martedì 9 maggio 2017

Sanità campana tra speranze di rinnovamento e venti di bufera

Ieri, lunedì 8 maggio, ben 490 giovani medici napoletani hanno giurato di assistere con coscienza e nel rispetto dell'etica i loro pazienti.

Con loro anche la vecchia guardia, coloro che hanno festeggiato ben 60 anni dalla laurea.

Location il teatro Augusteo, gremito con i suoi 1300 posti riempiti da genitori e parenti, coloro che hanno sostenuto, emotivamente ed economicamente, il percorso formativo ed umano di queste nuove speranze della medicina. A coadiuvarli gli amici.

"Perchè - come hanno ricordato i rappresentanti dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli, con in prima linea Silvestro Scotti - si va avanti insieme. Si fa parte del gruppo".

Un richiamo alla centralità dell'ambito relazionale, innestato sulle dinamiche riconoscimento e rispecchiamento reciproco, che permetterebbero al medico di riconoscersi nell'altro e di riconoscerne le fragilità e l'umanità, non riducendolo a un numero e ad una mera patologia. L'ascolto empatico, infatti, è alla base della costruzione di un autentico rapporto medico- paziente basato, basato sulla consapevolezza che anche chi è affetto dalla medesima patologia ha una storia, un vissuto e un'emotività diverse, che nessun essere umano è omologabile ad un altro, nè tantomeno intercambiabile. 
Parole d'ordine di questa giornata,dunque, umanizzazione, rispetto della privacy e della segretezza professionale, competenza, personalizzazione del percorso di cura, nazionalizzazione della sanità regionale, sinergia pubblico/privato a favore di un'erogazione di servizi di elevato livello e di miglioramento dei LEA, i livelli essenziali di assistenza.


Un mestiere nevralgico, quello del medico, dall'alta valenza professionale e sociale, che consta di tre componenti fondamentali. Sapere, il livello più propriamente nozionistico, saper fare, coniugando conoscenza e professionalità, e saper essere con umanità ed empatia ricordandosi che si hanno di fronte persone piene di paura fragilità ma anche di speranza di riappropriarsi del futuro, come hanno ricordato i rappresentanti dei camici bianchi.

A ricordare l'importanza dell'ascolto empatico e di un mestiere che non diventi mai mestiere ma che conservi la sua "anima" di missione al servizio del paziente, attraverso un'interazione ad alta "carica" empatica ed umana, è stato il sindaco di Napoli Luigi De Magistris.


Popolato da maggiori ombre il discorso di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, che ha ricordato come la Sanità Campana arranchi, a causa dei 5 miliardi di debiti, che hanno portato al commissariamento ed all'obbligo di adozione di uno stringente piano di rientro, con vincoli di contabilità coattivi che si sono tradotti in un'inevitabile abbassamento degli standard dei servizi erogati.

E' un panorama oscuro quello prospettato dal governatore De Luca.

Tredicimila unità di personale in meno rispetto ai bisogni sanitari e assistenziali rilevati.
Tra un miliardo e 600.000  e 1 miliardo e 700.000  di risorse in meno rispetto a quelle disponibili per le altre regioni. Come si arriva a questo "ammanco" forzato è presto detto. Con il nuovo sistema contabile, che obbliga le regioni a rispettare i vincoli di bilancio, non appare più possibile indebitarsi, a meno di non dover far fronte ad eventi eccezionali, avvenuti per causa di forza maggiore. Inoltre vi è una stima preventiva dei bisogni assistenziali in base ad una serie di parametri. Da ciò discende che, mentre con il precedente sistema contabile chi più spendeva (e si indebitava) aveva diritto a chiedere sempre maggiori risorse, anche per tamponare i buchi, oggi a vedersi premiare, sono le cosiddette "regioni virtuose", soprattutto quelle che si dimostrano particolarmente capaci di risparmiare.

 Altro tasto dolente per i cittadini: il piano di rientro, dovuto ad una condizione di pre-dissesto, impone di fissare le aliquote di varie tasse e contributi al tetto massimo: qui si veda la voce ticket, sui medicinali e sulle ricette, bollo auto (+ 10%) e Irap e Irpef tra i più elevati. 

Passiamo alla seconda voce che contribuisce indirettamente a sottrarre risorse alla sanità campana. Servizi meno efficienti e abbassamento "forzoso" della qualità globale delle prestazioni  alimentano una vera e propria fuga dalla Campania, un flusso di persone che sceglie giocoforza di farsi curare in altre regioni o all'estero, come sottolinea lo stesso De Luca.

Il bilancio disastroso di questi viaggi della speranza si aggira intorno ai 250-300 milioni di euro. A ciò si aggiunge, quale ulteriore fattore di debolezza, che si riflette sulla qualità dei servizi, l'accantonamento necessario per "parare i colpi" di eventuali contenziosi giudiziari.
Una sanità per molti, troppi, versi in affanno che si traduce in 3-4 anni in meno nell'aspettativa di vita rispetto alla media nazionale.

Ulteriori punti oscuri sono costituiti dall'età media dei medici, che si aggira attorno ai 60 anni e un turn-over bloccato, che non lascia spazio alle nuove leve,a partire dall'accesso, davvero arduo e non per mancanza di competenze in ingresso, alle specializzazioni. A completare un quadro a tinte fosche lunghe lista d'attesa per l'erogazione delle prestazioni specialistiche. Un esempio? Fino a qualche tempo fa il periodo di "vuoto", intercorrente tra una frattura al femore e l'operazione sfiorava i 15 giorni. Altra ombra: l'eccesso di parti cesarei che sfondava il tetto del 95%. 

A fronte del bilancio negativo imperante il governatore campano fa intravedere una luce tenue in fondo al tunnel, che parla il linguaggio dell'innalzamento dei LEA, dello sblocco del turn-over, il che si tradurrebbe in nuova linfa in termini di competenze e aggiornamento e in uno spazio adeguato per quei 490 medici che su questo percorso hanno investito risorse a 360 gradi. Ed ancora: la possibilità di abbattimento dei tempi d'attesa. A testimoniare l'impegno messo a frutto dalla Regione Campania sembrerebbe esserci un dato incoraggiante: il passaggio dai 15 giorni necessari per ricevere un'operazione per frattura del femore alle 36 ore, in linea con la media europea, come ribadito dal governatore regionale.

Altro obiettivo ambizioso presente nell'agenda delle priorità: creare una rete di servizi territoriali, per far fronte alle urgente, rete per ora del tutto assente. Le principali dovrebbero essere quelle relative a: politrauma, materno infantile, ictus e infarto del miocardio .

