domenica 23 febbraio 2014

Giocare una mano con Dio: poker e scacchi a confronto


Il poker e gli scacchi sono due giochi affascinanti che racchiudono in sé interi universi di senso e significato e riproducono comportamenti propri di altri ambiti dell’esistenza umana.

Per questo da sempre scienziati ed altri studiosi sono affascinati dall'osservare come si comportano gli esseri umani giocando, come reagiscono allo stress, come simulano, come sanno nascondere le emozioni e quali mosse scelgono di fare, indagandone il perchè.



Basti pensare, a tal proposito, a frasi cult come quella di Smyslov “Una partita a scacchi è un’opera d’arte fra due menti, che deve bilanciare due scopi talvolta disparati: vincere e produrre bellezza”. 

O, ispirata all’universo pokeristico “Il destino mischia le carte, ma è il giocatore che gioca la partita”. Senza dimenticare i continui rimandi alla capacità di agire d’astuzia, di trovare la strategia e la tattica giusta, di saper giocare d’azzardo e rischiare e, perché no, di bluffare.

Il tavolo verde diviene così metafora delle varie possibilità tra cui scegliere, che consentono, ai giocatori più avvezzi ed audaci, di giocarsi bene la vita e vincere la partita con sé stessi e con il tempo a termine che si ha a disposizione.

Metafora della capacità di osare, di sfidare i propri limiti, di uscire fuori dalle regole codificate ed inventarne di nuove.

Chi dimostra di avere questo talento viene classificato come un "asso".

Poker e scacchi: due universi a confronto. Ecco cosa ci proponiamo oggi per indagarne punti di contatto e differenze.

Infatti, l’analisi delle tattiche utilizzate dai giocatori non solo può farci dedurre informazioni utili alla vita di tutti i giorni ma anche acquisire la cosiddetta “efficacia predittiva”, cioè si può arrivare a predire le mosse dell’avversario e quindi i comportamenti più adeguati da adottare... tanto nel gioco quanto nella vita.

E' il famoso role taking, la capacità di assumere più ruoli e di mettersi nei panni dell'altro di cui ci parlano le teorie sociologiche.



La prima differenza che emerge dal confronto tra i due giochi, secondo gli esperti è che gli scacchi , contrariamente al poker, rappresentano un gioco completamente deterministico, dove nulla avviene per caso e ad ogni azione e causa corrisponde uno specifico effetto. 

L’ ambiente è “totalmente osservabile” (è infatti possibile conoscere la scacchiera , la disposizione dei pezzi e le mosse dell’avversario, senza che vi siano elementi casuali).

Nel gioco del poker, invece, prevale un fattore di incertezza dovuto alla distribuzione delle carte e alle scelte degli avversari. 

Scelte che non sono totalmente prevedibili (ricordiamo che un ruolo strategico è giocato  proprio dal bluff) e che quindi rendono l’ambiente solo parzialmente osservabile.

Anche dal punto dell’intelligenza artificiale gli algoritmi che vengono prodotti per i due giochi sono molto differenti.

Gli agenti intelligenti (siano essi robot, software, anche un semplice motore di ricerca, un programma che gioca a scacchi e simili )per il poker trovano molte più difficoltà ad elaborare il campo d'azione di riferimento, il cosiddetto environment,  perché l’agente deve prendere decisioni ma non ha tutte le variabili a disposizione. 

Ad esempio, non conosce le carte in mano agli avversari: ci sono molte variabili sconosciute con le quale deve confrontarsi.



Sempre secondo gli addetti al settore,  negli scacchi si fa la mossa che si ritiene migliore pensando ad un avversario che gioca la partita perfetta mentre nel poker fare la mossa perfetta renderebbe il giocatore troppo prevedibile (ad esempio strategie come il bluff non esisterebbero, non essendo una mossa razionale) e paradossalmente un agente che debba massimizzare la possibilità di vittoria nell’ambito del poker ha la necessità, in certi momenti della partita, di adottare comportamenti apparentemente irrazionali e quindi difficilmente schematizzabili.

Perché è importante trovare gli algoritmi che mettano nella condizione di prendere decisioni e da questi sviluppare alcuni giochi?

Per ogni gioco così come accade parallelamente, ad esempio, nel settore della formula 1 nell’industria automobilistica, le soluzioni che vengono inizialmente provate solo nell’ambito delle simulazioni poi possono essere in un secondo momento portate in soluzioni commerciali ed in altri campi della vita quotidiana, a livello micro e macro.

Infatti, i giochi hanno una formalizzazione semplice , regole ben definite e condivise da tutti e questo permette a diversi ricercatori di provare nuovi algoritmi e confrontarli, per poi portarli in problemi reali in un secondo momento.

“I giochi – spiegano gli esperti -  sono un banco di prova per gli algoritmi. Si tratta di giochi semplici, o per meglio dire con una forma semplificata, ma che presentano, a ben vedere, tutti i problemi di un mondo reale, inerenti le decisioni, e quindi si parte da lì. Infatti, sarebbe complicato affrontare direttamente alcuni problemi reali nella fase di progettazione degli algoritmi. E’ comunque essenziale sottolineare che un programma è forte tatticamente ma ha grosse lacune nella strategia a lungo termine, un aspetto dove invece l’essere umano è particolarmente abile”.



Nell’ambito dell’elaborazione dei programmi per il poker, entrano in gioco, secondo gli esperti, la teoria delle probabilità ed i segnali aleatori. In ambito scientifico, si definisce aleatorio, cioè casuale, un processo il cui esito non è noto, ma che può essere analizzato ad esempio attraverso l’insieme dei possibili esiti e delle frequenze, cioè del numero di volte  più o meno elevato, con cui tali esiti si possono presentare (analisi statistica e calcolo delle probabilità). 

