lunedì 3 marzo 2014

Moda con stile e rispetto per l'ambiente targata Lisa Tres Chic

Lei è Elisa Tortora in arte Lisa Tres Chic.

E' lei che propone qui a Napoli lo swap, cioè il baratto di abiti nella sua boutique, accogliente ed elegante, ubicata a via Duomo 319.

Ma per carità non parlatele di baratto come di un'usanza povera legata all'arte di arrangiarsi.

Per lei lo swap di abiti è messa in circolo di fantasia, creatività, amore per il bello e voglia di reinventarsi, abbinati ad una forte coscienza ecologica, al rispetto per l'ambiente, quale casa di tutti, ed alla consapevolezza che le risorse, naturali e non, non sono un bacino senza fondo che ci si può permettere di sprecare.



Provare per credere.

Nella sua boutique si entra e si apre un mondo di colori e stili, che permette di far emergere la propria peculiare bellezza e di esprimere le proprie potenzialità.

Per essere modelle e vedere esaltate le forme nel modo giusto non occorre essere una taglia 40 nè silfidi dall'incedere maestoso e algido.

Basta lasciarsi andare e riscoprire la cura per se stessi ed il piacere di fare due chiacchiere tra amiche, regalandosi tempo e coccole, tra specchi, tè e pasticcini.

A dare consigli è Lisa Tres Chic, personal shopper, curatrice d'immagine e swap manager, che reinventa abbinamenti e stili, esaltando la femminilità insista in ogni donna.

Niente improvvisazioni però ma talento coltivato attraverso corsi mirati. Di esempi a cui attingere ce ne sono tanti. Dall’Atelier del Riciclo di Milano, a Barattiamo a Roma, senza dimenticare casi internazionali come il Give and Take londinese.

A questo Lisa aggiunge quel  pizzico di pepe e di originalità proprio del capoluogo partenopeo che dona a questo mix una marcia in più.



Nella sua  boutique (ed anche nel contiguo Club del Baratto) di via Duomo domina su ogni cosa l'amore per l'ecomoda.

"L'ecomoda - spiega Lisa -  è 'l'altra moda', quella che promuove l'edonismo sostenibile, che strizza l'occhio al fashion system, alla bellezza ed alla cura dei particolari. Per essere una donna al passo con i tempi ed in qualche modo precorrerli, senza dimenticare, però, i parametri di responsabilità etica, sociale e ambientale. Sicuramente l'ecomoda risponde, in primis, alle esigenze della salvaguardia ambientale poichè si avvale di pratiche come il riciclo ma anche  l'uso di filati biologici e naturali, di materie organiche e tinture vegetali".

Il risultato è rappresentato da  capi e accessori per un consumatore "critical e fashion" (sensibile alle tendenze della moda ma anche consapevole e dotato di coscienza critica nelle scelte di consumo), attento alla storia del prodotto ma che non rinuncia ad un tocco glamour. 

"Quindi . continua Lisa -  l'ecomoda è uno stile consapevole e salvambiente ma è anche una tendenza chic".

Un po' boutique d'alta moda, ma con un'ottica "democratica" di un prezzo a portata di tasca, un po' mercatino multicolore, dove è possibile paasseggiare, ammirare, toccare e trovare l'affare.



Perchè la "grande bellezza" (passatemi il termine ora in voga) che va a braccetto con la consapevolezza di sè sia davvero a portata di tutte.

 Lisa non consiglia questa scelta solo agli altri. Il suo non è solo un lavoro. E' un'ottica di vita "partecipata" che sperimenta ogni giorno.

"Io stessa ho deciso di percorrere questa strada - sottolinea - poichè credo nella second life come principio".

Solo credendoci veramente fino in fondo, solo sposando dal profondo un'idea e compenetrandosi con essa, insomma, le "ciambelle riescono con il buco".

La seconda vita, secondo quanto ribadisce la personal shopper, la seconda opportunità, il riciclo, è l'anima della sua attività lavorativa ma anche della sua quotidianità esistenziale.

PAROLA D'ORDINE: SWAPPARE CON STILE E ALLEGRIA

 Lo swapping non è solo il baratto in versione glam ma è una filosofia di vita soprattutto in un momento sociale così difficile come quello che stiamo attraversando. 

"Lo swapping è prima di tutto la rappresentazione della mia creatività e della mia voglia di vivere, è il mio modo di reinventarmi ma anche di allontanare lo spettro della crisi economica. Riproponendo l'antica pratica del baratto in una chiave più moderna, allegra e giocosa, cerco di realizzare un'esperienza alternativa alla corsa all'acquisto, nella logica sia del riuso intelligente di capi e oggetti sia in quella del risparmio ma senza il dictact della rinuncia o del sacrificio"

 Poiché come diceva C. Chanel "l'eleganza non è indossare un abito nuovo".

Bisogna sentirsi bene in un abito, bisogna che rappresenti il nostro modo di essere, di sentire, di vivere. ma al contempo che promuova un rinnovamento cotsante. Perchè nella vita vi è una sola certezza. E' impossibile non cambiare ed evolversi.

