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domenica 26 febbraio 2023

Io sono Fedra: al teatro Tram una tragedia di amore e tentativi di riscatto

 In Io sono Fedra di Marina Salvetti, in scena al teatro Tram fino a oggi, domenica 26 febbraio con la regia di Gianmarco Cesario, assistiamo ai conflitti che albergano in ognuno di noi.

Infatti, in tutti i personaggi, come ci racconta il regista, alberga luce e ombra. Nessuno è esente da zone oscure e, proprio per questo, il regista, nella resa scenica, ha fatto grande uso dei chiaroscuri, a indicare un'oscurità che dall'interno esonda e si palesa all'esterno.


La stessa conflittualità intride anche i dialoghi che spesso vengono origliati nell'ombra. Come evidenzia l'attrice Titti Nuzzolese, che dà le fattezze a Fedra, su ogni cosa spira un'aura di sacralità simile a quella che permea i testi originari: l'Ippolito di Euripide e la Fedra di Seneca, oggetto di un'operazione di attualizzazione. Mentre nell'originale avevamo una consacrazione alla dea Diana, ora abbiamo una consacrazione a Dio Padre che in entrambi i casi viene in qualche modo tradito. 

Ippolito, infatti, si trincera dietro una fede dogmatica e si fa scudo con regole rigide che generano facili giudizi. 

Fedra, nonostante la cerchi disperatamente, non arriva mai a sviluppare una reale e sentita fede, ma si rifugia nel seminario per convenienza, per sfuggire al suo passato e affrancarsi da legami pesanti è scomodi. 

Ciononostante  per entrambi il seminario rappresenta un luogo di ritrovata pace e di salvezza possibile.

 Il personaggio di Fedra è protagonista di un conflitto lacerante, erosivo e feroce. Cerca di salvarsi, ma non riesce mai ad affrancarsi veramente dalle sue origini e dal marchio della sua famiglia, abitata da sopruso e violenza. 

Il giudizio più pesante proviene proprio da sé stessa che non si ritiene meritevole, in fondo, di ciò che ha legittimamente conquistato e di un amore puro e disinteressato. E' vittima di bullismo, perché Ippolito Costantini attiva la macchina del fango, andando a sminuire la radice stessa della sua identità, con lo scopo di dare origine a un passaparola di maldicenze, come sottolinea il regista Gianmarco Cesario.



Gli attori in scena (Titti Nuzzolese, Antonio Buonanno, Errico Liguori, Antonello Cossia) danno anima e sangue a personaggi, che si dibattono tra conflitti e umanissime fragilità, in cui i desideri e gli istinti negati si insinuano sotto la pelle e rischiano di deflagrare con violenza.

Ora lasciamo la parola a Titti Nuzzolese, affinché dia voce alla sua Fedra, ai suoi conflitti multipli, ma anche al suo bisogno di riscatto, che rifugge da un'interpretazione della fede estremista, alla ricerca di quella pietas e di quell'empatia che ci può salvare dall'inferno peggiore: quello dei pregiudizi e degli stereotipi, che non ci consentono di vedere il vero volto delle persone che abbiamo di fronte e di percepirne l'essenza.

L'INTERVISTA

D. In cosa Chiara/Fedra rimane fedele al personaggio originario in cosa se ne discosta?

R. Resta sicuramente l’aspetto psicologico, seppure il dramma si svolga in altra epoca e contesto, resta vivo il tormento di una donna che sente di custodire il seme del male e di non riuscire a conviverci e a trovare un equilibrio. 

D. L'attualizzazione/trasposizione sposta la proibizione dal tema dell'incesto a quella della consacrazione a Dio. Qual è  il fil rouge

R. Anche nel testo di Euripide è presente forte una sacralità che interviene sui personaggi, ovviamente prima di tutto su Ippolito. In questo caso ci muoviamo in un contesto fortemente cattolico che rappresenta per entrambi i personaggi una rinascita ed anche un modo di dare senso alla propria esistenza. Tuttavia questo Padre, inteso come Dio, viene da entrambi tradito, Fedra non si riconosce fino in fondo nella fede e Ippolito fa della fede uno scudo per le proprie fragilità. Lei si sente una minaccia per il percorso di Ippolito che sente “pulito” rispetto al suo passato. 