"Bisogna creare - ribadisce De Luca - nuovi pronto soccorsi e dar vita a presidi territoriali autorevoli".

Ma i tasti dolenti non sono finiti: continua, infatti la lunga e tormentata saga dell'Ospedale del Mare, dove sarebbero dovuti confluire tutti i piccoli ospedali del centro storico, diventati sempre più simili a rami secchi.

Una volta di più il numero uno della Regione Campania ne annuncia il completamento, ma sembra di sentire una battuta di un film trasmesso troppe volte. Infatti, benchè il presidio ospedaliero risulti sostanzialmente ultimato già da un anno (lì'11 maggio 2016), attualmente sono fruibili  solo i reparti di radiologia, radioterapia e dialisi, inaugurati lo scorso dicembre.

Quando l'ospedale entrerà in funzione a pieno regime dovrebbe comunque portare una boccata d'ossigeno, sia a livello assistenziale, sia per un preannunciato parziale sblocco del turn-over, con l'assunzione, in totale, di ben 2mila nuovi dipendenti nel settore della sanità pubblica.

Altro obiettivo: pagare con regolarità i conti "in sospeso" (e non certo a livello metaforico) con la sanità privata che lavora in convenzione ed attrarre investimenti privati, giocando la partita sul tavolo della competenza e della trasparenza degli obiettivi, delle azioni concrete e dei conti.


Di bisogni insoddisfatti e di "affanni" per i pazienti parlano anche gli esponenti del segmento odontoiatrico.

Infatti, solo il 5-6 per cento della popolazione sembrerebbe ricorrere alle opportune cure dentistiche, facendo riferimento alle strutture pubbliche. 

Il resto si affida, nel bene e nel male, al settore privato. In linea generale solo il 20% della popolazione che abbisogna di prestazioni dentistiche si fa curare. Il restante 70-80% non può, soprattutto per ragioni di ordine economico. 

Percentuali tali da far assimilare, parola di camici bianchi, la situazione campana a quelle più "esposte" e "a rischio"del continente africano.

In Campania, a conti fatti, sussistono tre grandi obiettivi nel segmento dentistico: un' odontoiatria pubblica, d'urgenza e sociale.

Obiettivi che a detta di De Luca, sembrano oggi più vicini o verso cui si è quantomeno fortemente orientati ed a cui si sta lavorando alacremente.

Ma, puntuale, scatta la polemica tra il primo cittadino partenopeo, Luigi De Magistris, e il governatore campano.

De Magistris, infatti, in un'intervista apparsa, tra gli altri, su "Il Mattino" e "Repubblica", sottolinea come in realtà non si sia fatto niente per risanare e migliorare il livello della martoriata sanità campana, come si continuino a fare solo proclami senza passare alle vie di fatto e si sia ormai giunti alla preannunciata inaugurazione n. 3, in programma per fine anno, dell'Ospedale del Mare.

Il rischio paventato, insomma, sembrerebbe essere che il presidio ospedaliero divenga per molti versi un ospedale fantasma, che rischia di allungare la lunga fila delle opere pubbliche incompiute, almeno parzialmente. 

Gli obiettivi, insomma, secondo l'ex pm, apparirebbero tutt'altro che vicini ed i propositi tutt'altro che concreti, soprattutto se si considera la lunga scia di arresti e scandali che continuano a imperversare in Regione.

Una lunga scia di frecciate e dichiarazioni dure anche se tra i due sembra ancora mancare all'appello un incontro diretto, che sembrerebbe essere stato più volte richiesto dal primo cittadino.

E poi ci sono loro: i nuovi medici. Per loro che hanno giurato con solennità di adempiere al loro mandato con scrupolosità, e per i pazienti che assisteranno, l'aspettativa e quella di riuscire ad erogare prestazioni che ridiano speranza e rispettino la dignità e l'umanità del paziente.

Loro, tesi tra il vecchio giuramento di Ippocrate, risalente al V secolo a.C, ed il nuovo, approvato nel 2014. pronti a servire la loro missione con scrupolo e secondo coscienza, senza discriminazioni e non perseguendo il proprio, bensì l'interesse degli assistiti.

Tra la primigenia versione del giuramento e la nuova parrebbe essere teso un sottile e tenace filo rosso: simile è l'ethos, anche se fra quelle righe aleggia l'eco di temi caldi e controversi come quelli del testamento biologico o del suicidio assistito.

Chiudo parafrasando quanto avevo riportato all'inizio: per vincere occorre fare gruppo e squadra. La speranza è che la squadra dei pazienti e dei neo medici riesca a riportare una vittoria che ha il sapore di un futuro all'insegna della tutela della dignità.

domenica 30 aprile 2017

Il Proscenio dei Talenti: la creatività fa rinascere la Galleria Principe di Napoli

Questo blog si chiama Crederci è potere ed è stato creato per ricordare ai propri interlocutori e ricordare a se stessi che per esserci, per essere presenti sulla scena dell'esistenza, è essenziale credere fino in fondo in quel che si fa.

Mai questa filosofia ha trovato maggior rispecchiamento come nella manifestazione "Il proscenio dei Talenti - la creatività cambia Napoli", ideata, promossa e realizzata dall'associazione Medea Fattoria Sociale, presieduta da Flora Frate.



Un progetto che ha tratto la sua linfa vitale dalla capacità di creare sinergie, mettendo in circolo energie positive, e facendo squadra, all'insegna di un doppio obiettivo: valorizzare un luogo simbolo della Città delle Sirene come la Galleria Principe di Napoli, troppo a lungo caduta in un colpevole oblio figlio del degrado, e promuovere il talento giovanile, quello di cui Napoli è piena, ma che troppo spesso viene "occultato" dagli aspetti della città che non funzionano, e che guadagnano gli onori della cronaca, che inducono avvilimento e demotivazione.

Tutto è partito quattro anni fa con un bando del Comune di Napoli finalizzato a valorizzare lo spazio della Galleria Principe di Napoli. Dal momento dell'emanazione del bando alla realizzazione di questa rassegna culturale tante vicissitudini si sono avvicendate, ma il team di Medea Fattoria Sociale non ha mollato e con caparbietà e creatività, unite ad un instancabile impegno e a tanta professionalità, il risultato è stato portato a casa.