Inoltre, alla teoria della probabilità è necessario aggiungere nozioni che vanno dalla strategia, alla pseudo-psicologia. (dato che la psicologia umana vera è propria non è ricostruibile attraverso mere macchine).


Ecco a voi signori: il poker è servito.

venerdì 21 febbraio 2014

Danzare per ritrovare se stessi nel contatto con gli altri. E' la Biodanza

Dice lo scrittore brasiliano Paulo Coelho "Se desidero ardentemente una cosa tutto l'universo cospira affinchè essa si realizzi".

E' la forza del pensiero positivo che ci ricorda che credere è potere se si mette concretamente azione per raggiungere un obiettivo. Se si tengono i piedi ben piantati per terra e le mani operano laborosiamente ma lo sguardo punta in alto verso le nuvole ed oltre.

Un esempio di questa filosofia che si incarna e si traduce in realtà è l'esperienza di Cristina Canino*.



Laureata in psicologia clinica e di comunità e operatrice e didatta di biodanza, Cristina conduce alcuni gruppi alla riscoperta della musica e della danza della vita (attualmente conduce un gruppo presso l'associazione Ermetica in via Alvino 13, a Napoli ogni giovedì dalle 18.30 alle 20.30). Non esistono movimenti unici, non siamo in palestra a fare zumba o ad imparare in mniera meccanica i balli latino-americani.

Ognuno fa emergere da dentro se stesso la propria forza vitale, la riscopre, la sblocca e la fa respirare e lo fa grazie alla presenza ed all'interazione con il gruppo, in un movimento sinuoso che sa avvicinarsi ed abbracciare l'altro, sorreggerlo e farlo sentire protetto, ma sa anche allontanarsi al momento giusto, per farlo camminare sulle sue gambe e lasciargli spazio, per farlo crescere, per farlo esprimere in libertà.

E' quello spazio di cui parlava Kahil Gibran nel suo libro "Il Profeta" in mezzo al quale dovrebbero spirare i venti del cielo e diffondersi l'amore per la vita.

Ma lasciamo la parola a Cristina affinchè ci parli della Biodanza (www.biodanzanapoli.wordpress.com ), nello specifico di quella creata da Rolando Toro, psicologo ed antropologo cileno.

"La Biodanza sistema Rolando Toro - racconta -  è una disciplina che attraverso musica, movimento libero, spontaneo e sentito, e le situazioni di incontro tra i partecipanti permette di conseguire effetti di integrazione umana, rinnovamento organico, rieducazione affettiva e riapprendimento delle funzioni originarie della vita. 
La Biodanza, infatti, non può essere praticata individualmente, ma richiede che il processo di crescita individuale si realizzi all’interno di un gruppo che, nel tempo, si integra affettivamente e permette di accelerare l’evoluzione di tutti i suoi partecipanti"
D'altronde, ricordano in generale gli addetti ai lavori, il nostro stesso senso di identità, il sè, l'autoconsapevolezza, non potrebbero svilupparsi se non ci fosse una continua interazione con gli altri ed un feedback che ci arriva da loro e che ci consente di aggiustare il tiro".



Ma biodanza è linguaggio armonico e di libertà.... rifugge dagli schematismi rigidi e mira a far ritrovare ad ognuno autonomamente la propria casa dell'anima sciogliendo i nodi, liberando le eergie soffocate, restituendo attraverso la consapevolezza del sè più profondo ed il contatto con il prorio corpo, le chiavi della propria dimora interiore.

PAROLA D'ORDINE EQUILIBRIO
Per integrazione umana si intende la possibilità che ognuno riconduca ad un tutto unico la consapevolezza di sè frammentata, e si riappropri del proprio nucleo originario.
Ciò avviene, come spiega Cristina, attraverso lo scioglimento delle tensioni muscolari croniche e il riscatto dell’unità psicofisica, nel contatto con i propri simili. Attraverso il rafforzamento della capacità di stabilire relazioni significative con gli altri esseri umani.
Nel contatto con l'universo, intendendosi con questa espressione la possibilità di ristabilire, a livello interiore, il legame tra uomo e natura e di riconoscersi parte di una totalità maggiore.
Per rinnovamento organico si intende la possibilità di stimolare nell’organismo nuovi livelli di equilibrio a partire da stati di disordine.

A fare da forza trainante in Biodanza è la stimolazione dell’omeostasi (equilibrio interno) e la riduzione dei fattori di stress, attraverso esercizi di rilassamento profondo in un contesto affettivo in grado di aumentare l’efficacia dei processi di riparazione organica.
Per rieducazione affettiva si intende la possibilità di stimolare un’affettività matura ed equilibrata nell’essere umano, anche nei casi in cui difficoltà relazionali vissute nell’infanzia portino a meccanismi di difesa nei confronti dei legami significativi con gli altri.
Per riapprendimento delle funzioni originarie della vita si intende una sensibilizzazione e quindi un rinnovato contatto  ed una nuova presa di consapevolezza, degli istinti di base (senza violentarli, negarli, soffocarli, negarli, vergognarsene), in modo da permettere agli individui di rispondere armonicamente alle necessità organiche e, quindi, di mantenere la salute.
A creare questa nuova visione Rolando Toro, scomparo il 16 febbraio 2010.
Egli stesso la definì come una nuova poetica dell'incontro umano.
Toro, nel 1965, realizzò le prime esperienze con la danza in ambito clinico, con pazienti dell’ospedale psichiatrico di Santiago del Cile. 
Propose sessioni di danza nelle quali ebbe modo di vedere come musiche diverse inducessero emozioni diverse, ad es. i pazienti con grave depressione miglioravano il tono dell’umore e la vitalità attraverso musiche ritmiche, mentre le musiche lente favorivano regressione e aumento dei deliri nei pazienti psicotici. 
Un giorno Rolando Toro, osservando i suoi fiugli che giocavano fewlici e spensierati, si chiese perchè tutti gli esseri umani non potessero ritrovare quello stato di serenità e libertà interiore e continuò ad approfondire i suoi studi alla ricerca di questo Eden interiore.
Da queste prime osservazioni capì l’importanza dell’associazione tra musica-movimento-emozione e continuò su questa strada estendendo il suo metodo anche fuori dell’ambito clinico continuando a studiare e ad approfondire e diffondere  Biodanza, intesa in senso generale come sistema di sviluppo integrato dell’essere umano  visto come un tutto uno le cui parti sono in interazione tra loro e come un organismo costantemente in relazione con altri organismi viventi e con l’ambiente. Negli anni ottanta Biodanza si è diffusa rapidamente in gran parte del sud america e lì sono nati il primo corpo docenti e le prime scuole di formazione per poi diffondersi in Europa e nel resto del mondo.