D. Quant'è  stato difficile calarsi nei panni di un personaggio che vive conflitti così forti con sé stessa, tra voglia di riscatto e vergogna?

R. Dare verità ad un dolore così distruttivo non è stato facile, ho sentito immediatamente il bisogno di allontanarmi dal ragionamento e lavorare di pancia, cercando sentimenti talvolta violenti affinché diventasse per me plausibile il gesto estremo nella nostra attualità. Devo dire che  il contesto in cui si svolge tutta l’azione scenica mi ha aiutata tantissimo.

D. Alcuni passaggi si muovono tra il pedagogico e il didascalico. Si esplicita che occorre essere pieni di empatia e pietas e che le regole a volte vanno violate non per convenienza o vigliaccheria ma per coraggio e in cerca di salvezza. Secondo te è  stata un'operazione necessaria dati i tempo che viviamo per rendere il messaggio chiaro, univoco, inequivocabile e incisivo?

R. Credo che oggi più che mai si ha necessità di tornare all’essenza.  Soprattutto quando si parla di fede. Troppo spesso ci troviamo ad assistere ad un utilizzo improprio e fanatico della fede, per cui ho trovato molto interessante portare a teatro ragioni e pensieri che parlano di semplicità e ascolto e non di inutili e talvolta pericolosi stereotipi. 

martedì 7 aprile 2020

Officina Milena: dai libri ai gadget per piantare il seme di una lettura consapevole

L'officina è il luogo dove si creano le cose, vedendole nascere dal nulla, le si plasma e si riplasma, modellandole, dando corpo a progetti ed idee.

Un'officina, dunque, ma dove si dà vita a libri e gadget che vogliono piantare nei potenziali lettori il seme dello spirito critico, quello che solo un libro dalle radici profonde sa instillare.

Officina Milena (la pagina Facebook è consultabile qui è il nome di una piccola casa editrice indipendente diretta da Moreno Casciello, convinto che non si debba vivere per lavorare come automi passivizzati dalla routine e da ritmi alienanti, in luoghi in cui l'umanità e l'empatia non trovano più spazio, bensì appare sempre più necessario ed urgente dare il proprio contributo nel creare bellezza e consapevolezza, tali da far respirare l'esistenza  a pieni polmoni.
 


Milena è colei che ha ispirato un sogno, dando a Moreno la forza, la tenacia e la determinazione di tradurlo in un obiettivo e di incarnarlo in un progetto. Una giovane vita spezzata ed andata via troppo presto, appassionata di libri, cosa che l'aveva spinta a conseguire una laurea in lettere antiche. C'è, però, chi ha raccolto il suo testimone e lo ha portato verso un traguardo difficile, in un'ostinata impresa in controtendenza, densa di coraggio.

Se Officina Milena con i libri parla a grandi e piccoli di usi atavici, di linguaggi al femminile, di valorizzazione di genere, di amore in ogni sua forma, di risvegli di coscienze, ma anche di  contrasto al bullismo, di ecologia e di condivisione, con i gadget, che siano shopper, borse, maglie, tazze, taccuini, calamite, spillette o tovagliette per la colazione vuole creare, attraverso un'azione educativa leggera, che richiami la leggerezza calviniana, lettori appassionati, che della letteratura, fin dal risveglio, facciano il loro pane quotidiano ed il loro adagio ispiratore.



Ecco come è nata l'idea dei Proverbi del lettore: motti che si rifanno a quelli classici, ormai patrimonio della cultura popolare, ma che, con sagacia, propongano efficaci variazioni sul tema, ispirate al "vizio" della lettura, un vizio che non si dovrebbe mai perdere, ma che anzi dovrebbe crescere esponenzialmente.