Senza dimenticare una cosa fondamentale: il cambiamento interiore produce il cambiamento esteriore e vicerversa, in un circolo virtuoso di scambi di energia vitale positiva.

Non è un caso che quando si decide di cambiare in maniera radicale, di dare un rinnovamento al vecchio sè e ad uno stile di vita stantio, di lasciare andare le zavorre dell'anima, si cominci da un bel taglio di capelli e dall'acquisto di un abito apripista di una nuova fase dell'esistenza.




APRIRSI AL NUOVO

Un'ottica bella ed alla moda ma che riece a conciliare vari aspetti, perchè non è vero che alcune scelte di vita siano in contrasto o ne escludano sistematicamente e necessariamente altre.

Per ogni rosa, come spesso accade, c'è sempre qualche spina ed affrancarsi dalle idee un po' "vecchie" legate al alla visione del baratto come qualcosa che è tipica di chi si deve arrangiare, non sempre è facile.

Come sostiene il sociologo Zygmunt Bauman viviamo in una società capitalistica  in cui si promuove ed alimenta l'idea che non si debba conservare ed "accumulare" ma che si debba buttare sempre più oggetti per fare spazio all'acquisto frenetico di altre cose.

Bisogna essere consumatori voraci e veloci, a costo di accumulare debiti.

Il consumo per decenni, ed ancora di più oggi, viene promosso come status symbol di agio e di condizionde vincente a livello sociale.

"Le difficoltà che incontro - rincara la dose Lisa -  sono le stesse che si devono affrontare quando si è precursori di qualcosa di nuovo, sono pur sempre una pioniera nella mia città. La diffidenza è sicuramente il muro più alto ma anche l'omologazione imperante è un'altro ostacolo. Io rappresento la diversità. Ciò che propongo è un'alternativa allo stereotipo del lusso soprattutto".

IDENTIKIT DELLO SWAPPER

Lisa ci aiuta a delineare una sorta di identikit dello swapper che si rivolge alla sua boutique partenopea.

E' sicuramente una persona curiosa, alternativa, attenta ed anche molto altruista. 

Ama l''idea di scambiare con altre persone sconosciute le proprie cose. 

Nello specifico sono soprattutto donne propense alla socializzazione, alla novità e alla originalità.

Nel campo della consulenza d'immagine, si rivolgono a me soprattutto persone che vogliono rinnovarsi, che vivono un momento di insicurezza ma anche di rinascita. 

Donne che desiderano, attraverso il cambio di look, rilanciare la propria immagine, avere una maggiore consapevolezza del proprio corpo e della propria bellezza.

E' l'energia vitale di una donna in rinascita, di chi cambia pelle e risorge, ancora più forte, dalle ceneri di un forte dolore o di una forte delusione sfociata in frustrazione ed infine ripudio dello stile di vita precedente. 



Anche qui Lisa parla per esperienza diretta. 

Infatti questo progetto, amato, cullato e coltivato a costo di grandi sacrifici, ha segnato la realizzazione di una nuova tappa dell'esistenza, di un cambio radicale di rotta dopo la perdita del lavoro avvenuta nel 2010.

PROSSIME TAPPE NEL VIAGGIO DELL'ESISTENZA

"Di progetti nel cassetto ce ne sono tanti". 

Lei non ha dubbi e soprattutto nel le mancano forza e determinazione, testardaggine e tenacia, coraggio ed un tocco di follia, che è il vero carburante dei veri saggi, a volte profeti in terra straniera e stranieri nella propria, almeno inizialmente.

"Alcuni li sto già realizzando anche grazie a preziose collaborazioni che mi portano comunque a tramettere la filosofia dello swapping attraverso diversi canali, dalla sfilata allo shooting fotografico, fino ad arrivare alla trasmissione televisiva o radiofonica, senza dimenticare eventi realizzati per le donne, come Glamour market, swap party, concertati per coccolarle e metterle a conoscenza di nuove realtà imprenditoriali e creative".


Sua compagna d'avventura e di viaggio è Lady Bug’s Beauty. 

Insieme hanno creato anche il progetto associativo Green&Glam Angels, cui si sono unite, contagiate dall'entusiasmo e dalla forza dell'idea, altre donne executive, che sposano l'ottica di una moda che cammina a braccetto con il rispetto della natura.



Un lavoro che vive e respira, espandendosi, attraverso la capacità e la voglia di creare sinergie tra chi possiede diverse competenze.  

La linfa vitale del progetto sta proprio nella forza del gruppo. 

"Da soli - ribadisce Lisa con un sorriso e tanta grinta - -non si va da nessuna parte".

Per contattare Lisa Tres Chic è possibile utilizzare l'indirizzo e-mail aspassoconlisa@gmail.com
 

domenica 2 marzo 2014

Crypta Neapolitana: nuovi misteri da scoprire

Il sottosuolo di Napoli è una scoperta continua... Al di là di quello che è sotto gli occhi di tutti, nel bene e nel male, e che è ubicato alla luce del sole, tanto altro c'è a diversi metri di profondità ed ha storie e possibilità inesplorate da raccontare.

