrizio, Remo ed Alessandro – ci rivolgiamo a piccoli banchi di frutta ubicati nel porto di Pozzuoli. Il nostro fornitore si chiama Mieuzz pier”.
E’ importante, poi, la trasformazione consapevole della materia prima, attraverso l’ausilio della tecnologia, ed il ricorso, solo per fare qualche esempio, ad estrattori ed a piastre ad induzione, per conservare ed esaltare le proprietà organolettiche.

Una total experience multisensoriale che valorizza la compartecipazione del cliente.



INVENTIVA, INNOVAZIONE E PRECISIONE SI GEMELLANO

Dalla creatività, inventiva e precisione alchemica di questo team ad alto tasso di professionalità, nasce, tra gli altri, un cocktail che è un vero fuoriclasse. Per ora lo si può gustare rigorosamente solo al bancone o ai tavolini del Block Boutique Bar, ma in un prossimo futuro forse a questo drink che nel nome, G 19, richiama, quale omaggio, il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro (ed infatti viene servito travasato da una sacca monodose che ricorda spiritosamente una flebo), sono riservati ancora più alti onori.

Ci sono voluti circa tre mesi per creare questo mix di elementi sopraffini, bilanciato in grammi, che non è una rivisitazione di un drink classico, bensì qualcosa di totalmente inedito: Angostura Bitter in quantità, cui viene aggiunto un liquore totalmente alle noci, proveniente da una piccola azienda del Sud Tirol, sciroppo di agave, miele con chili, fior di sale, liquore al papavero, China Pisanti.
Una decantazione di ben 48 ore, per far riassorbire le pectine, prima dell’imbustamento (nel packaging della flebo) e poi una conservazione a meno 14 gradi.

“Il gusto di questo drink – racconta Remo – cambia sensibilmente man mano che si modifica la temperatura a cui viene degustato, stando a contatto con l’ambiente circostante, regalando al cliente esperienze diverse racchiuse in quella che solo apparentemente è una sola”.
Una degustazione che insegna e fa riassaporare il gusto dell’andar lenti e di prendersi il tempo giusto per sé. 



E poi c’è il ghiaccio, artefice del giusto grado di diluizione: 18 cl per drink, pari a 180 grammi per 10 cocktail. Sembra banale, ma questo passaggio è nevralgico: infatti quello utilizzato dal team è un ghiaccio trasparente a lento rilascio, dove il congelamento avviene ad alte temperature, così da non avere residui di calcare ed altre impurità che potrebbero, invece, essere generate da bassissime temperature.

Per chi prediliga un analcolico, la cura dei dettagli e l’attenzione al cliente sono le stesse: via libera, dunque, agli sciroppi hand made totalmente bio.

RIDUZIONE DELL'IMPATTO AMBIENTALE
Occhio, poi, all’impatto ambientale, a tutela del benessere e della salute globale: bandito, infatti, l’uso della plastica nel servizio, a favore di bicchieri da asporto in cartoncino o cellulosa di mais.
Zero waste anche nell’utilizzo della frutta.

“Innanzi tutto  - ribadisce Masecchia – la nostra è una frutta a km 0 e bio. Assolutamente niente buccia trattata a cera per conservare il colore, che non è edibile. Via libera all’uso di ogni parte: la buccia essiccata viene utilizzata come gustosa decorazione e la polpa viene prima utilizzata per i drink e poi spremuta per i preparati e gli sciroppi. Amiamo far conoscere gli elementi che connotano alcune culture dal mondo, come accade con l’utilizzo dei bon bon, propri della più antica tradizione francese, realizzati con rosa e violetta, ma anche l’italianità, attraverso distillati ed amari”.

domenica 30 aprile 2017

Il Proscenio dei Talenti: la creatività fa rinascere la Galleria Principe di Napoli

Questo blog si chiama Crederci è potere ed è stato creato per ricordare ai propri interlocutori e ricordare a se stessi che per esserci, per essere presenti sulla scena dell'esistenza, è essenziale credere fino in fondo in quel che si fa.

