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mercoledì 5 gennaio 2022

Pizza Social Lab: cliente ben sfamato, palato consolato

 

"A che bello menu solo da Pizza Social Lab o sann fa!".
 
Se siete alla ricerca di un'Epifania ricca di leccornie, ma a misura dei gusti di tutta la famiglia, la vostra meta è in via Barbagallo 15 b.
 

 
 
Cinquecentocinquanta posti a pieno regime (compresi quelli allocati nello spazio esterno in fase di restyling). Circa 200 all'interno, tenuto conto delle misure di distanziamento. Un'atmosfera calda e accogliente, all'insegna dell'informalità. 
 

 
 
Una sfida cominciata quasi in concomitanza dello scattare del lockdown e delle misure anti-pandemiche, che ora vuole premere sull'acceleratore per recuperare sia lo stop legato  alla fase di chiusura forzata sia superare gli ostacoli tipici del momento di start-up.
 
Tre forni: uno per garantire una cottura lenta e dolce, tra i 350 e i 400 gradi; uno per una cottura più rapida e intensa a 480-500 gradi; uno esclusivamente destinato a sfornare delizie gluten free.
 

 
 
Tre tipi di impasto che danno vita a: una pizza contemporanea dal cornicione alto e idratato; una lievitata fino a 36 ore, ottenuta per sottrazione d'aria, definita 'a rot e carrett; una destinata agli avventori celiaci.
 

 
 
Due maestri pizzaioli all' opera: Antonio Mascia e Rosario Ferraro, cui, sul versante beverage, si aggiunge la maestria del bar tender Carlo Migliarotti con i suoi cocktail multicolor e multigusto.
 

 
 
"Al mio impasto aggiungo la biga, un prefermento - spiega Antonio -. La lievitazione è indiretta e dura fino a 60 ore, conferendo al tutto una grande idratazione. Io utilizzo un blend di farine 1 e 3, non raffinato e molto nutriente".
 
Via libera, poi, alla varietà dei topping con golose guarnizioni, frutto dell'incontro tra diverse tradizioni regionali, come nel caso della cotto, porcini e stracciatella di bufala.
 

 
 
Spazio a sua maestà la frittatina di maccheroni in 4 gustose varianti: classica; alla sorrentina (con gnocchi e ragù napoletano); alla carbonara; paglia e fieno, i cui ingredienti predominanti sono speck dell'Alto Adige, noci di Sorrento e taleggio.
 

 
È fondamentale ricordare che le materie prime utilizzate a completamento sono DOP, come per esempio  la provola di Agerola e il parmigiano stagionato 24 mesi. 
 

 
 
Se Antonio si sbizzarisce nelle coperture, dando vita anche a una magistrale pizza fritta ripassata al forno, arricchita da un ragù di manzo di prima qualità, che richiama alla memoria quello della tradizione più pura, tramandato dalle nonne alle mamme; Rosario resta fedele alla tradizione con gusti rigorosamente classici come Margherita, Marinara e salsiccia e friarielli.
 

 
 
"Utilizzo una doppia lievitazione - spiega - con farina Caputo 00. C'è una prima fase, che dura 24-28 ore, e la seconda che arriva fino a 36. La cottura è molto veloce e intensa e il risultato è una pizza croccante, ma non biscottata, e al contempo friabile, con la consistenza che di solito viene conferita all'impasto dall'utilizzo di farine rosse". 
 

 
Tutto il menu, rigorosamente fresco, è disponibile anche per celiaci, dall'antipasto al dolce. Infatti, come non cedere alla tentazione del cannolo fritto farcito con ricotta di bufala e, a scelta, gocce di cioccolato o amarene.
 

 
 
Come topping della pizza gluten free i maestri pizzaioli puntano sulla semplicità : una base di polvere di pomodoro, con aggiunta di pomodoro secco, di pomodorini semi-dry e di datterini gialli del Vesuvio in passata o pacchetelle.
 

 
 
La pizza a gusto vostro è servita! 
 