Quattro giorni, svoltisi dal 21 al 24 aprile, dedicati alla valorizzazione del talento made in Sud con mostre di quadri, esposizioni di fotografia, possibilità di ammirare ed acquistare oggetti ed abbigliamento etnico ed "etico", fashion show dedicati al rilancio di un territorio, dove si respira aria di libertà attuale e potenziale, solidarietà e riscatto, curatissimi in tutto, dai vestiti al makeup, tavole rotonde e workshop tematici, capaci di "dire le cose con parole proprie", senza la paura che queste parole possano risultare scomode o impopolari, presentazioni di libri "pensanti", capaci di innescare reazioni di rilessione a catena, e spettacoli teatrali aventi l'obiettivo di ceare un clima di reale e profonda condivisione. Spazio, poi, all'ingresso ufficiale in società di alcne startup partenopee,




Nevralgica per la buona riuscita del Proscenio dei talenti, vero è proprio incubatore di iniziative nate e cresciute all'insegna della cultura, la collaborazione con il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II di Napoli, l’Osservatorio Territoriale Giovani, la Scuola di Cinema di Napoli, la Contamination Lab Napoli e numerosi altri partner, ognuno dei quali ha arricchito la rassegna con la proria specifica identità e con le proprie competenze tra teoria e pratica.

La risonanza avuta dall'iniziativa, premiata dall'affluenza di pubblico, e il fatto che la Galleria Principe di Napoli abbia lentamente ripreso vita, ritornando a popolarsi ed a risplendere, sembra essere un'ulteriore riprova di un meritato successo frutto di tenacia ed impegno.

Un piccolo cenno merita la presentazione di un'idea progettuale, un cenno che facciamo nel giorno dedicato all'esordio al cinema del docufilm Maradonpoli (sugli schermi fino al 10 maggio 2017), dedicato al rapporto di simbiosi tra la città di Partenope e Diego Armando Maradona, el pibe de oro, che proprio a Napoli divenne un vero e proprio mito, entrando nella storia del calcio e non solo.




Infatti, nell'ambito del Proscenio dei talenti - la creatività cambia Napoli, Giuseppe De Salvin, sociologo della comunicazione, ha presentato un progetto realizzato con il collega  Claudio Roberti, artefice dell’idea originaria, con cui ha realizzato la parte sociologica e statistica e dal grafico  Fabio Marfè, ideatore dei disegni e delle foto, Un progetto denominato N ed Ercole - "N&E" relativo a uno studio sociologico sugli temi ed i colori delle squadre di calcio di Italia ed Europa ,finalizzato a proporre degli importanti elementi innovativi nello stemma e maglietta del Napoli calcio. Dal dibattito che ha avuto vita da questa presentazione progettuale è emerso che tale studio ha i crismi della Start Up e questo è stato sottolineato da Luca Simeone, project manager di Fondazione Idis-Città della Scienza.


Ma ora lasciamo la parola a Flora Frate, presidente di Medea Fattoria Sociale, affinchè ci racconti il percorso di questo progetto e le sue prospettive future,



D. La manifestazione Il Proscenio dei talenti è stato dapprima un sogno. Un'incubazione durata circa 4 anni. Ci racconti i vari passaggi intercorsi tra l'idea iniziale e la realizzazione?

  R. Mi fa piacere ricevere questa domanda perché mi consente di ricostruire un lungo percorso fatto di impegno e tenacia. Verso la fine del 2013, l’associazione Medea, di cui sono presidente, scrisse un progetto per partecipare all’indagine conoscitiva Common Gallery del Piano territoriale Giovani, promosso dall’Assessorato ai Giovani, Creatività e Innovazione del Comune di Napoli e dalla Regione Campania. Esso prevedeva, appunto, di realizzare una rassegna di eventi culturali per rilanciare la galleria Principe di Napoli. Verso aprile 2014, se non erro, fu pubblicata la graduatoria e con nostra assoluta contentezza la nostra associazione risultò in cima, con il punteggio più alto.  Da quel momento in poi sono iniziate le varie difficoltà: a due giorni prima della conferenza stampa di apertura delle attività del Proscenio, la galleria fu dichiarata inagibile a causa di alcuni crolli dovuti ad un temporale. Abbiamo aspettato due anni per poter realizzare le nostre attività.  Il primo evento, il Contest Talents Nap 2016, si è svolto lo scorso giugno: la Galleria era in uno stato pietoso, in fase di restauro, con le impalcature ancora presenti. E anche in questa occasione, ad un giorno prima dell’evento subimmo un atto vandalico nell’Ufficio Informagiovani, sempre in Galleria, sede delle nostre attività. Insomma, davvero un’avventura incredibile, ma, nonostante questo, non abbiamo mai smesso di crederci. Io amo la mia città.



    D.  Ci sono altri progetti correlati o gemellati precedenti o che si svolgeranno a breve?


R. Con questo progetto spero di dare vita ad una rete, fatto di artisti emergenti, di startupper, di giovani che attraverso la creatività costruiscono la loro attività culturale e professionale.
In cantiere c’è la costituzione di un Osservatorio dedicato alla creatività e all'innovazione: ci immaginiamo che esso possa essere uno strumento di lavoro e di continuità del Proscenio.

  D.  Il Proscenio dei talenti si propone come una best practise da "esportare" o a cui dare continuità con una cadenza annuale?


    R. Ci auguriamo, che attraverso l’Osservatorio, possiamo reperire fondi che ci consentano di continuare nella nostra costruzione della “Fattoria Sociale” , una rete che parta dal basso e che si nutra di talenti e di creatività. Noi crediamo davvero che la creatività possa cambiare Napoli.



D.   La squadra coinvolta, a livello associativo, di collaborazioni ed istituzionale?

 

R. Devo ringraziare la mia amica e collega Roberta Inarta della Scuola di Cinema di Napoli che ha curato tutto l’aspetto audio-video e logistico degli eventi. La scuola è la prima e forse l’unica, a Napoli, a fare industria culturale e cinematografica, a formare i giovani talenti e spero che in futuro la sinergia lavorativa possa essere ancora più fitta di oggi. Ringrazio, inoltre,  Creative Area e Cultura a Colori per aver curato tutto l’impianto comunicativo; in particolare ringrazio Cultura a Colori che proprio oggi ci ha consegnato un meraviglioso premio “Eccellenze campane”. Ringrazio gli attori come Walter Lippa e Gennaro Silvestro per averci regalato un pezzetto della loro storia e della loro professionalità; Pino Imperatore che con il suo supporto professionale e artistico ha potenziato enormemente le nostre attività. E poi, consentimi di ringraziare il mio team nelle persone di  Antonella Frate, Letizia Roberti, Francesco Donzelli, Daniele Naddei, Luca De Simone, Lorena Silvestri che non si è mai arreso di fronte alle difficoltà. Ringrazio Città della Scienza e ringrazio infine, Alessandra Clemente che ci ha dato questa enorme opportunità di contribuire alla rinascita della Galleria Principe di Napoli.


