sabato 14 maggio 2022

Napoli Decameron Pasolini: per la seconda settimana al Tram una riflessione sul genio dello scrittore bolognese

 Torna stasera al Tram di Port'Alba, su questo palco accogliente al centro della città di Partenope, la rappresentazione Napoli Decameron Pasolini del regista Mirko Di Martino.

Appuntamento stasera, sabato 14 maggio,  alle 19:00, e domani, domenica 15 maggio, alle 18:00, con uno spettacolo, al suo secondo fine settimana di messa in scena, che chiude la stagione di questo spazio teatrale davvero particolare, con una programmazione "pensante" di tutto rispetto. 
 

 

Intento: restituire a una delle opere pasoliniane più conosciute e più acclamate - ma completamente fraintesa dal pubblico dell'epoca - la sua interpretazione più autentica.
 
Spira su tutto il lavoro un'aria di veemente di protesta contro gli abusi della società dei consumi, contro quel capitalismo che corrode e sporca coscienze e corpi, rendendo, come avrebbe detto il sociologo Bauman, anche le relazioni merce di scambio e di un investimento più o meno proficuo.
 
Mista a questa protesta c'è la rivendicazione di un ritorno a un passato puro, caratterizzato dalla fedeltà ai bisogni primari, più basici e veri, e avulso dalle tentazioni dei bisogni indotti, che rendono "superflua la stessa esistenza", un clima che il regista credette di trovare tra i vicoli e gli anfratti di Napoli, tra i suoi visi e il suo vociare, così veraci e persino sfrontati.

"Pasolini - dice il regista - fa dichiarazioni su Napoli attuali e inattuali. È letteralmente innamorato del popolo napoletano. Un popolo ideale che lui desiderava ardentemente esitesse davvero così come lo immaginava, capace di rimanere puro rispetto alla corruzione operata dalla società dei consumi e dai richiami ingannevoli del potere".
 
La sua ideologia intellettuale lo porta a ricercare, secondo quanto ribadisce il regista, luoghi fisici ed emotivi alternativi al modello occidentale. Egli li trova - o quantomeno si convince di averli trovati - nel sud dell'Italia e del mondo, salvo poi dover ammettere che se il passato cambia tanto velocemente è perché stato oggetto di un'idealizzazione fallace.
 
"Con il Decameron - afferma il regista - Pasolini fa sberleffi degli stereotipi su di lui. Lui, icona del cinema impegnato al culmine della fama e della carriera, abbandona uno stile permeato da una fissità statuaria e sceglie un registro narrativo comico".

Il pubblico sembra apprezzare il risultato, ma lo fraintende del tutto, vedendovi la liberalizzazione della sessualità e lo sdoganamento sullo schermo di scene di sesso esplicite. 

Lo psicologo Reich, autore del libro La funzione dell'orgasmo, in merito avrebbe commentato che non esiste miglior modo di nullificare la sessualità, e la sua funziona creatrice e contestataria, che renderla compulsiva, privando il popolo del suo potere critico e rendendolo prono alle istanze del potere dei regimi.

Sulla scena Nello Provenzano, Angela Bertamino, Miriam Della Corte, Domenico Tufano, che entrano e escono dalla pelle dei personaggi, veri e inventati, prestando la propria voce alle irruzioni di Pasolini in scena - una sorta di deus ex machina - con le sue chiose esplicative a margine.

Parimenti gli attori si muovono con maestria e intensità - a tratti con uno sguardo sorpreso -  sui diversi livelli di una scenografia lignea dalle grandi dimensioni, ideata d Gilda Cerullo, che segna il passaggio non solo tra le diverse scene e i diversi ambienti m anche il cambio dei registri stilistici.

"L'incontro con Napoli - evidenzia Di Martino - fu importante. Qui trovò un'accoglienza calorosa, in un momento difficile in cui aveva bisogno di ritrovare e reinventare se stesso. Non a caso definì questo come uno dei momenti più belli e felici della sua vita".
 