 

martedì 21 gennaio 2020

Le rotte dei sapori: la tradizione sofisticata dell'Imperium Bistro vince la sfida del gusto

Risorgere dalle ceneri, quelle del Luna Rossa, e come una fenice immaginare orizzonti diversi sui quali librarsi, più forti e combattivi di prima, con rinnovati progetti, stili ed obiettivi.

E' questo il percorso intrapreso dall'Imperium Bistro (via Calastro 3) a Torre del Greco. Dalla balaustra in pietra di fronte si vede il porto, che sorge non distante.

E dal porto, dal pescato del giorno, lo chef  Vincenzo Langella, assieme alla sua brigata di cucina, trae ispirazione e sapori, abbinandoli sapientemente a quelli di terra, creando piatti con una struttura sapida e sorprendente, all'insegna di una tradizione rivisitata in chiave moderna.



La stella polare, la guida, però, è proprio la tradizione, quella che esce dalle cucine e dalle ricette della nonna.

Da lei, infatti, Vincenzo Langella ha imparato l'arte della pazienza, quella di saper aspettare i tempi giusti, e quella del sorriso che non si arrende. Dalle mani che si muovono veloci ed instancabili ha tratto insegnamento.

Dal padre, poi, ha imparato quanto sia importante saper fare sacrifici e arricchire e diversificare le proprie competenze, senza adagiarsi mai, nutrendo la propria creatività.

Per l'Imperium Bistro ha immaginato un menu aperto, che cambi pelle ogni due mesi, per rispettare la stagionalità degli ingredienti, il km 0, che attinga alle primizie dei produttori locali, secondo l'ottica dello zero waste.



Niente scarto, dunque: tutto viene riutilizzato, come è proprio di una cucina povera ed autentica.

Con quello che avanza dai broccoli, ad esempio, viene fatto il pane o dei brodi saporiti e, ancora, vengono decorati e "colorati" i piatti.

Vincenzo si occupa di tutto dai lievitati, come i panini al timo e limone ed il pane di semola, senza dimenticare i gustosi grissini, al dolce, passando per entree, antipasti, primi e secondi. Ha fortemente voluto fosse così e si è formato ed aggiornato attraverso vari corsi.

Il suo scopo è quello di incuriosire ed ingolosire anche chi ormai ha sviluppato una certa familiarità verso il locale, inducendolo a ritornare, attratto da una cucina sempre diversa, ma con una precisa identità fondante.

Quale? Quella fedele alla tradizione, ma che non ha paura di osare, di deviare dalle rotte del noto, rivisitandola e modernizzandola.

La tartare di manzo avellinese, ad esempio, è davvero semplice e delicata, ma sorprende grazie ad un bon bon di bufala che "scoppia in bocca".

Una tradizione, quella perseguita da Langella, che strizza l'occhio all'Oriente, con i suoi sapori speziati alla soia, alla curcuma, allo zenzero... e gioca con le cotture: al vapore, sottovuoto, alla piastra, mista.

Come per il maiale stracotto per 72 ore, arricchito con soia salata, per donare sapidità, secondo una cottura tale da garantirne la morbidezza, ma caramellato al miele, scottandolo in padella, per creare un mix croccante.

Lo stracotto viene poi adagiato su una zuppetta di patate, realizzata con un fondo di sedano, carote e cipolla.



A conferire una nota amarognola il pestato di rucola selvatica, mentre al retrogusto ferroso ci pensa la bieta.



"Grazie alla bassa temperatura della cottura sottovuoto - spiega lo chef - conserviamo la morbidezza e tutte le proprietà delle proteine e dei succhi della carne. Abbinando, poi, una breve cottura violenta, dopo averlo tamponato per non farlo bruciare, conferiamo croccantezza al piatto".

Ogni cottura, dunque, anche quella mista, dona al piatto strutture profondamente diverse, come nel caso delle costolette, le ribes, di maiale, cotte sottovuoto, per poi essere laccate sulla piastra, ed aromatizzate con zenzero, aglio ed erbe, come timo, salvia, rosmarino ed alloro, per conferire un intenso profumo, che richiami quelli tipici della montagna.