Se si chiede a Moreno cosa ne pensi della possibilità per tutti di pubblicare il proprio libro, senza alcuna selezione o supervisione a monte, la risposta potrebbe sembrare snob, elitista, un bel po' di parte, forse,  a tratti addirittura feroce. 



Ma poi ci si imbatte in una stilla di Frammenti di un diario intimo e tutto appare all'improvviso più chiaro, se non lampante.

Infatti, Henri-Frédéric Amiel, che ne è l'autore, teme il rischio dell'appiattimento, della fine della legittima spinta ad automigliorarsi, del livellamento del valore che fa rima con il disconoscimento del merito, dell'annullamento della fatica individuale per raggiungere un obiettivo e così dice: << [...] La maggiore età si abbasserà, la barriera del sesso cadrà, e la democrazia arriverà all'assurdo rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell'uguaglianza, che dispensa l'ignorante di istruirsi, l'imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull'uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze. Perché non riconosce la disuguaglianza di valore, di merito, di esperienza, cioè la fatica individuale: culminerà nel trionfo della feccia e dell'appiattimento. L'adorazione delle apparenze si paga. [...]>>.



Per i bambini, la sezione Milena Kids è tra quelle di punta,  la casa editrice rifugge qualsiasi vocazione all'indottrinamento, perchè i più piccoli devono essere lasciati liberi di interpretare, cercare, capire e "carpire" il messaggio ed i messaggi che una storia reca nascosti nel suo cuore pulsante.



Per sostenere ospedali e associazioni di volontariato, ai tempi del Covid 19, Officina Milena ha aderito, assieme ad altre case editrici indipendenti, all'inziativa Un libro contro il Coronavirus: per ogni libro acquistato sul sito delle case editrici aderenti (per Officina Milena qui) 1 euro sarà devoluto all'emergenza.



Ora lasciamo la parola a Moreno Casciello che ci parla della sua Officina Milena, dalla genesi ai progetti per il futuro.


D. E' un momento difficile: donne chiuse in casa con i loro aguzzini, donne svilite e donne caregiver senza riposo. Come un libro della tua collana al femminile può essere d'aiuto (anche per unire attraverso la lettura ad altre donne, di oggi e di ieri, o a potenziali interlocutori e lettori destinatari)?
R. Effettivamente il motto di quest’ultimo mese è “restare a casa”, che per molti può anche essere sinonimo di armonia e serenità. Così in tanti si dedicano a pensare a se stessi, oppure al contrario a dedicare più tempo alla famiglia, o riscoprono hobby accantonati. Ma non tutte le famiglie sono felici, per tanti l’ambiente familiare è ostile, e questo “restare a casa” può diventare un inferno. Se il rimanere a casa è una prigione, soprattutto per quelle donne che subiscono maltrattamenti domestici, possiamo solo augurarci che possa al contrario essere un periodo di riappacificazione e confronto. La letteratura indubbiamente aiuta, perché niente come la letteratura può risvegliare le coscienze. Autrici come Emma Fenu e Ramona Parenzan, così attente alle tematiche della femminilità, raggiungono gradi molto alti di empatia col loro pubblico femminile, ma io le consigli tanto anche agli uomini. Un uomo deve sempre capire che in ogni donna c’è sempre una dea.

D.  I bambini, da essere iperstimolati attrraverso una moltitudine di attività che corrono veloci, come il loro tempo ed i loro spazi, si ritrovano chiusi in casa, con orizzonti ristretti e lontani da nonni, maestri, amichetti e figure di riferimento. Un libro studiato su misura per loro, come tema affrontato e linguaggi utilizzati, può essere utile?
R. Io dico sempre che i bambini amano leggere. L’amano davvero, per loro è quasi una magia quando imparano a trasformare quei segni sulla carta in concetti. E se il libro è illustrato, ai loro occhi si apre un mondo incantato che noi adulti non riusciamo più a percepire. Noi adulti possiamo apprezzare la bellezza di un’illustrazione, ma per un bambino è un mondo che prende vita. Sono convinto, e non è retorica, che se una casa è piena di libri, in quella casa abitano bambini felici.