D. Quali sono stati i temi al centro della discussione?

  R. I temi sono la creatività, vista come strumento di inclusione sociale e di promozione della cittadinanza attiva, e  la promozione del talento. Il bando pubblico era rivolto proprio ai giovani dai 16 e 35 anni che erano interessati a  mettersi in gioco o che semplicemente avevano bisogno di visibilità, di un momento di discussione come quello del Proscenio. Pensa che noi abbiamo avuto richiesta di 5 presentazioni di libri, questo vorrà pur dire qualcosa...
Comunque, le tematiche presenti nel bando erano la legalità, la promozione delle pari opportunità, la cultura e l’arte in generale, nonchè la valorizzazione di idee di impresa. Insomma, abbiamo messo in scena (da qui la scelta del titolo Proscenio dei talenti) tutti quegli strumenti utili a valorizzare la nostra città. Napoli è un laboratorio a cielo aperto, deve solo essere organizzata a dovere.



D. Quali sono, in generale, i prossimi progetti messi in campo dall'associazione?

R. Innanzitutto l’Osservatorio, come già ho detto. In questi giorni, tra l’altro, io e la mia collega politologa Lorena Silvestri analizzeremo i questionari e valuteremo l’impianto progettuale, in modo da comprendere quali sono stati i punti di forza e quali, invece, i punti di debolezza delle nostre attività. Poi si vedrà... in un continuo divenire e speriamo in crescendo... Noi continueremo con la promozione dell’inclusione sociale di giovani, donne e persone con disabilità attraverso  l’arte, la cultura e le scienze sociali. Seguiteci, magari potremmo pensare di collaborare in futuro!



venerdì 21 aprile 2017

Un potente Siero per risvegliare le coscienze, targato Logan 5.3

Mettete un ragazzo che ha tante cose da dire, a muso duro.

Mettete un ritmo di quelli giusti, che ti entrano nel cervello e continuano a gironzolarvi dentro, ricordandovi parole e note e rimestando tra i vostri pensieri ed i vostri dubbi.

Mettete una città, a fare da sfondo, che si muove tra luci ed ombre, e che c'è sempre, anche se di lei non si parla apertamente. Ma è lei, femmina, madre e matrigna, a dare fuoco, carne e sangue alla creatività dei suoi figli.

Mescolando con forza questi ingredienti avrete il primo singolo di Logan 5.3, all'anagrafe Gianluca Aiello: "Siero".

Cos'è il Siero di cui parla Logan?

Il siero è simile al farmacon di cui parlavano i Greci.

E' sia veleno che "infetta" inducendo omologazione e piattume di idee e pensieri, sia rimedio, cura, che spinge a "disintossicarsi" da qualsiasi forma di propaganda, spacciata per verità, e propinata da vari sistemi "totalizzanti", quale che sia la forma che essi potrebbero assumere.

Logan, dunque, ha deciso di intraprendere un viaggio, tra musica e parole, andando, come si suol dire parafrasando il titolo di un libro, "in barca a vala contromano".

Contromano, ed anche disposto a navigare "in solitaria", pur di denunciare le storture del sistema, quel sistema che, come sottolineava già decenni fa Wilhelm Reich (che avrebbe pagato a caro prezzo le sue idee), spinge all'omologazione, uccidendo la creatività degli individui e "sedando" la loro energia vitale, perchè un popolo senza vitalità ed omologato è un popolo più facilmente indottrinabile e manovrabile, che si "piega" al plagio, al lavaggio del cervello.

"Attraverso la musica e le parole - racconta Logan - ho la possibilità di essere completamente me stesso. Di esprimere la mia personalità e non essere forzatamente uguale agli altri".

Il messaggio che Siero vuole lanciare è proprio questo: la necessità di sottrarsi alla nenia diffusa attraverso la forza dei social network, che sa farsi devastante, dove il diktat è piacere a tutti, accumulare amici virtuali e collezionare like e followers.



Un diktat che spinge alla compulsività emotiva ed operativa e che sembrerebbe, alla prova dei fatti, avere come effetto quello di accumulare beni, come denuncia il sociologo Zygmunt Bauman quando parla della modernità liquida, e di distruggere il pianeta e, con esso, se stessi.

Il siero dunque, ha in sè una natura bicefala e contraddittoria: se da una parte, infatti,  Logan, nel video, cerca di sottrarsi alliniezione del medico che vuole indurgli assuefazione e procurargli uno sguardo sulle cose omologante; dall'altra vuole che ognuno ritrovi e prenda coscienza del "suo" siero: quello che sembrerebbe spingere a guardare le cose sotto un'altra luce ed a vederle davvero, con ardire emotivo ed intellettuale ed una buona dose di sano coraggio.

Affinchè al processo di omologazione se ne sostituisca un altro, che viaggia in direzione diametralmente opposta e parla il linguaggio della propositività e della condivisione, tali da mettere in circolo energie positive.

Una denuncia lanciata attraverso musica e parole, pronunciate a muso duro.

"Per denunciare l'ottundimento delle coscienze promosso dal sistema - sottolinea Logan - ho scelto di usare anche le parolacce, utilizzate nel modo giusto, e di mescolarle ai toni ed i modi di una lingua napoletana che non è mai volgare, bensì incisiva,

A fare squadra con lui, in questa denuncia, Nathan Coleman, con i suoi arrangiamenti, il beat di Carmine De Rosa, il controcanto, la coralvox, di Rosanna Coppola , la grafica ed il videomaking di Marcello Molf Nespolino dello Studio Naparte. L'ufficio stampa, poi, vola grazie alle parole di Gennaro Morra, mentre il management  affidato alle sapienti idee di Mike cole.

Da un lavoro di squadra fatto con grinta nasce un sound diverso , che guarda al trip hop del Nord Europa ma senza dimenticare la vis sanguigna della migliore napoletanità, che pulsa nella forza e nella veemenza della lingua partenopea, e che trasfonde in musica sentimenti, emozioni, pensieri, rabbia, frammenti di vita vissuta e, soprattutto, la voglia di cambiare le cose, ritrovando un nuovo modo di relazionarsi con il prossimo, improntato ad educazione e rispetto.