OGNUNO DANZA SE STESSO

Dicevamo che la biodanza non prevede movimenti obbligati e standardizzati. Ognuno può danzare il ritmo della propria vita... ognuno ha il suo.
"Nelle mie giornate caotiche - ribadisce Cristina -  io danzo sempre. Oggi la mia danza della vita è proprio accettare questa impossibilità di programmare e  controllare le cose e le persone e lasciare che tutto fluisca come deve fluire. Se ci spostiamo alla periferia del caos o meglio se abbiamo il coraggio di entrarci fino in fondo scopriamo una forza che non crediamo di avere. Gli studi sulla Resilienza (ossia la capacità di reagire ad eventi traumatici senza sviluppare patologie ma rimanendo integri e consapevoli) ce lo confermano. L'ordine prima o poi arriva. E ci scopriamo a mano a mano migliori e più forti di prima. Questo almeno è quello che è accaduto a me.



IL PERCORSO INDIVIDUALE DI CRISTINA CANINO. LA POETICA DEL SUO INCONTRO

Ho incontrato biodanza nel 2005 a Bruxelles e me ne sono innamorata subito. Stavo per terminare la mia tesi in psicologia e decisi di iscrivermi anche alla scuola di formazione di biodanza diretta da Flavio Boffetti con sede qui a Napoli. 
Mi sono laureata e ho terminato il percorso di studi in biodanza.  Da sempre il linguaggio del corpo,le dinamiche di gruppo,  gli studi di Reich mi hanno affascinato. 
Nel 2000 incontrai e praticai la bioenergetica, grazie alla quale cominciai ad entrare in rapporto e non solo teorico, col mio corpo e con il suo linguaggio. 
E nel frattempo ho avuto modo di approfondire lo studio e la pratica di varie tecniche orientali ed occidentali sul tema mente-corpo. 
La danza e la musica sin da piccola sono state pane quotidiano per me. Sono figlia di un medico  e  di un padre che era un musicista. Lui oggi non c'è più ma ha sempre visto in me il desiderio di danzare. Il "balletto" però non fa per me, così come la psicoterapia che ho fatto per tanti anni.  
Credo fortemente nell'unità psico-fisica dell'essere umano. 
Le parole possono aiutarci si ma anche dividerci. 
E  bisogna saperle usare. Abbiamo altre modalità per arrivare a scoprire la natura che siamo e che vogliamo essere. Forse è arrivato il momento di stravolgere un pò i vecchi schemi, gli "ordini" e unire le diverse esperienze. 

OBIETTIVI FUTURI
Come al solito per ogni rosa c'è sempre una spina o più d'una ed anche qui Napoli ed io Sud arrancano e stentano a tenere il passo, a recepire fino in fondo messaggi innovativi e ad inquadrarli in un quadro normativo più ampio, in un ottica di scambio, confronto e dialogo .
"Nel futuro il mio auspicio  - rimarca Cristina -  è che la biodanza possa essere riconosciuta come lo è altrove (per esempio in Lomabardia e in Toscana) anche qui a Napoli, dalle diverse istituzioni. Da quella scolastica a quella sanitaria. E che i vecchi sistemi si aprano a quelli nuovi. Mi vedo continuare a lavorare con bambini, disabili e chiunque abbia voglia di ritrovare se stesso attraverso una tecnica nuova, semplice, ma efficace.

UN MESSAGGIO DI CORAGGIO E CONSAPEVOLEZZA 
Pensando al futuro Cristina chiude gli occhi e si abbandona all'immagine di cerchi di adulti e bambini che danzano, fanno la ronda, in armonia e fiducia.
E' in quell'energia che si sprigiona dalla loro interazione, dalle mani che si sfiorano o si stringono senza paura che risiede la forza della vita. 
E' in quel messaggio muto che ci dice "Ci sono...  ma non ti soffoco" che in definitiva risiede Dio, un Dio di libertà ed amore, innanzi tutto per se stessi e poi, in maniera naturale e inclusiva, per gli altri.
"Siamo un tutt'uno - dice sorridendo Cristina - con la Vita, con Dio, e la fisica quantistica ci dimostra l'efficacia del pensiero positivo sull'azione.  Ma basta rifarsi a Socrate, brillantemente ripreso da Hilmann,  quando ci parlava del  'daimon',  ipotizzando l'esistenza di uno spirito guida, una sorta di grillo parlante che rappresenta la nostra coscienza. Prima quando mi hai chiesto come ti vedi nel futuro ho chiuso gli occhi, ho ascoltato la 'mia voce interiore' e ho visto cerchi di donne e bambini che danzano liberi e uomini che finalmente si arrendono alla loro affettività. E se provassimo a fare tutti questo piccolo esperimento?"
Perchè provarci, al di là del risultato, è già vicere un po' la propria battaglia. 