D. Come?
R. Noi siamo convinti che sia importante produrre libri che parlino di bullismo, di ecologia, di solidarietà, ecc, ma delle volte esageriamo forzando troppo i testi. Invece i bambini sanno leggere tra le righe molto bene. Non è necessario spiegare ai bambini perché pinocchio si è trasformato in un asino, lo capiscono benissimo da soli. Lasciamoli leggere e basta, lasciamoli leggere in pace, non facciamo i politici che dobbiamo per forza indirizzare la loro coscienza come vorremmo!

D. Librerie chiuse, vendite online bloccate: quali altri spazi può trovare la letteratura e la lettura?
R. Il problema credo sia legato alla vendita, più che alla lettura. Anzi, mi auguro che molte persone approfittino del momento per leggere quei libri che stanno prendendo polvere sui comodini.
Sicuramente gli ebook sono un modo per non fermare le vendite, e il canale digitale sta diventando preferenziale anche tra molti lettori italiani. Tuttavia per il digitale c’è una corsa al ribasso dei prezzi che vanifica il guadagno di piccoli editori, che si trovano a entrare in “competizione” con self publishing a 99 centesimi o spesso gratuiti. L’unica differenza la può quindi fare la qualità del prodotto editoriale. Magari sono controcorrente, ma dico alle persone: non leggete tanto, ma selezionate bene. Si sta troppo dietro ai numeri, ma se si educasse il lettore a scegliere la qualità, ci sarebbe più guadagno per tutti anche vendendo di meno, ad esempio fermando questa corsa al ribasso dei prezzi, o all’aumento vertiginoso delle percentuali trattenute dalla distribuzione. Ci sarebbe inoltre più selezione naturale tra i presunti “scrittori”, e meno libri da lanciare su un mercato che è tra i più saturi dell’economia moderna. Oggi in editoria contano purtroppo solo le “copie vendute”. Da quando la letteratura è solo un fatto di numeri?

D.  Ci parli delle vostre prossime iniziative?
R. Quando otto anni fa ho iniziato a fare editoria, non sapevo nemmeno come fosse fatta una tipografia, ma avevo idee ben chiare su cosa volevo realizzare. Anno per anno mi sto avvicinando, anche a costo di terribili sacrifici.  Stiamo aprendo una nostra ditta di distribuzione libri, per ora in Lazio, Campania e Puglia, ma presto nazionale. L’idea è di lavorare principalmente con librerie indipendenti e valorizzare piccoli editori di qualità.
Apriremo presto delle nostre librerie, e per quanto riguarda l’aspetto puramente editoriale, ci concentreremo di più sull’editoria per l’infanzia, non trascurando le tematiche di genere che abbiamo sempre trattato, dalle questioni LGBTQ+ al femminismo.

D. Qual è la ratio ispiratrice?
R. Questa è una storia che conoscono solo gli amici, ma per la prima volta voglio renderla pubblica. La casa editrice è nata dalla mancata elaborazione di un lutto, una terribile perdita che mi ha tolto il senso di tutto ciò che facevo. Era la compagna che mi ero scelto per la vita, ma una polmonite me la portò via. A quei tempi facevo l’impiegato e non avevo grandi ambizioni. Pensai che non era giusto che Milena fosse morta e io no, perciò decisi di sacrificare la mia vita per una causa che ritenessi giusta: quella causa era la letteratura. Che sia un sacrificio anche grande è abbastanza ovvio, è davanti agli occhi di tutti lo stato in cui versa l’editoria. Ci si deve scontrare con la realtà, ma mi è sempre rimasta l’idea di un’editoria sociale, che non sia solo retorica, ma voglia risvegliare le coscienze. Continuiamo a trattare questioni di discriminazione sociale come l’omofobia e il razzismo, ma ciò che ci interessa principalmente è educare i bambini.