"Io per scelta - prosegue Logan - non parlo in maniera diretta di Napoli nelle mie canzoni. E' una scelta contenutistica e stilistica precisa. Ma vorrei che questa città fosse rappresentata in modo diverso, facendo emergere il bello che c'è, il meglio e non il peggio".

Perchè, come evidenzia a più riprese Logan, la Città delle Sirene ed i suoi figli, anche i più giovani, hanno molto da dire e da dare, nonostante si faccia di tutto per affermare un idea diversa ed un'immagine negativa di Napoli e dei giovani.

"Credo - rincara la dose Logan . che bisognerebbe invertire la tendenza della musica attuale. Oggi, spesso, si hanno ,molti mezzi tecnici a disposizione ma si rischia di trasmettere pochi contenuti. Negli anni '70 ed '80 era il contrario. La maggior parte dei lavori erano frutto dell'autoproduzione, e quindi non perfetti da quel punto di vista, ma erano ricchissimi di contenuti".

Quale potrebbe essere l'antidoto all'appiattimento delle coscienze e all'omologazione?

Logan lo ha espresso con il suo Siero: spingere le persone, in particolar modo i giovani, a tirar fuori la grinta e quello che hanno da dire, promuovendo un atteggiamento di condivisione, che porti sempre e comunque a rispettare il lavoro, certosino e scrupoloso, di tutti, anche e soprattutto di chi non "appare" ma lavora dietro le quinte, in silenzio e con dedizione, e costituisce spesso, l'ingrediente segreto della riuscita di un evento musical, ed, in generale, lo strumento attraverso il quale passa il riscatto culturale.

Ed ora perchè non ascoltare questo Siero che sta "infettando il web" ed è disponibile Su Spotify, Itunes e 250 digital store? qui



giovedì 16 luglio 2015

JoleMakeup: la forza della creatività mette le ali ai sogni. Questione di tenacia


E' da un bel po' che non racconto storie... le imprevedibili virate e  bordate della vita mi hanno portato lontano dalla mia vena originaria di cantastorie e raccontacoraggio quotidiano, ma avevo serbata da un po' questa bella avventura da dipingere.. 

Stava lì in un cassetto nell'attesa che lo aprissi e la lasciassi uscire.

E' una storia all'insegna della creatività condita dalle sfumature energiche del coraggio, della tenacia e della perseveranza.

Dal coraggio di inventarsi e reinventarsi ogni giorno, con obiettivo ben puntato, ma anche con quella flessibilità che è sinonimo di arguzia e capacità di sopravvivere, anzi di vivere con una marcia in più inserita.

La protagonista di questa storia è  Jolanda Varriale. Ma nell'universo del make up lei è Jolanda V. Mua, JoleMua e JoleMakeup, 
come ama anche farsi chiamare.
 Tutti nomi che rispecchiano la sua identità artistica.




Classe 1985, la chiave del suo successo è la capacità di reinventarsi, e incamminarsi nella direzione giusta, così come il vento, lasciando sempre un segno del suo passaggio. Niente, dopo la sua carezza, fresca o calda, può essere più del tutto come prima


    Lei stessa sottolinea:"Se dovessi paragonarmi ad un elemento naturale, direi il Vento. Perché sa essere lieve ,caldo e piacevole. Produce energia. Ed al contempo, essere forte, travolgente e trascinante. Soffia e, inesorabilmente, lascia un segno al suo passaggio e questo porta  a 'Cambiamenti'… Un po’ come ciò che la mia passione di vita mi porta a fare. Cambiare - Mutare- Reinventare, basandomi su ciò che la natura mia ha messo a disposizione".

Siamo fatti della stessa materia dell'universo e forse dovremmo imparare ad immergerci amorevolmente nel suo flusso, attirandoci energie positive e valorizzanti, senza remare contro a noi stessi ed ai nostri desideri profondi, generando attrito

Il percorso

L'istinto di bellezza la chiama a sè sin da bimba. A sei anni Iolanda improvvisa nei suoi giochi sfilate e questa passione accompagna la sua crescita, fino a quando non si sente pronta a fare il gran passo e ad industriarsi per trasformare la sua passione atavica in una vera e propria professione, seguendo la scia tracciata dal suo amore per la cura del corpo ed il make up.


Di sè racconta " Sono sempre stata un’esteta …e prima ancora di avvicinarmi a questo settore ho frequentato un istituto d’arte , diplomandomi nel 2003 in Architettura e arredamento. Un po' delusa dalle aspettative e dalle difficoltà nell’inserimento universitario, ho aspettato 2 anni prima di decidere cosa fare o verso cosa orientarmi.
Stimolata dall’influenza e dalla passione di mia madre, ex-operatrice nel settore estetico-benessere, decido di iscrivermi ad un corso di estetica… e da lì mi si è aperto un mondo!"

Due anni intensi in cui segue in contemporanea corsi di massaggiatrice professionista e un'Accademia di Makeup . Una passione che Iolanda sa di dover assecondare, perchè risuona con il suo spirito vitale e  la sua essenza e le permette (lei lo sente) di esprimersi fino in fondo.




Ma la creatività che arde in lei e cerca sempre nuove  vie di espressione  e vie per estrinsecarsi la porta ad iscriversi ad un Master professionale in Consulenza d’Immagine.

E' proprio durante una lezione  che viene a conoscenza della trasmissione Lookmaker Academy e ad inviare un curriculum per cercare di intraprendere questa nuova avventura.

Dopo circa 4 mesi arriva la notizia del superamento della prima fase.

Un'emozione così forte che le fa credere in un primo momento in uno scherzo ma poi, ve la ricordate la storia dell'energia positiva da mettere in circolo?, Be' quella lì: Iolanda si chiede... "E se fosse vero?" Bisogna crederci sempre... ed arrendersi mai... Ed eccola catapultata tra le luci della ribalta, dove il suo aspetto ed il suo charme vengono dichiarati "idonei".

Ora è la fase delle semifinali: una crociera di 7 giorni in cui, come lei stessa sottolinea con entusiasmo "ci saranno la competizione, ma anche il gioco di squadra e la possibilità di confrontarsi, ed arricchirsi reciprocamente, con persone che come me inseguono un sogno ed una possibilità".

   Duecentocinquanta partecipanti da tutta Italia, impegnati in lunghe giornate formative teorico-pratiche sulla consulenza d’immagine, guidati da professionisti come Mariagrazia Longhi, ideatrice del format, tra le migliori consulenti in Italia. Ed ancora tanti makeup artist e hair stylist provenienti dal gruppo l’Oreal.