*Dott.ssa in psicologia clinica e di comunità
Operatrice Titolare e Didatta di Biodanza, specializzata nell'estensione di biodanza "voce e percussioni" e nell'applicazione di biodanza per bambini, adolescenti e portatori di handicap
Insegnante collaboratrice della Scuola di Formazione di Biodanza di Napoli
Socio Ordinario dell' Associazione Internazionale Professionale degli Operatori di Biodanza Sistema Rolando Toro Araneda (AIPOB).


Dal 2009 conduce gruppi esperienziali di biodanza a Napoli (con frequenza di una volta alla settimana) e seminari in diverse città per adulti, bambini e disabili.

Musica dal vivo e gusto partenopeo al Museo del Sottosuolo di Napoli

Ho chiamato questo blog crederci è potere... Già perchè un vecchio adagio recita che Volere (volli sempre volli fortissimamente voli... ) è potere e perchè mi ricordo sempre che per le leggi della fisica e per la loro conformazione anatomica i calabroni non potrebbero volare ma loro non conoscono la fisica però sanno che desiderano volare e così... si librano in aria e sfrecciano veloci...

Una storia di coraggio e tenacia è quella del Museo del Sottosuolo, gestito da un associazione, La Macchina del Tempo, che sta regalando bellezza e sicurezza alla Città di Napoli, anche se non tutti lo sanno.

Bellezza perchè attraverso le spedizioni di speleologia urbana l'associazione ha scoperto piccole e grandi testimonianze di vita ed identità terrritoriale e scorci di insospettata e rara suggestione (si pensi al ritrovamento dei fucili che presumibilmente servirono ad organizzare le quatro giornate di Napoli ed alla scoperta del vano dotato di nicchie di un antico ipogeo greco - romano).

Tutela perchè le esplorazioni ipogee servono anche a monitorare lo stato delle cavità ed a segnalare tempestivamente agli uffici preposti fenomeni sospetti come percolamenti ed infiltrazioni, in maniera tale che le autorità competenti possano intervenire e che non si debba più, mai più, parlare di tragedia annunciata. 

Il buono stato di salute del sottosuolo, insomma, tutela quello della città che vive in superficie.

Poi c'è un altro percorso quello di un ragazzo, Mario Romano, nato e cresciuto nei quartieri, in quella Spaccanapoli vociante ed a tratti eccessiva, ma ricolma e traboccante di vita.

Mario non si arrende ad un destino già scritto, lui non vuole usare le sue mani per fare il manovale nè cedere ai richiami della malavita organizzata, così le mani le piazza su una chitarra, e prima da autodidatta, poi studiando al conservatorio, trasforma il suo sogno in un obiettivo concreto, a suon di passione e sacrifici quotidiani. 

Coagula intorno a sè un gruppo di musicisti, tutti provenienti da aee off limits della campania, le cosiddette aree a rischio, e crea una band (che di volta in volta si presenta in formazione diversa). i Quartieri Jazz.

Caparbio, tenace e battagliero studia e sperimenta, si guarda intorno, esce dalle regole canonizzate, dai ritmi di New Orleans arriva a quelli suonati in Sud Amertica, in Africa, nell'Europa Centrale, nella malinconica Provenza.

Nasce così un genere nuovo. Filiazione del jazz manouche esso ha in sè molto di più: si tratta del cuore partenopeo con una pulsazione tutta mediterranea.

Mario Romano tiene così a battesimo il neapolitan jipsy jazz.

Ed oggi?

Due realtà così tenaci e coraggiose non potevano non incontrarsi, unite dall'amore per la città e dall'obiettivo di farla emergere dal limbo in cui troppo spesso affonda.

Incontratisi una volta l'alchimia è scattata e si rinnova progressivamente.

Ecco perche, dopo la tappa londinese presso il prestigioso Club Roof Gardens al 99 di Kensington High Street (di cui è event manager ed organizzatore Craig Nightingale per conto del prestigioso marchio di lusso Virgin Limited Edition) il viaggio di Mario Romano Quartieri Jazz fa di nuovo scalo al Museo del Sottosuolo di Napoli (piazza Cavour, 140).

Dopo aver portato un pezzo di Napoli, delle sue atmosfere, del suo cuore caloroso, nella Londra multietnica, in uno dei più prestigiosi club della city, rinsaldando antichi legami e creandone di nuovi alimentati dalla musica e da un comune sentire, i Mario Romano Quartieri Jazz suoneranno nella loro città natia.
Il giorno da appuntare sull’agenda è sabato 22 febbraio alle ore 21.00.

Si preannuncia un’alchimia tra sapori e suoni.

Infatti, il Museo del Sottosuolo, gestito dall’associazione speleo archeologica culturale La Macchina del Tempo, presieduta da Luca Cuttitta, è sede del primo esperimento di Museo del Vino ubicato nelle viscere della terra partenopea all’interno dello spazio dell’area ristoro realizzata dal Wine Bar Scagliola di Nicola Scagliola e Pasquale Brillante.

Il Wine Bar Scagliola è main partner del Museo del Sottosuolo e cura il versante enogastronomico degli  eventi con degustazione di vini, cocktail e prodotti tipici serviti da barman Aibes e Sommelier Ais.
Reduci dal successo londinese i Mario Romano Quartieri Jazz torneranno nelle viscere della terra partenopea in trio, con Mario Romano alla  chitarra manouche, Gianluca Capurro alla classica e Ciro Imperato basso.  