D. Quale l'ideale fil rouge che le unisce?
R. Semplicemente il futuro. Mi chiedo: come vorrei che fosse la mia casa editrice tra 10 anni? E passo dopo passo cerco di avvicinarmi a questa mia visione. Non mi fermo mai a guardare cosa ho già realizzato e com’è la situazione attuale (cosa che mi svilirebbe a morte), ma seguo una sorta di miraggio. Un’unica direzione possibile. Forse perché vivo l’editoria come una missione.
D. Cosa bolle in pentola per Officina Milena?
R.  Tra i progetti per questo 2020, posso anticipare che ci muoveremo soprattutto in tre direzioni.
Abbiamo creato un brand di gadget e accessori chiamato “I proverbi del lettore”: selezioniamo alcuni proverbi classici e li modifichiamo in chiave libro. Dopo essere stati illustrati da bravissimi artisti, creiamo prodotti come calamite, taccuini, tazze, segnalibri, maglie, borse, ecc. 
 In arrivo ad aprile i primi taccuini, già acquistabili dal nostro sito www.officinamilena.com/shop.
 Tra maggio e giugno avremo un intero set per la prima colazione letteraria, con tovagliette, sottobicchieri e tazze a tema. Lavoreremo poi molto di più per rendere interattivi i nostri libri di Milena KIDS: attualmente questo è già possibile attraverso la presenza di segnalibri ritagliabili e stickers adesivi; entro quest’anno saranno integrati anche calamite e origami da sviluppare. Inoltre, stiamo preparando delle valigette contenenti interi set di prodotti per la lettura ludica destinate ai bambini. Infine un importantissimo progetto è quello relativo alla messa a regime di una nostra ditta di distribuzione di libri, specifica per le librerie indipendenti e per i piccoli editori di qualità. Milena Libri partirà soprattutto nelle regioni Lazio, Campania e Puglia, per poi diventare nazionale. 





Per immergersi in una videolettura clicca qui

venerdì 21 febbraio 2020

Lumache di Pietro Juliano: la lotta tra essere se stessi e cedere alle lusinghe del compromesso


Lo spettacolo Lumache, con testo e regia di Pietro Juliano, dopo l’esordio di ieri, giovedì 20 febbraio alle ore 21, sarà ancora in scena, al teatro Tram di Portalba, stasera, venerdì 21 febbraio, sempre alle 21, domani, sabato 22 febbraio, alle 19 e domenica, 23 febbraio, alle 18.
In scena, in costante contraddittorio:  Cinzia Cordella, Nello Provenzano e Peppe Romano.



Una vecchia canzone diceva “Che sapore ha, la felicità?”.

Nel caso dello spettacolo Lumache la domanda potrebbe essere riformulata con “Che sapore ha il compromesso, quello che si è disposti a siglare per raggiungere una vera o presunta felicità?”.

Il sapore del compromesso è acre, amaro, a tratti disgustoso ed umiliante per Lea Crivello, una scrittrice che crede nel suo mestiere e nella missione che ad uno scrittore è conferita, cioè quello di sollevare il velo su quelle questioni scomode che altri non hanno il coraggio di affrontare.



E’, invece, dolce per Manuel Montedoro, editor senza scrupoli, che del compromesso, nel senso più deteriore del termine, ha fatto il suo pane quotidiano, secondo una logica del dare per avere asimmetrica che si coniuga alla voce abuso di potere, come egli stesso ammette.
“E’ uno spettacolo ricco di simbologie – racconta il regista - .Tutto è simbolo: gli esseri umani, le lumache, i vini, il fiore”.

Manuel, nella sua razionalità, è fortemente coerente e privo di incertezze. La sua, infatti, è la logica del potere, quella che deforma e condiziona, come ricorda il regista, tutto il nostro quotidiano, dove sembra che non ci sia mai il tempo di capire e, se si vuole fare parte del sistema, si sia subito costretti ad agire, perché non c’è più lo spazio temporale per elaborare. Lui che rappresenta il paradosso per eccellenza:  muove le leve del sistema-cultura ma che nella cultura non ci crede. 

