mercoledì 28 maggio 2014

La Buchetta: il gusto rende il turista, e non solo, protagonista

Firenze è una città dall’atmosfera magica, intrisa di storia, cultura, ma anche di amore per il territorio naturale, tutto da valorizzare.

In via De’ Benci, 3/3a a poca distanza da piazza Della Signoria e da piazza di Santa Croce si trova Palazzo Bardi, che ospita La Buchetta Food & Wine di Maurizio Eremita.

Entrare a La Buchetta, vuol dire immergersi in un modo etico di fare turismo e di gestire la ricettività perché (e qui lo dico senza mezzi termini) il turista non è visto come un atomo di passaggio da “spennare” fin quando è seduto al tavolo, ma come una persona da “coccolare” e di cui valorizzare le peculiarità, facendole assaggiare prodotti tipici toscani, ma anche una serie di leccornie tutte mediterranee.



Via libera, quindi, ad un gustoso antipasto che è un viaggio tra gli odori ed i sapori di diverse regioni.

Dalla finocchiona al salame toscano, passando per i pomodorini secchi, i carciofi sott’olio, un tripudio di  prosciutto crudo, i formaggi stagionati, il cui gusto è esaltato dalla marmellata di cipolla fatta in casa, e quelli freschi, a media stagionatura o erborinati, a cui il miele d’acacia regala un tocco in più. Per finire con la stracciatella (il cuore della burrata pugliese) da mangiare accompagnata da pane croccante.

Porzioni abbondanti in grado di saziare anche lo stomaco più esigente, oltre che solleticare il palato e la curiosità di sperimentare innovativi mix di sapori genuini.

Tra i primi: il risotto taleggio e radicchio dal gusto intenso ed i ravioli cotti al cartoccio (per far penetrare più a fondo l’aroma ed il sapore del condimento), insaporiti dalla corposità delle melanzane e piccanti al punto giusto.

Sul versante dei secondi imperdibile la fiorentina. Il titolare, Maurizio, opta solo per bovini femmine di pura razza chianina e di massimo 20 mesi. La frollatura è di quattro settimane ed avviene in stanze umide ed areate. Dietro al banco della macelleria, pronto a garantire la qualità delle carni fornite, Roberto Saccardi il cui negozio è situato in via dei Fiorentini.

Un gusto intenso e scioglievole, grazie alla morbidezza della carne, arricchito dalla possibilità di gustare un'ampia selezione di vini.



A completare il tutto un’atmosfera discreta ed accogliente, resa ancora più soft da un’accurata selezione di musica di sottofondo che, in serata, si trasforma in un sound dal vivo: dal jazz al blues passando per il rock melodico ed i duetti rock e voce. 

A livello cromatico, la scelta cade su colori caldi della terra: giallo, arancione ocra. E poi quadri che richiamano i grandi protagonisti dell’arte contemporanea.

Un’atmosfera che riflette il modo di essere del titolare e del personale, sempre sorridenti, ospitali, attenti e calorosi.

Senza dimenticare l’importanza della tradizione. Infatti, nella seconda sala  in una piccola nicchia nel muro, è protetta la buchetta (che dà il nome all’intero locale e che è venuta alla luce durante l’ultima  ristrutturazione).

Per rintracciarne la genesi, il significato e la funzione di quest’ultima, bisogna immergersi nella storia più autentica di una città bella come Firenze – come sottolinea il titolare de La Buchetta e come si legge sul sito (www.labuchetta.com, tel: 39.055.217833)  -. La storia è fatta di gente e delle loro abitudini, delle loro passioni, delle loro credenze e vizi. Passeggiando per le strade della vecchia Firenze vi sarà capitato di vedere delle ‘buchette’, poste nelle facciate dei palazzi nobiliari, piccole aperture di circa 40 cm, con una porticina con archetto superiore, molto spesso decorato da una cornice con punta a goccia, in stile bugnato o liscio in pietra e chiusa da uno sportello in legno.



Sono questi i cosiddetti ‘tabernacoli del vino’, un’intuizione delle famiglie fiorentine, che nel ’500 si erano trasformate da mercanti ad abili proprietari terrieri investendo i loro capitali tra le altre cose nel produrre ‘il nettare degli dei’. Altra utilizzazione di queste “buchette” era quella di beneficenza, si usava infatti lasciare nella piccola apertura del cibo o una brocca di vino per i bisognosi.

STORIA DI UN SOGNO TRASFORMATO IN UN OBIETTIVO

Maurizio Eremita, classe 1973, madre napoletana e padre veneziano inizialmente non ha nei suoi progetti di vita la valorizzazione territoriale attraverso i percorsi del gusto.

Biologo e chimico si occupa di strumenti medicali chimico/clinici.