Ancora una volta il Museo del Sottosuolo mescolerà la sua atavica energia vitale, custodita nelle spesse pareti di tufo giallo, con il calore sprigionato dalle note di questa band che affonda le radici nei vicoli di Napoli ma si proietta verso il resto del mondo.

Un caleidoscopio di note che miscela elementi di latin jazz, bossanova, flamenco, rumba, fado e bolero. 

L’armonia affonda le sue radici nell'universo variegato del jazz con una pulsazione ritmica che emerge dal cuore del Mediterraneo. 
Il linguaggio dell'improvvisazione, poi, è quello tipico del jazz manouche, sprigionato da una chitarra dalla forma asimmetrica e dalle corde ben tese che danno vita ad un accompagnamento serrato definito “pompe”. 

I PERCORSI MUSICALI SI INTRECCIANO A  QUELLI DEL GUSTO

Nella serata del 22 febbraio si potranno centellinare da un tintinnante calice di vetro, serviti da barman Aibes e sommelier Ais, i frutti di due importanti vitigni autoctoni della Campani, Falanghina e Aglianico dell'azienda Santacosta.


I vini degustati di volta in volta, tra cui un’etichetta dedicata proprio al Museo del Sottosuolo di Napoli, sono i preziosi tesori custoditi  all’interno del Museo del Vino, partito in via sperimentale.
L’obiettivo è di creare una cantina di vini campani nelle viscere della terra, per far conoscere e diffondere i tanti vitigni autoctoni presenti nella nostra regione e la loro storia.

Un’esposizione delle più importanti etichette prodotte a livello territoriale riunite e valorizzate in un progetto di esposizione permanente a 25 metri sottoterra.

Un’alchimia di flavour di Aglianico e Piedirosso, Falanghina, Greco, Fiano ,Coda di volpe.  Ed  ancora Pallagrello (o Pallarello) Asprino, Catalanesca, Casavecchia, Tintore,  Biancolella.

I PERCORSI ENOGASTRONOMICI

Sono in programma percorsi enogastronimici e sensoriali “a tema” che abbinano vini a prodotti tipici e tradizionali. Percorsi sensoriali e di degustazione studiati per diversi tipi di target. I primi partiranno già dalla fine di febbraio.

Al Museo del Sottosuolo di Napoli, grazie alla partnership con il Wine Bar Scagliola, storia e sapori si fondono per raccontare la peculiare identità  del capoluogo partenopeo, tra passato e presente, in un modo diverso e unico.

Un crescente numero di case vitivinicole hanno accettato con piacere la sfida portando pregiati vini ad invecchiare nel caveau del Museo del Sottosuolo. 


Napoli, patrimonio dell’umanità da far scoprire ai visitatori sotto un duplice aspetto: enogastronomia e bellezza di tesori storico-artistici inediti, fantastici e romantici custoditi e celati una città parallela ed invisibile.

Atmosfere magiche, poi, con le proiezioni di filmati e foto in 3D realizzati in collaborazione con  l’International team photo 3D La Salle di cui La Macchina del Tempo è partner con i propri autori.

Per condividere le suggestioni sonore direttamente da Londra:


Ed ecco la dolce intensità di Cammen:

http://www.youtube.com/watch?v=rgLZqan66ek                               

La  serata di musica live + calice di vino prevede una quota di partecipazione di 12 euro

Per maggiori informazioni e prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti

Piazza Cavour, 140 – 80137 | Napoli
booking@ilmuseodelsottosuolo.com (indicando un nome e cognome di riferimento, un numero di cellulare valido un’e-mail di contatto ed il numero totale dei partecipanti)















Per maggiori informazioni sulle attività, i percorsi e le visite al Museo del Sottosuolo:


martedì 18 febbraio 2014

Endemica mancanza di asili nido al Sud. Arriva un bando per potenziare i servizi

 Ottomila euro all'anno. Questa è la cifra che un bimbo in carico ad un asilo nido costa agli Enti Pubblici.

Di questi il 18 per cento delle spese, secondo un'inchiesta di Repubblica del maggio 2013, ricade sulle famiglie.

I dati dell'inchiesta sono tratti da quelli messi a disposizione dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio, 

L'Italia è ferma al palo  a meno del 20% dei bimbi in età pre-scolare accolti, contro la soglia del 33% fissata dall'Ue e raggiunta da altri Paesi. Anche in questo aspetto, è confermata l'esistenza di un Italia a 2 velocità, anzi di più spaccata.

Infatti, l'Emila Romagna ha quasi raggiunto la soglia, sfiorando il 30% e la Calabria quasi non si è ancora messa in marcia e si attesta ad un 3%.

Una cifra che non si può contrarre oltre una certa soglia ma che anzi è auspicabile poter aumentare dato che il 70-80% dei fondi vengono investiti sul personale educativo onde migliorare la qualità dei servizi e le modalità di erogazione, come ribadiscono gli addetti ai lavori.

Secondo Cittadinanzattiva, facendo sempre riferimento all'inchiesta di Repubblica, circa il 23% delle famiglie con pargolo al seguito che fa richiesta di ingresso nell'asilo nido pubblico rimane esclusa.

Così una larga fetta di genitori, anche per riuscire a conciliare meglio i tempi divisi tra famiglia e lavoro, compensano rivolgendosi ai servizi privati, che però richiedono costi più elevati.

Ecco perchè arriva un bando“Un asilo nido per ogni bambino – Area del Mezzogiorno”, giunto alla quarta edizione, promosso e finanziato da un connubio: la Fondazione “aiutare i bambini” (www.aiutareibambini.it) e la Fondazione CON IL SUD (www.fondazioneconilsud.it).

L'obiettivo è selezionare nuovi asili nido o spazi gioco da sostenere nel 2014 in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia, regioni che soffrono di un'endemica insufficienza.