La palma della vittoria porterà 16 di loro ad accedere alla seconda edizione di Lookmaker Academy

"Sono molto determinata - evidenzia -  ma soprattutto sono una persona che si dedica tantissimo alle cose. Questa sarà la mia opportunità e farò in modo di dimostrare tutto ciò che conosco e che riuscirò a fare, non voglio avere rimpianti di questa esperienza, quindi non demordere. Se non dovessi riuscirci, andrà bene comunque, tutto questo mi stimola molto  ed ho già anche altri progetti.. spostarmi al nord o anche all’estero per provare ad esercitare la mia professione ad un livello o in un contesto differente e all’altezza delle mie aspettative, contrariamente da quello che  purtroppo, mi offre la mia città. 




La tenacia e lo spirito di sacrificio non le mancano. Uno spirito tenace e costante che può tradursi in un consiglio anche per tutti i giovani che si trovano ad affrontare il loro percorso ad ostacoli.

"Io sono dell’idea che le difficoltà nella vita ci possono solo insegnare e stimolare ad affrontarle e farci sentirci vivi. 
Anche io, come chiunque, ho incontrato diversi ostacoli…Uno di questi era l’aspetto economico. Infatti, la voglia e la determinazione a seguire molti corsi, per formarmi e crescere professionalmente mi ha portato ad affrontare spese importanti. Avendo alle mie spalle una famiglia modesta, ho dovuto conciliare il mio investimento di formazione con intense giornate e settimane composte da lavoro e studio notturno.

Attualmente ho scelto di dedicarmi totalmente allo studio, pretendo molto da me stessa e non mi sentivo soddisfatta dedicando poco tempo ai nuovi corsi. Giocoforza, però, alterno allo studio giornate lavorative da freelance, che mi consentono una maggiore flessibilità d'orario, ed insegno makeup.

Crearsi degli obiettivi molto alti ti mantiene in uno stato tensionale  con un equilibrio molto delicato. Quando si porta a casa un obiettivo con successo il sollievo e le emozioni  ti fanno sentire al massimo. Nel caso opposto la delusione ha la capacità di metterti al tappeto. Io mi sono ritrovata in entrambe le situazioni. Oggi …sono in una fase Positiva!!".

Tra presente e futuro

Tenacia, costanza, determinazione, ma anche tanti sacrifici... che mantengono alto il livello di stress. A volte è stress positivo e pompa adrenalina, altre volte è talmente spiazzante da far dichiarare il ko tecnico.

La parola d'ordine però, sembra essere disciplina, unita a tanta creatività. Mai arrendersi.

Obiettivi in fieri e sogni che puntano alto pronti a tradursi in nuovi traguardi realizzabili, ambiziosi e faticosi ma sempre carichi di determinazione e voglia di esprimere la propria essenza.




Sogni che è la stessa JoleMua a raccontarci.

"Mi piacerebbe - ribadisce -  poter curare l’immagine di una star di Hollywood o truccare e studiare il look per una sfilata di Armani, Elie Saab, Chanel…Ma ho anche progetti di vita più fattibili, sia professionali che personali. Sono una persona molto legata alla famiglia ed ho un rapporto ormai da molti anni. Sogno e progetto una famiglia tutta mia… ma per quello ho ancora un ‘po di tempo!".

Un mix tra carriera e vita privata, all'insegna della fedeltà a se stessi ed alle proprie emozioni. Perchè nessun albero può svettare alto e forte, poderoso, se non ha radici salde e profonde.

Ed , a proposito di mix, di giusti dosaggi, in grado di creare un equilibrio sapiente, fortiero di crescita, JoleMakeUp ci saluta con la sua ricetta per raggiungere il successo nella vita professionale e personale. Una ricetta anticrisi, che potremmo estendere anche al più ampio panorama socio-economico.

" 250 g di determinazione, 250 g di positività, 150 g di disponibilità, 2 cucchiai di Sorriso. Q.b. di sacrificio, un pizzico di buon umore e cospargi il tutto con tanta voglia di fare . 
Nessuno dice che la vita è semplice, anzi...Ma bisogna sempre rimboccarsi le maniche se abbiamo degli obiettivi che vogliamo profondamente realizzare. Nulla ci piove dal cielo... Volere è potere ed io ne sono la prova altrimenti oggi non sarei qui a raccontami."







 .



giovedì 17 luglio 2014

Caravaggio: un'intervista impossibile ad un artista che visse tra genio e sregolatezza

Dopo la passeggiata al Pio Monte di Misericordia alla scoperta della bellezza materica e giocata sull'incastro tra luci ed ombre tipica della pittura di Caravaggio, ecco una un tuffo nella vita e nell'arte di Michelangelo Merisi fatto attraverso una chiacchierata con Luigi Auriemma, esperto d'arte e artista.

Quando ho chiesto a Luigi come mai un genio come Caravaggio fosse stato così autodistruttivo da morire per quella che tutto sommato er una bravata (un rapporto con un Cavaliere di Malta), mi ha risposto che il suo genio è imprenscindibile dalla sua sregolatezza, dalla sua vita portata sempre oltre il limite, oltre il confine.

Perchè solo una mente così, riottosa a qualsiasi regola ed imposizione, sempre pronta alla sfida, poteva avere le "carte in regola" per pensare in maniera davvero alternativa rispetto alla corrente di pensiero dominante, capace di concepire uno stile ed un'arte  in grado di nascere da una radice opposta rispetto all'asse notrmativo dell'epoca, capace di procedere in maniera antioraria.



A questo punto, l'impossibile diventa possibile, grazie ad un artista, Luigi Auriemma, legato alchemicamente all'arte di Caravaggio e profondamente "stregato" dalla sua personalità. 

Una personalità ed un'arte che Luigi Auriemma ha studiato ed approfondito progressivamente, in maniera diacronica, fino a giungere ad interpretazioni alternative ed "eccentriche", cioè non convenzionali, rispetto a quelle correnti dell'arte caravaggesca.

Interpretazioni e decodifiche che lo portano a vedere in Caravaggio una sorta di precursore del cubismo, per la sua capacità di scomporre il corpo unamo, ed un pittore concettuale, capace di svelare tutto l'universo di idee che sta dietro la parte più esterna del dipinto, quella pellicola di colori che costituisce la pelle del quadro, dietro la quale ci sono i "muscoli, i tendini e le ossa", cioè tutto un universo di senso e significato.

Ed ora via libera alla nostra "intervista impossibile".




Grande artista ed uomo tormentato ed inquieto: come si sono esplicitate queste tensioni?