A 28 anni decide di “stravolgere” la sua vita e vola a New York, dove comincia come cameriere e dopo appena sei mesi diventa manager di un ristorante.

Poi dà il via al suo viaggio intorno al mondo, in un’ottica di sperimentazione di esperienze gestionali e di incrocio di culture e sapori. Altri sei mesi in Centro America, poi in Colombia ed ancora in Spagna.

Circolarmente, riapproda a New York, diventa maitre di sala e incontra l’amore, sposando così una ragazza americana.

Dopo il naufragio della storia, con il conseguente contraccolpo, Maurizio decide di ripartire da sé stesso.

Porta con sé l’esperienza acquisita e gli odori ed i sapori infilatisi sotto la pelle durante le sue variegate esperienze in giro per il mondo.

Torna nella sua Firenze, che con le sue bellezze storiche ed artistiche attira circa 7 milioni di turisti a stagione.

Qui rileva un locale fallito e lo ristruttura con un’ottica ben precisa: Vuole creare un locale originale che “coaguli” in sé più anime.


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In ingresso, infatti, posiziona un’area per accogliere il cliente con un bar ed un social table (dove è possibile sorbire un aperitivo, fare colazione o anche solo prendere un caffè e fare quattro chiacchiere) poi una first ed una second dining (prima e seconda sala ristorante).

L’atmosfera è quella del made in Italy con il suo volto migliore, proprio quello che ha fatto dare all’Italia il nome di Belpaese.



Maurizio sceglie di offrire al cliente una rosa di prodotti mediterranei, coniugando elevata qualità e prezzo accessibile.

“Investo circa un terzo del budget sulle materie prime. In più non dimentico il mio passato, con tutta la fatica ed i sacrifici che ha comportato. Quindi,  sono in prima linea quando c’è da servire ai tavoli: in ogni aspetto della gestione del locale sono il primo a mettermi in gioco. Questo mi permette di abbattere i costi”.

La pasta fresca, la carne, i formaggi i salumi trovano qui  un elemento che aggiunge sapore: la capacità di capire al volo le esigenze del cliente.

Perché la soddisfazione di chi in un locale si sente accolto e “viziato” è il primo strumento di promozione e fidelizzazione. Il resto, quindi, lo fa, il passaparola, senza dimenticare Tripadvisor.


La Firenze vera, crocevia di storia, sapori e commerci, è qui.


martedì 6 maggio 2014

Nata viva: il coraggio di ribellarsi ad un destino predeterminato

C'è chi si trova "proiettato" nel mondo ed invece di scegliere la propria vita ed il proprio percorso decide di lasciarsi portare dalla corrente, o lasciarsi vivere  "a come viene", alla meno peggio.

C'è invece chi comincia il proprio percorso con delle  difficoltà accessorie, con delle "barriere all'ingresso", che gli impedirebbero di scegliere dove voler andare e chi essere, ma quel qualcuno proprio non ci sta e con determinazione e forza preferisce "scegliere di essere nel mondo".

Perchè autodeterminarsi è un diritto di tutti, in quanto essere umano,  e non basta respirare per vivere... anzi tra vivere e sopravvivere c'è una bella differenza.



Zoe Rondini, autrice del libro Nata viva, edito dalla Società Editrice Dante Alighieri ha con sè il coraggio di  compiere una scelta, non sempre facile ma sicuramente consapevole.

A fare la differenza sin da subito nella sua vita sono purtroppo i cinque minuti che tolgono il respiro in negativo.

Un'anossia di appena cinque minuti , un danno al cervello e la vita cambia, si complica... 

E' a quel punto che bisogna fare una scelta tra lasciarsi schiacciare dalle difficoltà, da una scelta che sembra imporcisi da parte delle circostanze o reagire e lottare per far emergere la propria essenza.

Ecco perchè Zoe sceglie con Nata viva di condividere il suo percorso esistenziale negli anni... il libro stesso è una sfida...



"Crederci fino in fondo - racconta Zoe (pseudonimo dell'autrice)  - diventa sfida quando gli obiettivi non sono utopici. Avere grandi bbiettivi ma raggiungibili e lottare giorno per giorno ci aiuta a raggiungere importanti traguardi"

Il libro racconta delle sfide ma anche delle sconfitte e delle amarezze, delusioni e ferite quotidiane. 

Perchè è anche e soprattutto attraverso la sofferenza che si approda alla consapevolezza di sè e si compie un percorso di concreta crescita.

Sulla strada sono tanti gli ostacoli per riuscire ad "incontrare" il proprio sè più autentico. 

Più "tosti" degli ostacoli fisici, delle barriere architettoniche, sono le barriere pscologiche ed emotive, le chiusure del cuore e della mente di alcuni interlocutori.