Oltre ad aumentare il numero di strutture e servizi disponibili il bando mira ad agevolare l'accesso per le famiglie che versano in situazioni socio-economiche disagiate ed a rischio emarginazione.

Le domande vanno presentate entro il 31 marzo.


 CHI PUO' PARTECIPARE

Possono partecipare al Bando le organizzazioni non profit costituite da almeno tre anni, che abbiano esperienza nella gestione di servizi per la prima infanzia, che abbiano sviluppato partnership con gli enti del territorio e che intendano potenziare o avviare un nuovo servizio nelle Regioni oggetto dell’intervento. 

Saranno privilegiati asili nido o spazi gioco che prevedano di riservare almeno il 25% dei posti disponibili a bambini appartenenti a famiglie in situazione di fragilità: famiglie in difficoltà economica, monoreddito, con problemi di integrazione, famiglie di immigrati o con molti figli. 

I servizi sostenuti dovranno inoltre prevedere un ruolo significativo e attivo del volontariato e dimostrare di avere una reale sostenibilità economica.

Dal 2011 attraverso il bando sono stati finanziati 28 asili e spazi gioco per uno stanziamento complessivo di 840.000 euro.

PER IL 2014

Il contributo totale messo a disposizione congiuntamente dalle due Fondazioni per l’edizione 2014 del Bando è di  400.000 euro. 

Ogni progetto prevede l'assegnazione di un contributo pari ad un massimo di  70.000 euro da erogare in due anni in caso di start-up di un nuovo servizio e di un massimo di 30.000 euro in un anno in caso di potenziamento di servizio esistente. 

Lo stanziamento non potrà comunque essere superiore al 50% del costo complessivo del progetto. 

Per consultare il Bando e presentare domanda: www.aiutareibambini.it/bando-italia-2014. 


Per informazioni:

Fondazione “aiutare i bambini”
Ufficio Progetti Italia
E-mail: bandi.italia@aiutareibambini.it


Uffici stampa

Fondazione “aiutare i bambini” Onlus
Alex Gusella                                                           
Tel. 02 21.00.24.210
alex.gusella@aiutareibambini.it

Fondazione CON IL SUD
Fabrizio Minnella
Tel. 334 6786807
f.minnella@fondazioneconilsud.it    


lunedì 17 febbraio 2014

Giordano Bruno: oggi si commemora la morte della libertà di pensiero

Per molti è una strada, popolarmente conosciuta come la Torretta, ma che i più sofisticati chiamano via Giordano Bruno (spesso a Napoli le strade hanno due nomi: si pensi  Via Toledo che si chiama anche via Roma, a Piazza Carità che si chiama anche piazza Salvo d'Acquisto, a piazza Bovio ricordata anche come piazza Borsa, solo per fare qualche esempio).

Per altri è un nome appreso dai libri di scuola di storia e filosofia. Un pensatore bruciato sul rogo per metterlo a tacere perchè diceva cose controcorrente che mal erano sopportate dalla Santa Romana Chiesa.

Ma Giordano Bruno, filosofo che visse a cavallo tra 1500 e 1600 in pieno clima da controriforma, è molto di più.

Fu un pensatore che difese a spada tratta la liberà di pensiero, la possibilità di mantenere uno spirito critico, una voce fuori dal coro, di pensare con la propria testa.

Persone così si sa non piacciono: sono scomode, come una spina nel fianco, danno mal di capo, vanno azzititte e se proprio non ci stanno prima eliminate socialmente, emarginandole, ridicolizzandole, esponendole al pubblico ludibrio e poi, se quest'operazione di ghettizzazione fallisce, fisicamente.

Un popolo che abbassa la testa, che è acquiesciente rispetto a tutte le teorie proposte dai poteri forti, che non si pone domande, che fa una cosa soggiogato dall'auctoritas e dall'ipse dixit è molto più "comodo" e manipolabile. Se gli dici che una cosa si fa così perchè si è sempre fatta così segue la corrente, rispetta la gerarchia.

Perchè opporsi e scavalcare la norma, cercare spiegazioni, gestire e sperimentare la libertà, anche se a parole la si reclama a gran voce, è moto faticoso. La libertà ha un peso ed impone assunzione di responsabilità e scelte.

Giordano Bruno era così: un alternativo, uno che aveva il coraggio delle proprie idee, uno che non saltava sul carro del vincitore per comodità, o da una barricata all'altra, cambiando colore a seconda delle maggioranze.

E proprio per questo stava scomodo, come un sasso che pungola nella scarpa e che rischia, piano piano, di erodere tutto.

Le sue idee rischiavano di far cadere l'impalcatura ecclesiastica.

Giordano Bruno fa quello che Prometeo ha fatto nell'antichità rubando il fuoco agli Dei per darlo agli uomini (in una fase più elementare dello sviluppo del pensiero collettivo si faceva ricorso ai miti).

Li rende liberi.

Li rende autonomi e consapevoli,. Sposta il baricentro dell'universo dal cielo alla terra e libera l'essere umano dalle ombre delle false credenze anche riguardo al divino, da quelle ombre che gli uomini incatenati nella caverna platoniana guardavano pensando corrispondessero alla realtà.

In questo modo, l'uomo viene  restituito a se stesso, reso padrone della propria sorte (www.giordanobruno.info).

Il proprio cammino morale, lo spessore etico dipende solo ed esclusivamente da loro, non è e non deve più essere eteronomo.

Divenuto centro consapevole del proprio mondo, riconosce la grandezza e il significato della natura, dell'universo fisico che lo circonda, ne comprende l'immensità,le forze inesauribili, le forme infinite, l'estensione senza barriere.