 

Memorie di una regina: nel chiostro di Santa Chiara è di scena la storia di Partenope

 

Una fusione armonica di musica, arte, storia, fantasia e incanto architettonico. Oggi, sabato 14 e domani, domenica 15 maggio, alle ore 20.30, il Monastero di Santa Chiara e il Chiostro Maiolicato saranno il palcoscenico di uno spettacolo dedicato alla Beata Maria Cristina di Savoia. Memorie di Regina: Maria Cristina nello specchio del tempo è il titolo dell’evento, ideato e scritto da Fulvia Serpico, a cura della Biblioteca Francescana San Ludovico da Casoria e Progetto Sonora e promosso dalla Provincia del SS cuore di Gesù dell’Ordine dei Frati Minori di Napoli. Parliamo di un percorso inedito di storia e bellezza, con recitazione, musica per orchestra e danza, preceduto da visite guidate, il tutto a sostegno della creatività e dei giovani talenti della musica, del teatro e dell’arte. 

 


La Regina Maria Cristina definita dal popolo la “reginella santa”, era una donna di grande carisma e bontà d’animo, molto amata dai napoletani. Fu moglie di Ferdinando II di Borbone, al quale fu data in sposa per ragioni di Stato, e morì nel 1836, a causa dei postumi del parto con il quale diede alla luce Francesco II, l’ultimo re di Napoli.  

È sepolta presso il Pantheon dei Borboni nella Basilica di Santa Chiara; nel complesso monumentale francescano sono custoditi anche i documenti della sua beatificazione, avvenuta nel 2014. In Memorie di Regina, si ripercorre la vita di Maria Cristina immaginando di poterla avere oggi come donna di governo, attiva nella difesa delle donne deboli e diseredate dalla società, con le sue considerazioni sull’attenzione all’educazione dei bambini, all’economia solidale, sulla lotta allo spreco, unendo così la ricerca storica delle fonti a temi di grande attualità, ponendo grande accento sul ruolo della donna nelle politiche sociali. 


 

Per l’occasione sarà eseguito un raro manoscritto musicale, trovato recentemente nella storica Biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. Si tratta di un elogio funebre musicale di anonimo, scritto ed eseguito nel 1836 in occasione della morte di Maria Cristina di Savoia. A questi si aggiungono altri brani musicali di Gabriel Faurè e Richard Wagner, tutti eseguiti dalla Sonora Chamber Orchestra, ensemble composto da giovani musicisti del San Pietro a Majella, diretti dal M° Giuseppe Galiano; produzione musicale a cura di Progetto Sonora, con la direzione artistica del M° Eugenio Ottieri.


 

Lo spettacolo sarà preceduto, alle ore 18.00, da visite guidate della durata di un’ora, in collaborazione con l’Associazione Betimeutl. Il percorso attraversa ambienti solitamente non aperti al pubblico, ed è il seguente:

- passeggiata nel Chiostro Maiolicato
- visita all’antico refettorio delle clarisse
- passaggio al Museo dell’Opera di Santa Chiara per arrivare al Complesso termale di epoca romana


 

“MEMORIE DI REGINA”

Testi e mise en espace: Fulvia Serpico

Francesca Morgante nei panni della Reginella

Danzatrici: Lucia Viglietti e Alessia Russo

Costumi e scenografie: Flavia Gemma Fusco con il supporto di Lavinio Sceral

Aiuto costumista: Gennaro Orientale Caputo

Narratrice: Luana Martucci

Progetto grafico: Rosa Barone

Musiche: Sonora Chamber Orchestra

 

Per una piccola anticipazione ecco il trailer:


Per info e prenotazioni: betimeutl@gmail.com – cellulare/whatsapp 370 3564165 oppure 327 3967141  

Contributo per la partecipazione: 12 euro solo spettacolo - 15 euro spettacolo più visita guidata.