"Non ho avuto molti problemi con le barriere architettoniche - continua l'autrice -  bensì con quelle culturali delle persone che non volevano capirmi ed aiutarmi (nel capitolo della scuola soprattutto).
Ma chi si sente veramente capito negli anni dell'adolescenza? Per questo Nata viva è un libro adatto a tutti: ai cosiddetti normali ed amche chi non ritiene di essere incluso nel concetto di "NORMALITA'.".



Per riflettere insieme, per condividere pensieri ed emozioni, per sostenere in un percorso, per far sentire meno soli, quando la solitudine ed il senso di spaesamento interiore e sociale sembrano dilagare fino ad inghiottire la speranza.

La chiave di volta è l'amore: innanzi tutto quello per se stessi che poi esonda e si proietta all'esterno, permettendo di amare davvero l'altro da sè.

Amore da intendersi come un fiume, un flusso continuo, in grado di unire e di superare le differenze. 

Ma anche un amore che si traduce in  desiderio di esplorazione corporea, in voglia di contatto.

"L'amore - ribadisce Zoe -  è un aspetto della vita comune a  tutti, disabili e non. 

Tutti ci innamoriamo, ci eccitiamo, abbiamo impulsi e desideri. Forse l'amore e la sessualità ci rendono uguali nell'essere unici. Io, ad esempio, Io ho amato, sono stata non corrisposta, amata, delusa, desiderata e di nuovo innamorata. 

Non mi rassegno agli stereotipi della donna oggetto, del disabile asessuato o continuamente voglioso… è per questo che nel mio portale www.piccologenio.it faccio sentire la mia voce con articoli su questa importante tematica. Solo che ancora siamo culturalmente lontani dal superare certi tabù".



Perchè quelle differenze, che rendono il corpo diverso, a volte disarmonico e sgraziato per chi ha una disabilità grave o gravissima, troppo spesso fanno ancora paura e creano distanze incolmabili.

Innanzi tutto tra la voglia di autoesplorazione e conoscenza corporea rivolta verso se stessi e la possibilità effettiva di poter dar corso a questo desiderio a causa di gravi limitazioni funzionali, che inficiano a monte la possibilità di una reale intimità.

Si è prigionieri di un "corpo disobbediente" come lo definisce Mina Welby, che frustra e limita il rapporto innanzi tutto con se stessi, prima ancora che con un possibile partner.

"Proprio per questo, la figura professionale dell'assistente sessuale (attualmente la proposta di legge popolare è in discussione al Senato) rappresenta una figura importante, già riconosciuta in molti Paesi europei cosiddetti evoluti. 

In Italia abbiamo ancora moti pregiudizi e false credenze, freni moralistici e rigidità indondate. Questa figura è, invece, ben vista da molte persone con disabilità e dalle loro famiglie. In presenza di una disabilità cognitiva o motoria grave questa figura professionale potrebbe veramente aiutare. 

In caso di una disabilità più lieve queste terapiste dell'amore non dovrebbero sostituirsi ad un rapporto di coppia".

Dicevamo che l'amore scaturisce innanzitutto da quello per se stessi, riverbero di quello per la vita. 

Ecco perchè, paradossalmente, si può nascere vivi o essere morti emotivamente pur respirando. 



"Il mio amore per la vita - dice Zoe - nasce certamente dall'amore che si ha per gli altri e per se stessi, ma molto fa l'affetto e l'educazione ricevuta. La spinta ad 'amare' in ogni senso deriva dal  non accontentarsi e cercare di fare il massimo anche quando gli altri intorno fanno il 'minimo sindacale'. Se parlo così non è per buonismo o dottrine religiose: penso sia solo un piccolo trucco per vivere più sereni",

 Sull'onda del suo amore per la vita e della sua Determinazione Zoe non si arrende e persegue, dunque, i suoi obiettivi di vita.

Quali? Zoe li enuncia con una semplicità che incanta, facendo sorridere di alcuni rovelli mentali ed emotivi che ci rendono vittime e progionieri.

"Far conoscere Nata viva a sempre più persone. Portare a termine un'altra pubblicazione. Trovare un lavoro soddisfacente ed avere una vita sentimentale, affettiva e relazionale buona".


giovedì 1 maggio 2014

Beapp: un applicazione globale che parte da Napoli

Il Napoli Comicon seconda manifestazione italiana più importante dedicata al mondo dei fumetti e dei cartoon (dopo quello di Lucca) ha aperto ufficialmente le porte del sogno, oggi giovedì 1 maggio.

Un appuntamento cresciuto nel tempo, organizzato da Claudio Curcio sotto la direzione artistica di Luca Boschi.

Quest'anno la fabbrica dei sogni chiude il ciclo dedicato al rapporto tra il mondo del fumetto e quello delle arti.

Dopo la pittura e l'architettura ora tocca al cinema.

Non a caso centrale nell'edizione 2014 sarà l'anteprima del film Parker e la mostra Storyboard: il fumetto prima del film.