In ogni parte delle sue opere, nelle strutture, nelle composizioni, nel chiaroscuro, nei colori, nella materia della pittura, nel violento uso della luce rispetto alle tenebre: in ogni pelle delle sue opere.
Ogni pennellata di Caravaggio è “coscienziosa”, ogni pennellata porta dentro di se il suo respiro, il ciclo della velocità che compie il sangue nel proprio corpo: il colore è il suo sangue; l’energia della sua pennellata è la sua febbre, il suo tormento.




Oggi la nostra è una società conflittuale: piatta e priva di curiosità e sogni da una parte, irrequieta dall'altra, dissonante. Oggi cosa dipingerebbe ed in chi si riconoscerebbe Caravaggio?

Oggi Caravaggio sicuramente non dipingerebbe ma farebbe arte con la stessa forza, intensità creativa e lucidità temporale, vivendo a pieno questo tempo in tutte le sue problematiche, positive e negative. 

Ogni artista che ha una profonda coscienza di vivere il proprio tempo, consapevole di essere una parte (anche se minima) del grande ingranaggio che è l’universo, partecipa alle sue armonie. Caravaggio forse oggi sarebbe un artista multimediale, userebbe più tecniche per realizzare le proprie opere; intellettualmente sarebbe vicino ai più deboli e a i problemi più seri che compromettono il nostro pianeta, forse un ecosostenitore: un ecologista. Sarebbe un innovatore, un genio. Come in un film della metà degli anni ’80, molto interessante, la vita di Caravaggio è messa a confronto con la società contemporanea (“CARAVAGGIO” – regia di Derek Jarman -1986).




Caravaggio fu posto in opposizione con la pittura edulcorata ed idealizzata, celebrativa della potenza clericale. In realtà il suo portare in primo piano gli umili e gli ultimi proveniva da una profonda conoscenza delle scritture. Gli ultimi di cui parla anche papa Francesco.

Perché questa dicotomia tra visioni ecclesiastiche?

Le due diverse visioni nascono dall’esigenza da parte della Chiesa come istituzione di sostenere un’immagine edulcorata della religione, positiva, potente, invece Caravaggio realizza le sue opere traendo ispirazione direttamente dalle Sacre Scritture. 

Si rivolge direttamente alla parola di Dio e non a quella degli uomini, anche se uomini di chiesa. Caravaggio conosceva sicuramente le Sacre Scritture. È documentato che Simone Peterzano, maestro di Caravaggio soleva dire all’allievo che per diventare un bravo pittore bisognava conoscere profondamente “il colore e le Sacre Scritture”.

Portare in primo piano contadini con piedi sporchi, poveri con vestiti laceri non rappresenta un senso di ribellione verso la Chiesa (al committente che più volte ha rifiutato le opere commissionate) bensì l’adesione fedele alle Sacre Scritture dove analfabeti, contadini e pastori sono testimoni della parola di Dio.




Il genio per produrre finisce per distruggere se stesso. Perché?

Il genio alla nascita porta già in se una forza naturale produttrice e che nel prodursi va verso la distruzione di se stesso. Il genio trasforma attraverso la sua produzione la distruzione dell’effimero a favore della sua immortalità.




Ogni opera proietta sulla tela frammenti di vita e di percorso umano ed emotivo. Quali i moti dell'animo di Caravaggio che si ritrovano sulla tela, nel colore e nelle nuove prospettive utilizzate?

Con Caravaggio si ha un profondo cambiamento nella concezione dell’arte. Caravaggio comincia a non rappresentare ma a presentare, introduce un verbo molto caro a quasi tutte le avanguardie storiche e all’arte contemporanea.

Caravaggio inserisce nelle proprie opere il tempo, non quello sequenziale come nei grandi “racconti”, contro la stasi dell’arte precedente dove ogni gesto era fermo, bloccato. Inserisce la velocità, il tempo attuale l’attimo, l’istante (come nella “Cena in Emmaus” dove il cesto di frutta dipinto è bloccato un attimo prima di cadere dal tavolo) . 

Inserisce la concitazione del momento, i gesti: la velocità di essi. I personaggi di Caravaggio non comunicano con la voce ma con i gesti: sostituisce il linguaggio verbale con i linguaggio dei segni. La sofferenza, le urla, il dolore dei personaggi presenti nelle opere sono trasformate in gesti (come in un film muto). 

Noi fruitori udiamo tutto ciò non attraverso l’orecchio ma attraverso la vista. Nella tela delle “Sette opere di Misericordia” Caravaggio ci mette di fronte ad un orecchio che sbuca dalle tenebre che probabilmente non appartiene a nessun personaggio ( almeno visibile) ma sta lì ad ascoltare il clamore, il chiasso, il rumore di quella scena e noi fruitori proprio attraverso la visione di quell’orecchio, trasformato in un megafono possiamo ascoltare i suoni di quella scena. È un quadro che parla, che sente, di cui noi possiamo attraverso il senso della vista ascoltarne le voci.



Caravaggio è presente in varie sue opere, sempre nelle “Sette opere di Misericordia” è fra gli astanti; è testimone di quello che sta accadendo, non rappresenta da spettatore ma presenta da testimone, come se quella scena si fosse svolta lì per la prima volta, in quel momento attuale, in quell’istante. 

Tema molto amato da molti artisti contemporanei.

Le scene si appiattiscono, la profondità prospettica viene assorbita dal nero delle tenebre, viene portato quanto più possibile in primo piano: lo sfondo diventa fondo. La scena squarciata da questi improvvisi lampi di luce che più che costruire le figure le lacera, le smembra, le disseziona come il bisturi di un chirurgo, così come nelle avanguardie storiche del primo novecento Apollinaire dirà dei pittori cubisti e in particolar modo di Picasso “studia un oggetto come un chirurgo disseziona un cadavere” [1]

Anche in letteratura, specialmente nella poesia futurista russa dove nel testo “Parola come tale” poeti come Kruchenykh e Chlebnikow spiegano che “i pittori budetljàne amano utilizzare parti del corpo, sezioni, mentre i budetljàne creatori di parole amano servirsi di parole squartate, di mezze parole e delle loro bizzarrie e astute combinazioni”[2]

Allo stesso modo l’unica natura a cui si riferiscono i cubisti è quella “morta”, proprio come quella che predilige Caravaggio rendendola soggetto autonomo e ponendola in primo piano con la stessa dignità degli altri suoi personaggi.




Caravaggio il contestatore, che si faceva beffe dl potere costituito, che voleva uscire a tutti i costi dalle regole e da una vita tranquilla. Cosa penserebbe della nostra scena privata, incapace di vivere davvero emozioni e sentimenti, e della nostra scena pubblica, fatta di beghe, di veleni e colpi bassi (riassunti da Battiato nella sua frase al centro di polemiche?)