Bambini gratis fino a 10 anni .

venerdì 13 maggio 2022

Uno chef per amico: a Ottaviano la valorizzazione dei talenti è la portata principale

Lunedì 16 maggio, a partire dalle ore 20.00, presso il Casale Irfid di Ottaviano, ritorna il gran galà di beneficenza Uno Chef per Amico, alla sua seconda edizione, organizzato da #micolorodiblu, con il supporto dall’Isis De Medici di Ottaviano e con la speciale collaborazione degli chef pasticcieri Gennaro Langellotti, Tommaso Foglia ed il maestro pizzaiolo Luca Doro. Si tratta della degna e gustosa conclusione della serie di eventi organizzati in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’Autismo.


 

Per consentire ai ragazzi autistici di esternare le tante potenzialità, spesso inespresse e la predisposizione, a volte spiccata ed in alcuni casi, talentuosa per i fornelli, l’associazione #micolorodiblu onlus ha scelto di servirsi proprio della cucina come viatico. #micolorodiblu onlus, da diversi anni, opera a favore delle famiglie di ragazzi con disturbo dello spettro autistico, promuovendo iniziative per consapevolizzare sulla tematica “autismo”: i proventi della serata dedicata a “Uno Chef per Amico”, come quelli di tutte le altre giornate dedicate alla sensibilizzazione sull’autismo, saranno utilizzati dall’associazione #micolorodiblu onlus per creare opportunità di inserimento lavorativo adatte ai ragazzi nella Fattoria e presso altre strutture ricettive selezionate sul nostro territorio.

«Per noi sensibilizzazione e inclusione sono sempre andati di pari passo – afferma Maria Gallucci, Presidente dell’Associazione – e queste opportunità di crescita professionale vanno a nostro avviso nella giusta direzione. Per consentirci di avviare questo percorso, che permetterà ai questi ragazzi speciali di intraprendere dei veri e propri progetti lavorativi, saldi e duraturi, abbiamo bisogno del sostegno di tutti: specie delle Istituzioni. La vera integrazione dei ragazzi con autismo, passa per il loro inserimento lavorativo, diversamente tutto è inutile se non viene loro garantito un diritto che dovrebbe valere per tutti».

Presteranno la loro professionalità nell’organizzazione dell’evento la food event manager Alfonsina Longobardi di “Cenando sotto un cielo diverso” e la wedding planner Mirella Greco. La serata di Gala “Uno Chef per Amico” sarà condotta da Nicola Tinto Prudente, direttamente dalla trasmissione “Mica Pizza e Fichi” in onda su La 7 e prevedrà la presenza di artisti, tra cui Sal Da Vinci e Ciro Corcione, numerosi ospiti e soprattutto, 20 chef, di cui 2 stellati (Luigi Salomone - Re Santi e Leoni e Domenico Iavarone - Jose Resaturant Torre Del Greco (NA), da tutta la Campania che presenteranno i loro piatti, coadiuvati dai ragazzi autistici con l’estro e la passione per la cucina.

Gli chef e pastrychef presenti, oltre ad una rappresentanza dell’Isis de Medici sono: Vincenzo Toppi - Amor Mio; Gianna Micco - Cuor di gusto; Valentino Buonincontri - Bertie’s Bistrot; Luciano Bifulco - Braceria Bifulco; Nando Bifulco - Bifulco Esclusive; Agostino Coppola – NOI; Gennaro Langellotti – RUAH; Francesco Ambrosio - Masseria Orlando; Nunzio Spagnuolo – Rada; Vincenzo Di Nocera e Dario Balestrieri – ‘O sbarazzino; Ferdinando Veritiero - La Canonica; Paolo Ioveno - Ristorante Pupetto; Luca Doro - Doro Gourmet; Ciro Maiorano, Lino Flaminio ed Antonio Improta - Do Maggiore; Davide Botti – Gelati e Nicola Obliato - Mille Dolcezze.

#micolorodiblu onlus ringrazia tutti gli sponsor che hanno reso possibile, anche quest’anno, l’iniziativa benefica.

 

sabato 19 marzo 2022

Sottosopra: Gea Martire infiamma il Sancarluccio con la sua forza

Gea  Martire, con la sua vulcanicità eclettica, porta nuovamente il suo Sottosopra a teatro (con la regia di Stefano Amatucci), fino a domenica 20 marzo.