Omaggio dall'universo di Topolinia, che dedica il numero di questa settimana alla bella Partenope, con Topolino affacciato al balcone che si bea della vista del golfo. Appesi ad asciugare, invece dei panni, delle tavole multicolore.



Un universo dedicato quindi, a creare sogni.

Vogliono realizzare un loro sogno il team di giovani che da oggi, 1 maggio,  e fino al giorno di chiusura, domenica 4 maggio, accoglieranno i visitatori, pronti a coinvolgerli in una stuzzicante caccia al tesoro, in grado di far ridiventare bambini, grazie ad una particolare app.

Si tratta della Beapp. Conosciamola e conosciamoli meglio.

"BeApp - racconta il suo creatore Pietro Ciotola, 38 anni, ingegnere informatico, con un master al Politecnico di Milano, -  nasce dall'unione tra il mondo dei button badges, le spillette inglesi anni '70, col mondo dei social network. Il risultato è un interest based social network molto veloce con cui è davvero facile interagire.

Come ci racconta il suo creatore, BeApp è un gioco social il cui scopo è quello di partecipare e vincere le "cacce al tesoro" semplicemente girando per le strade della città e recuperando tutti i pin virtuali che ne fanno parte. 

Per chi è incensato dalla palma della vittoria il premio è rappresentato da:  sconti, promo, omaggi o accessi ad eventi esclusivi e manifestazioni. 

Ma Beapp oltre ad essere un divertente gioco che si muove lungo le affollate strade dei social network può diventare anche un simpatico gadeget, in grado di personalizzare i capi di abbigliamento, donando quel tocco distintivo in più, in grado di fare la differenza."Ogni spilletta virtuale - continua Pietro, che condivide quest'avventura con la sorella Francesca Ciotola e con Fabio Spagnolo - potrà poi esser condivisa sui social e su richiesta potrà anche esser stampata e consegnata , diventando così un oggetto reale con cui decorare i propri capi d'abbigliamento".


Un'idea ancora in fase embrionale ma che promette di crescere esponenzialmente, grazie al costante arricchimento con nuove funzionalità.L'ingresso in società è avvenuto in occasione del Moon Party di San Valentino di Città della Scienza ed oggi ecco un nuovo appuntamento che promette di non deludere, data l'alta affluenza di vivsitatori previsti in questi quattro giorni al Salone del Fumetto.Per ora Beapp fa tappa a Napoli e mira a mettere radici forti,"Stiamo puntando - prosegue il suo ideatore -  al suo consolidamento e stiamo attuando varie strategie di marketing al fine di coinvolgere utenti e aziende".


I PUNTI DI FORZA DELL'IDEA

Secondo quanto ci spiega Ciotola, il  sistema di gioco e di condivisione social di BeApp, fa nascere un modello innovativo con cui veicolare messaggi agli utenti in maniera assolutamente non invasiva. 

Anche le aziende che entreranno nel circuito avranno a disposizione uno strumento nuovo con cui creare campagne di advertisement e soprattutto monitorarne il rendimento ed il rapporto tra spesa e ricavo.

Un altro punto di forza di BeApp è sicuramente l'innovativo algoritmo di geo localizzazione , molto "amico" della batteria del telefono.

Basta dover stare continuamente attaccati alla batteria del cellulare. infatti la app permette di usare i servizi di localizzazione in maniera più efficiente rispetto agli altri utilizzando pochissima energia del dispositivo.




IL LOCALE DIALOGA CON IL GLOBALE

Un'idea che parte dal locale e che trae nutrimento da caratteristiche ed ingegni tutti partenopei ma che pensa "globale" e vuole proiettarsi in un ambito più grande.

"L'informatica permette di lavorare local pensando global - ribadisce il team di lavoro -. Quindi in realtà, a differenza di altri settori, dedicarsi allo sviluppo di una propria idea imprenditoriale in campo IT non è un'impresa impossibile anche nel contesto partenopeo". 

Napoli sì Napoli no. In questa battaglia tra i pro ed i contro di una città dalle tante potenzialità ma dilaniata da troppi conflitti, dove le zone d'ombra spesso finiscono per sopravanzare quelle di luce, la voglia di fare inpresa made in Sud vince.

"A Napoli  - continua infatti l'ingegnere partenopeo -  forse in Italia seconda solo a Milano, è  forte il movimento legato alle start up e agli incubatori, per cui è molto facile fare networking ed intrecciare rapporti con altri player del settore. Noi stessi lavoriamo nel contesto dell' Incubatore di Città della Scienza, un luogo molto stimolante e ricco di professionalità, dove ci sono persone eccezionali che si impegnano al massimo per far sviluppare al meglio e offrire sempre nuove opportunità alle aziende ospitate". 