Inedita la formula mangia e bevi che associa i piatti ai cocktail.

"Essendo, nell'anima, un bistrot - continua Langella - perchè non si può gustare un piatto e contemporaneamente bere un cocktail di accompagnamento?".

I cocktail, infatti, sono studiati da Ivan Cerbone, Rosario Marciano  Sandro Azam. in collaborazione con lo chef (nascono prima i piatti e poi i coktail), per richiamare il piatto, ma anche per pulire ed "appiattire" il palato, preparandolo a ricevere un nuovo gusto.



Nell'aria dedicata al bar, poi, dodici posti sono pronti per gli amanti dei cicchetti, da abbinare a taglieri composti con prosciutto crudo di Parma gran riserva, prosciutto cotto affumicato, pancetta aromatizzata al vino, culatello di Zibello, coppa di parma, bacon affumicato, salame napoli nostrano, salame di cinghiale, salsiccia stagionata dolce con finocchietto selvatico, salsiccia stagionata piccante, salamini di cinghiale, lardo di Conca, provolone stagionato piccante, formaggio pecorino stagionato, formaggio di fossa, formaggio stagionato di vaccina e molto altro, in una sinfonia di sapori, tale da rendere ogni assaggio un viaggio multisensoriale nel gusto.

IL LOCALE

Il locale nasce dalla scommessa vinta da Lorenzo VillaniRiccardo Azam e Anna Villani. Percorsi umani e professionali diversi, ma accomunati dalla cura e dall'orientamento al cliente/utente e dalla capacità di intercettarne e soddifarne necessità e bisogni.




Dalle loro idee, cui hanno dato corpo l'archittetto Valentina D'Urzo e la decoratrice d'interni Rossella Guarino, nasce un ambiente dalle linee pulite, molto luminoso, arricchito da particolari shabby, affidati a Graziella, che ha curato anche il restauro dei mobili, dove c'è tanto di antico, anche se "restituito" alla vista in chiave moderna, come sottolinea Anna.



Ottanta tavoli che configurano un ambiente caldo ed accogliente, non dispersivo, ma in grado di assicurare agli astanti il giusto livello di privacy ed intimità.

La clientela cui il locale punta è quella degli over 30, stanchi dei soliti panini, incuriositi da piatti fedeli alla tradizione, proposti in chiave modernizzata ed in grado di affascinare anche lo sguardo grazie ad una presentazione sofisticata.


IL MENU

*ENTREE'*
Tartare di manzo con bon bon di bufala
COCKTAIL IN ABBINAMENTO:
Passion Apple (liquore di mele - sciroppo passion fruit - succo di mandarino - succo limone - succo mela verde)

*ANTIPASTO*
Carciofo al timo su crema di patate lardo di conca e tartufi

COCKTAIL IN ABBINAMENTO:
Unicorno (unicum -disaronno - affumicatura con legno di melo e timo)

*PRIMO*
Spaghettone Cacio e Pepe su guazzetto di frutti di mare e pesto di nocciole

COCKTAIL IN ABBINAMENTO:
French75 (gin Hendrix - succo limone fresco - sciroppo zucchero - vino bianco)

*SECONDO*
Stracotto di maiale alla soia e miele con bieta e rucola selvatica
COCKTAIL IN ABBINAMENTO:
Dolceamaro (lime - rucola prestata - sciroppo d agave - zenzero pestato – vodka - ginger ale)

*DESSERT*
Tiramisù con moijto al caffè

COCKTAIL IN ABBINAMENTO:
Vodkito (perchè al rum è sostituita la vodka)  al caffè (lime a fette - zucchero di canna - Menta - vodka - sambuca - liquore al caffè).











mercoledì 20 novembre 2019

Block Boutique Bar: raffinatezza informale ed un viaggio multisensoriale racchiusi in un cocktail su misura, mai scontato


Imbarcarsi sulla nave di antichi marinai o di pirati per solcare i mari del gusto, utilizzando tutti e cinque i sensi, e per conoscere altre culture, usi, costumi  e tradizioni, attraverso lo spazio ed il tempo.