 

Questa volta si tratta del Nuovo Sancarluccio, piccolo teatro partenopeo davvero accogliente, i cui ambienti profumano di arte, cultura, storia, impegno e coraggio, dove prende letteralmente vita il libero adattamento di Dicerie sui santi e altri malumori di Davide Morganti.

A raccontarci quale arrevuoto sia accaduto è Antonietta Formisano e lo fa attraverso le pagine del suo diario “quasi” segreto, scritto sulle orme di persone e personaggi come Anna Frank o Bridget  Jones.

Il suo però non è un diario come gli altri: è umanizzato, tant’è vero che quando Antonietta, inavvertitamente, gli lancia addosso il suo foulard, si comincia a sentire una sorta di respiro affannoso. E’ quello del suo diario che sta soffocando.

Antonietta dà ai suoi diari un nome, a segnare le fasi della sua vita e i relativi stati d’animo: come c’è stato il momento delle risate spensierate, con il diario Stanlio e Olio, e quello delle serate in discoteca con John Travolta, ora è il momento del terrore misto al thriller, tipico del periodo della pandemia, con Hitchcock, napoletanizzato in Ichcocco, che sembra essere l’ultimo sfogo scritto di una lunga dinastia.

Ma mai Antonietta avrebbe potuto immaginare che i santi lasciassero il paradiso per invadere strade e vicoli partenopei, reclamando i loro diritti (d’autore) e mutuando dagli esseri umani non solo passioni terrene e carnali, ma anche vizi e avidità.

Così la Madonna di Medjugorje esagera con il cibo, svuotando il frigorifero della povera Antonetta a più riprese; san Luigi Gonzaga si rende conto di aver sbagliato a votarsi alla castità e cede ai piaceri dei pensieri peccaminosi. Santa Chiara, santa Rita, santa Patrizia, santa Pulcheria rivelano a un attonito avvocato Iorio di voler diventare modella, annunciatrice televisiva e attrice.

Quello che è certo – un messaggio che Gea affida alla sorella di Antonietta – è che la pandemia, con il suo isolamento forzato, ha fatto emergere quello che ogni essere umano aveva dentro.

Un serio ammonimento arriva proprio dai santi, che sul finale sfilano in maniera variopinta, tra tacchi a spillo e piume, per le strade della città perché “anna sfugà”: il sangue deve essere lasciato nelle vene. Se i santi devono e vogliono riscoprire la loro umanità, svincolandosi da ruoli rigidi, destini imposti e non ergendosi a fustigatori dei costumi; gli esseri umani devono ritrovare la loro santità, la loro capacità empatica e solidaristica, senza puntare il dito contro chicchessia.

Gea Martire interpreta in un intenso monologo, che si snoda per oltre un’ora, vari personaggi, alternando stili e timbri e miscelando risate e amarezza. I personaggi dialogano tra loro a ritmo serrato: da Mariangela a Consiglia, dalla Madonna a San Sebastiano trafitto dalle frecce, passando per le diverse sante divenute aspiranti star.

Ad accompagnarla, enfatizzando e “commentando”  alcuni passaggi narrativi, attraverso le musiche da lui composte ed eseguite, Valerio Virzo con il suo sax dalle note calde e graffianti.

venerdì 11 marzo 2022

Venere Tascabile: al Tram il dramma di un massacro e il conforto di una grande amicizia

 Carmen Pommella torna a calcare le tavole del palco di un teatro dopo 5 anni e lo fa in occasione di una data importante e con il coraggio di interpretare un personaggio scomodo e controverso: Laura Betti.

 


"Il mio - evidenza Carmen - è un ritorno all'insegna di un personaggio scomodo e antipatico".

Le quinte, che la vedranno in scena fino a domenica 13 marzo, sono quelle del teatro Tram di Port'Alba, piccola e ardimentosa realtà cittadina situata nel cuore del centro storico, votata all'arte dello spettacolo, della cordialità e dell'accoglienza, che vanta un palinsesto "pensante" di grande spessore: a livello di temi affrontati, sempre in maniera intellettualmente onesta, di interpretazione e sfide attoriali e di portato emotivo potenzialmente smosso.