Mai questa filosofia ha trovato maggior rispecchiamento come nella manifestazione "Il proscenio dei Talenti - la creatività cambia Napoli", ideata, promossa e realizzata dall'associazione Medea Fattoria Sociale, presieduta da Flora Frate.



Un progetto che ha tratto la sua linfa vitale dalla capacità di creare sinergie, mettendo in circolo energie positive, e facendo squadra, all'insegna di un doppio obiettivo: valorizzare un luogo simbolo della Città delle Sirene come la Galleria Principe di Napoli, troppo a lungo caduta in un colpevole oblio figlio del degrado, e promuovere il talento giovanile, quello di cui Napoli è piena, ma che troppo spesso viene "occultato" dagli aspetti della città che non funzionano, e che guadagnano gli onori della cronaca, che inducono avvilimento e demotivazione.

Tutto è partito quattro anni fa con un bando del Comune di Napoli finalizzato a valorizzare lo spazio della Galleria Principe di Napoli. Dal momento dell'emanazione del bando alla realizzazione di questa rassegna culturale tante vicissitudini si sono avvicendate, ma il team di Medea Fattoria Sociale non ha mollato e con caparbietà e creatività, unite ad un instancabile impegno e a tanta professionalità, il risultato è stato portato a casa.

Quattro giorni, svoltisi dal 21 al 24 aprile, dedicati alla valorizzazione del talento made in Sud con mostre di quadri, esposizioni di fotografia, possibilità di ammirare ed acquistare oggetti ed abbigliamento etnico ed "etico", fashion show dedicati al rilancio di un territorio, dove si respira aria di libertà attuale e potenziale, solidarietà e riscatto, curatissimi in tutto, dai vestiti al makeup, tavole rotonde e workshop tematici, capaci di "dire le cose con parole proprie", senza la paura che queste parole possano risultare scomode o impopolari, presentazioni di libri "pensanti", capaci di innescare reazioni di rilessione a catena, e spettacoli teatrali aventi l'obiettivo di ceare un clima di reale e profonda condivisione. Spazio, poi, all'ingresso ufficiale in società di alcne startup partenopee,




Nevralgica per la buona riuscita del Proscenio dei talenti, vero è proprio incubatore di iniziative nate e cresciute all'insegna della cultura, la collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli, l’Osservatorio Territoriale Giovani, la Scuola di Cinema di Napoli, la Contamination Lab Napoli e numerosi altri partner, ognuno dei quali ha arricchito la rassegna con la proria specifica identità e con le proprie competenze tra teoria e pratica.

La risonanza avuta dall'iniziativa, premiata dall'affluenza di pubblico, e il fatto che la Galleria Principe di Napoli abbia lentamente ripreso vita, ritornando a popolarsi ed a risplendere, sembra essere un'ulteriore riprova di un meritato successo frutto di tenacia ed impegno.

Un piccolo cenno merita la presentazione di un'idea progettuale, un cenno che facciamo nel giorno dedicato all'esordio al cinema del docufilm Maradonpoli (sugli schermi fino al 10 maggio 2017), dedicato al rapporto di simbiosi tra la città di Partenope e Diego Armando Maradona, el pibe de oro, che proprio a Napoli divenne un vero e proprio mito, entrando nella storia del calcio e non solo.




Infatti, nell'ambito del Proscenio dei talenti - la creatività cambia Napoli, Giuseppe De Salvin, sociologo della comunicazione, ha presentato un progetto realizzato con il collega  Claudio Roberti, artefice dell’idea originaria, con cui ha realizzato la parte sociologica e statistica e dal grafico  Fabio Marfè, ideatore dei disegni e delle foto, Un progetto denominato N ed Ercole - "N&E" relativo a uno studio sociologico sugli temi ed i colori delle squadre di calcio di Italia ed Europa ,finalizzato a proporre degli importanti elementi innovativi nello stemma e maglietta del Napoli calcio. Dal dibattito che ha avuto vita da questa presentazione progettuale è emerso che tale studio ha i crismi della Start Up e questo è stato sottolineato da Luca Simeone, project manager di Fondazione Idis-Città della Scienza.