E' consapevole delle enormi potenzialità della propria ragione ed anche i concetti di bene e male si trasformano, si umanizzano, trovano il proprio luogo nel cuore dell'essere umano.

"Che ci piaccia o no, siamo la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell'illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco".

Il suo inno alla potenza del cambiamento che parte da se stessi.

"Colui che vede in se stesso tutte le cose è al tempo stesso tutte le cose... con questa filosofia l'animo dmi si aggrnadisse e me se magnifica l'intelletto".

Lo sguardo ora è rivolto verso lo spazio infinito, verso l'universo e le superstizioni, quelle che il filosofo definiva tali, si sgretolano sotto il peso della ragione.

Per queste sue idee rivoluzionare il filosofo fu condannato per eresia e messo al rogo, con la bocca chiusa in una morsa affinchè non potesse più proferir parola. Ed egli, come già Socrate prima di lui, pur riconoscendo le ragioni e la profonda ingiustizia di questa decisione, la accettò con coraggio, pur pensando che nessun Dio avrebbe accolto la sua anima nell'aldilà.

Era il 17 febbraio del 1600.

Oggi, lunedì 17 febbraio 2014 dalle ore 16,00 alle ore 20.00 presso l’Antisala dei Baroni al Maschio Angioino, si svolgerà una conferenza “Giordano Bruno nella tradizione ermetica napoletana” in occasione della commemorazione del 414° anniversario della morte del filosofo nolano.

La manifestazione viene promossa dall’ASCI Associazione Scuola Cinema  Italiana Il Cervo Bianco,  e ASCI Comunication, con il Patrocinio del Comune di Napoli, nell’ambito di un progetto più ampio per far rivivere in chiave moderna il pensiero bruniano e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della città di Napoli.

Quest’iniziativa prevede la Proiezione del docufilm di Afro de Falco: Giordano.

Quasi in contemporanea, alle 16.30 alla Sala del Capitolo a San Domenico Maggiore, il filosofo viene ricordato con la lectio magistralis di Aldo Masullo.

La lectio inaugura un ciclo di conferenze promosso dall'assessorato alla Cultura nel quadro dell'iniziativa "L'orgoglio è un pensiero - Pensato a Napoli".

domenica 16 febbraio 2014

Un viaggio nella Napoli sacra e profana con il Museo del Tesoro di San Gennaro

Un grosso cuore, installazione permanente frutto del talento degli studenti dell’Accademia delle Belle Arti, che hanno frequentato il corso di Nuove Tecnologie dell’Arte, illumina la collina di San Martino, immortalando Napoli come città dell’amore.

L’amore però non è solo quello di coppia, che infonde di sé pubblicità, libri, quadri e così via.

Ha volti variegati e si sostanzia dell’amore per la cultura in tutti i suoi multiformi aspetti, dalla passione per un settore, dal coltivare la scienza e dal tutelare, in generale, la propria città.

E’ quello che si propone di fare il Museo del Tesoro di San Gennaro attraverso una serie di iniziative che mirano ad avvicinare un pubblico trasversale alla ricca storia della città, incrociando l’aspetto spirituale e devozionale all’aspetto scientifico e “profano”.

Dopo il successo dei due momenti dedicati a raccontare l’arte, attraverso le pagine di Goethe e Stendhal dedicate alla città delle Sirene, ed a disegnarla (un appuntamento laborartoriale che si ripete ogni secondo sabato del mese dalle 10.30 alle 13.00), attraverso la tecnica , la creatività e l’ausilio di matite dai colori intensi (in un’alternanza di nero e rosso pompeiano) arriva una giornata dedicata a conoscere l’urbe, a viverla ed a “sperimentarla”.

A condurre gli spettatori in un viaggio di conoscenza, attraverso una visita teatralizzata, della Napoli dello spirito, rappresentata da San Gennaro, e della Napoli “demoniaca”, rappresentata dal calore e dalla forza terribile del Vesuvio, gli storici della cooperativa Cultura Felix. Tutto questo è condensato nella mostra "Fuoco e passione".

Messaggeri che conducono gli spettatori in una dimensione sospesa tra passato e presente attraverso  filmati, documenti d’epoca, gouches ed antichi strumenti dell’Osservatorio Vesuviano.

L’Osservatorio Vesuviano è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fondato dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone.

Agli albori della sua fondazione, che risale al 1841, la sede era situata alle pendici del Vesuvio. L’Osservatorio Vesuviano fu inaugurato nel 1845 durante il VII Congresso degli Scienziati Italiani, tenutosi a Napoli.

Quest’ultimo espone una ricchissima collezione di strumenti sismici dai più antichi sismoscopi al primo sismografo eletterognetico costruito al mondo nel 1856. La collezione raccoglie inoltre gran numero di fotografie e filmati realizzati durante le eruzioni del Vesuvio tra il 1865 ed il 1944.

La visita teatralizzata (a partire dalle ore 10.30) si snoda attraverso le testimonianze dedicate a San Gennaro e le immagini, impresse su diversi supporti, delle più significative eruzioni del Vesuvio.

Durante il percorso i visitatori potranno assistere a rievocazioni teatralizzate. divertenti e coinvolgenti,  a cura dell’associazione di promozione culturale e sociale Artefia,

Il Museo rimarrà aperto, anche per visite ordinare, fino alle ore 24.00 con una quota di ingresso speciale pari a 3 euro.

 PER INFORMAZIONI E/O PRENOTAZIONI:
Museo del Tesoro di San Gennaro
via Duomo 149 Napoli (accanto al Duomo)

081.294980 www.museosangennaro.it. Il Museo è raggiungibile in sei minuti a piedi partendo dalla metropolitana di piazza Cavour – Linea 2 e con dodici minuti dalla Linea 1.



sabato 15 febbraio 2014

Londra spalanca le porte al neapolitan jipsy jazz di Mario Romano e della sua band

La costanza, la passione, il talento e un "sano" senso di onnipotenza possono portare lontano.