Carmen porta in scena un testo scritto e diretto da Antonio D’Avino, dedicato all’artista la cui vita fu segnata indelebilmente dall’incontro con il poeta-scrittore-regista

La narrazione si muove tra il  palcoscenico, dove Laura recita e canta, infilandosi in movenze da "divina" e, a tratti, assumendo un'aria intellettuale, e vita privata. Un retroscena amaro: lei, figlia di una famiglia borghese e benpensante ingabbiata in rigidi pensieri e regole, vittima di una madre algida, fugge a Roma dove, nella casa di via del Babbuino, intreccia amicizie, frequentazioni, relazioni fugaci che spesso si concludono con gravidanze indesiderate e aborti, perchè più hai relazioni di cui ti vanti nei salotti e nei ristoranti, più arriva il lavoro... ma poi, in fondo - si chiede - cos'è, in cosa consiste davvero, questo lavoro che, alla fine, non c'è mai?


 

Mossa da dinamiche relazionali e da ingranaggi che la stritolano e la inducono a conformarsi a quello che fanno tutti, riducendo la sua vita a pura apparenza e abitudine, Laura è disperata, ma mostra una facciata allegra e sfacciata. Prende in giro tutto e tutti; è regina ciarliera dei salotti, dove "graffia"  e "morde" con le sue battute. Sbeffeggia gli uomini mammoni, attaccati alle vesti di una matrona e sempre succubi di una donna, e persino se stessa, definendosi una Venere Tascabile, dal seno piccolo ma morbido al punto giusto, un senino appunto, da poter cacciare dal taschino e utilizzare alla bisogna.

L'incontro con Pierpaolo Pasolini  è quasi uno scontro, perchè lei inizialmente lo provoca, cerca di sedurlo e irretirlo. Schernisce lui e i suoi ragazzi di vita magri e brufolosi. Sfida la sua timidezza, la compostezza e la presunta pensantezza, Nonostante tutto e inesorabilmente, però, lui le cambia la vita... Di più... Pasolini diviene il fulcro stesso della sua esistenza.

 "Lui le chiede - ricorda Carmen - se abbia una coscienza e in lei avviene una vera e propria trasformazione, legata a una presa di consapevolezza. Sono entrambi borghesi, ma ne contestano le idee. La loro è un'amicizia tra caratteri opposti, ma in fondo uguali".

 

 Amica e musa di Pasolini, la Betti fu una donna istintiva, un essere di temperamento, piena di fragilità ma disperatamente vitale e intensa, che scelse fino alla fine di risultare odiosa.

 

Ma, probabilmente, l'incontro con Pasolini pur rivelandole drammaticamente la tragicità della sua vita, offrì a entrambi anche momenti di sollievo dal vivere quotidiano, colmo di ipocrisia, ieri come oggi, di finto cordoglio e di informazioni manipolate affinchè tutto sembri cambiare, mentre in realtà nulla cambia davvero.

 

La celebrazione dei cent'anni dalla sua nascita avviene in maniera indiretta, attraverso la storia di una donna innamorata di lui e delle sue fragilità, come lo furono anche la Callas e la Magnani.


"Volevamo rinfrescare la memoria dei giovani - continua Carmen - . Ma un approccio diretto alla grandezza di Pasolini fa paura. Per comprendere un suo testo è necessario leggerlo almeno 3-4 volte. Lui è il traguardo, ma bisogna passare attraverso vari strati, da Joyce a Dostoevskij".


 Dopo la morte violenta di Pierpaolo, Laura non smise mai di lottare per disvelare la verità. Gli fu fedele e accanto nella morte come nella vita, alleata e conforto durante ben 33 processi.

 

In scena Carmen beve e vomita del vino: con esso ripudia, simbolicamente, le bugie, il finto pietismo, le prove occultate, la vicinanza di chi piange guardandoti negli occhi e ti critica alle spalle o di chi si nasconde nell'ombra, al riparo del consenso sociale.