Dopo l'esordio partenopeo, la Beapp, è il caso di dirlo, non ha voglia di fermarsi ma vuole macinare chi,ometri e consensi. Sulla tabella di marcia ci sono in prospettiva presentazioni in altre città italiane e poi l'idea di volare a Londra, patria delle spillette, cuore primigenio del progetto.


La creatività può salvare il mondo?

"Quasi tutti i problemi quotidiani possono essere risolti o quanto meno alleviati se usiamo il nostro cervello in maniera creativa per cercarne la soluzione. Il trucco è non dare mai nulla per scontato", parola di doc.

martedì 29 aprile 2014

Passeggiando in bicicletta o auto per aiutare l'ambiente a respirare

 Napoli e provincia sono prigionieri dei tagli al trasporti. 

In tutte le province si sussegue una lunga serie di drastici ridimensionamenti del budget disponibile e disservizi. 

A causa dei tagli ai fondi per i trasporti, i paesi collegati a Benevento, solo per fare qualche esempio, possono raggiungere il capoluogo solo in alcune fasce orarie (anche molto distanziate tra loro). 

Non va meglio per Avellino e provincia che addirittura hanno visto eliminare quasi ogni collegamento con il capoluogo by bus di domenica.

Nel capoluogo, poi, le aziende di trasporto su gomma e su ferro sono al collasso, tanto da aver ridotto il servizio anche oltre il 51% rispetto agli anni precedenti.

L’inferno viaggia su ferro e gomma anche per i gli utenti della Circumvesuviana. Infatti, su un parco macchine di 140 mezzi, ben 100 sono fermi al palo, il che significa essere arrivati quasi ad un annullamento del servizio stesso.

Un modo ecologico ed intelligente per districarsi tra  fallimenti aziendali, autobus fermi e vecchi rottami impossibili da riparare (quando non manca anche benzina e polizza assicurativa), è salire sul sellino di una bicletta per percorrere strade alternative e suggestive e bypassare così il traffico congestionato, cullando la propria anima.

Ecco perché a Napoli nasce (e sarà attivo dal giovedì 1 maggio, tutti i giorni) bici sightseeing: ossia  ciclopasseggiate guidate.

Una buona pratica che vede collaborare l’Anea-Agenzia napoletana energia e ambiente, il Comune di Napoli e numerose associazioni del settore alberghiero.

Tutti insieme a favore della promozione del turismo responsabile e della mobilità sostenibile.
   
L’iniziativa si chiama I Bike Naples, un modo alternativo e gustoso per  visitare la città su due ruote, scoprirne e amarne l’arte e le bellezze naturali da una prospettiva differente, rispettando l’ambiente.



A partire da giovedì 1 maggio, quindi, i turisti italiani e stranieri potranno noleggiare una bicicletta e passeggiare accompagnati da una guida in lingua italiana e inglese, scegliendo tra due percorsi a tappe della durata di circa 3 ore ciascuno, al costo di 15 euro.

La Napoli antica, tra le principali piazze e monumenti dei decumani, e la Napoli panoramica, per pedalare passando per il Palazzo Reale, il Maschio Angioino, il Castel dell’Ovo, il lungomare e la Villa Comunale.

Prenotazioni sul sito web dedicato www.ibikenaples.it o telefonando al numero 081 419528.




Un’altra “strada” per ovviare ai bus al collasso (con tempi megagalattici di attesa e di spostamento da un punto all’altro) e taxi troppo costosi (la tratta Capodichino- Vomero ad esempio costa in media 17-20 euro) è il car sharing (condivisione di auto). Anche la tasca ringrazierà.

Il cambio di visione viaggia su due binari.

Il primo è quello di liberarsi di costi fissi come assicurazione, bollo, carburante e costi ulteriori di manutenzione ordinaria e straordinaria. L’auto quindi non è più un onere sempre più pesante da sostenere bensì un servizio sui cui si usufruisce in caso di bisogno.

Secondo versante. Quello della tutela dell’ecosistema e di conseguenza della salute del pianeta, collettiva ed individuale. Per inaugurare un nuovo codice etico di comportamento e di convivenza pacifica.

A Napoli l’esperienza del car sharing elettrico è stato inaugurato da un’azienda che si chiama Bee Green Mobility Sharing (www.bee.it) ed è capitanata da Mario Conforti.

A coprire spazi anche ampi è una piccola “ape” (da qui il nome dell’azienda) elettrica, una Renault Twizy, pari come potenza ad uno scooter (raggiunge un massimo di 60 chilometri orari), biposto. Pregi e difetti di uno scooter la accompagnano. Pregi: si può parcheggiare, gratis, sia nei vari punti targati bee sia nelle strisce bianche riservate ai motorini.