Ma ora lasciamo la parola a Flora Frate, presidente di Medea Fattoria Sociale, affinchè ci racconti il percorso di questo progetto e le sue prospettive future,



D. La manifestazione Il Proscenio dei talenti è stato dapprima un sogno. Un'incubazione durata circa 4 anni. Ci racconti i vari passaggi intercorsi tra l'idea iniziale e la realizzazione?

  R. Mi fa piacere ricevere questa domanda perché mi consente di ricostruire un lungo percorso fatto di impegno e tenacia. Verso la fine del 2013, l’associazione Medea, di cui sono presidente, scrisse un progetto per partecipare all’indagine conoscitiva Common Gallery del Piano territoriale Giovani, promosso dall’Assessorato ai Giovani, Creatività e Innovazione del Comune di Napoli e dalla Regione Campania. Esso prevedeva, appunto, di realizzare una rassegna di eventi culturali per rilanciare la galleria Principe di Napoli. Verso aprile 2014, se non erro, fu pubblicata la graduatoria e con nostra assoluta contentezza la nostra associazione risultò in cima, con il punteggio più alto.  Da quel momento in poi sono iniziate le varie difficoltà: a due giorni prima della conferenza stampa di apertura delle attività del Proscenio, la galleria fu dichiarata inagibile a causa di alcuni crolli dovuti ad un temporale. Abbiamo aspettato due anni per poter realizzare le nostre attività.  Il primo evento, il Contest Talents Nap 2016, si è svolto lo scorso giugno: la Galleria era in uno stato pietoso, in fase di restauro, con le impalcature ancora presenti. E anche in questa occasione, ad un giorno prima dell’evento subimmo un atto vandalico nell’Ufficio Informagiovani, sempre in Galleria, sede delle nostre attività. Insomma, davvero un’avventura incredibile, ma, nonostante questo, non abbiamo mai smesso di crederci. Io amo la mia città.



    D.  Ci sono altri progetti correlati o gemellati precedenti o che si svolgeranno a breve?


R. Con questo progetto spero di dare vita ad una rete, fatto di artisti emergenti, di startupper, di giovani che attraverso la creatività costruiscono la loro attività culturale e professionale.
In cantiere c’è la costituzione di un Osservatorio dedicato alla creatività e all'innovazione: ci immaginiamo che esso possa essere uno strumento di lavoro e di continuità del Proscenio.

  D.  Il Proscenio dei talenti si propone come una best practise da "esportare" o a cui dare continuità con una cadenza annuale?


    R. Ci auguriamo, che attraverso l’Osservatorio, possiamo reperire fondi che ci consentano di continuare nella nostra costruzione della “Fattoria Sociale” , una rete che parta dal basso e che si nutra di talenti e di creatività. Noi crediamo davvero che la creatività possa cambiare Napoli.



D.   La squadra coinvolta, a livello associativo, di collaborazioni ed istituzionale?

 

R. Devo ringraziare la mia amica e collega Roberta Inarta della Scuola di Cinema di Napoli che ha curato tutto l’aspetto audio-video e logistico degli eventi. La scuola è la prima e forse l’unica, a Napoli, a fare industria culturale e cinematografica, a formare i giovani talenti e spero che in futuro la sinergia lavorativa possa essere ancora più fitta di oggi. Ringrazio, inoltre,  Creative Area e Cultura a Colori per aver curato tutto l’impianto comunicativo; in particolare ringrazio Cultura a Colori che proprio oggi ci ha consegnato un meraviglioso premio “Eccellenze campane”. Ringrazio gli attori come Walter Lippa e Gennaro Silvestro per averci regalato un pezzetto della loro storia e della loro professionalità; Pino Imperatore che con il suo supporto professionale e artistico ha potenziato enormemente le nostre attività. E poi, consentimi di ringraziare il mio team nelle persone di  Antonella Frate, Letizia Roberti, Francesco Donzelli, Daniele Naddei, Luca De Simone, Lorena Silvestri che non si è mai arreso di fronte alle difficoltà. Ringrazio Città della Scienza e ringrazio infine, Alessandra Clemente che ci ha dato questa enorme opportunità di contribuire alla rinascita della Galleria Principe di Napoli.