Ma anche fare il proprio ingresso in un laboratorio di chimica, dove si coniugano e si miscelano sapientemente estro, creatività, inventiva, ma anche precisione millimetrica, misurata in grammi.

Tutto questo è il Block Boutique Bar.

Come sottolinea il barman Fabrizio Masecchia “non esiste una seconda buona occasione per fare una prima buona impressione”.



Quindici anni nel settore, creatività e competenza, precisione millimetrica nelle dosi, misurata in grammi, per dar vita a qualcosa che abbia un gusto nuovo ed inimitabile, capace di incuriosire, ingolosire e di decifrare, interpretandoli, i gusti e le esigenze del cliente.

Perché, come sottolinea il team del Block Boutique Bar, “il motivo di esistere del bancone e di chi lavora” è quello di traghettare il cliente in isole inesplorate di odori, consistenze, sapori, sensazioni visive e tattili.

ESPERIENZA E COMPETENZA E CREATIVITA' PER UNA CULTURA DEL BUON BERE

Ma attenzione: il cliente va viziato e coccolato, guidato in un’esperienza multisensoriale unica, ma non assecondato a tutti i costi. A fare la differenza, secondo la filosofia del Block Boutique Bar, sono la professionalità consolidata ma in continua trasformazione ed evoluzione, le competenze profuse, gli ingredienti di elevatissima qualità e la forte impronta identitaria che caratterizza il locale.

“Il nostro target – continua Fabrizio – è composto per l’80% da chi non è un profano del mondo del beverage, almeno non del tutto, interessato a conoscere ed a sperimentare la filosofia del buon bere mixato. I nostri clienti sono caratterizzati da una mentalità curiosa e non rigida, con un’apertura al dialogo, un confronto ricercato e stimolato. Privilegiamo, tendenzialmente, i piccoli gruppi, in maniera tale da avere la possibilità di offrire la ‘giusta’ esperienza”.



Un locale, la cui avventura è cominciata undici mesi fa, caratterizzato da una disinvolta eleganza e ricercatezza, che non cede, però, ai rigori di una formalità ingessata, ma dove ognuno, che sia giunto qui al seguito del passaparola o perché si trovava a passare e si è incuriosito, può sentirsi accolto ed esprimersi pienamente. Un’equilibrata sintesi tra un’elevata qualità, incarnata in un’atmosfera easy, e l’universo della cultura street.

Fabrizio Masecchia, Remo Minopoli e Alessandro Squarzoni, si sono incontrati proprio lungo le strade della street art, incrociando così i loro destini umani e professionali.
“Siamo dei writers – racconta Fabrizio – e ci siamo incontrati nell’ambito della rassegna dedicata a street art e graffiti Back to the Style”.



Il resto lo ha fatto l’amore per la loro terra e la valorizzazione costante e tenace dei rapporti umani, costantemente alla base delle loro scelte.

Loro che della loro terra conoscono il grido di dolore, dato che vengono da quartieri veraci, cuore pulsante della Napoli popolare, come il Rione Traiano e Pianura, ma che non si sono arresi ad un destino già scritto, ma hanno inseguito un sogno con testardaggine, trasformandolo in un obiettivo concreto.

“Cambiamo drink list ogni quattro mesi – raccontano – anche per incentivare il cliente a tornare per scoprire e sperimentare, incuriosendosi. All’insegna della valorizzazione dei rapporti umani è anche il connubio proposto tra cocktail ed arte, poiché diamo spazio agli artisti emergenti che hanno sposato il progetto”.