Lui che dà in pasto alle menti dei lettori quello che loro vogliono o che il sistema vuole che essi desiderino, anche se è una cancrena che li divorerà lentamente, senza che ne abbiano reale consapevolezza, convinti che sia stato loro fornito l’antidoto giusto contro l’infelicità, utile a raggiungere più celermente quello che desiderano.



“Nello spettacolo emerge solo l’aspetto più deteriore del compromesso – spiega Juliano - . Ma ne esiste anche uno positivo, siglato all’insegna del buon senso e nel nome di un obiettivo comune. Il compromesso, in tal senso non significa venir meno alla propria identità: vi sono, infatti, una moltitudine di relazioni che si reggono sul compromesso. Il punto non è non aver mai dubbi, non vacillare mai, bensì non consentire che il compromesso contamini il senso più profondo del proprio sé e mini le proprie radici”.

Lea rappresenta colei che non ha perso la voglia di credere in un cambiamento possibile e di combattere, mentre il cameriere, Oscar, è forse il personaggio più complesso, in cui Lea si rispecchia, riconoscendosi, sentendo un’improvvisa ed insperata solidarietà e vicinanza emotiva.
“Oscar – continua Juliano – è un personaggio contraddittorio nel senso positivo del termine: in lui infatti, emerge la criticità del pensiero e un’istanza di confronto. Egli rappresenta la fantasia al potere, una piena consapevolezza del proprio lavoro ed anche la mancanza di ciò che ama davvero che segna la distanza rispetto a ciò che fa. Oscar non accetta di stare in un mondo che leda la sua dignità. Lui sa perfettamente chi sia Manuel e Manuel sa perfettamente chi sia Oscar. Ma Oscar sa anche che può esistere un altro universo valoriale oltre a quello propugnato da Manuel, dove sia possibile ritrovare  il gusto di un raggiungimento lento di ciò che si desidera, sottraendosi al dominio sociale”.


A suo modo Manuel sembrerebbe anche indicare a Lea un modo per uscire dal suo disagio esistenziale, attraverso l’accettazione della logica del prevaricare , del predominare, dell’accorciare i tempi, rinunciando a qualsiasi obiettivo comune ed a qualsiasi forma di condivisione, dove persino l’arte non è più arte e non rappresenta più unp strumento di pensiero critico.

Accetterà Lea di rinunciare a se stessa o rimarrà fedele al suo ideale come a qualcosa di molto forte ed irrinunciabile? Quel che è certo è che se Lea accetterà il compromesso propostole da Manuel uscirà dal suo proprio disagio per entrare in quello del suo interlocutore. Quale? Il disagio di chi conosce solo lo scambio, il dare qualcosa di materiale per ricevere una degna contropartita e che quindi non sa né dare né ricevere affetto ed amore disinteressatamente… Di più… non saprebbe neanche più riconoscerli.



Agli spettatori l’ardua sentenza.

Biglietti: intero 12 €; ridotto 10 € (acquistato online o per gli under 26).

martedì 29 ottobre 2019

I cocktail di Salvatore D'Anna all'Archivio Storico: molto più di un drink


Ai cocktail targati Archivio Storico ci pensa Salvatore D’Anna, bar manager del locale.

“Siamo alla VII edizione del menù – sottolinea il bar manager dell’Archivio Storico - . Anche questa volta si riconferma un forte legame con la tradizione del passato”.



Un passato che per Napoli, come sottolinea Salvatore D’Anna , è caratterizzato da numerosi gap storici, in cui alcuni segmenti di cultura sono stati letteralmente presi forzosamente e portati via.

Tra l’800 e il 900 si registra un’evoluzione nella cultura e nei metodi enogastronomici. In particolare, vi sono dei momenti storici in cui cucina, medicina e liquoristica convergono.

Tuttora alcuni liquori vengono prodotti con erbe coltivate nel giardino inglese della Reggia di Caserta, recuperando e valorizzando usi, costumi, antiche tradizioni e radici storiche.



“Si pensi che quando re Ferdinando – continua D’Anna – si trasferì in Sicilia volle assolutamente portare con sé  numerosi otri pieni della cosiddetta acqua delle mummare, frizzante e profumata”.