Cunicoli, acquedotti,  vie di congiunzione o di trasporto che corrono nel ventre della terra, i cui usi a volte si alternano, si sovrappongono nel tempo o procedono in parallelo.

Una ricchezza, alcuni frammenti della quale verranno illustrati nella conferenza che si terrà lunedì 3 marzo alle 10.30 presso la Sala del Servizio Didattico del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

I curatori de "L'acquedotto Augusteo parallelo alla Crypta Neapolitana: nuove esplorazioni speloelogiche" sono gli speleologi Graziano Ferrari e Raffaella Lamagna, tra i protagonisti delle recenti scoperte, mentre la resentazione e le conclusioni sono affidate a Giuseppe Vecchio.

Il fulcro dell'incontro, rivolto ad esperti del settore ma anche ad un pubblico trasversale di appassionati e curiosi, è la presentazione dei risultati ottenuti dall’esplorazione della Crypta Neapolitana, un'indagine speleo durata due anni.

Infatti, grazie alle autorizzazioni della Soprintendenza per i Beni Archeologici partenopea, della Soprintendenza per i Beni Architettonici per Napoli e Provincia e del Servizio Patrimonio Artistico e Beni Culturali del Comune del capoluogo, è stato possibile effettuare uno studio del tratto di Acquedotto Augusteo posto a lato della Crypta, nel quadro di un piano più ampio con l'obiettivo di riaccendere l’attenzione sul tratto flegreo dell’acquedotto antico e di riscoprire cosa di esso sia ancora presente sul territorio. 

Queste ricerche permettono di ottenere informazioni utili per la comprensione del tipo e della densità del popolamento antico dell'area flegrea, oggetto degli attuali studi, e possono contribuire alla valorizzazione di due eccezionali monumenti dell'antichità, che caratterizzano l'area napoletana e flegrea: la Crypta Neapolitana e l'Acquedotto Augusteo di Serino.

Infatti, in quell'area c'era un grande centro termale tra via Terracina, le Terme di Agnano e Bagnoli.

La cavità in questione, secondo quanto spiegano gli esperti,  trafora la collina di Posillipo per la lunghezza di circa 700 metri collegando Piedigrotta a Fuorigrotta.

Nell'antichità era il più importante tunnel di collegamento, per trasportare uomini, mezzi e vettovagliamenti, scavato probabilmente in epoca romana, situato tra l’antica Neapolis ed il grande centro economico-militare di Puteoli, l'attuale Pozzuoli.



La galleria, ribadiscono gli addetti ai lavori,  ha mantenuto la sua funzione di collegamento fino all’inizio del XX secolo quando, a causa di ripetuti dissesti, è stata definitivamente chiusa al traffico. 

Ciò ne ha impedito sia l’impiego infrastrutturale (quale, appunto, via di collegamento com'era in origine) sia la fruizione culturale (come depositaria di storia ed identità territoriale). 

Recentemente sono stati definiti progetti di riqualificazione, restauro e valorizzazione della galleria. 

Ma la Crypta Neapolitana non è l'unica bellezza, peraltro molto funzionale, da disvelare.

 In parallelo ad essa, infatti, corre un tratto dell'acquedotto augusteo.

 L'Acquedotto Augusteo, spiegano gli spelologi artefici delle recenti esplorazioni, era il principale sistema idraulico della Campania romana e trasportava l'acqua delle sorgenti di Serino fino alla Piscina Mirabile di Miseno, rifornendo lungo il percorso le città di Pompei, Nola, Acerra, Napoli, ma soprattutto le strutture termali puteolane e baiane, le installazioni militari e le ville dei notabili romani e degli imperatori. 

Le sorgenti di Serino tuttora forniscono una grande percentuale dell'approvvigionamento idropotabile della città di Napoli.

LE RILEVAZIONI

Sono stati effettuati un rilievo completo della Crypta (durato circa due anni) con tecniche speleologiche ed una livellazione per determinare i rapporti spaziali tra la galleria principale e lo speco dell’acquedotto. 

Sono stati identificati 18 spiragli di accesso all’acquedotto, regolarmente distanziati come prescritto dalla letteratura antica. 

"Gli spiragli ossia gli accessi al controllo dell'acquedotto . spiega Raffaella Lamagna - e delle possibili riparazioni venivano distanziati secondo una regola Pliniana: 120 piedi"

Sono stati presi in considerazione anche studi di tipo naturalistico. 

Secondo quanto rimarcano gli speleologi la cavità è infatti un ambiente a forte ventilazione stagionale con impatto sul chimismo del tufo (un fenomeno ancora tutto da studiare ed approfondire). 

Si intende effettuare lo studio delle incrostazioni calcaree lasciate dal passaggio dell’acqua di Serino, dalla composizione particolarmente calcarea, durante il periodo di funzionamento dell’acquedotto. 