In più libero accesso alle zone a traffico limitato (ztl) essendo ad emissioni inquinanti zero. Difetti: un abitacolo ristretto e non comodo proprio per tutti.

I costi sono contenuti: trenta euro all’anno per attivare il servizio.

Questi trenta euro danno diritto ad avere una tessera, una sorta di passepartout che apre l’auto noleggiata (il noleggio può avvenire tramite telefono, sito o app sul cellulare).

E’ possibile “restituire”  l’auto presso gli appositi parcheggi, dotati di colonnine di autoricarica.

Con la medesima tessera la portiera viene chiusa (le chiavi di accensione devono essere riposte nel cruscotto) ed un messaggio notifica la corretta restituzione della piccola auto elettrica.

Al costo della tessera (costo di attivazione) si devono aggiungere 0.15 centesimi di euro per lo sharing per la prima ora , 0.20 per la seconda e 0.25 per la terza.

Vero è che la batteria ha un’autonomia di tre ore, ma non è detto che si debba viaggiare su strada per tre ore filate. Chi avesse bisogno dell’auto per l’intera giornata, infatti, magari la parcheggerà per alcune ore per poi riprenderla all’uopo. Se poi la batteria dovesse proprio “cedere”, viene fornito anche un adattatore che permette di ricaricare  la piccola aiuto targata Bee direttamente a casa.

Ma l’esperienza del car sharing strega tutto lo Stivale. Dall’eqsharing (www.eqsharing.it ), primo servizio totalmente elettrico di Milano, alla Car2go (www.car2go.com ), che viaggia sulle quattro ruote della Smart fortwo.



 Il servizio, in quel di Milano, è diviso tra quello comunale fornito dall’Atm, per chi abbia bisogno di un’auto più grande per viaggiare in più di due persone, e la Car2go appunto, soluzione studiata per spostamenti brevi, meno di 40 minuti, per sostituire la fruizione di taxi, bus, metro e tram a livello cittadino.



Sempre sul territorio di Milano troviamo Enjoy di Eni (https://enjoy.eni.com ) . Il servizio ha un costo di 25 centesimi al minuto, permette di accedere alla zona C di Milano e conta su un parco macchine di ben 430 vetture che, dicono dall’azienda, a breve diverrà di 600.

L’esperienza del car and bike sharing non interessa solo il Belpaese ma attraversa trasversalmente tutta il sistema mondo. Dalla California a Madrid, passando per Parigi, Amsterdam e Bilbao. E’ il crescente fenomeno delle  “smart city”, cioè città che adottano provvedimenti concreti per migliorare la qualità della vita.



NAPOLI: SPECCHIO DEL MONDO

Nel caso del capoluogo partenopeo, però, il tentativo appare ancora più significativo per una serie di fattori: in primis l’alta densità abitativa campana (che ospita circa il 10% della popolazione italiana per un territorio pari al 4,5 di quello nazionale).

Una struttura urbana caratterizzata da vicoli, vicoletti ed intrecci stradali, che molti definiscono “infartuata”, un prodotto interno lordo (Pil) procapite di appena 13mila euro a fronte dei 30mila della media europea.

Tutte queste variabili si traducono in un accumulo di disservizi a cui non si riesce a porre rimedio perché le casse dell’Ente – Comune sono desolatamente vuote ed anzi indebitate.

Napoli, dunque, condivide dei parametri di disagio sociale tali da renderla equiparabile a qualsiasi città del mondo, anche la più disagiata. Dunque, una buon successo dell’iniziativa ed una diffusione del servizio a Napoli significherebbe un’esportabilità dell’esperienza in qualsiasi contento a tutto vantaggio dell’ambiente e della salute globale.


NOVITA’ SALVAMBIENTE

Intanto arriva anche un’altra novità salvambiente. A breve, infatti, sarà sul mercato l’attesissima auto ad aria compressa. Si partirà dall’AirPod, omologata come quadriciclo leggero “oversize”, studiata per i sedicenni.


Si penserà poi alla versione mini per i quattordicenni ed infine farà il proprio ingresso in società la berlina, una vera e propria reginetta  con il pallino per l’ambiente, ma accessibile alle tasche (7mila euro il prezzo a listino programmato). Si parte, dunque, con due e quattro ruote, fino ad arrivare a bus, container e trattori.


mercoledì 23 aprile 2014

Coccole e tenerezza: riscoprire se stesse e la propria dea interiore


E’ tempo di Coccole antistress…. Di riappropriarsi gradualmente del contatto con il proprio e l’altrui corpo.

Venerdì 25 aprile a Roma organizzata da Debora De Angelis e Diego Dieghetti ed ospitata dalla Groovefarm, arriva dunque la Coccoleria per la Liberazione, il Cuddle Party romano all'insegna della tenerezza e dello scioglimento delle tensioni e dello stress.