IL CONNUBIO CON L'ARTE  
In questa drink list tocca a Luigi Tirino che racconta come sia affascinato dall’arricchimento nato dal connubio tra sperimentazione e conoscenza di culture altre.
La sua è una forma d’arte estemporanea, creata al momento, la stessa logica che ispira i cocktail, sia quelli in lista sia quelli che il team crea ogni sera “su misura” per i vari clienti. Solo dopo ci si pone l’eventuale domanda su come riprodurli.

Luigi disegna senza bozzetto ed ha messo a disposizione i suoi sketchbook, dove trova casa l’espressione libera della sua personalità, quella che l’ha spinto ad imparare e ad approfondire l’arte dei metalli, nelle più disparate applicazioni e a collaborare con personalità del calibro dell’architetto Nicola Pagliara e dell’architetto e designer Riccardo Dalisi.



Le sue opere che coniugano arte e meccanica, nella continua ricerca di forme più armoniose e leggere, come si legge nell’incipit al menù, fanno innamorare collezionisti ed arredatori.

UN'ESPERIENZA MULTISENSORIALE 

Un viaggio, quello proposto dal Block Boutique Bar, all’insegna del gusto, dove sperimentare tutti gli odori e i sapori.

Odori e sapori capaci di sovvertire, come sottolinea Masecchia, rifacendosi alle parole di un noto chef, il concetto di solido, tradizionalmente associato al cibo, e quello di liquido, riconducibile ai drink. 

Questi concetti nei drink del Block Boutique Bar vengono ripensati e rimescolati.
Basti pensare all’elemento base di uno special drink targato Block Boutique Bar, che è l’ananas grigliato, associato alla cannella.

“Di solito siamo abituati a pensare all’ananas come ad un succo – spiega Fabrizio – non ad un ananas cotto, che è, invece , tipico della cultura messicana.  Nei cocktail, lo stadio liquido è solo quello finale. 



C’è innanzitutto una fase visiva, che comincia sin da quando si entra nel locale e ci si sente avvolti da un certo tipo di atmosfera. Poi c’è un primo impatto olfattivo, proveniente dagli effluvi della frutta, dal mix di odori che aleggiano nell’ambiente. Poi c’è l’impatto tattile, con il caldo o il freddo del bicchiere. 

Poi un nuovo impatto olfattivo quando si avvicina il bicchiere al naso. Un insieme di odori caratteristici che ci può proiettare indietro nei ricordi o metterci davanti a qualcosa che non ci aspettavamo o ancora stupirci perché pensavamo già di sapere cos’era ed invece si rivela tutt’altro”.
Il cocktail, dunque, diviene metafora della vita, in grado di sradicare certezze, aprendoci al nuovo ed all’inaspettato, inducendoci ad andare oltre le apparenze, grazie alla ricerca di “un ingrediente insolito o servito in base ad un accostamento inusitato”.

Soltanto alla fine si arriva ad accostarsi al cocktail attraverso il senso del gusto ed allora il viaggio è davvero completo: si può così apprezzare la stagionalità della materia prima a Km 0, il rispetto del territorio,  la valorizzazione del commercio e delle piccole produzioni locali, ma anche nazionali ed internazionali.

“Per la frutta, ad esempio – raccontano Fabrizio, Remo ed Alessandro – ci rivolgiamo a piccoli banchi di frutta ubicati nel porto di Pozzuoli. Il nostro fornitore si chiama Mieuzz pier”.
E’ importante, poi, la trasformazione consapevole della materia prima, attraverso l’ausilio della tecnologia, ed il ricorso, solo per fare qualche esempio, ad estrattori ed a piastre ad induzione, per conservare ed esaltare le proprietà organolettiche.

Una total experience multisensoriale che valorizza la compartecipazione del cliente.



INVENTIVA, INNOVAZIONE E PRECISIONE SI GEMELLANO

Dalla creatività, inventiva e precisione alchemica di questo team ad alto tasso di professionalità, nasce, tra gli altri, un cocktail che è un vero fuoriclasse. Per ora lo si può gustare rigorosamente solo al bancone o ai tavolini del Block Boutique Bar, ma in un prossimo futuro forse a questo drink che nel nome, G 19, richiama, quale omaggio, il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro (ed infatti viene servito travasato da una sacca monodose che ricorda spiritosamente una flebo), sono riservati ancora più alti onori.