Lo studio delle concrezioni, cioè adell'accumulo di sostanze, in cerchi concentrici, depositate dall'acqua permette la datazione del periodo di deposizione.

La Crypta, galleria principale, è lunga circa 700 metri e va da Mergellina a Fuorigrotta. 

E' perfettamente diritta ed i due ingressi sono visibili l'uno dallaltro, in maniera speculare. 

Con i numerosi restauri in età antica e moderna è stata modificata non solo la volta ma anche il livello iniziale del pavimento per cui la galleria ha una pendenza in salita da Mergellina a Fuorigrotta.

La ricerca è stata possibile grazie alla collaborazione di speleologi che insieme agli autori hanno messo a disposizione, a titolo gratuito, la loro professionalità per lo studio ed la conoscenza di un luogo tanto celebre nell'antichità quanto poco conosciuto attualmente (Berardino Bocchino, Rossana d’Arienzo, Ivana Guidone, Elena Rognoni, Rosario Varriale).





venerdì 28 febbraio 2014

La rivincita di Tommy: la forza di vivere con consapevolezza di sè

Dopo "Il Canto stonato della Sirena", Monica Florio, scrittrice e giornalista partenopea, torna a parlare di temi delicati e spinosi, di dolore e speranza, con il romanzo illustrato "La rivincita di Tommy,  una storia di bullismo omofobico".

Qui l'ottica però è invertita, o meglio è diversa la fase della vita e l'impatto che questa presa di consapevolezza ha su una coscienza ancora in formazione, in cammino verso la maturità. 

In una fase delicata dove il pregiudizio, la discriminazione, la chiusura mentale che scatena la violenza (più psicologica che fisica), frutto  della paura dell'altro da sè, può gravemente ledere la  voglia di vivere e  intaccare l'equilibrio  emotivo di un giovane virgulto (e i  casi di cronaca ne sono testimoni).

"Nelle mie storie - racconta l'autrice -  sono sempre protagoniste le realtà che sono oggetto di emarginazione come l’handicap, l’omosessualità. il disadattamento. Nel 'Canto stonato della Sirena' ho raccontato la condizione di chi, non più giovane, si scopre omosessuale e il timore dei giudizi altrui. 

Nel romanzo illustrato 'La rivincita di Tommy' è in primo piano, invece, l’atteggiamento omofobo della gente".

Il romanzo è  pubblicato dalla casa editrice Medusa nella collana Focus Attualità (9.20 €)

Il libro è uno strumento che invita ad una riflessione profonda generatrice di un reale processo di integrazione che passi attraverso l'accettazione della natura  degli altri e la tolleranza.

Una riflessione su cosa possa nascondere un atteggiamento di estrema rigidità e chiusura. 

Cosa stiamo rifiutando davvero:  l'altro o una parte di noi stessi? 

Cosa  ci fa davvero paura? Che l'incontro autentico con l'altro, spogliato dalle caratteristiche dell'individuo massa e ricondotto ad essere umano, possa far crollare il castello di certezze e  di paletti su cui molti basano le fondamenta della propria vita, del  quotidiano tran tran e del quieto vivere?

Che  quella  normalità, frutto dell'aderenza all'asse normativo vigente e derivante  dell'accanita difesa del  "faccio  così perchè si è sempre fatto", dalla consuetudine  e dalla  familiarità  di  una  visione del mondo, riveli di essere traballante e  di avere piedi d'argilla e una struttura a maglie larghe e poco  solide?

"L’omosessualità - continua Monica -  rappresenta solo un modo di essere, mentre il rifiuto di un orientamento sessuale alternativo denota il disagio di chi è represso".

Perchè un frammento di Tommy c'è  in ognuno di noi. 

Nelle  nostre fragilità,  insicurezze, paure, crisi esistenziali  e  di identità.

Nell'aver bisogno, in certi momenti dell'accettazione della  gente, anche a costo di sacrificare la nostra essenza, della ferita di fronte alla mancanza di amore, nel nascondere, anche a noi   stessi, alcune verità.




Tommy è un tredicenne timido e dall’aspetto asessuato, un adolescente i cui problemi relazionali scaturiscono non tanto dal suo carattere quanto dall’ostilità dell’ambiente, scolastico e familiare, che lo circonda.

Non   dimentichiamo che  il nostro sè, che costituisce  il nucleo della nostra identità, secondo   gli  addetti  ai lavori scaturisce dall'interazione tra  quello che noi pensiamo di noi stessi e quello che  pensano gli altri e che ci comunicano anche attraverso atteggiamenti ed  azioni.

E' il frutto di  una danza, di continue ridefinizioni e aggiustamenti.

Ma se ci dicono che non  è giusto, corretto,  opportuno essere in un certo modo ecco che scatta il tabù ed il relativo senso di  colpa, in grado di far sentire sbagliati  in torto, in difetto.