“Un modo tutto particolare per tornare bambini e riscoprire sensazioni dimenticate. Per ricongiungersi con la propria parte più profonda ed atavica, con la propria essenza più incontaminata, e per ricordarsi che non esiste solo l’imperio della mente, ma anche il contatto fisico e corporeo". 


 A parlarcene è Debora De Angelis che attualmenteè in prima linea nel creare questo format d'evento legato al concetto di Cuddle Party, ovvero una festa delle coccole, sul modello di un tipo di evento che esiste già negli Usa da alcuni anni.




“L'idea alla base di questa festa – spiega -  è mettere le persone, anche sconosciute, in condizione di interagire gradualmente a livello fisico, ma rigorosamente non sessuale/genitale. Durante un Cuddle Party i partecipanti vengono condotti a sperimentare una fiducia e una spontaneità verso l'altro da sé tipiche dell'epoca infantile, di fatto abbassando via via barriere e resistenze verso gli altri esseri umani. Il fatto che durante questo tipo di eventi non circoli alcool e non sia possibile interagire sessualmente tra i partecipanti, dà modo di concentrarsi su sensazioni sensoriali sopite da molto tempo nella maggior parte degli esseri umani ed eventualmente di imparare a gestire la propria energia sessuale, dovendo imparare a controllarla, nonostante la tenerezza e le stimolazioni sensoriali ed epidermiche potrebbero in qualche modo risvegliarla”.


Un percorso lungo e luminoso quello di Debora De Angelis, non privo di difficoltà e fragilità, alla ricerca della strada per la consapevolezza di Sé e per far risplendere appieno il proprio essere donna, l’energia creativa, l’essere divino insito in ogni pulzella.


Perché ogni donna rappresenta un campo vibrazionale sacro dove il ventre femminile è connesso al ventre, al centro, dell’universo.






Tra il 2012 e il 2013, per due edizioni consecutive, partecipa alla trasmissione 'La Mala Educaxxxion' su la7D, in qualità di blogger/modella che ama associare la propria immagine di nudo al proprio percorso di crescita personale e di consapevolezza corporea raccontato in chiave autobiografica.


 Infatti, si trattava di un talk show nel quale le donne raccontavano liberamente e senza tabù le proprie esperienze sessuali e il proprio modo di approcciarsi in generale alla sessualità.


Tra il 2013 ed il 2014, poi, arriva una grande sfida. Una battaglia per un obiettivo importante a favore del riconoscimento del diritto alla sessualità (un diritto che di per sé dovrebbe essere ascritto e quindi proprio di tutti gli esseri umani, ma che nei fatti così non è) anche per le persone con disabilità grave e gravissima.

 Debora diviene così la testimonial del Movimento Lovegiver e dell’omonimo progetto. Il Comitato per l’assistenza sessuale viene creato ufficialmente il 28 gennaio 2013 e pochi giorni fa è approdato in Senato il Disegno di Legge per l’assistenza sessuale (n.1442), attraverso una figura professionale qualificata quale quella dell’assistente sessuale.

A presiedere il Comitato Maximiliano Ulivieri.


“Ho deciso di collaborare alla creazione della figura dell'assistente sessuale per disabili -  racconta Debora - , entrando a far parte fin dalla sua fondazione del comitato Lovegiver, creato da Maximiliano Ulivieri. Il mio contributo a questo progetto è stato principalmente di rendere testimonianza di che cosa significhi approcciarsi a una professione del genere, sia come attitudine personale, sia come atto di sfida alla pubblica morale. Infatti, ci troviamo in un paese che è molto lontano dal contemplare l'esistenza di una figura professionale-terapeutica che lavori con la gestione delle altrui energie sessuali”.


In passato Debora,  da autodidatta, ci tiene sempre a ribadirlo al fine di non creare confusione in merito al profilo che questa figura assumerà nel tempo via via che saranno degli esperti a delinearla, ha guidato alla scoperta della sessualità (una sorta di assistente sessuale ante litteram) alcuni ragazzi disabili.




 Proprio per questo decide di mettere a disposizione il suo vissuto e si impegna pubblicamente, attraverso il comitato promotore Lovegiver, ad abilitarsi come assistente quando la legge lo permetterà e saranno istituiti corsi di formazione mirati (entrambi i progetti sono portati avanti dallo stesso Lovegiver).


“L'ho fatto  - continua – con la consapevolezza dell'importanza di creare risonanza mediatica su un tema così forte e controverso, al fine di poter offrire un modello in cui riconoscersi a tutte quelle persone, soprattutto donne, che per loro natura vivono la capacità di trasmettere benessere attraverso la sessualità, ma che la morale comune avrebbe additato come fonte di scandalo. Spero, attraverso il mio esempio e approccio sereno e consapevole, di poter essere un esempio di come approcciarsi a questa professione estremamente delicata e che nulla ha a che vedere con la prostituzione- cioè  con la mercificazione del corpo dell'operatore/trice- e tutto ha a che vedere con il benessere/consapevolezza corporea sia dell'assistente che della persona che beneficia del suo aiuto nel gestire correttamente la propria energia sessuale”.