Caravaggio si butterebbe nella mischia e risponderebbe con un sorriso beffardo.


[1]  G. Apollinaire – I pittori cubisti – 1996 – Milano – SE
[2] “Parole come tale” in G.Kraiski – Le poetiche russe del novecento – 1968 –Bari - Laterza

lunedì 14 luglio 2014

Caravaggio: la misericordia trasfusa in luci ed ombre

A via Tribunali 253, in una piccola chiesa all’interno del Pio Monte di Misericordia (http://www.piomontedellamisericordia.it/) , è custodito un quadro, un piccolo gioiello in grado di emozionare e di riempire gli occhi, tanto da far pensare di essere vittime della sindrome di Stendhal.



E’ il quadro Le opere di Misericordia di Michelangelo Merisi da Caravaggio, più noto semplicemente come Caravaggio.

L’opera fu commissionata al pittore durante un suo soggiorno partenopeo e realizzata tra il 1606 ed il 1607 (durante il primo soggiorno, il secondo ci sarebbe stato tra il 1609 ed il 1610), su incarico della Congregazione del Pio Monte della Misericordia per volere di Luigi Carafa-Colonna, membro della stessa, la cui famiglia protesse Caravaggio nella sua fuga da Roma.

Nell’opera si vede un uso dei chiaroscuri tipici della pittura caravaggesca portato ad un livello magistrale.

E’ come se  un lampo di luce, un flash ante litteram, illuminasse i vari personaggi, intenti ad interagire in uno scorcio di un vicolo partenopeo,e li immortalasse nelle loro posizioni.

I personaggi, come sottolinea Luigi Auriemma, artista ed esperto d’arte, sono fermi, "congelati" nell’attimo in cui sono stati ritratti, ma nei loro movimenti si intuisce un’azione concitata, un pullulare di vita e di suoni... Forse da qualche parte vi è anche un menestrello che in un viuzza laterale suona e canta la storia della Città delle Sirene.



L’azione è improntata ad una grande dinamicità con gli angeli della parte superiore che si abbracciano e che con le braccia e le ali, ma anche grazie alla nuvola che sorregge la Vergine con il bambino, creano una sorta di girandola..

Come se i protagonisti fossero avvolti da un vento, di dantesca memoria, che li sospinge e li trasporta.

Il braccio di uno dei due angeli proiettato verso  il basso è il punto di raccordo tra cielo e terra. 

La mano ha una posa ardita, una scelta, ancora una volta, pittoricamente coraggiosa, una sfida e che vuole superare il “limite”.

“La mano e le dita – continua Auriemma – sono puntate verso lo spettatore, una sorta di artiglio”.



Nella parte inferiore, quella terrena, è tutto più statico. A colpire lo spettatore è l’alternanza di luce ed ombra con cui Caravaggio seziona letteralmente il corpo. 

La parte colpita dalla luce, infatti, è riprodotta fedelmente con i muscoli e la colonna vertebrale riprodotte nella loro anatomia, mentre la parte in ombra sembra scomparire, quasi come se non esistesse.

Non solo l'alternanza di luci ed ombre seziona il corpo ma c'è un altro esempio di maestria e consapevolezza nell'uso del colore e delle forme.

Infatti,  la scena è composta attraverso un perfetto gioco di simmetrie, di incastri geometrici e di rimandi interni.

Basti pensare al corpo della donna che allatta il padre (opera di misericordia: dare da mangiare agli affamati e sollievo ai carcerati) la cui mano è appena abbozzata.

“E’ il nostro cervello – continua lo storico dell’arte – ad intuirne la presenza. La nostra mente, gestalticamente, dà corpo ad una qualità emergente”.

Ci sono poi alcuni personaggi comprimari di cui si vedono solo alcune parti anatomiche, un piede o una gamba, seminascoste. 

Ad esempio una testa ricciuta, con un collo appena accennato ed un orecchio, che ad un occhio meno attento potrebbe sembrare un pezzo del mantello di uno dei personaggi in primo piano.

“Quell’orecchio a mio parere – sottolinea Auriemma – è ricettore e cassa di risonanza di tutti i suoni, il vociare, i rumori che si coagulano nel vicolo”.

Ed ancora i piedi che spuntano da sotto ad un lenzuolo, forse quelli dei una delle tante vittime della peste (opera di misericordia: dare degna sepoltura ai morti).

Anche in questo dipinto Caravaggio, come ribadisce l’esperto d’arte, si dipinge tra i personaggi, anche se leggermente defilato.



E’ il suo stratagemma per attuare una sorta di “osservazione partecipante”, per essere contemporaneamente nel cuore dell’opera , guardando dall’interno all’esterno l’effetto che essa produce sugli spettatori, ed esterno, colui che dipingendo lo scenario contribuisce a dargli vita ed a popolarlo.

Al cospetto di un tale fulgore impallidisce anche un’opera di pregio come La liberazione di San  Pietro  di Battistello Caracciolo.

L’opera, che pure è figlia della lezione di Caravaggio, tant’è vero che Giovanni Battista Caracciolo può essere definito a  tutti gli effetti un caravaggesco, pur recando traccia della gestione del colore di Michelangelo Merisi, che è stata ben appresa, è come coperta da una patina che ne offusca il brillio, uno spesso strato di polvere che opacizza il tutto, ed una morsa che blocca i personaggi in una gabbia statica.



Nel guardare l’opera di Caravaggio ci si sente avvolti da un alone di magia e proiettati indietro di oltre 4 secoli.

Perché ogni opera ha la sua storia, le sue storie, da raccontare.

“In ogni opera ci sono più strati – conclude Auriemma -. La parte dipinta, attraverso le forti pennellate materiche, è la pelle, il mezzo di contatto, il filtro tra interno del quadro ed esterno, tra chi guarda e l’oggetto di quello sguardo. Più sotto c’è tutto il mondo interno all’opera, i concetti che hanno contribuito a darle significato, che potremmo paragonare ai muscoli, ai tendini, allo scheletro”.

Come avviene per la pelle anche la parte esterna dell’opera è quella che è più soggetta alle intemperie ed ai graffi del tempo, che può rovinarsi, screpolarsi, persino arrivare a spaccarsi ed a "sanguinare", ma che è indispensabile per stabilire un contatto tra universi di senso e significato, per “sentire” e trasmettere le emozioni.


* Consulenza di Luigi Auriemma