Nel caso di Tommy si tratta di una danza, ahinoi, sgraziata e  dissonante con persone che non sanno, o non vogliono, chiusi nelle loro gabbie mentali, stare al suo passo.

Diego e Luca, i  due bulletti della classe, che lo vessano quotidianamente e lo umiliano deridenolo davanti a  tutti.

I professori  che fingono di ignorare lo stato  delle  cose  ed in  questo diventano conniventi  e carnefici a  loro  volta, vittime e co-autori al contempo di un ambiente stantio, rigido, chiuso nelle sue logiche, resistente oltremodo al cambiamento.

Poi i genitori soffocati da una campana di vetro di perbenismo.

De Andrà cantava nel suo Cirano "Se c'è come voi dite un Di dell'Infinito... guardatevi nel cuore... l'avete già tradito..."

La madre  preferisce fare  finta di niente ed intima al figlio di non uscire per non far vedere agli altri "la lettera scarlatta" che lo  marchia e lo rende diverso.

Lo condanna, giorno dopo giorno,  ad  una  lenta  ma inesorabile morte  sociale.

Pietro, il padre, rivede nel  figlio i propri fantasmi, le vittime  che lui stesso in gioventù ha vessato, e così invece di tendergli una mano la ritrae, lasciando che Tommy affondi nel baratro della solitudine.

Diceva Pasolini in una lettera ai  genitori "Io sono sempre lo  stesso figlio, con le stesse qualità. Allora perchè non mi amate più?"

Così Tommy decide di salvarsi da solo, costruendo e ricostruendo la sua autostima e la fiducia in se stesso con piccoli ma tenaci passi.

Imparando a  non vergognarsi di sè, a camminare a testa alta alla luce del sole, a gridare quando gli fanno male per far capire fino in fondo agli altri si possa distruggere un altro essere umano.

In questo processo, dato che  nessuno  può salvarsi completamente da solo, verrà aiutato da due amici: Alessia, suo alterego e completamento, sua coetanea, e Gabriele, molto più grande, che metterà a sua disposizione il bagaglio della sua esperienza.




"Credo che ognuno di noi  -  ribadisce Florio  -  abbia delle difficoltà, comprensibili,  ad accogliere quella parte di sé che può essere fonte di problemi. Per Tommy è la femminilità che si manifesta attraverso la sua dolcezza e femminilità".

Esprimendo  un'opinione più  ampia sul tema e sull'epoca che stiamo vivendo l'autrice sottolinea che il fatto che si parli di omosessualità più spesso che in passato non può essere che positivo benché esista nei confronti dei gay un fastidio che si cela dietro il politicamente corretto. L’omosessualità viene tollerata se non è esibita dal soggetto ma, quando i gay escono allo scoperto, scatta l’omofobia.

In un film molto  bello si  parlava dei "Figli  di  un Dio  Minore" e questo atteggiamento è duro a morire, al di là  di alcune  aperture mentali.

Spesso  si continua a  ragionare come  coloro che sono dalla parte giusta della  barricata e che dall'alto della posizione giusta possono concedere qualcosa a quelli  sbagliati. A patto che non si facciano troppe concessioni.

Non sia mai i "diversi" fossero troppo visibili ed "uguali" nei diritti ed in quello che è concesso loro fare o non fare.

Una volta un saggio disse che troppo spesso a ben vedere si può fare tutto, ed a farlo sono soprattutto i cosiddetti perbenisti, i censotri della morale.

C'è un diktat però: l'importante è che la facciata rimanga integra, che non si sgretoli.... Pena il diventare  reietti.

Spesso capita che chi si è visto negare per troppo tempo il  diritto ad esistere e ad essere se stesso poi lo affermi con forza, con fervore e con  un  griso e venga tacciato  di esibizionismo.

" A differenza di molti intellettuali e scrittori - raconta ancora  Monica -   non sono ostile al Gay Pride, né mi irrita  il pensiero di qualche manifestante truccato in modo vistoso. E’ un momento in cui i gay scendono in piazza e ognuno lo fa a modo suo, eccessivo o misurato che sia. Come sempre si dà molta importanza alle apparenze, dimenticando che le manifestazioni non sono proprio una serata di gala, tutti tirati a lucido e con l’abito migliore. Forse le critiche al Gay Pride, a cui peraltro partecipano oggi tanti eterosessuali, sono un voler prendere ulteriormente le distanze da chi, nel bene e nel male, ha il coraggio  di esprimere il proprio modo di essere in barba alle convenzioni. "
   
Il fuoco più forte della polemica, poi, si accende attorno al tema delle adozioni.

Anche su questo abbiamo chiesto a Monica il suo parere.

"Non sono contraria alle adozioni da parte di coppie omosessuali. D’altra parte, non è che la famiglia tradizionale, tra divorzi e separazioni 'in casa', si sia dimostrata infallibile. Solo il tempo può attestare, a mio avviso, il reale funzionamento delle famiglie atipiche."