Ulteriore tappa di un processo legato alla liberazione dell’energia sessuale, quale fonte di benessere e consapevolezza personale tutta al femminile, non solo del proprio corpo, ma anche del proprio spirito (il riconoscimento e la valorizzazione della propria deità appunto), si registra nel 2014, anno in cui, per aggiungere un ulteriore tassello al proprio percorso di donna costantemente interessata alla propria e altrui creascita e consapevolezza, si abilita come consulente dell'azienda Rosso Limone, che si occupa principalmente di portare aventi progetti informativi sulla sessualità.


“Anche qui – ribadisce -  la spinta è stata data dall'innovazione di questa azienda che, attualmente unica nel panorama italiano, pur occupandosi di vendita di supporti legati alla prevenzione e alla promozione di una corretta sessualità e consapevolezza corporea, si propone anche e soprattutto di informare la società civile in tema di educazione sessuale ed eventualmente fare da tramite con specialisti, qualora se ne presenti l'esigenza”.Quale che sia la strada in cui l’energia creativa si esprime, l’obiettivo è la piena consapevolezza di Sé… Per trovare e ritrovare se stessi e realizzare i propri desideri è necessario sapere dove si vuole andare e dove no, altrimenti si rischia di girare in tondo per poi scoprire di non essersi mai davvero mossi.


In tal senso, il buddhismo dei desideri terreni, di Nichiren Daishonin, suo fondatore, esorta ad essere liberi, consapevoli e felici ed a trovare la deità qui ed in se stessi.


 La domanda sgorga dalle labbra e dal cuore: “Cosa significa essere una Dea?”


Il percorso di Debora De Angelis verso il disvelamento della divinità interiore è cominciato molti anni fa.


All'età di ventiquattro anni (attualmente ne ha trentadue), dopo aver deciso di interrompere gli studi universitari a un paio d'esami dal conseguimento della Laurea in Scienze della comunicazione con indirizzo giornalistico, Debora sente nascere in sè la voglia di riprendere in modo autonomo gli studi filosofici cominciati alle superiori, ma all'epoca vissuti come imposti, calati dall’alto e quindi percepiti “senza anima”. Quella che lei definisce 'una chiamata della Dea a cui non ho potuto né voluto sottrarmi'.




La scintilla scatta in seguito all’incrocio con una citazione di Pitagora “L’anima è un dio soggetto a metempsicosi".


 Un’anima che trasmigra di corpo in corpo e di stato in stato, rimanendo fedele a se stessa ed al contempo evolvendosi.


“Essere un 'dio' o una 'dea' – spiega Debora - per me significa realizzarci non come persona (che significa null'altro che maschera temporanea della personalità assunta in questa vita), ma come anima, come coscienza superiore, colei che mantiene il seme di tutte le sue esistenze passate e future. Se così è, è inevitabile arrivare alla conclusione che di vita in vita siamo stati tutto e in ogni luogo, maschi e femmine. Proprio per questo questo la divinità è androgina, cioè partecipa di aspetti tanto femminili quanto maschili".

Ognuno, dunque può incarnarsi in varie forme, mantenendo intatta l’essenza della propria anima.“Nella contingenza della mia incarnazione attuale – sottolinea Debora - essendo in forma femminile, essere Dea significa incarnare i mille aspetti della divinità femminile”.

Ecco il Pantheon greco, il pensiero corre veloce ad esso, con la sua ricca rosa di divinità femminili, ognuna delle quali simbolo di una caratteristica caratteriale specifica : Afrodite, Athena, Hera, Diana, Demetra e così via.



 Secondo la sua spiegazione, la Dea interiore, pienamente dispiegata, è tutti questi aspetti contemporaneamente: è integra, non spezzata, una creatura femminile completa, che riconduce ad unità gli opposti all’insegna della complementarietà. Che sa essere tutto contemporaneamente, senza percepire antitesi e contraddizioni tra i diversi aspetti di sé. Tanto luminosa quanto oscura, tanto virginale quanto passionale, tanto bambina quanto anziana.

E’ il tutto, che in qualche modo richiama il concetto dell’uno plotiniano.


 E’ l’apoteosi della completezza dell’essere umano in quanto tale.




“Una Dea - dice -  è una donna che ha realizzato in coscienza la vastità del pantheon femminile in sé. A me viene naturale incarnare via via anche i principi esemplificati dalle divinità maschili, in aggiunta, esteriorizzando questo concetto attraverso un percorso da Drag King. Percorro, per così dire, una Via androgina”.