Oggi, ispirandosi a quell’acqua,  Salvatore D’Anna ha ideato il cocktail Fizz, vodka & lemon.

Gustoso, poi, il connubio con la pasticceria napoletana: entrambi i campi, infatti, sono connotati dal ricorso a dosaggi e tecniche estremamente precisi.

Secondo quanto ribadisce il bar manager, è necessario  coniugare tradizione ed innovazione, secondo regole precise, che consentano un incontro virtuoso con lo stile dell’american bar, senza abdicare alla propria identità forte e caratteristica.

Quattro le sezioni drink: i classici, caratterizzati da ingredienti raffinati e di elevata qualità. Le Grand Tour, ispirato al viaggio nei sapori del Regno delle due Sicilie da parte dei giovani aristocratici del XVII secolo. Le ricette ò Monzù, un termine che designava i capocuochi delle case aristocratiche in Campania. I Cinque Martini per 5 Re, uno per ogni sovrano della Casa di Borbone.



Due, dunque, le direttrici principali: quella dei cocktail classici ed intramontabili, reinterpretati all’insegna di raffinatezza ed elevatissima qualità. E quella dei drink di tendenza: i più richiesti, divenuti dei must rispetto ai trend canonici, ma con un quid di diverso.

Tre i punti di forza delle scelte adottate dall’Archivio Storico: l’orientamento al cliente, la valorizzazione della tradizione e l’ecosostenibilità.

“La nostra filosofia – evidenza D’Anna – è quella dello zero waste, dell’impatto ambientale zero. Tutto viene riutilizzato, ad esempio, per le decorazioni, come avviene per la polvere di lime o per quella di peperone”.

Decorazioni e deliziosi tocchi di colore, dunque.

Niente cannucce o, per chi proprio non possa farne a meno, si va da quelle di ferro a quelle di carta, passando per le compostabili.

Ed ora si punta alla vittoria ai Bar Awards 2019 che si terranno a Milano i primi di dicembre.

IL PERCORSO DI DEGUSTAZIONE PROPOSTO

Si comincia con una rivisitazione del Campari Spritz, un cocktail denominato Bicicletta. Lo ha sempre chiamato così, infatti, Salvatore D’Anna, sin da quando  ne ha memoria. 

I drink ideati e preparati dal bar manager introducono, per poi accompagnare, il pasto, valorizzandone i sapori, esaltandoli e rendendoli ancora più intensi. 

Dopo aver stuzzicato le papille gustative, le danze del gusto si aprono con un antipasto di cavolo cappuccio brasato nel burro di nocciola, uova di lompo e capesante scottate. In questo incontro tra mare e monti, la gustosa salsa nasconde quello che c’è sotto, creando  un raffinato effetto sorpresa, in grado di soddisfare, viziandoli, anche i palati più esigenti.  

Si continua, in un crescendo di sapori, con i Vermicelli alla Borbonica, spaghetti all’aglio nero, olio e peperoncino, su carpaccio di orata e mollica di pane.



E’ poi il momento del secondo, con la braciola di vitello ripiene di pizza di scarola, salsa di pinoli tostati e alici di Cetara. Un intreccio di sapori, tra antico e nuovo, che delizia.

La coccola finale è rappresentata dal dolce, un eclair mandorle e lamponi, che ci riporta ai profumi, ai sapori ed alle consistenze della Francia dei Monzù (il termine è una rivisitazione tutta partenopea del francese monsieur), un pasticcino dalla tipica forma allungata, concepito come un intenso dialogo tra l’involucro glassato, composto da una pasta choux , e l’interno, caratterizzato da un cuore di crema pasticcera.

Il gusto del dolce è accompagnato ed esaltato da un drink classico, ideato dal bar manager che non abbandona mai i menu targati Archivio Storico:  un Clover  Club, a base di gin, vermouth dry, succo di limone, sciroppo di lampone ed albume, a richiamare, gemellandosi con esso, i sapori che caratterizzano l’appetitoso protagonista del fine pasto. 


** Foto di Paola Tufo