Affinchè  ognuno possa vivere, un giorno non lontano, con piena libertà spirituale e sociale, e nel pieno rispetto di se stesso e degli altri, la vita a modo proprio.

Scambio di visioni: imparare a guardare se stessi attraverso la propria storia culturale


Domani, 1 marzo, sarà l'ultimo giorno per visitare la Mostra "Scambio di visioni/Arti e Beni Culturali", allestita presso la Sala delle Terrazze di Castel dell'Ovo ed inaugurata il 18 marzo scorso.

Una sala da cui si domina, in visione aerea, lo specchio d'acqua ed il panorama che circonda Castel dell'Ovo. 

Una città che mostra se stessa, al naturale, trovando un rispecchiamento all'interno di un'esposizione sui suoi beni  culturali ed i suoi scorci (ma l'esposizione rinvia riflessi anche di altri luoghi d'Italia).

Una bussola orientata alla ricerca di visioni alternative, inedite, capaci di andare oltre l'apparenza e, mettendo in discussione ottiche consolidate, disvelare nuovi universi di senso e significato, restituendo anche quella dignità che a volte viene lesa o negata...

PROTAGONISTI INCROCIATI

Protagonisti sono monumenti poco conosciuti, come la chiesa di San Rufo Martire di Piedimonte di Casolla a Caserta, la basilica di San Giuseppe delle Scalze a Montesanto a Napoli o il Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova, ma anche le più note Scalinate di Trinità dei Monti a Roma, la Casina Vanvitelliana al lago Fusaro o la basilica di San Francesco di Paola, che domina piazza del Plebiscito.

La mostra “Scambio di Visioni/Arti e beni culturali” racconta le contraddizioni del patrimonio artistico e culturale della Città delle Sirene tanto prezioso quanto poco valorizzato, apprezzato in tutto il mondo eppure oggetto, in molti casi, di degrado e incuria.



Ne nasce un'istantanea di luoghi fisici e dell'anima.

Un dialogo tra vari luoghi d'Italia, con le loro specificità territoriali e culturali, con la storia che ognuno custodisce dentro di sè.

Ventisei foto di autori, molti dei quali professionisti (ma anche di appassionati di fotografia che trovano in questo strumento un modo per guardare il mondo in maniera diversa, appuntando l'attenzione sui  particolari), selezionate attraverso l’omonimo concorso fotografico internazionale e scelte da una giuria di esperti, con la direzione artistica della fotoreporter Eliana Esposito.

La giuria: il docente all’Accademia delle Belle Arti Aniello Barone, i docenti dell’Università Federico II Clementina Gily e Giulio Fabricatore, il fotografo Martin Errichiello, la giornalista Ida Palisi.

Ad essere valutata una gran messe di foto: un totale di ben 150 foto visionate, scattate da  31 autori,  provenienti dall’Italia e dell’estero.

Foto che non si limitano a ritrarre frammenti del patrimonio architettonico - storico e architettonico, cui fa da cornice il panorama naturale partenopeo, ma che mette al centro la funzione sociale della fotografia.

Quella di riannodare i fili spezzati della memoria, di trovare risposte a domande inespresse o lasciate cadere nell'oblio, di sollevare il velo  su cose troppo spesso nascoste, di essere promotrice di cambiamento sociale,  come ricorda Alessandra del Giudice, tra i partecipanti al concorso, vincitrice di una menzione sociale per l'autore.

Le foto non sono solo specchio dei luoghi ma anche e soprattutto delle persone che  li abitano e di coloro a cui l'accesso, per precisa volontà o per colpevole incuria, è negato (si pensi in tal senso al valore, o disvalore, architettonico e sociale delle cosiddette barriere architettoniche).

Le foto sono la storia raccontata dall'occhio che su quei luoghi si è posato e consentono di forzare, a volte, lucchetti, chiusure forzate e di spazzare via, dun colpo, strati e strati di polvere accumulata sulle cose e sulla memoria delle stesse.

Storie di relazioni intense e di spiritualità diffuse.



I vincitori

1° classificato - Renato Orsini – Napul’è
2° classificato – Maura Ghiselli - Sacral
3° classificato - Daniele D’Ari - San Gaetano e San Paolo



Menzioni speciali per la scelta delle foto:
Daniele D’Ari - Sant'Elmo
Celine Vignacq - Contessa Scalza banda
Teresa Mangiacapra - Palazzo di storia

Menzioni speciali per l’autore:
Ciro Iacobelli
Alessandra del Giudice
Antonietta Lombardi
Marco Sorrentino

Le foto vincitrici si aggiudicano un premio-mostra.

Infatti, dopo che nella suggestiva sala di Castel dell’Ovo, saranno esposte in altre prestigiose location del capoluogo partenopeo.

Gli autori delle foto, in particolar modo di quelle vincintrici, provengono dalla campania, ma tra i selezionati vi sono rappresentanti nazionali ed internazionali.

Alcuni vengono dal Nord Italia (Genova e Cremona), una fotografa è di Tirana, un’altra ancora è italo-francese.