Ci sono voluti circa tre mesi per creare questo mix di elementi sopraffini, bilanciato in grammi, che non è una rivisitazione di un drink classico, bensì qualcosa di totalmente inedito: Angostura Bitter in quantità, cui viene aggiunto un liquore totalmente alle noci, proveniente da una piccola azienda del Sud Tirol, sciroppo di agave, miele con chili, fior di sale, liquore al papavero, China Pisanti.
Una decantazione di ben 48 ore, per far riassorbire le pectine, prima dell’imbustamento (nel packaging della flebo) e poi una conservazione a meno 14 gradi.

“Il gusto di questo drink – racconta Remo – cambia sensibilmente man mano che si modifica la temperatura a cui viene degustato, stando a contatto con l’ambiente circostante, regalando al cliente esperienze diverse racchiuse in quella che solo apparentemente è una sola”.
Una degustazione che insegna e fa riassaporare il gusto dell’andar lenti e di prendersi il tempo giusto per sé. 



E poi c’è il ghiaccio, artefice del giusto grado di diluizione: 18 cl per drink, pari a 180 grammi per 10 cocktail. Sembra banale, ma questo passaggio è nevralgico: infatti quello utilizzato dal team è un ghiaccio trasparente a lento rilascio, dove il congelamento avviene ad alte temperature, così da non avere residui di calcare ed altre impurità che potrebbero, invece, essere generate da bassissime temperature.

Per chi prediliga un analcolico, la cura dei dettagli e l’attenzione al cliente sono le stesse: via libera, dunque, agli sciroppi hand made totalmente bio.

RIDUZIONE DELL'IMPATTO AMBIENTALE
Occhio, poi, all’impatto ambientale, a tutela del benessere e della salute globale: bandito, infatti, l’uso della plastica nel servizio, a favore di bicchieri da asporto in cartoncino o cellulosa di mais.
Zero waste anche nell’utilizzo della frutta.

“Innanzi tutto  - ribadisce Masecchia – la nostra è una frutta a km 0 e bio. Assolutamente niente buccia trattata a cera per conservare il colore, che non è edibile. Via libera all’uso di ogni parte: la buccia essiccata viene utilizzata come gustosa decorazione e la polpa viene prima utilizzata per i drink e poi spremuta per i preparati e gli sciroppi. Amiamo far conoscere gli elementi che connotano alcune culture dal mondo, come accade con l’utilizzo dei bon bon, propri della più antica tradizione francese, realizzati con rosa e violetta, ma anche l’italianità, attraverso distillati ed amari”.

martedì 29 ottobre 2019

I cocktail di Salvatore D'Anna all'Archivio Storico: molto più di un drink


Ai cocktail targati Archivio Storico ci pensa Salvatore D’Anna, bar manager del locale.

“Siamo alla VII edizione del menù – sottolinea il bar manager dell’Archivio Storico - . Anche questa volta si riconferma un forte legame con la tradizione del passato”.



Un passato che per Napoli, come sottolinea Salvatore D’Anna , è caratterizzato da numerosi gap storici, in cui alcuni segmenti di cultura sono stati letteralmente presi forzosamente e portati via.

Tra l’800 e il 900 si registra un’evoluzione nella cultura e nei metodi enogastronomici. In particolare, vi sono dei momenti storici in cui cucina, medicina e liquoristica convergono.

Tuttora alcuni liquori vengono prodotti con erbe coltivate nel giardino inglese della Reggia di Caserta, recuperando e valorizzando usi, costumi, antiche tradizioni e radici storiche.



“Si pensi che quando re Ferdinando – continua D’Anna – si trasferì in Sicilia volle assolutamente portare con sé  numerosi otri pieni della cosiddetta acqua delle mummare, frizzante e profumata”.