D. Quali sono stati i temi al centro della discussione?

  R. I temi sono la creatività, vista come strumento di inclusione sociale e di promozione della cittadinanza attiva, e  la promozione del talento. Il bando pubblico era rivolto proprio ai giovani dai 16 e 35 anni che erano interessati a  mettersi in gioco o che semplicemente avevano bisogno di visibilità, di un momento di discussione come quello del Proscenio. Pensa che noi abbiamo avuto richiesta di 5 presentazioni di libri, questo vorrà pur dire qualcosa...
Comunque, le tematiche presenti nel bando erano la legalità, la promozione delle pari opportunità, la cultura e l’arte in generale, nonchè la valorizzazione di idee di impresa. Insomma, abbiamo messo in scena (da qui la scelta del titolo Proscenio dei talenti) tutti quegli strumenti utili a valorizzare la nostra città. Napoli è un laboratorio a cielo aperto, deve solo essere organizzata a dovere.



D. Quali sono, in generale, i prossimi progetti messi in campo dall'associazione?

R. Innanzitutto l’Osservatorio, come già ho detto. In questi giorni, tra l’altro, io e la mia collega politologa Lorena Silvestri analizzeremo i questionari e valuteremo l’impianto progettuale, in modo da comprendere quali sono stati i punti di forza e quali, invece, i punti di debolezza delle nostre attività. Poi si vedrà... in un continuo divenire e speriamo in crescendo... Noi continueremo con la promozione dell’inclusione sociale di giovani, donne e persone con disabilità attraverso  l’arte, la cultura e le scienze sociali. Seguiteci, magari potremmo pensare di collaborare in futuro!



martedì 6 maggio 2014

Nata viva: il coraggio di ribellarsi ad un destino predeterminato

C'è chi si trova "proiettato" nel mondo ed invece di scegliere la propria vita ed il proprio percorso decide di lasciarsi portare dalla corrente, o lasciarsi vivere  "a come viene", alla meno peggio.

C'è invece chi comincia il proprio percorso con delle  difficoltà accessorie, con delle "barriere all'ingresso", che gli impedirebbero di scegliere dove voler andare e chi essere, ma quel qualcuno proprio non ci sta e con determinazione e forza preferisce "scegliere di essere nel mondo".

Perchè autodeterminarsi è un diritto di tutti, in quanto essere umano,  e non basta respirare per vivere... anzi tra vivere e sopravvivere c'è una bella differenza.



Zoe Rondini, autrice del libro Nata viva, edito dalla Società Editrice Dante Alighieri ha con sè il coraggio di  compiere una scelta, non sempre facile ma sicuramente consapevole.

A fare la differenza sin da subito nella sua vita sono purtroppo i cinque minuti che tolgono il respiro in negativo.

Un'anossia di appena cinque minuti , un danno al cervello e la vita cambia, si complica... 

E' a quel punto che bisogna fare una scelta tra lasciarsi schiacciare dalle difficoltà, da una scelta che sembra imporcisi da parte delle circostanze o reagire e lottare per far emergere la propria essenza.

Ecco perchè Zoe sceglie con Nata viva di condividere il suo percorso esistenziale negli anni... il libro stesso è una sfida...



"Crederci fino in fondo - racconta Zoe (pseudonimo dell'autrice)  - diventa sfida quando gli obiettivi non sono utopici. Avere grandi bbiettivi ma raggiungibili e lottare giorno per giorno ci aiuta a raggiungere importanti traguardi"

Il libro racconta delle sfide ma anche delle sconfitte e delle amarezze, delusioni e ferite quotidiane. 

Perchè è anche e soprattutto attraverso la sofferenza che si approda alla consapevolezza di sè e si compie un percorso di concreta crescita.

Sulla strada sono tanti gli ostacoli per riuscire ad "incontrare" il proprio sè più autentico. 

Più "tosti" degli ostacoli fisici, delle barriere architettoniche, sono le barriere pscologiche ed emotive, le chiusure del cuore e della mente di alcuni interlocutori.