I promotori

L’iniziativa complessiva è promossa dal gruppo di imprese sociali Gesco, con le associazioni culturali Campo Libero, Megaris e Nakote, la cooperativa sociale Parteneapolis, l’Intercral Campania e la Fondazione Idis/Città della Scienza, e con il patrocinio morale del Comune di Napoli e del Forum Universale delle Culture.

Per maggiori informazioni sui protagonisti della mostra:

giovedì 27 febbraio 2014

La potenza femminile espressa e premiata in una mostra dedicata all'Eterno Femminino

Molte donne vivono a un basso livello di energia. Nel corso dei secoli non è stato permesso loro di "esplodere", nemmeno facendo l'amore, che dire del resto? 

Restano a un livello di energia basso ed è un bene per gli uomini, perché a bassa energia una persona rimane una schiava: obbedisce, esegue i tuoi ordini. L'alta energia è ribelle, disobbediente, o almeno può esserlo. 


Abbiamo "tagliato" le donne alle radici, per farne mogli e madri; abbiamo rubato tutta la loro gioia selvaggia e naturalmente questo si ripercuote sull'uomo: se una donna non è felice, nemmeno l’uomo può esserlo. 


Sono legati l’uno all'altra, per questo l’umanità non ha fatto altro che trascinarsi. (Osho Rajneesh).

Nel corso dei milenni si è assistito ad una progressiva maschilizzazione dei culti con una negazione ed una repressione della forza creatrice femminile.

Se Freud  parlava per le donne di invidia nei confronti del pene, come di un anelito ad una forza mancante, da parte degli uomini da sempre, secondo gli antropologi, vi è una sorta di invidia nei confronti delle donne, mista a paura e devozione, per la capacità di procreare, per l'essere custodi del mistero della vita

Della grandezza del potere femminile parla Goethe nel Faust, definendolo proprio “L’eterno femminino” ad indicare le caratteristiche eterne, immutabili, del fascino muliebre, della femminilità.




E la femminilità, appunto, non risiede in forme procaci o in toni ammiccanti: è qualcosa di impalbabile, è nella forza di uno sguardo e di un sorriso, in un carisma , in un magnetismo in grado di disvelare mondi.

E' l’insieme delle qualità che sono proprie di una donna. L’insieme, quindi, delle qualità che la contraddistinguono nel comportamento dell’animo.

"La femminilità - come ribadiscono gli esponenti del Centro Culturale Arianna, che a quest'ottica si rifanno - è una condizione intima, uno stato interiore, da leggere fra le righe".

LA GENESI

"Mi sono chiesta - racconta Gina Affinito, vicepresidente del Centro Culturale Arianna e curatrice del premio -  chiesta come si sarebbero espressi gli artisti che da anni già ci seguono, ed i nuovi su questo tema a me tanto caro. Un confronto per me, come artista, come donna. Ne ho parlato con la presidente, Immacolata Maddaloni e da lì è nata l’idea del Premio L’Eterno Femminino”.

La mission del Centro Culturale Arianna, infatti, ogni volta che si organizza un evento artistico è promuovere l’arte in tutti i suoi linguaggi e le varie forme espressive, favorendone lo scambio e l’incontro aperto. 

Vuole inoltre offrire la possibilità a giovani artisti (ognuno può presentare un massimo di 2 opere) di farsi conoscere da collezionisti, curatori e altri professionisti del mondo dell'arte. 

Non a caso è aperto, in maniera trasversale e nell'ottica del confronto e dello scambio di visioni, aperto ad artisti professionisti, emergenti o affermati, studenti o autodidatti di nazionalità  italiana o straniera.

A farla da padroni non sono nomi altisonanti o un curriculum blasonato, ma solo il talento e l'energia vitale espressa.

Le  opere in concorso sono rappresentate da 57 tele e 5 sculture, suddivise in due sezioni (pittura e scultura). Gli artisti sono 39: 31 in concorso e 8 fuori concorso. La posizione del "fuori concorso" è riservata ai soci “storici” ed a chi non ha voluto concorrere in maniera competitiva. 

In esposizione da giovedì 27 febbraio, il vernissage ci sarà sabato 1 marzo alle ore 17.30, mentre il finisagge, giornata in cui la giuria decreterà i vincitori, sarà giovedì 13 marzo, a partire dalle 18.00.


IL PREMIO

Organizzare una manifestazione artistica, secondo quanto rimarcano gli organizzatori,  significa profondere impegno, dedizione, passione.

In questa prima edizione del premio d’arte contemporanea, l’associazione Arianna vuole confrontarsi con realtà artistiche differenti promuovendo l’arte in tutti i suoi linguaggi e le varie forme espressive, e favorendone lo scambio e l’incontro aperto.

"Come 'lavoratrice' nel campo dell’Arte - continua Affinito -  il mio obiettivo è la perfetta aderenza ai fini proposti e la massima riuscita dell’evento. Come artista, e avendo già affrontato il tema, è stato oltremodo piacevole e costruttivo confrontarsi con l’operato di altri artisti".