 

Vomita un liquido vischioso rosso scuro, al pari del sangue vomitato dall'amico durante l'agguato e il massacro subito.


"Non posso dire che io e Laura Betti siamo simili - evidenzia Pommella - ma entrambe abbiamo dovuto affrontare il tema della traformazione corporea. Lei lo dice: ho semplicemente allineato il mio fuori al mio dentro".


 


Un dentro in disfacimento, perchè dopo la morte dell'amico per Laura c'è solo il vuoto e in fondo, forse, il rimpianto più grande fu proprio questo: non essere riuscita a proteggerlo e a salvarlo dalla solitudine che lo perseguitava.



Fino al 13 marzo 2022

VENERE TASCABILE

testo e regia Antonio D’Avino

con Carmen Pommella

aiuto regia Michele Farina

al pianoforte Salvatore Benitozzi

scene e costumi Valeria Malpeso

assistente alla regia Umberto Serra

produzione Musidantea 2.0

 




domenica 6 marzo 2022

Il coraggio di Ofelia raccontato da Viola Di Caprio al Tram di Port'Alba

 Ofelia, protagonista de La risposta di Ofelia di e con Viola di Caprio vive una situazione claustrofobica e sarà in scena al Tram di Port'Alba fino a stasera, domenica 6 marzo, alle 18:00.

Isolata in una stanza del castello di Amleto vorrebbe vivere, scoprire, capire, amare... ma tutto questo sembra inesorabilmente esserle precluso.


 

Da forze esterne, che complottano, tramano e decidono per lei, cercando di muoverla come una pedina. E da forze che si agitano dentro di lei, boicottandone il conato di indipendenza... per paura, senso di inadeguatezza o semplicemente perchè il suo essere delicata e pura cozza ed è poco funzionale al mondo circostante.

Così lei si muove con un casco da speleologo che la aiuta a sondare il buio e una corda, che diviene al contempo limite, che la supporta nell'orientarsi, ma non riesce a fare il passo decisivo, che la porti definitivamente fuori da lì. Ci prova e riprova, ma poi si ritrae spaventata e attonita.

“La risposta di Ofelia nasce per un workshop di fotografia di scena, si delinea attraverso le sole battute originali di Shakespeare rese insieme a dei movimenti, per creare qualche variazione utile ai fotografi – spiega Viola Di Caprio che con La risposta di Ofelia è al suo secondo testo originale -.  Inizio a pensare a uno spazio per il personaggio; intanto a Napoli trovo, per caso, il costume adatto (in quel negozio, a piazza Trieste e Trento, ce ne sono ancora tanti, di tanti colori!). Mentre Ofelia studia e gioca con le battute e la sua danza, arriva marzo 2020 e il workshop di fotografia viene annullato. Ofelia resta in casa con me in lockdown, ci facciamo compagnia, immaginando le sue stanze, la sua condizione, il suo percorso non detto, fino alla risoluzione finale, e cerchiamo un’altra voce, ad aggiungersi e a sporcare il meraviglioso sound shakespeareano, fatta di assurda immaginazione”.

Il personaggio di Ofelia ormai respira di vita propria, condivide l'isolamento con Viola e le cammina al fianco, in attesa di mostrarsi al pubblico.

L'occasione arriva quando lo spettacolo viene selezionato al Roma Fringe Festival 2021 e debutta nella Capitale, al Piccolo Eliseo, in un teatro ancora senza pubblico.


 

"Con l'artificio narrativo del casco dotato di luce - racconta Viola - volevo anche far vedere, mentre avanzavo verso il palco nel teatro vuoto,  l'assenza così stridente degli spettatori".

Mentre Ofelia resta chiusa nel suo micromondo, dialogando con i fiori, i cui significati le sono stati lasciati in eredità dalla madre morta prematuramente - il ranuncolo, la viola del pensiero, simbolo di una dolcezza intensa ma effimera e transeunte, il ciclamino, la margherita, le orchidee - il mondo irrompe violentemente a squarciare la sua intimità.