Oggi, ispirandosi a quell’acqua,  Salvatore D’Anna ha ideato il cocktail Fizz, vodka & lemon.

Gustoso, poi, il connubio con la pasticceria napoletana: entrambi i campi, infatti, sono connotati dal ricorso a dosaggi e tecniche estremamente precisi.

Secondo quanto ribadisce il bar manager, è necessario  coniugare tradizione ed innovazione, secondo regole precise, che consentano un incontro virtuoso con lo stile dell’american bar, senza abdicare alla propria identità forte e caratteristica.

Quattro le sezioni drink: i classici, caratterizzati da ingredienti raffinati e di elevata qualità. Le Grand Tour, ispirato al viaggio nei sapori del Regno delle due Sicilie da parte dei giovani aristocratici del XVII secolo. Le ricette ò Monzù, un termine che designava i capocuochi delle case aristocratiche in Campania. I Cinque Martini per 5 Re, uno per ogni sovrano della Casa di Borbone.



Due, dunque, le direttrici principali: quella dei cocktail classici ed intramontabili, reinterpretati all’insegna di raffinatezza ed elevatissima qualità. E quella dei drink di tendenza: i più richiesti, divenuti dei must rispetto ai trend canonici, ma con un quid di diverso.

Tre i punti di forza delle scelte adottate dall’Archivio Storico: l’orientamento al cliente, la valorizzazione della tradizione e l’ecosostenibilità.

“La nostra filosofia – evidenza D’Anna – è quella dello zero waste, dell’impatto ambientale zero. Tutto viene riutilizzato, ad esempio, per le decorazioni, come avviene per la polvere di lime o per quella di peperone”.

Decorazioni e deliziosi tocchi di colore, dunque.

Niente cannucce o, per chi proprio non possa farne a meno, si va da quelle di ferro a quelle di carta, passando per le compostabili.

Ed ora si punta alla vittoria ai Bar Awards 2019 che si terranno a Milano i primi di dicembre.

IL PERCORSO DI DEGUSTAZIONE PROPOSTO

Si comincia con una rivisitazione del Campari Spritz, un cocktail denominato Bicicletta. Lo ha sempre chiamato così, infatti, Salvatore D’Anna, sin da quando  ne ha memoria. 

I drink ideati e preparati dal bar manager introducono, per poi accompagnare, il pasto, valorizzandone i sapori, esaltandoli e rendendoli ancora più intensi. 

Dopo aver stuzzicato le papille gustative, le danze del gusto si aprono con un antipasto di cavolo cappuccio brasato nel burro di nocciola, uova di lompo e capesante scottate. In questo incontro tra mare e monti, la gustosa salsa nasconde quello che c’è sotto, creando  un raffinato effetto sorpresa, in grado di soddisfare, viziandoli, anche i palati più esigenti.  

Si continua, in un crescendo di sapori, con i Vermicelli alla Borbonica, spaghetti all’aglio nero, olio e peperoncino, su carpaccio di orata e mollica di pane.



E’ poi il momento del secondo, con la braciola di vitello ripiene di pizza di scarola, salsa di pinoli tostati e alici di Cetara. Un intreccio di sapori, tra antico e nuovo, che delizia.

La coccola finale è rappresentata dal dolce, un eclair mandorle e lamponi, che ci riporta ai profumi, ai sapori ed alle consistenze della Francia dei Monzù (il termine è una rivisitazione tutta partenopea del francese monsieur), un pasticcino dalla tipica forma allungata, concepito come un intenso dialogo tra l’involucro glassato, composto da una pasta choux , e l’interno, caratterizzato da un cuore di crema pasticcera.

Il gusto del dolce è accompagnato ed esaltato da un drink classico, ideato dal bar manager che non abbandona mai i menu targati Archivio Storico:  un Clover  Club, a base di gin, vermouth dry, succo di limone, sciroppo di lampone ed albume, a richiamare, gemellandosi con esso, i sapori che caratterizzano l’appetitoso protagonista del fine pasto. 


** Foto di Paola Tufo