"Non ho avuto molti problemi con le barriere architettoniche - continua l'autrice -  bensì con quelle culturali delle persone che non volevano capirmi ed aiutarmi (nel capitolo della scuola soprattutto).
Ma chi si sente veramente capito negli anni dell'adolescenza? Per questo Nata viva è un libro adatto a tutti: ai cosiddetti normali ed amche chi non ritiene di essere incluso nel concetto di "NORMALITA'.".



Per riflettere insieme, per condividere pensieri ed emozioni, per sostenere in un percorso, per far sentire meno soli, quando la solitudine ed il senso di spaesamento interiore e sociale sembrano dilagare fino ad inghiottire la speranza.

La chiave di volta è l'amore: innanzi tutto quello per se stessi che poi esonda e si proietta all'esterno, permettendo di amare davvero l'altro da sè.

Amore da intendersi come un fiume, un flusso continuo, in grado di unire e di superare le differenze. 

Ma anche un amore che si traduce in  desiderio di esplorazione corporea, in voglia di contatto.

"L'amore - ribadisce Zoe -  è un aspetto della vita comune a  tutti, disabili e non. 

Tutti ci innamoriamo, ci eccitiamo, abbiamo impulsi e desideri. Forse l'amore e la sessualità ci rendono uguali nell'essere unici. Io, ad esempio, Io ho amato, sono stata non corrisposta, amata, delusa, desiderata e di nuovo innamorata. 

Non mi rassegno agli stereotipi della donna oggetto, del disabile asessuato o continuamente voglioso… è per questo che nel mio portale www.piccologenio.it faccio sentire la mia voce con articoli su questa importante tematica. Solo che ancora siamo culturalmente lontani dal superare certi tabù".



Perchè quelle differenze, che rendono il corpo diverso, a volte disarmonico e sgraziato per chi ha una disabilità grave o gravissima, troppo spesso fanno ancora paura e creano distanze incolmabili.

Innanzi tutto tra la voglia di autoesplorazione e conoscenza corporea rivolta verso se stessi e la possibilità effettiva di poter dar corso a questo desiderio a causa di gravi limitazioni funzionali, che inficiano a monte la possibilità di una reale intimità.

Si è prigionieri di un "corpo disobbediente" come lo definisce Mina Welby, che frustra e limita il rapporto innanzi tutto con se stessi, prima ancora che con un possibile partner.

"Proprio per questo, la figura professionale dell'assistente sessuale (attualmente la proposta di legge popolare è in discussione al Senato) rappresenta una figura importante, già riconosciuta in molti Paesi europei cosiddetti evoluti. 

In Italia abbiamo ancora moti pregiudizi e false credenze, freni moralistici e rigidità indondate. Questa figura è, invece, ben vista da molte persone con disabilità e dalle loro famiglie. In presenza di una disabilità cognitiva o motoria grave questa figura professionale potrebbe veramente aiutare. 

In caso di una disabilità più lieve queste terapiste dell'amore non dovrebbero sostituirsi ad un rapporto di coppia".

Dicevamo che l'amore scaturisce innanzitutto da quello per se stessi, riverbero di quello per la vita. 

Ecco perchè, paradossalmente, si può nascere vivi o essere morti emotivamente pur respirando. 



"Il mio amore per la vita - dice Zoe - nasce certamente dall'amore che si ha per gli altri e per se stessi, ma molto fa l'affetto e l'educazione ricevuta. La spinta ad 'amare' in ogni senso deriva dal  non accontentarsi e cercare di fare il massimo anche quando gli altri intorno fanno il 'minimo sindacale'. Se parlo così non è per buonismo o dottrine religiose: penso sia solo un piccolo trucco per vivere più sereni",

 Sull'onda del suo amore per la vita e della sua Determinazione Zoe non si arrende e persegue, dunque, i suoi obiettivi di vita.

Quali? Zoe li enuncia con una semplicità che incanta, facendo sorridere di alcuni rovelli mentali ed emotivi che ci rendono vittime e progionieri.

"Far conoscere Nata viva a sempre più persone. Portare a termine un'altra pubblicazione. Trovare un lavoro soddisfacente ed avere una vita sentimentale, affettiva e relazionale buona".