Prima il principe danese, discinto e sofferente, si presenta a lei durante la notte. In seguito giunge lo spirito della madre-fata, che la protegge e la incita a vivere e a non consumarsi fino a scomparire, cancellando le tracce del suo passaggio su questa terra. Poi la regina Gertrude, volgare e sguaiata, ma vitale, che la esorta a vivere senza sensi di colpa la carnalità "a carrettate".

Personaggi autonomi, sospesi tra questo mondo e l'altrove - dove si racconta che le anime dei trapassati giochino a dadi e dove ben presto arriverà Polonio con la sua ansia di comando - ma anche, forse, istanze conflittuali che si agitano all'interno dell'anima e del corpo della stessa Ofelia.

"Alla fine Ofelia - racconta Viola - è sotto scacco - rinnegata da un mondo che non le concede davvero la possibilità di scegliere, privata della possibilità di un amore puro e sincero, non può far altro che astrarsi da questo contesto di senso e significato, sottraendosi alla sua violenza. Infatti dopo la morte del padre crollerà tutto il suo universo. Tutto precipita, ma lei non si fa corrompere... non si incattivisce".

Così, come una sirena, dopo un breve volo, si immerge nelle acque e affonda, continuando a cantare strofe di vecchie canzoni confortanti.


 

Viola Di Caprio interpreta magistralmente tutti i personaggi, cambiando stili e timbri. Manipola con coraggio il testo shakesperiano. Ne sporca il sound, ma allo stesso tempo rimane fedele al suo spirito e al suo "sangue" contemporaneo e criptico,

domenica 27 febbraio 2022

Nozze di sangue di Lorca: un'amara condanna della dittatura, capace di spargere solo sangue e dolore

E' finito il conto alla rovescia per l'ultima replica di Nozze di Sangue di Federico Garcia Lorca, in scena stasera, domenica 27 febbraio alle 18, al Tram di Port'Alba.


 


Lorca, che avrebbe trovato la morte durante il regime franchista, trae spunto da un episodio di cronaca avvenuto nell'Andalusia rurale del 1928. Un fatto di sangue e di coltello che richiama il codice d'onore tipico della comunità della tribù.

Il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies spiega che mentre le società sono rette dall'interdipendenza reciproca sul piano della divisione del lavoro, le comunità si basano sulla condivisione di usi, costumi e tradizioni che fondano un legame che ha il sapore dell'appartenenza.
 
Un'appartenenza basata, dunque, su un rigido sistema di regole che priva le persone della possibilità di poter scegliere per la propria vita e dà loro senso e significato solo in virtù del ruolo che rivestono all'interno del sistema familiare e sociale.
 

 
 
Così sulla scena non troviamo persone appellate con il loro nome proprio bensì la Madre, il figlio e futuro sposo, la sposa, la moglie e le voci di popolo.
 
"Il vero demiugo - spiega il regista Gianmarco Cesario - è la Madre, che decide delle vite di tutti. Ella incarna il dittatore per eccellenza e per questo ho scelto di farla interpregtare da un uomo". 
 
I personaggi sono tutti vestiti di nero, a indicare la forza omologante esercitata dalla comunità, ma anche la morte della libertà e del loro io.
 
Sullo sfondo del palco si intravede una sagoma  scura. E' il contenitore degli scarni costumi di scena, essenziali eppure di grande resa, capaci di diventare un pugno nello stomaco, uno shock per le coscienze, un monito.
 
Quella sagoma, per certi versi informe e totalizzante nella sua essenza, può divenire anche una tomba: per la libertà di azione e di pensiero, per i sogni e le speranze, per la tenerezza.
 

 
 
In essa trovano riposo il marito e il primogenito della Madre, uccisi da un oggetto tanto piccolo quanto mortale e infido come un coltello, strumento di vendetta durante la faida con i Felix.
 
Trovano sepoltura le speranze della sposa, che vorrebbe vivere come un uomo e amare alla luce del sole Leonardo, ma che, per sfuggire al suo destino di sepolta viva in una casa divenuta tomba, cerca di abbeverarsi alla flebile fonte d'acqua e di vita dello sposo.
 