Come ribadisce la vicepresidente del Centro Culturale Arianna , l'arte in tutte le sue multiformi sfaccettature, con i mille volti che può assumere, è un canale, una strada, una modalità massima d’espressione del proprio pensiero, del proprio messaggio, del proprio animo. 

L'arte è un modo per rientrare in contatto con la propria essenza primordiale, con la priopria parte più autentica. 

Magari con quella più "vessata" e offuscata dalla visione sociale imperante e da una serie di regole rigide, che costituiscono una sorta di "autorità" indiscutibile.

"Ho potuto 'osservare' - spiega ancora  Affinito - come molte donne artiste si siano percepite belle, armoniose, femminili attraverso la presentazione dei loro lavori: tutto questo si avverte a pelle nelle opere presentate al premio. Dagli artisti uomini ho differentemente percepito riflessione, ammonimento, consapevolezza sul tema proposto".

LA LOCATION

L'evento è ospitato nel Complesso di San Severo al Pendino a Napoli.

Il Complesso di San Severo al Pendino è una chiesa monumentale partenopea.

La pregevole navata della struttura ospita concerti, esposizioni temporanee e manifestazioni culturali.
E’ ubicata in pieno centro storico di Napoli, nel cuore della via Duomo 286.

La chiesa fu edificata nel 1575 con l'attiguo ospedale di Santa Maria a Selice.
Nel 1818 la struttura venne utilizzata come prima sede dell'Archivio di Stato. 

Nell’ultimo conflitto (1940-45) il monumento servì da rifugio antiaereo per poi essere definitivamente abbandonato. 

La complessa opera di restauro ad opera della Soprintendenza di Napoli iniziò negli anni ’70 ed il riuso del monumento, nel rispetto delle preesistenze e delle valenze storico-artistiche, realizza un polo culturale che apre l’antica struttura al contesto urbano.

L'interno è impreziosito delle decorazioni del Settecento che s'innestano alla struttura tardocinquecentesca. 

Del Settecento è anche l'altare maggiore in marmi policromi, mentre nel transetto a destra è lo splendido monumento sepolcrale di Giovanni Alfonso Bisvallo, scolpito da Girolamo D'Auria nel 1617 ed originariamente doveva probabilmente ospitare una tela di Luca Giordano.




PARTECIPANTI


Il premio è caratterizzato da un nucleo vitale e pulsante senza il quale non sarebbe stato possibile realizzarlo.

Le anime che lo costituiscono sono gli artisti (31 in concorso ed 8 fuori concorso), i giudici, i partner e tutti coloro che hanno contribuito alla  riuscita della manifestazione.

Paola Paesano - Aurora Baiano - Savì - Antonella Notturno - Andrea Delle Donne - Maria G. 

Maddaluno - Gosselin Christelle Vincenzo Piatto - Imma Maddaloni - Paco Falco - Gianni Morra Maria 

A. Scala - Silvia Rea - Francesco De Sanctis - Giuseppina Acquarulo - Rosa Zuppa - Lorenzo Basile

Lia Maglione (Malìa) - Gilda Niola - Carmela Cafara - Rosa Gammella - Mario Caruso - Felice La Sala

Ferdinando Bianco - Giovanni Boccia - Marianna Ragucci Greco Agostino - Antonio Magnotta - Katia 

Anastasi - Mirko Cavone - Angela Impagliazzo - Anna Ciufo - Anna Sepe - Chiara Rojo - Paolo 

D’Alessandro - Paolo Napolitano - Gina Affinito




LA GIURIA

La Giuria del Premio è composta da:

Carlo Roberto Sciascia - Critico d’Arte

Imma Maddaloni - Presidente C.C. Arianna

Maria Mezzina - Critico, giornalista, direttore editoriale

Massimo Doriani - Psicologo, psicoterapeuta

Tania Sabatino - Giornalista e sociologa

La serata del vernissage, che si terrà sabato 1 marzo a partire dalle ore 17.30, prevede:

- Degustazione di Vino a cura dell'Azienda Vinicola “Il Calice” (www.ilcalice.it)


- Intervento a cura di Paola Guarino e Francesca Di Virgilio, psicologhe, psicoterapeute


- Pièce Teatrale a cura di Teresa Perretta “Io&Me (una Donna allo specchio)”


- Documentazione per Immagini a cura di Dario De Sanctis.


La mostra sarà visitabile fino al 13 marzo dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 19.00.


RINGRAZIAMENTI

Un ringraziamento davvero sentito da tutto il Centro Culturale Arianna va

- all'Assessorato Beni Culturali di Napoli

- allo staff del Complesso San Severo al Pendino per l'efficienza, la celerità e l'appoggio nelle varie fasi dell'attuazione del Premio, per la visibilità concessa sul portale del Comune di Napoli, per l'accoglienza e la disponibilità ricevuvuti nella struttura di via Duomo 286.

Un segnale forte che risorgere a partire dalla cutura si può.