Anche se il destino decide di mischiare le carte e tenta di remarci contro.

Lo sapeva bene Django Reinarhdt, padre del jazz gitano, il jipsy jazz, figlio di un popolo errante, marchiato dallo stigma, ma consapevole del suo dono in musica.

Lo sapeva anche quando un incendio lo lasciò gravemente ferito privandolo di due dita, saldate insieme dal processo di cicatrizzazione  (il mignolo e l'anulare avevano subito l'assalto del fuoco durante un terribile incendio).

E sapeva bene, lui che già all'epoca era un banjista di successo, che crederci è potere.

Oggi lo sa anche Mario Romano, padre, sulle sue orme, del neapolitan jipsy jazz.

Lo sa lui che nella musica ci crede e che ripone fiducia nella sua città anche se questo luogo sa essere più matrigna che madre, sa ferire, deludere, uccidere i sogni.

Ma sa anche regalare insospettabili sprazzi di bellezza, forza e speranza.

Il sound suo e della sua band, i Quartieri Jazz, nasce proprio da questi vicoli, dalle loro nenie e dal vociare musicale.

Ed oggi cosa succede, dopo aver messo con tenacia i passi insieme, uno dopo l'altro?

Una vecchia canzone folk recitava “Mamma dammi cento lire che in America voglio andare” ad indicare la voglia di scoprire nuovi orizzonti e darsi nuove possibilità di crescita.

Animato da questo spirito, Mario Romano Quartieri Jazz, scugnizzo napoletano, che si muove al di fuori dei ritmi prestabiliti, sbarca a Londra, capitale della multiculturalità per eccellenza, con il suo neapolitan jipsy jazz e la sua band.

 L’esordio internazionale sabato 15 febbraio, a partire dalle ore 19.30, al Roof Gardens Club - Tudor Marquee. A sceglierli Craig Nightingale, event manager ed organizzatore per il marchio di lusso Virgin Limited Edition.

Un esordio che vuole rendere ancora più internazionale le note del neapolitan jipsy jazz dove si incontrano elementi di latin jazz, bossanova, flamenco, rumba, fado e bolero.

La melodia è tutta partenopea, mentre l'armonia affonda le sue radici nell'universo variegato del jazz con una pulsazione ritmica che emerge dal cuore del Mediterraneo.

Il linguaggio dell'improvvisazione, poi, è quello tipico del jazz manouche.

Ne nasce un ritmo, molto raffinato, ma  di impatto immediato e ampiamente godibile davvero per tutti, amanti del jazz, semplici appassionati e neofiti.

Un jazz dalla forte radice territoriale, ma con lo sguardo rivolto oltre i confini, verso il resto del mondo.

Ecco perché, dopo la partecipazione a festival di calibro internazionale come il Teano Jazz Festival", “Pozzuoli Jazz Festival", "Teggiano Jazz Festival" "Bagnoli Jazz Festival","Prata Jazz Festival ", " Vittoria in Jazz" e molti altri, si è scelta con entusiasmo la tappa londinese.

Un modo per far conoscere la parte positiva e propositiva di quella Napoli vociante ed attiva, spesso sbattuta in prima pagina come un “mostro”, tra criminalità e “monnezza”, ma che si dimostra capace di lottare e di essere fucina di talenti e di bellezze a 360 gradi.

A vivere con Mario Romano e la sua chitarra manouche la prima tappa di quest’avventura saranno Emiliano Barrella alle percussioni, Ciro imperato al basso, Gianluca Capurro alla chitarra classica e Luigi Esposito alla melodica.

Il Roof Gardens Marquee è ubicato all’interno del Tudor Garden.

La band Mario Romano Quartieri Jazz si esibirà nell’ambito delle Saturday Sessions, serate di musica live, dedicate a valorizzare i nuovi artisti e quelli che già si sono affermati sulla scena internazionale.

Per prenotare è possibile visitare il sito: http://roofgardensclub.com/article/391/saturday-sessions

Grandi artisti e Maestri partecipano a questo primo lavoro discografico: Antonio Onorato, Marco Zurzolo, Daniele Sepe, Riccardo Veno e Joe Amoruso.

Infatti, è anche grazie al loro prezioso contributo che Mario Romano ha inciso "‘E strade cà portano a mare” in riferimento al quale molti hanno parlato di “eccellenza”, grazie agli sprazzi di poesia nati dal dialogo tra tecnica e creatività.

"Sembra di accarezzare - ribadisce Romano -  quel mare che ispira e infonde di sè il disco stesso e da cui chi vi è nato non si potrà mai separare".


Per cominciare ad immergersi nell’universo delle note di Mario Romano Quartieri Jazz:

http://www.youtube.com/watch?v=5YuVXRpdfJs  (video promo)
http://www.myspace.com/quartierijazzmarioromano  (I’universo musicale di Mario Romano Quartieri Jazz è anche su Spotify)
 http://www.youtube.com/user/marioromanoquartieri/videos (videos/live)
 http://www.youtube.com/watch?v=rgLZqan66ek   (video Orkestrine - Cammen)
  http://www.youtube.com/watch?v=QeT4-_3U2jk   (video Ensemble - E cerca e me
                                                                                  capì)
http://www.youtube.com/watch?v=icCWPGExAhw (video Trio - Walzer alla Madonna)


Ufficio Stampa

Dr. ssa Tania Sabatino
mobile: +393312086848
e-mail: ufficiostampaquartierijazz@gmail.com