Non a caso il suo viso scavato, il suo pallore e le sue labbra bluastre ricordano quelli di un cadavere e la sua corona di fiori d'arancio assomiglia più a un orpello mortuario fatto di petali avvizziti.
 
Trova la fine, in quella tomba che tutto e tutti fagocita, la dedizione e la tenerezza dello sposo, tradito nel giorno stesso delle sue nozze dalla fuga della sua amata con Leonardo.
 
Trovano la fine le mire di accumulazione capitalistica del di lei padre, che in quel matrimonio vede un accordo vantaggioso e a buon mercato, attraverso il quale poter ampliare e rafforzare il suo possesso, il denaro accantonato e consolidare - nonchè migliorare -  la sua posizione nella gerarchia economica, ma anche uno strumento per avere a disposizione braccia forti per dissodare una terra arida e ingrata, che pure bisogna trovare il modo di sfruttare.

Trovano la morte anche lo sposo e Leonardo, elemento disturbante dell'intera comunità, tormentato dai suoi demoni e inseguito dalle colpe che lo stritolano e si susseguono, mordendosi a vicenda. 
 
Lui che, quasi inconsapevolemente, scompagina questa struttura ferrea, dove ognuno ha la sua funzione, facendo sì che il figlio non sia più figlio nè sposo, nè sia tale la madre, nè la sposa, nè la moglie, come ribadisce il regista.

Trovano fine anche le chiacchiere del coro, delle malenlingue, che non hanno più nulla di cui sparlare o semplicemente da commentare o invidiare.
 
E, infine, trovano riposo anche le preoccupazioni della madre, ora che non ha più nessuno su cui vegliare. Tutti, infatti, ormai riposano sotto il grano dorato, annaffiato dalla pioggia.
 
Un'atmosfera claustrofobica e ostile, soffocante, dove persino la luce della luna, anzichè portare ristoro, diventa strumento di morte, perchè disvela il nascondiglio dei due amanti.
 
Al centro di tutto c'è il sangue : che unisce, che divide, che ribolle, che offusca le coscienze e i sensi, rombando  nelle orecchie, sorde al buonsenso e alla razionalità in nome di regole primordiali e crudeli.
 
Alla fine, quando tutto è ormai perduto, la sposa tenta di ripristinare l'ordine e di tornare nei ranghi, in nome della sua virginale purezza preservata.
 
Chiede la morte o il perdono che le permetta di piangere accanto alla Madre, riabilitata nella gerarchia costituita e agli occhi del mondo.
 
Ma tra le due donne non vi può essere comprensione nè umana compassione.
 
La Madre, infatti, ha annullato completamente il suo essere donna, in nome di un concetto distorto e patriarcale di onestà, e ora ha quasi una natura ermafrodita, in cui ha inglobato, sostituendolo, l'elemento maschile del padre ormai assente. 
 
Lei non è in grado di sentire, di provare empatia e nemmeno di comprendere l'altro da sè. 

Da lei può arrivare solo una dura  condanna per la sposa, che ha ceduto alle lusinghe della passione e delle emozioni e non ha saputo preservare la sua onestà in nome delle leggi della morale.
 
Le due donne, dunque, rimangono vicine ma separate da una trincea tanto invisibile quanto invalicabile, simili a due pietà dolenti contrapposte, ognuna chiusa nel proprio universo, dove il perdono non ha diritto d'accesso.

NOZZE DI SANGUE

di Federico Garcia Lorca

adattamento e regia Gianmarco Cesario

con Pietro Juliano, Leonardo Di Costanzo, Guido Di Geronimo, Germana Di Marino

e con le danzatrici Adriana Napolitano (17/18/24/25/26/27 febbraio) e Ilaria Leone (19/20 febbraio)

coreografia Mario Guadagno

costumi ed ambientazione scenica Melissa Di Vincenzo

musiche Pasquale Ruocco

disegno luci Tommaso Vitiello

assistenti alla regia Tina Ferrante | Carmen Pennacchio